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!Giornata di convivenza invernale
[>img[img/catechesi.jpg]]Il 1 febbraio si svolge ad Ostuni, presso il Monastero delle Carmelitane di S. Maria Maddalena di Firenze, la nostra consueta Giornata di convivenza invernale.
Tema dell'incontro: La Regola Carmelitana cap. 18-21
La lezione sarà tenuta da fr. Egidio.
<slider Programma:>
*h. 9:00 Arrivi e sistemazione
*h. 9:30 Preghiera delle Lodi (preparata dai fratelli di Bari)
*h. 10:00 Incontro di formazione sulla Regola: capp. 18-21, tenuto da fra Egidio
*h. 11:30 Pausa caffè
*h. 11:45 Preparazione della Messa (a cura dei fratelli di Mesagne)
*h. 12:00 Celebrazione Eucaristica presieduta dal P. Priore Enrico Ronzini
*h. 13:45 Pranzo
*h. 15:30 Comunicazione sulla vita fraterna e programmazione in vista dell'Assemblea Residenziale del 5-6 settembre
*h. 17:00 Riassetto e partenze.
</slider>
fr. Egidio ha commentato i paragrafi 18-21 della Regola del Carmelo, i più densi e i più intessuti di riferimenti alla S. Scrittura, paragrafi che tracciano un interessante e attuale itinerario di spiritualità del quotidiano.
Nei par. 18-19 la pagina biblica dominante è quella del combattimento spirituale di Ef 6,11-17: sul fondamento di questa pagina, intrecciata con altre pagine bibliche, la Regola propone uno stile di vita evangelico alternativo nonviolento e di pace di fronte ai conflitti della vita quotidiana che mettono a dura prova la nostra vita in Cristo. Si tratta di un combattimento che va fatto contro noi stessi rivestendoci dell’“armatura di Dio”, al fine di non omologarsi al “demone” dominante della mentalità guerrafondaia e cinicamente conflittuale, e di rimanere saldamente ancorati alla Parola di Dio.
Nel par. 20 la pagina biblica dominante è quella sul lavoro di Paolo in 2Ts 3,7-12: presentandoci l’Apostolo Paolo come maestro e modello, la Regola ci esorta a dare dignità e senso al nostro lavoro di ogni giorno; ovvero a saper vivere il lavoro come assunzione di responsabilità verso gli altri per non pesare su nessuno e come dono di sé per il sostentamento della propria comunità o casa e per la
condivisione con i poveri (At 20,34-35).
Nel par. 21, con alcune pagine profetiche (Is 32,17 e 30,15) e sapienziali (Pr 10,19; 13,3; 10,8; Sir 20,8; 28,25-26; Sal 39,2), la Regola ci esorta a vivere il silenzio non come mutismo ma come purificazione ed educazione dell’uso quotidiano delle nostre parole, per un’autentica comunicazione con l’altro, una comunicazione che sappia edificare noi stessi e gli altri.
Dopo la relazione di fr. Egidio segue il dialogo. Ci si sofferma in modo particolare sul tema del lavoro e del silenzio. Si evidenzia l’attualità del tema del lavoro, oggi dominato dalla mercificazione (spesso si lavorano prodotti che non servono), dalla competizione cinica e senza regole, dalla concezione “virtuale” dell’economia e della finanza, dalla “cultura dell’impazienza” (del “tutto e subito”); per cui è necessario
recuperare la produzione di valori d’uso (cioè prodotti che veramente servono) e la manualità del lavoro che ci forma alla “cultura della pazienza” (tempo della semina e quello dell’attesa dei frutti a suo tempo).
Molto attuale risulta essere anche il tema del silenzio per favorire vere e autentiche relazioni con gli altri, avendo il coraggio di ridimensionare l’uso eccessivo della TV, dei telefonini e di strumenti tecnologici similari.
!!Puoi scaricare [[qui|download/Catechesi/RCarmCom18-21.doc]] la relazione completa.
!!Il TOC di Bari medita la Regola
//di Nino De Summa//
Hanno riscosso vivo interesse una serie di incontri su “Regola del Carmelo e Parola di Dio” condotti da Nino De Summa per la fraternità di Bari del TOC tra i mesi di febbraio e marzo us.
Vita comunitaria ispirata alla koinonia esemplare della prima chiesa di Gerusalemme, impegno eremitico e combattente di cristiani tesi alla conquista della Gerusalemme celeste: queste le due tendenze principali che l'esame del dato biblico permette di avvertire nel documento albertino. Non è divisione, ma contemporaneità destinata ad essere vissuta in armonia profonda nel segno e del radicalismo evangelico e della coerenza battesimale.
Nella cella-eremo il religioso si arricchisce della Parola di Dio e vigila in preghiera con la precisa consapevolezza di un combattente intento a «rivestirsi dell'armatura di Dio» e difendersi contro le «insidie del nemico», a rimanere «saldo nella fede», a mantenere accesa nel cuore la speranza dell'eredità celeste, a fare sua quotidianamente la vittoria di Cristo Signore.
La fraternità ha meditato sull’importanza che assume in ciascuno di noi la grazia battesimale: indossata l’armatura di Dio affrontando i dubbi della fede e le insidie del maligno, come esercitiamo i doni della profezia, del sacerdozio e della regalità (Parola di Dio e testimonianza evangelica – offerta di se stessi nella koinonia – servizio).
E ancora, quale può essere la nostra “cella/eremo” e cosa significha per la nostra vita condurre l’esperienza del “deserto” e come compiutamente possiamo raggiungere un equilibrio tra vita di preghiera e vita nel mondo, tra vita di preghiera e comunione fraterna, osservando il silenzio e “lavorando”?.
Quanto al rapporto comunitario, il laico carmelitano vive in esso anzitutto la perfezione ecclesiale dell'amore e le esigenze quotidiane dell'unione fraterna e in tale modo testimonia che il suo impegno eremitico è autentica ricerca di fedeltà cristiana.
Si tratta di vivere il battesimo in fede-speranza-carità, ogni giorno e progressivamente spogliandosi dell'uomo vecchio e rivestendosi dell'uomo nuovo e tale chiamata interpella nel battezzato sia il combattente che attinge forza nel Signore sia il fratello che cresce nell'amore.
Una tensione però esiste nella formula di vita albertina, ed è quella del rapporto tra ideale comunitario ed impegno eremitico. Ma è la tensione che si addice ad un progetto unitario, espressione carismatica della novità di Cristo. Sia come eremiti impegnati nel combattimento della fedeltà cristiana, sia come fratelli radunati nel segno della comunione cristiana, i frati-eremiti del Monte Carmelo e,dunque, i laici carmelitani incarneranno la Chiesa di Dio convocata in unità e tesa alla compiutezza del suo mistero.
!!Le Programmazioni
Finalmente pronti i calendari degli incontri delle fraternità di Bari e Mesagne! consulta la voce [[Le fraternità]].
<<tabs Iavv.A
Vangelo "Priorità 1" "Mt 24, 37-44"
Lectio "Priorità 2" "Lectio-avvA1">>
!Giornata di convivenza invernale
[>img[invito|img/Invito1.gif]] Il 3 febbraio prossimo venturo si svolgerà ad Ostuni, presso il Monastero delle Carmelitane di S. Maria Maddalena di Firenze, la nostra consueta Giornata di convivenza invernale.
Tema dell'incontro: ''Esperienza di lectio divina comunitaria'', guida fr. Egidio.
La lectio sarà sul vangelo della domenica: ''Mt 5,1-12; Sof 2,3; 3,12-13; 1Cor 1,26-31''.
!!Programma
*Arrivi: h. 9.00.
*Preghiera delle Lodi e incontro su: "Esperienza di lectio divina comunitaria": h. 9.15.
*Pausa: h. 11.30.
*Comunicazioni: h. 11.45.
*Celebrazione dell'Eucaristia: h. 12.30.
*Pranzo: h. 13.45 .
*Riassetto e partenze.
^^scarica la //brochure// dell'invito [[qui|img/invito.pdf]]^^
<<tabs IIavv.A
Vangelo "Priorità 1" "Mt 3, 1-12"
Lectio "Priorità 2" "Lectio-avvA2">>
<<tabs IIIavv.A
Vangelo "Priorità 1" "Mt 11, 2-11"
Lectio "Priorità 2" "Lectio-avvA3">>
!Assemblea Annuale Residenziale della FLC - 2009
[>img[img/GiovanniDellaCroce.jpg]] L'Assemblea Annuale Residenziale della nostra fraternità provinciale, quest'anno si terrà nei giorni ''5 e 6 settembre'', all'Oasi dei Trulli di Martina Franca (TA). Anche quest'anno l'assemblea prevede momenti di formazione al carisma carmelitano aperto a tutti gli amici e a chiunque intenda fare una esperienza di preghiera e fraternità nel Signore.
Al centro dei nostri momenti formativi avremo la figura del grande mistico e dottore della Chiesa, San Giovanni della Croce. In particolare leggeremo, mediteremo la sua opera più originale, //La Notte Oscura//. Il programma definitivo degli incontri e scaricabile [[qui|download/Formazione/ProgrammaAss-2009.pdf]]
<<tabs IIIavv.A
Vangelo "Priorità 1" "Mt 1, 18-24"
Lectio "Priorità 2" "Lectio-avvA4">>
La nostra assemblea annuale, svoltasi nei giorni 5 e 6 settembre è stata come al solito molto ricca di contenuti. Non è possibile comunicare a parole tutte quello che il Signore ci ha detto per mezzo dei fratelli. Ma vogliamo comunque in qualche modo estendere agli assenti qualche benficio, pubblicando tutto il materiale prodotto.[>img[ingrandisci|img/Martina9-2009-min.jpg][img/Martina9-2009.jpg]]
Innanzitutto godiamoci le [[foto|http://picasaweb.google.com/nino.des/AssembleaAnnualeFLC?locked=true#slideshow/5378633632728463954]] e il [[video|http://www.laicicarmelitani.org/flc/media/video2009/index.html]]
Tutti i testi:
*Il programma delle giornate [img[img/pdf.gif][download/Formazione/ProgrammaAss-2009.pdf]]
*La preghiera iniziale [img[img/pdf.gif][download/Liturgia/preghiera2009.09.05.pdf]] - [img[img/doc.gif][download/Liturgia/preghiera2009.09.05.doc]] - [[sorgente pub|download/Liturgia/preghiera2009.09.05.pub]]
*Presentazione della vita e delle opere di San Giovanni della Croce, a cura della fraternità di Mesagne (di Mariagiovanna non rivista) [img[img/pdf.gif][download/Catechesi/SanGiovanniDellaCroce-Mesagne.pdf]]
*Introduzione alla Notte Oscura, a cura della fraterntià di Bari (testo di Eugenio) [img[img/pdf.gif][download/Catechesi/NotteOscura-Bari.pdf]] - [img[img/doc.gif][download/Catechesi/NotteOscura-Bari.doc]]
*Suenos de Libertad - testimoninaza di Sandro in Colombia - [img[img/pdf.gif][download/Catechesi/SuenosDeLibertad.pdf]] - [img[img/doc.gif][download/Catechesi/SuenosDeLibertad.doc]] - ([[approfondimento|Missione in Colombia]] curato da Anna)
*Testo delle Lodi [img[img/pdf.gif][download/Liturgia/lodi2009.09.06.pdf]] - [img[img/doc.gif][download/Liturgia/lodi2009.09.06.doc]] - [[sorgente pub|download/Liturgia/lodi2009.09.06.pub]]
*Relazione di fra Egidio: //Notte dell'umanità, esperienza di Dio e poesia// [img[img/pdf.gif][download/Catechesi/Notte-Egidio.pdf]] - [img[img/doc.gif][download/Catechesi/Notte-Egidio.doc]]
*Celebrazione eucaristica [img[img/pdf.gif][download/Liturgia/Messa2009.09.06.pdf]] - [img[img/doc.gif][download/Liturgia/Messa2009.09.06.odt]]
Speciali:
*Copertina cartellina [img[img/pdf.gif][download/Varie/copertinaAssemblea2009.pdf]] - [img[img/doc.gif][download/Varie/copertinaAssemblea2009.odt]]
*Immagini:
**Icona di San Giovanni della Croce [img[img/zip.gif][download/Varie/GiovanniDellaCroce.jpg.zip]]
**Crocifisso di San Giovanni della Croce (colori e BN) [img[img/zip.gif][download/Varie/CristoGvdCroce.zip]]
!La FLC incontra i suoi Pastori
[>img[img/foto/FLCBari-Vescovo.jpg][img/foto/VescovoBari/vescovo0.jpg]]Le fraternità di Mesagne e di Bari sono state ricevute per la prima vlta dai rispettivi Pastori di ~Brindisi-Ostuni, mons. Rocco Talucci, e di ~Bari-Bitonto, mons. Francesco Cacucci. Gli incontri si sono svolti nei giorni 28 marzo e 4 aprile.
Questi incontri hanno segnano una tappa importante sul nostro cammino. Essere in comunione con i nostri pastori è impegno ed esigenza costitutiva della nostra identità. Infatti, sebbene la nostra fraternità abbia una dimensione provinciale, ogni gruppo è radicato nel sul territorio e, come recita la Charta,“agisce in sintonia con l'azione pastorale del luogo” (10b).
In particolare, mons. Cacucci, ci ha accolti in modo caloroso, quasi attendesse da sempre di incontrarci. Dopo il saluto e la breve presentazione del Provinciale, P. Enrico Ronzini, l'arcivescovo ha manifestato la gioia e la sua particolare speranza che il carisma dei vari ordini religiosi, si renda più visibile nelle parrocchie tenute dai religiosi. Non si tratta certo di rendere una parrocchia “carmelitana” o “francescana”, ma di arricchire le rispettive comunità del carisma tipico di un Ordine che diventa elemento essenziale della pastorale locale. Che tale carisma venga vissuto in modo più forte da alcuni laici, poi, non può che essere una speranza per l'Ordine stesso, che in momenti molto difficili per la vita religiosa, trova un aiuto concreto che ridà smalto ed energie nuove.
Tutti noi abbiamo espresso il personale desiderio di incontrare il nostro vescovo per accrescere la comunione e la sintonia nel servizio che ognuno, a vario titolo, già vive nella diocesi e nella parrocchia. Dopo aver ascoltato tutti, mons. Cacucci ci ha incoraggiato a continuare il nostro cammino nella discrezione, con la fede che è “il Signore ad aggiunge alla comunità quelli che si salvano” (cfr. At 4,48).
Abbiamo preso questo suo consiglio come una indicazione preziosa e profetica, e siamo usciti da quell'incontro con una profonda gioia nel cuore. Aver incontrato i nostri Pastori, è stato uno dei doni più belli che il Signore ci ha fatto in questo anno!
[>img[img/TitoBrandsma.jpg]]La nostra prossima convivenza invernale avrà come tema //Lo stile di vita del beato Tito Bradsma//.
!CONVIVENZA INVERNALE
!!Monastero delle Carmelitane – Ostuni
!!7 febbraio 2010
La nostra consueta giornata di convivenza si è svolta regolarmente, in un clima di festa fraterna e di formazione, secondo il seguente ''programma'':
*h. 9:00 Arrivi e sistemazione
*h. 9:30 Preghiera delle Lodi
*h. 10:00 Incontro di formazione su “[[Lo stile di vita del b. Tito Brandsma|download/Catechesi/StileDiVitaTitoBrandsma.doc]]”, tenuto da fra Egidio Palumbo.
*h. 11:30 Pausa caffè
*h. 12:00 Celebrazione Eucaristica presieduta dal Provinciale P Enrico Ronzini
*h. 13:45 Pranzo
*h. 15:30 Comunicazione delle Fraternità di Bari e di Mesagne su “La lettura del territorio in cui viviamo e proposta di alcune diaconie”.
*h. 17:00 Riassetto e partenze.
Puoi vedere il video prodotto da Nino: [img[img/movie.gif][media/video2010/index.html]]
[<img[img/Convivenza2010-min.jpg][img/Convivenza2010.jpg]] In particolare, fr. Egidio ha trattato della figura del carmelitano b. Tito Brandsma. Dopo aver accennato al contesto storico e tracciato un breve profilo biografico, si soffermava sullo stile di vita di p. Tito: una persona molto umana e fraterna, capace di tessere relazioni autentiche con tutti; un uomo contemplativo, capace di stare nel mondo con il cuore e con gli occhi di Dio, capace di vivere l’esperienza mistica cristiana non come alienazione dalla vita, bensì come dono di Dio che trasforma e valorizza al meglio tutte le dimensioni dell’esistenza umana; un uomo di cultura e di azione, il quale, leggendo con gli occhi di Dio, ovvero con occhi profetici, la situazione ecclesiale e socio-culturale del suo tempo, si mise al servizio degli altri come docente universitario, giornalista, promotore di varie attività sociali e culturali, promotore di gesti ecumenici, coraggioso difensore della libertà e dei diritti delle minoranze nella resistenza al nazismo. In Tito le qualità di uomo fraterno, contemplativo, di cultura e di azione furono il suo modo essere e di agire, armonico e integrato, senza dicotomie e schizofrenie.
Ha fatto seguito il dialogo sulla figura di p. Tito, da tutti ritenuta interessante e meritevole di ulteriori approfondimenti.
Puoi leggere la relazione completa [[qui|download/Catechesi/StileDiVitaTitoBrandsma.doc]]
Nel pomeriggio la fraternità di Bari e Mesagne hanno condiviso le rispettive letture del territorio in vista dell'assunzione di specifiche diaconie da offrire alle Chiese di Brindisi e ~Bari-Bitonto. Puoi leggere [[qui|download/Catechesi/Conv2010RelMesagne.pdf]] la relazione di Mesagne.
^^Se vuoi partecipare ai nostri incontri, non esistare a [[contattarci|Contatti]]^^
E' nato il Blog della //Lectio Dinvina// della Fraternità: ''[[Lectio Divina|http://www.laicicarmelitani.org/flc/blog]]''.
[>img[testata del blog|img/logoGrande-lectio.png]] L'intento di questo blog è quello di estendere la partecipazione della Lectio divina a tutti, non solo ai membri della FLC. Chiunque potrà, dopo aver letto la Parola e pregato, inserire il suo personale commento e meditazione. Nel Benvenuto del Blog sono indicati 5 regole basilari da seguire:
#Prima di scrivere invoca lo Spirito Santo e leggi il testo
#Rileggi il testo attentamente
#Sii breve, non devi fare una omelia
#Non fare polemiche, stai alla presenza di Dio!
#Fai pure domande, ma rivolgile a Dio ...
Buona lectio!
[>img[img/catechesi.jpg]]Oggi, anche per la fraternità di Mesagne parte il cammino di formazione. Il tema: La //Regola// n. 18 - Ef 6,11-18. Buon cammino!
Presto saranno pubblicati i contributi
!Il nuovo Sito della Provincia Napoletana dei Carmelitani
[>img[sito Provincia|img/sitoVC.png]]S'intitola Vita Carmelitna il nuovo Sito della Provincia Napoletana dei Carmelitani che nasce oggi 8 dicembre 2008. Tutti sono invitati e visionarlo e ad iscriversi. Buona navigazione!
!Nuova professione Solenne al monastero di Ostuni
[>img[img/monaca.gif]]
La nostra fraternità gioisce per la
Professione Solenne
di
''Suor Maria di Gesù''
che si celebrerà oggi alle ore 17,30.
Presiederà l'Arcivescovo Mons. Rocco Talucci.
La FLC augura a suor Maria di Gesù e a tutta la comunità
ogni bene nel Signore!
Dopo la pausa estiva, riprendiamo la nostra lectio comunitaria online. Quest'anno utilizzeremo direttamente il blog, nel quale inserirò il brano evangelico e la prima lectio di fra' Egidio. Di seguito potremo apportare il nostro contributo alla meditazione. [>img[img/bibbia.png][http://www.laicicarmelitani.org/flc/blog]]
Le lectio inserite stanno ormai crescendo e il nostro piccolo sito diventa stretto. Dobbiamo provvedere ad una ristrutturazione. Il blog per il momento permette di separare la sezione della lectio dal tutto il portale. Stiamo lavorando per creare un database per i testi e i commenti della lectio e uno per le news.
!!Mesagne, 9 dicembre 2007 - Tavola rotonda
^^(di //Alessandro Castronuovo//)^^
???(Img-dx)^ ^
[img[locandina|img/foto/locandina-min.jpg][img/foto/locandina.jpg]]
La locandina
===
Domenica 9 Dicembre nono anniversario dell'Elevazione a Basilica minore, del Santuario Vergine Santissima del Carmelo in Mesagne, si è tenuta presso il teatro del Carmine "Shalom", una tavola rotonda sul tema: ''//il Carmelo ed il suo progetto di vita per oggi//''.
???(Img-sx)^ ^
[img[tavola rotonda|img/foto/tavolaRot-min.jpg]]
La tavola rotonda ... [[altre foto|http://picasaweb.google.com/schirone/Mesagne9Dicembre2007TavolaRotonda/photo#s5144215966412373906]]
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Interventi da parte del priore-parroco Padre Enrico Ronzini, Salvatore Schirone, responsabile provinciale dell Fraternità Laicale Carmelitana, Letizia Priore, terziaria carmelitana nonché priora in anni passati del terz'ordine. L'occasione è stata propizia per parlare ancora una volta della Regola del Carmelo o meglio della //Formula Vitae// che i primi carmelitani fecero a S.Alberto.
Ancora una volta perchè come ben sappiamo quest'anno ne ricorre l'ottavo centenario. Il Carmelo è una "proposta di vita" per tutti, ognuno nel proprio dona una risposta che lo coinvolge a tal punto da essere "fraternità orante e profetica in mezzo al popolo". I primi eremiti si ritrovarono a fare esperienza di Dio sul monte Carmelo. Modelli ispirativi: Maria ed il profeta Elia. Fare esperienza di Dio non significa per questo escludersi dalla realtà, ma al contrario fare in modo che si possa discernere nella fede le varie forme di idolatria e compiere scelte di vita evangeliche. Attenzione ai "minori", ai poveri in tutti i sensi. Essere loro "compagni di viaggio" nella vita. Offrire un servizio alla chiesa e non servirsi della chiesa. La diaconia della Parola perchè meglio sia vissuta. Di fronte ad un quasi evidente secolarismo e protagonismo ecclesiale, il Carmelo oggi lancia una sfida affinché il Cristo sia oggi più che mai "mostrato", soprattutto ai giovani. Noi carmelitani siamo chiamati ad essere presenza di Dio nel mondo perchè vedano e credano... "se poi qualcuno avrà fatto di più, il Signore stesso lo rimunererà al suo ritorno" (Epilogo della nostra Regola).
<<tabs IIIavv.A
Vangelo "Priorità 1" "Mt 2, 1-12"
Lectio "Priorità 2" "Lectio-epifania"
Collactio "Priorità 3" Collactio09-Epifania>>
<<tabs Battesimo
Vangelo "Priorità 1" "Mt 3, 13-17"
Lectio "Priorità 2" "Lectio-Battesimo">>
<<tabs 2domTOa
Vangelo "Priorità 1" "Gv 1, 29-34"
Lectio "Priorità 2" "Lectio-2domTOa"
Collactio "Priorità 3" "Collactio11-2domTOa>>
Oggi si incontrano le fraternità locali per il consueto appuntamento formativo mensile.
La fraternità di Bari affronterà la lettura dell'opera di San Giovanni della Croce: ''Canto dell'Anima: Notte Oscura'' con la lettura e il commento al Libro1 cap. 8.11.14 e al Libro 2 cap. 4.5.14. L'incontro sarà guidato da Nino De Summa.
I fratelli di Mesagne, invece continueranno il loro itinerario sulla Regola, con il Paragrafo 20, approfondendo i passi paolini di 2Ts 3,6-12 - Fil 3,7-14.
Invitiamo tutti gli amici a partecipare ai nostri incontri, dove ci scambieremo anche gli auguri per le prossime feste natalizie.
<<tabs 12-3domTOa
Vangelo "Priorità 1" "Mt 4, 12-23"
Lectio "Priorità 2" "Lectio-3domTOa">>
!Pellegrinaggio paolino della FLC
???(Img-dx)^ ^
[img[loghi|img/foto/logoAP.png]]
Il logo ufficiale dell'anno paolino [[www.annopaolino.org|www.annopaolino.org]]
===
In occasione dell'anno giubilare paolino, inaugurato dal Papa lo scorso 28 giugno (cfr. [[www.annopaolino.org|http://www.annopaolino.org/interno.asp?lang=&id_dettaglio=194157&id=13]]), la FLC ha organizzato nei giorni 13-21 agosto, un pellegrinaggio sulle orme dell'Apostolo delle genti, ripercorrendo alcune tappe del suo secondo viaggio missionario, in Acaia (Grecia).
Nostro quartiere generale sarà [[Casa Damaris|http://www.basilicasannicola.it/centroecumenico/capitoli.php?lingua_id=1&capitolo_id=77]] di Megara, sede greca del Centro Ecumenico "P. Salvatore Manna", dei Padri domenicani.
Il programma lo potete scaricare [[qui|download/Formazione/Programma.pdf]]
<<tabs 12-3domTOa
Vangelo "Vangelo" "Mt 5, 1-12"
Lectio "Lectio" "Lectio-4domTOa">>
[<img[img/catechesi.jpg]]Venerdì 14 novembre si sono incontrate le fraternità di Bari e di Mesagne, nelle rispettive sedi locali.
Per i fratelli di Bari si è trattato del secondo incontro, dedicato alla //Lectio// su 2Cor 10,1-18, con riferimento al v. 5 citato nel Prologo della nostra Regola. Alla ricerca delle numerose citazioni paoline di cui è sapientemente tempestata la Regola, si scoprono nuove sfacettatture e assonanze bibliche non direttamente recepibili ad una prima lettura, ma che si possono apprezzare solo ricostruendo il contesto biblico da cui sono tratte. In particlare rileggendo il contesto del cap. 10 e di tutta la Seconda Lettera ai Corinzi si scoprono alcuni temi indiettamente ricimati dalla stessa Regola: la sollecitudine per la comunione fraterna, anche tra dissapori e dicerie; la cura pastorale e l'amore paterno di chi è responsabile dei fratelli; l'apostolato esercitato con fedeltà e determinazione, magrado le incomprensioni ecc...
Circa la fraternità di Mesagne, facciamo seguire il testo inviato da Sandro:
// Finalmente siamo partiti! Grazie a Dio abbiamo ripreso il nostro cammino.
Dopo aver invocato lo Spirito Santo, ognuno ha evidenziato le difficoltà della vita nel suo quotidiano, il cercare di non scendere a compromessi, di non lasciarsi prendere dalla retorica.. dal fare le cose solo perché devono essere fatte.
A volte siamo presi dalla tentazione di sentirci benedetti dal Signore e perciò ci sentiamo “ esclusi “ dalle cattiverie del mondo, invece, al contrario, siamo in prima linea. Ma la fede, che da un senso alla routine della nostra vita, la santifica, ci fa “restare in piedi”. L’incoraggiamento di Paolo è davvero bello!
Tentazioni, persecuzioni, assalti : sono in crescendo. La vita ci attira verso la mentalità del mondo, ma noi possiamo dire, come Gesù, che non siamo di questo mondo e che siamo nel mondo e per il mondo? Come Gesù la persecuzione è dietro l’angolo, è in preventivo. Gli assalti sono continui, tendono a dividerci da ciò che è la nostra meta: l’essere testimoni e collaboratori di Dio che è Amore.
E’ necessario, perciò, purificare i nostri sentimenti, i nostri pensieri… e la preghiera ci aiuta in questo. Solo così la nostra fede si rafforza e possiamo piacere al Signore.
Ha voluto condividere con noi questo momento P. Lorenzo, che alla fine dell’incontro ci ha proposto di soffermaci in preghiera attorno al presbiterio. //
Sandro Castronuovo - coordinatore FLC - Mesagne
<<tabs 14-1domQUAa
Vangelo "Vangelo" "Mt 4,1-11"
Lectio "Lectio" "Lectio-1domQUAa"
"Invia commento" "Collactio" "Collactio14-1domQUAa">>
<<tabs 15-2domQUAa
Vangelo "Vangelo" "Mt 17,1-9"
Lectio "Lectio" "Lectio-2domQUAa"
"Invia commento" "Collactio" "Collactio16-3domQUAa">>
!Capitolo Provinciale
???(Img-dx)^ ^
[img[P. Enrico|img/foto/P.Enrico.jpg]]
Il neoeletto Padre Provinciale P. Enrico Ronzini
===
Nei giorni 9 - 12 giugno si è svolto a Martina Franta, Istituto San Paolo, il Capitolo elettivo della Provincia Napoletana, alla presenza del Priore Generale, P. Fernando Millan Romeral e il Consigliere per l'Europa P. John Keating.
Per la prima volta come FLC, abbiamo preso parte ai lavori della giornata di mercoledì 11 giugno con inizio alle ore 16.00, dedicata alla Famiglia Carmelitana. Erano presenti anche le altre realtà laicali, soprattutto il TOC rappresentato dal Sig. Aldo Semitaio e dai priori delle comunità di Palmi, Martina e Caivano. Assenti per motivi di lavoro i rappresentanti della "Famiglia Sant'Alberto".
L'incontro è stato animato brillantemente da P. Aureliano Paciolla.
Padre Fernando ha introdotto la seduta con una comunicazione sul capitolo generale dello scorso settembre e sulla nuova struttura geografica dell'Ordine, che vede la nascita di una promettente area dell'Africa e l'accorpamento in un'unica regione dell'area Europa, si cui appunto P. John è stato designato quale Consigliere. Il Capitolo generale è stato caratterizzato da grande gioia e desiderio di cambiamento. L'elezione di un generale e di un consiglio giovani ne sono stati il segno. Il Generale ha sottolineato l'importanza crescente che nell'Ordine riveste la Famiglia Carmelitana. Il n. 28 delle Costituzioni ha segnato una tappa fondamentale nel riconoscimento di molteplici forme di appartenenza al Carmelo. L'articolo ha volutamente scelto una forma molto ampia, anche se generica, proprio per non escludere nessuno: "fanno parte della famiglia carmelitana tutti coloro che a vario titolo si ispirano ai valori spirituali contenuti nella Regola di Sant'Alberto".
P. Aureliano ha passato la parola alla FLC e al TOC. La nostra relazione la potete leggere [[qui|download/Provincia/capitolo-2008.06.pdf]]. Aldo Semitaio ha di seguito esposto il cammino del TOC. Un recente censimento ha mostrato l'esistenza di più di mille terziari distribuiti nelle varie comunità locali. Interessante è apparsa la notizia di una direttiva generale del TOC che prevede la stesura di un documento che raccoglierà le linee guida per un testo di formazione comune che sarà adottato da tutti i gruppi. Anche le altre comunità del TOC presenti hanno descritto brevemente il cammino formativo percorso nell'ultimo anno. Il Terz'Ordine si presenta come una realtà laicale molto viva e vitale per la Provincia.
Dopo un breve intervallo, la seduta è stata ripresa con il colloquio fraterno sulle relazioni proposte. L'attenzione si è concentrata prevalentemente sulla nostra Fraternità che è apparsa come fenomeno emergente e novità. Come tutte le cose nuove, ci sono sempre delle perplessità e malgrado la nostra costante attenzione a informare tutti dei passi che in questi quattro anni abbiamo fatto, non sono mancate ancora domande sulla identità e sulle finalità della FLC. Ma è prevalso notevolmente nei nostri confronti un atteggiamento di grande gioia e accoglienza.
Non sono mancanti, per tutti, FLC e TOC, parole di apprezzamento da parte di molti frati e del Generale che ci ha incoraggiato ed esortato a continuare il cammino con lo stesso spirito ed entusiasmo cercando di mantenere un contatto costante tra i vari gruppi e le varie esperienze, in spirito di comunione e collaborazione fattiva.
Il Capitolo si è concluso nel pomeriggio del giorno successivo, il 12 giugno. Con gioia abbiamo appreso le nomina del nuovo Provinciale, P. Enrico Ronzini, e dei Consiglieri: P. Paolo Lagioia, P. Lorenzo Sansevero, P. Giovanni Cimmino, P. Domenico Fiore.
A Tutti vanno i nostri sentiti auguri. Che il Signore possa benedire le loro vite e il lavoro che svolgeranno al servizio della fraternità provinciale!
<<tabs 16-3domQUAa
Vangelo "Vangelo" "Gv 4,5-42"
Lectio "Lectio" "Lectio-3domQUAa">>
!Assemblea provinciale
!!!Foggia - 17 Novembre 2007
!!Tema: La regola del Carmelo Oggi
Durante l'Assemblea provinciale di inizio anno, Padre Bruno Secondin ha tenuto una relazione sulla Regola Carmelitana nell'VIII centenario della //Formula vitae//, data dal Patriarca latino di Gerusalemme, San Alberto da Vercelli.
<html>
<div style="text-align: center;">
<div style="float:right;">
<img src="img/foto/Secondin.jpg" width="50%" />
</div>
<img src="img/foto/Conferenza.jpg" width="30%" />
</html>
<<tabs 17-4domQUAa
Vangelo "Vangelo" "Gv 9,1-41"
Lectio "Lectio" "Lectio-4domQuaA"
Collactio "Collactio" "Collactio17-4domQUAa">>
<<tabs 18-5domQUAa
Vangelo "Vangelo" "Gv 11,1-45"
Lectio "Lectio" "Lectio-5domQuaA"
"Collactio" "Collactio" "Collactio18-5domQuaA">>
<<tabs 19-PALMEa
Vangelo "Vangelo" "Mt 26,14- 27,66"
Lectio "Lectio" "Lectio-PALMEa">>
<<tabs 20-1PasquaA
Vangelo "Vangelo" "Gv 20,1-9"
Lectio "Lectio" "Lectio-1PasquaA">>
<<tabs 21-2PasquaA
Vangelo "Vangelo" "Gv 20,19-31"
Lectio "Lectio" "Lectio-2PasquaA">>
<<tabs 22-3PasquaA
Vangelo "Vangelo" "Lc 24,13-35"
Lectio "Lectio" "Lectio-3PasquaA">>
<<tabs 23-4PasquaA
Vangelo "Vangelo" "Gv 10,1-10"
Lectio "Lectio" "Lectio-4PasquaA">>
[>img[img/catechesi.jpg]]Riprendono gli incontri di formazione delle fraternità locali. Il 24 ottobre inizia la fraternità di Bari. Sarà un incontro di catechesi sulla figura di San Giovanni della Croce, biografia e profilo spirituale, e introduzione alla "Notte Osura", il cui testo è scaricabile [[qui|download/Fonti/NotteOscura.rtf]]. La fraternità di Mesagne inizierà gli incontri il 7 novembre. Buon cammino di formazione a tutti!
Il testo per la preghiera e scaricabile [[qui|download/Liturgia/GvDellaCroce-preghiera.rtf]]
Il testo della presentazione di Nino de Summa [[qui|download/Catechesi/GvDellaCroce-presentazione.rtf]]
<<tabs 24-5PasquaA
Vangelo "Vangelo" "Gv 14,1-12"
Lectio "Lectio" "Lectio-5PasquaA">>
!!La X Convivenza della FLC
Si è svolta al Monastero delle Carmelitane di Ostuni, il 3 febbraio 2008. Hanno condiviso con noi i momenti di preghiera e di formazione il il Provinciale, p. Mario Alfarano e p. Enrico Ronzino, Consigliere, nonchè di alcuni amici: Tina, di Bari e Marina di Mesagne. Fra Egidio ha giudato l'incontro sul tema "Esperienza di lectio divina comunitaria". Per comprendere e vivere adeguatamente tale esperienza comunitaria esperienza, fra Egidio Egidio ha premesso una breve riflessione sulla Teologia della Parola di Dio, evidenziando alcuni punti essenziali da tenere presenti:[>img[invito|img/foto/Ostuni-2008.02.03.jpg]]
#Per la fede biblica la Parola di Dio non è una semplice espressione vocale, ma è un fatto, un evento che accade.
#Il libro delle S. Scritture non è la Parola di Dio, ma la contiene.
#La Parola di Dio contenuta nelle S. Scritture ha una sua efficacia sacramentale perché anche nella Parola di Dio vi è la presenza reale del Dio di Gesù Cristo che parla oggi al cuore della sua Chiesa e dei credenti.
#Tra i 73 libri della S. Scrittura, ognuno scritti in epoche o in anni diversi, c’è una sostanziale unità, la quale è data dal fatto che è lo stesso Dio che li ha ispirati.
#Di conseguenza la lettura della Bibbia dovrebbe essere per quanto è possibile unitaria, al fine di far dialogare e mettere a confronto, senza pregiudizi anti-ebraici, l’Antico con il Nuovo Testamento. Ricordando che in Cristo Gesù, il quale non è venuto per abolire l’AT ma per compierlo, è possibile mantenere vivo questo dialogo e confronto.
#Dal dialogo dei presenti è emerso giustamente un altro punto essenziale che inizialmente era stato trascurato: il legame Bibbia e Chiesa, Parola di Dio e vita ecclesiale, e quindi Parola di Dio ed Eucaristia. Chi legge e medita la Parola di Dio, questa Parola non può non condurlo alla comunità ecclesiale e all’eucaristia domenicale.
L'intervento completo di fra Egidio si può scaricare [[qui|download/Catechesi/TeolParola.pdf]]
Subito dopo c'è stata una breve riflessione sulla pratica della lectio divina, dove si è distinta la forma personale da quella comunitaria, proponendo di quest'ultima un possibile schema pratico, che abbiamo subito messo in pratica sul vangelo delle Beatitudini (Mt 5,1-12) della IV Domenica del T.O. Fra Egidio ha la lectio introducendo il brano del Vangelo e ha raccolto la ricca meditazione a più voci seguita, integrandola in una sua proposta di lettura.
Alle ore 13 è seguita la celebrazione eucaristica, presieduta dal Provinciale p. Mario Alfarano.
Dopo il pranzo sono seguite alcune comunicazioni del Responsabile e dei Coordinatori locali. Quest'anno ogni gruppo ha stilato un calendario di incontri, a cui hanno partecipato altri amici invitati. Sono stati incontri di Lectio e riflessione sulla Regola del Carmelo.
Circa i futuri impegni, il Responsabile ha comunicato:
* La proposta di realizzare nel mese di agosto un viaggio autogestito in Grecia sui luoghi di S. Paolo;
* L'organizzazione di una Biblioteca a disposizione per la consultazione di tutti con il catalogo online;
* La pubblicazione della //Charta// della Fraternità per una maggiore diffusione;
* Un prossimo incontro con alcuni fratelli di Foggia interessati alla FLC.
La giornata si è conclusa con il consueto incontro fraterno di saluto alle Monache Carmelitane e la madre piore sr. Daniela alle quali va il nostro più sentito ringraziamento per la famigliare e generosa accoglienza.
<<tabs 25-6PasquaA
Vangelo "Vangelo" "Gv 14,15-21"
Lectio "Lectio" "Lectio-6PasquaA">>
<<tabs 26-AscensioneA
Vangelo "Vangelo" "Mt 28,16-20"
Lectio "Lectio" "Lectio-AscensioneA"
Collactio "Collactio" "Collactio26-AscensioneA">>
<<tabs 27-PentecosteA
Vangelo "Vangelo" "Gv 20,19-23"
Lectio "Lectio" "Lectio-PentecosteA"
Collactio "Collactio" "Collactio-27-AscensioneA">>
<<tabs 28-TrinitàA
Vangelo "Vangelo" "Gv 3,16-18"
Lectio "Lectio" "Lectio-TrinitàA"
Collactio "Collactio" "Collactio-28-TrinitàA">>
!La Fraternità Laicale Carmelitana gioisce con Nino e Antonella
!!per il loro 25° anniversario di matrimonio
[<img[img/NinoAntonella.jpg]]Nino e Antonella rinnoveranno le promesse coniugali con la comunità e gli amici
nella celebrazione eucaristica che si celebrerà
!!!il 29 settembre alle ore 20.00
presso la parrocchia carmelitana
Santa Maria delle Vittorie
c.so B. Croce 180 - Bari
!Professione solenne al Carmelo di Ostuni
[>img[img/foto/suorAgnese.jpg]] La nostra farternità gioisce per la
''Professione Solenne al Carmelo'' di
''Sr. M. Agnese di S. Giuseppe''
C'eravamo anche noi noi alla solenne liturgia presieduta da S.E. Mons. Rocco Talucci Arcivescovo di Brindisi - Ostuni
il 30 Marzo 2008 alle ore 16.30 presso la Cappella del Monastero.
@@color(red):AUGURI a suor Agnese che ha detto il suo "SI'" definitivo al Signore
e a tutta la comunità!@@
^^allegato: invito [[fronte|img/foto/invito-front.jpeg]] e [[retro|img/foto/invito-back.jpeg]]
! FRATERNITÀ LAICALE CARMELITANA
!! XI Assemblea Annuale Residenziale 31 maggio-2 giugno 2008
!! Convento carmelitano di Torre S. Susanna (BR)
[>img[logo|img/logo.png]]
Dopo quasi un anno dalla nascita e dalla celebrazione dell Accoglienza nella Fraternità Laicale
Carmelitana, ci ritroveremo per l Assemblea Annuale Residenziale dal 31 maggio al 2 giugno
c.a. presso il convento di Torre S. Susanna. Come programmato nel progetto di formazione
permanente per il 2007-2010, rifletteremo su La Chiesa come esperienza di fraternità nel vangelo
di Matteo .
È importante la conoscenza della Parola di Dio contenuta nelle Scritture, affinché essa diventi
sempre di più il centro ispiratore della nostra vita umana e cristiana, sia a livello personale che di
gruppo ed ecclesiale. Perciò la meditazione sul tema sarà a più voci: fr. Egidio, che darà una visione
d'insieme dell itinerario di Matteo, e due di noi che si faranno portavoce della meditazione-
attualizzazione, rispettivamente, del gruppo di Bari (sul capitolo 10 di Matteo) e del gruppo di
Mesagne (sul capitolo 18 di Matteo).
Il programma completo dell'Assemblea è nella comunicazione di [[marzo|doc/Comunicazioni/Comunicazione-2008.03.pdf]] (area riservata)
La giornata di ''domenica 1 giugno'' sarà aperta a tutti gli amici.
Questo il programma:
''Mattina'':
*h. 8.00: Lodi e colazione.
*h. 9.30-11.30 (con pausa):
**Benedizione e intronizzazione dell'icona di Cristo, con Maria e i Santi del Carmelo.
**Meditazione-attualizzazione sul tema: L itinerario della Chiesa fraternità nel vangelo di Matteo (fr. Egidio Palumbo). Dialogo.
*h. 12.00 Celebrazione Eucaristica.
*h. 13.00 Pranzo e riposo.
''Pomeriggio'': continua la riflessione sul tema.
*h. 16.30-17.00: La Chiesa fraternità in missione (Mt 10) (gruppo di Bari).
*h. 17.00-17.30 pausa
*h. 17.30-18.00: Le relazioni comunitarie e interpersonali nella Chiesa fraternità (Mt 18) (gruppo di Mesagne). Dialogo
*h. 19.30 Vespri.
*h. 20.30 Cena.
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#aggiornare la finestra in cui abbiamo caricato il file originale e //voilà// il file è aggiornato!
#il file modificato può così essere riportato sul server remoto sovrascrivendo il vecchio.
Ulteriori informazioni si trovano in [[Documentazione]]
/***
|''Name:''|AnnotationsPlugin|
|''Description:''|Inline annotations for tiddler text.|
|''Author:''|Saq Imtiaz ( lewcid@gmail.com )|
|''Source:''|http://tw.lewcid.org/#AnnotationsPlugin|
|''Code Repository:''|http://tw.lewcid.org/svn/plugins|
|''Version:''|2.0|
|''Date:''||
|''License:''|[[Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 License|http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/]]|
|''~CoreVersion:''|2.2.3|
!!Usage:
*{{{((text to annotate(annotation goes here)}}}
* To include the text being annotated, in the popup as a title, put {{{^}}} as the first letter of the annotation text.
** {{{((text to annotate(^annotation goes here)}}}
!!Examples:
Mouse over, the text below:
* ((banana(the best fruit in the world)))
* ((banana(^ the best fruit in the world)))
***/
// /%
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if(_2&&_2.index==w.matchStart){
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if(_2[2]){
_3.subject=_2[1];
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_3.onmouseover=this.onmouseover;
_3.onmouseout=this.onmouseout;
_3.ondblclick=this.onmouseout;
w.nextMatch=_2.index+_2[0].length;
}
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if(this.subject){
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this.popup=null;
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// %/
Della //lectio divina// praticata da S. Maria Maddalena de' Pazzi, così ci testimonia suor Selvaggia Morelli, sua maestra, durante il processo di canonizzazione:
<<<
Mi sovviene in particolare che ella ogni sabbato, pigliando il libro dell'evangelii, dall'evangelio che correva la domenica seguente pigliava due o tre punti a sua elettione e sopra quelli si essercitava nella meditatione di tutta la settimana, nella quale meditatione consumava due ore in circa la mattina et una la sera.
<<<
|!La Lectio di questa settimana|!Lascia il tuo commento sul Bog|
|[img[blog|img/bibbia.png]]Da quest'anno utilizzeremo direttamente il [[blog -->|http://www.laicicarmelitani.org/flc/blog]] per visualizzare il testo della lectio divina della settimana.|[img[blog|img/logoGrande-lectio.png][http://www.laicicarmelitani.org/flc/blog]]|
!!Archivio delle //Lectio// dell'anno 2008-2009 (Ciclo B) [img[img/zip.gif][download/Lectio/Lectio2008-2009AnnoB.zip]]
!!Archivio delle //Lectio// dell'anno 2007-2008 (Ciclo A)
<slider ciclo A:>
scarica tutto l'archvio - [img[img/zip.gif][download/Lectio/Lectio2007-2008AnnoA.zip]]. Di seguito le //lectio// leggibili direttamente su questo sito:
<<tagging annoA>>
</slider>
!!Archivio delle //Lectio// dell'anno 2006-2007
<slider ciclo C:>
<<tagging annoC>>
</slider>
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<div class='title' macro='view title'></div>
<div class='editor' macro='edit title'></div>
<div class='editor' macro='edit text'></div>
<div class='editor' macro='edit tags'></div><div class='editorFooter'><span macro='message views.editor.tagPrompt'></span><span macro='tagChooser'></span></div>
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<<tiddler MainMenu>>
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MainMenu
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PluginManager
PresentationIndex
[[Download]]
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/***
Place your custom CSS here
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[[StyleSheetCommon]]
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<div class='title' macro='view title'></div>
<div class='subtitle'><span macro='view modifier link'></span>, <span macro='view modified date [[DD MMM YYYY]]'></span> (<span macro='message views.wikified.createdPrompt'></span> <span macro='view created date [[DD MMM YYYY]]'></span>)</div>
<div class='tagging' macro='tagging'></div>
<div class='tagged' macro='tags'></div>
<div class='viewer' macro='view text wikified'></div>
<div class='viewer topbutton' macro='top'></div>
<br><br>
<div class='viewer' macro='navigation tiddlers:{{store.getTiddlerText("PresentationIndex").readBracketedList()}}}'></div>
<div class='tagClear'></div>
<!--}}}-->
!Beato Tito Brandsma
[>img[img/TitoBrandsma.jpg]]Nasce il 23 febbraio 1881 a Bolsward, Paesi Bassi. Entrato nell'Ordine Carmelitano diviene professore di filosofia, pioniere della stampa cattolica e delle speranze ecumeniche. Deportato nel campo di concentramento di Dachau, viene ucciso con un'iniezione da un medico del campo il 26 luglio 1942. Nei Paesi Bassi padre Tito è uno dei primi avversari della dittatura nazista: rifuggendo ogni compromesso, si esprime a chiare lettere contro la persecuzione degli ebrei. La Gestapo lo arresta il 19 gennaio 1942 nel suo monastero di Nijmwegen. Per quanto gravemente ammalato, il 13 giugno viene deportato a Dachau. I tentativi dei confratelli tedeschi di Brandsma di far trasformare la sua condanna in un ergastolo si rivelano fallimentari. In un rapporto inviato a Berlino dalla Gestapo si legge: «Il professor Brandsma deve essere considerato un nemico della causa nazionalsocialista. Si tratta di un uomo molto pericoloso». Dopo atroci tormenti, viene ucciso e fino all'ultimo prega per i suoi carnefici. Il 3 novembre 1985 Giovanni Paolo II lo proclama beato. (Avvenire)
!Biblioteca di fraternità
*//Dizionario Carmelitano//, a cura: E. Boga, O.Carm., L. Borriello, O.C.D., Ed. Città Nuova, Roma 2008, pp. 1031.
<slider Scheda>
[<img[img/biblio/DizCarm.jpg]] Si tratta di un’opera unica nel suo genere, rivolta a tutti coloro che desiderano avere una prima informazione su tematiche e figure del mondo spirituale e culturale della Famiglia Carmelitana nei suoi due rami (Carmelitani e Carmelitani Scalzi).
La pubblicazione è frutto della collaborazione del contributo di ben 121 studiosi di entrambi gli Ordini, molte voci, infatti, sono redatte da ambedue le prospettive. Ben 323 voci compongono il Dizionario (ognuna corredata da scheda bibliografica e talvolta da note al testo). Un’utile proposta di lettura (pp. XVII-XXII) le inquadra all’interno di quattro grandi ambiti: 1. Stato giuridico e istituzioni, in cui sono raccolte tutte le voci di natura giuridico-organizzativa, o le varie espressioni di appartenenza; 2. Storia e Biografie; 3. Teologia, Spiritualità, Pastorale e Liturgia; 4. Temi vari, principalmente le voci che riguardano le arti, la cultura. Inoltre la lettura e la ricerca possono essere facilitate anche dall’indice analitico assai dettagliato che oltre alle voci rinvia agli altri luoghi in cui il medesimo soggetto viene trattato. In tal modo, vengono offerti diversi livelli di lettura per ogni soggetto favorendo così ulteriori approfondimenti e ricerche.
Il Dizionario è un vero e proprio esempio di collaborazione tra due famiglie religiose che non esitano ad incontrarsi e a proporre l’illustrazione di temi comuni del loro patrimonio. Dunque, si tratta di un’opera densa che ha il pregio di un linguaggio e di uno stile chiari, tratto comune di tutti i collaboratori. Davvero un testo di notevole utilità non solo per lo studio ma anche per finalità catechetiche e pastorali.
</slider>
*Ruiz, Federico, //San Giovanni della Croce mistico e maestro//, Edizioni Dehoniane, Bologna 1989, pp. 304.
<slider Scheda>
[<img[img/biblio/Ruiz.jpg]] Ottima ed esauriente introduzione a San Giovanni della Croce: vita, opere, teologia spirituale.
</slider>
Puoi aggiungere il tuo commento sul nostro Blog della Lectio [img[LectioDivina|img/logo-lectio.png][http://www.laicicarmelitani.org/flc/blog]]
Story.prototype.refreshTiddler_activelink = Story.prototype.refreshTiddler;
Story.prototype.refreshTiddler = function (title,template,force)
{
var theTiddler = Story.prototype.refreshTiddler_activelink.apply(this,arguments);
if (!theTiddler)
return theTiddler
var menu = document.getElementById("mainMenu");
var links = menu.getElementsByTagName("a");
for (var i=0; i<links.length; i++)
{
if (!links[i].getAttribute("tiddlyLink"))
return;
if (document.getElementById(this.idPrefix+(links[i].getAttribute("tiddlylink"))))
addClass(links[i],"bold");
else
removeClass(links[i],"bold");
}
return theTiddler;
}
Questa macro serve a definire un riquadro personalizzabile con un titolo e un numero progressivo. Ad ogni riquadro si può attribuire uno stile definito nelle classi del nostro CSS, BoxesStyleSheet.<<boxes>>
???(Theorem)
Given the integer //n//>2, the equation //x//^^n^^+//y//^^n^^=//z//^^n^^ has no positive integer solutions.
===
???(Example)
Let //X// and //Y// be random variables that . . .
===
???(Exercise)
Show that, if //X// and //Y// are independent random variables, then:
# ...
## ...
## ...
# ...
===
???(Theorem)
P(A or B)=P(A)+P(B)-P(A and B)
===
La numerazione automatica può essere sostituita con una didascalia.
???(Example)^ (didascalia) ^
Sorry, I have no space here for the demonstration...
===
O semplicemente eliminata del tutto.
???(Question)^ ^
Do you like these colorful boxes?
===
Il titolo può essere rimosso come in questo stile particolare.
???(Frame)
Hey, where is my title? And why did you put me in this dark corner?
===
Il box personalizzato per le News che flotta a destra,
???(News)^ ^
!!P. Bruno Secondin a Foggia
per la consueta assemblea provinciale di inizio anno ... //[[Leggi tutto|17 Novembre 2007]]//
Le altre news:
<<tag news>>
===
Il box per il download:
???(Download)^ ^
Versione stampabile:
formato opuscolo [img[img/pdf.gif][download/Charta/Charta-pieghevole.pdf]]
formato brochure [img[img/pdf.gif][download/Charta/Charta-brochure.pdf]]
===
Infine i box per incorniciare le figure a farle flottare a sinistre e destra:
???(Img-sx)^ ^
[img[logo|img/logo.png]]
Logo a sinistra
===
???(Img-dx)^ ^
[img[logo|img/logo.png]]
Logo a destra
===
/***
|''Name:''|BoxesPlugin|
|''Description:''|Creates custom numbered environments that can be decorated through CSS|
|''Version:''|1.1.1|
|''Date:''|Oct 07, 2007|
|''Source:''|http://www.math.ist.utl.pt/~psoares/addons.html|
|''Documentation:''|[[BoxesPlugin Documentation|BoxesPluginDoc]]|
|''Author:''|Paulo Soares|
|''License:''|[[Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 License|http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/]]|
|''~CoreVersion:''|2.1.0|
***/
//{{{
config.macros.boxes = {
counter: {},
handler: function() {this.counter={}}
};
config.formatters.push({
name: "numberedBoxes",
match: "\\n?\\?{3}",
terminator: "\\s*\\={3}\\n?",
lookahead: "\\n?\\?{3}(\\([^\\)]*\\))?(\\^(?:[^\\^\\*\\[\\>]*\\^)?)?\\s*",
handler: function(w){
lookaheadRegExp=new RegExp(this.lookahead,"mg");
lookaheadRegExp.lastIndex=w.matchStart;
var lookaheadMatch=lookaheadRegExp.exec(w.source)
if(lookaheadMatch && lookaheadMatch.index==w.matchStart){
var env=lookaheadMatch[1].trim().slice(1,-1);
if(lookaheadMatch[2]){var number=lookaheadMatch[2].trim().slice(1,-1);}
w.nextMatch = lookaheadMatch.index + lookaheadMatch[0].length;
var src = w.source.substr(w.nextMatch);
var endpos = src.indexOf('===');
src=src.substring(0,endpos-1);
if(!number){
if(!config.macros.boxes.counter[env]){config.macros.boxes.counter[env]=0;}
number=++config.macros.boxes.counter[env];
}
var p=createTiddlyElement(w.output,"div",null,env);
var header=createTiddlyElement(p,"div",null,env+" envHeader",env+" "+number);
w.subWikify(p,this.terminator);
}
}
});
//}}}
.hilite {
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}
.Definição {
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border: none;
color: blue;
margin: 0 0 0.25em 0;
padding: 0;
font-family: arial;
font-size: 1.5em;
font-weight: bold;
width: 100%;
}
.Theorem {
border: 1px #666 dashed;
padding: 0.5em;
width: 55%;
margin-left: auto;
margin-right: auto;
}
.Theorem .envHeader{
background: none;
border: none;
color: blue;
margin: 0 0 0.25em 0;
padding: 0;
font-family: arial;
font-size: 1.5em;
font-weight: bold;
width: 100%;
}
.Example {
background: #ffffcc;
padding: 0.5em;
}
.Example .envHeader{
background: none;
color: orange;
margin: 0 0 0.25em 0;
padding: 0;
font-family: arial;
font-size: 1.5em;
font-weight: bold;
}
.Exercise {
background: #e8ffd2;
padding: 0.5em 0.5em 0.5em 0.6em;
border-top:solid #e8ffd2 1px;
border-left:solid #e8ffd2 1px;
border-bottom:solid green 2px;
border-right:solid green 2px;
-moz-border-radius: 1.0em;
width: 20em;
}
.Exercise .envHeader{
background: none;
border: none;
color: green;
margin: 0 0 0.25em 0;
padding: 0;
font-family: arial;
font-size: 1.5em;
font-weight: bold;
width: 100%;
}
.Frame {
background: #000000;
color: #ffffff;
padding: 0.5em 0.5em 0.5em 0.6em;
width: 20em;
margin-left: auto;
margin-right: 0;
}
.Frame .envHeader{
display: none;
}
.Question {
padding: 0.5em 0.5em 0.5em 0.5em;
background: #ffffcc;
font-size: 1.5em;
}
.Question .envHeader{
margin-bottom: 0.25em;
color: red;
font-family: arial;
font-size: 1.5em;
font-weight: bold;
border: 2px red solid;
text-align: right;
}
/* stili personali: News */
.News {
float:right;
background: #FFCC66; /* #e8ffd2 #C86719 */
padding: 0.5em 0.5em 0.5em 0.6em;
border-top:solid #EF9934 1px;
border-left:solid #EF9934 1px; /* #e8ffd2 */
border-bottom:solid #C86719 2px;
border-right:solid #C86719 2px;
-moz-border-radius: 1.0em;
width: 30em;
}
.News .envHeader{
background: none;
border: none;
color: #C86719;
margin: 0 0 0.25em 0;
padding: 0;
font-family: arial;
font-size: 1.5em;
font-weight: bold;
width: 100%;
}
/* stile per il box Download */
.Download {
float:right;
background: #FFCC66; /* #e8ffd2 #C86719 */
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-moz-border-radius: 1.0em;
width: 15em;
}
.Download .envHeader{
background: none;
border: none;
color: #C86719;
margin: 0 0 0.25em 0;
padding: 0;
font-family: arial;
font-size: 1.5em;
font-weight: bold;
width: 100%;
}
/* stile immagine flottante destra */
.Img-dx {
float:right;
background: #FFCC66; /* #e8ffd2 #C86719 */
padding: 0.5em 0.5em 0.5em 0.6em;
border-top:solid #EF9934 1px;
border-left:solid #EF9934 1px; /* #e8ffd2 */
border-bottom:solid #C86719 2px;
border-right:solid #C86719 2px;
-moz-border-radius: 1.0em;
}
.Img-dx .envHeader{
display: none;
}
/* stile immagine flottante sinistra */
.Img-sx {
float:left;
background: #FFCC66; /* #e8ffd2 #C86719 */
padding: 0.5em 0.5em 0.5em 0.6em;
border-top:solid #EF9934 1px;
border-left:solid #EF9934 1px; /* #e8ffd2 */
border-bottom:solid #C86719 2px;
border-right:solid #C86719 2px;
-moz-border-radius: 1.0em;
}
.Img-sx .envHeader{
display: none;
}
/***
|Name|CalendarPlugin|
|Source|http://www.TiddlyTools.com/#CalendarPlugin|
|Version|0.0.0|
|Author|SteveRumsby|
|License|unknown|
|~CoreVersion|2.1|
|Type|plugin|
|Requires||
|Overrides||
|Description|monthly and yearly calendars|
// // updated by Jeremy Sheeley to add cacheing for reminders
// // see http://www.geocities.com/allredfaq/reminderMacros.html
// // ''Changes by ELS 2006.08.23:''
// // added handling for weeknumbers (code supplied by Martin Budden. see "wn**" comment marks)
// // ''Changes by ELS 2005.10.30:''
// // config.macros.calendar.handler()
// // ^^use "tbody" element for IE compatibility^^
// // ^^IE returns 2005 for current year, FF returns 105... fix year adjustment accordingly^^
// // createCalendarDays()
// // ^^use showDate() function (if defined) to render autostyled date with linked popup^^
// // calendar stylesheet definition
// // ^^use .calendar class-specific selectors, add text centering and margin settings^^
!!!!!Configuration:
<<option chkDisplayWeekNumbers>> Display week numbers //(note: Monday will be used as the start of the week)//
|''First day of week:''|<<option txtCalFirstDay>>|(Monday = 0, Sunday = 6)|
|''First day of weekend:''|<<option txtCalStartOfWeekend>>|(Monday = 0, Sunday = 6)|
!!!!!Syntax:
|{{{<<calendar>>}}}|Produce a full-year calendar for the current year|
|{{{<<calendar year>>}}}|Produce a full-year calendar for the given year|
|{{{<<calendar year month>>}}}|Produce a one-month calendar for the given month and year|
|{{{<<calendar thismonth>>}}}|Produce a one-month calendar for the current month|
|{{{<<calendar lastmonth>>}}}|Produce a one-month calendar for last month|
|{{{<<calendar nextmonth>>}}}|Produce a one-month calendar for next month|
***/
// //Modify this section to change the text displayed for the month and day names, to a different language for example. You can also change the format of the tiddler names linked to from each date, and the colours used.
//{{{
config.macros.calendar = {};
config.macros.calendar.monthnames = ["Jan", "Feb", "Mar", "Apr", "May", "Jun", "Jul", "Aug", "Sep", "Oct", "Nov", "Dec"];
config.macros.calendar.daynames = ["M", "T", "W", "T", "F", "S", "S"];
config.macros.calendar.weekendbg = "#c0c0c0";
config.macros.calendar.monthbg = "#e0e0e0";
config.macros.calendar.holidaybg = "#ffc0c0";
//}}}
// //''Code section:''
// (you should not need to alter anything below here)//
//{{{
if(config.options.txtCalFirstDay == undefined)
config.options.txtCalFirstDay = 0;
if(config.options.txtCalStartOfWeekend == undefined)
config.options.txtCalStartOfWeekend = 5;
if(config.options.chkDisplayWeekNumbers == undefined)//wn**
config.options.chkDisplayWeekNumbers = false;
if(config.options.chkDisplayWeekNumbers)
config.options.txtCalFirstDay = 0;
config.macros.calendar.tiddlerformat = "0DD/0MM/YYYY"; // This used to be changeable - for now, it isn't// <<smiley :-(>>
version.extensions.calendar = { major: 0, minor: 6, revision: 0, date: new Date(2006, 1, 22)};
config.macros.calendar.monthdays = [ 31, 28, 31, 30, 31, 30, 31, 31, 30, 31, 30, 31];
config.macros.calendar.holidays = [ ]; // Not sure this is required anymore - use reminders instead
//}}}
// //Is the given date a holiday?
//{{{
function calendarIsHoliday(date)
{
var longHoliday = date.formatString("0DD/0MM/YYYY");
var shortHoliday = date.formatString("0DD/0MM");
for(var i = 0; i < config.macros.calendar.holidays.length; i++) {
if(config.macros.calendar.holidays[i] == longHoliday || config.macros.calendar.holidays[i] == shortHoliday) {
return true;
}
}
return false;
}
//}}}
// //The main entry point - the macro handler.
// //Decide what sort of calendar we are creating (month or year, and which month or year)
// // Create the main calendar container and pass that to sub-ordinate functions to create the structure.
// ELS 2005.10.30: added creation and use of "tbody" for IE compatibility and fixup for year >1900//
// ELS 2005.10.30: fix year calculation for IE's getYear() function (which returns '2005' instead of '105')//
// ELS 2006.05.29: add journalDateFmt handling//
//{{{
config.macros.calendar.handler = function(place,macroName,params)
{
var calendar = createTiddlyElement(place, "table", null, "calendar", null);
var tbody = createTiddlyElement(calendar, "tbody", null, null, null);
var today = new Date();
var year = today.getYear();
if (year<1900) year+=1900;
// get format for journal link by reading from SideBarOptions (ELS 5/29/06 - based on suggestion by Martin Budden)
var text = store.getTiddlerText("SideBarOptions");
this.journalDateFmt = "DD-MMM-YYYY";
var re = new RegExp("<<(?:newJournal)([^>]*)>>","mg"); var fm = re.exec(text);
if (fm && fm[1]!=null) { var pa=fm[1].readMacroParams(); if (pa[0]) this.journalDateFmt = pa[0]; }
if (params[0] == "thismonth")
{
cacheReminders(new Date(year, today.getMonth(), 1, 0, 0), 31);
createCalendarOneMonth(tbody, year, today.getMonth());
}
else if (params[0] == "lastmonth") {
var month = today.getMonth()-1; if (month==-1) { month=11; year--; }
cacheReminders(new Date(year, month, 1, 0, 0), 31);
createCalendarOneMonth(tbody, year, month);
}
else if (params[0] == "nextmonth") {
var month = today.getMonth()+1; if (month>11) { month=0; year++; }
cacheReminders(new Date(year, month, 1, 0, 0), 31);
createCalendarOneMonth(tbody, year, month);
}
else {
if (params[0]) year = params[0];
if(params[1])
{
cacheReminders(new Date(year, params[1]-1, 1, 0, 0), 31);
createCalendarOneMonth(tbody, year, params[1]-1);
}
else
{
cacheReminders(new Date(year, 0, 1, 0, 0), 366);
createCalendarYear(tbody, year);
}
}
window.reminderCacheForCalendar = null;
}
//}}}
//{{{
//This global variable is used to store reminders that have been cached
//while the calendar is being rendered. It will be renulled after the calendar is fully rendered.
window.reminderCacheForCalendar = null;
//}}}
//{{{
function cacheReminders(date, leadtime)
{
if (window.findTiddlersWithReminders == null)
return;
window.reminderCacheForCalendar = {};
var leadtimeHash = [];
leadtimeHash [0] = 0;
leadtimeHash [1] = leadtime;
var t = findTiddlersWithReminders(date, leadtimeHash, null, 1);
for(var i = 0; i < t.length; i++) {
//just tag it in the cache, so that when we're drawing days, we can bold this one.
window.reminderCacheForCalendar[t[i]["matchedDate"]] = "reminder:" + t[i]["params"]["title"];
}
}
//}}}
//{{{
function createCalendarOneMonth(calendar, year, mon)
{
var row = createTiddlyElement(calendar, "tr", null, null, null);
createCalendarMonthHeader(calendar, row, config.macros.calendar.monthnames[mon] + " " + year, true, year, mon);
row = createTiddlyElement(calendar, "tr", null, null, null);
createCalendarDayHeader(row, 1);
createCalendarDayRowsSingle(calendar, year, mon);
}
//}}}
//{{{
function createCalendarMonth(calendar, year, mon)
{
var row = createTiddlyElement(calendar, "tr", null, null, null);
createCalendarMonthHeader(calendar, row, config.macros.calendar.monthnames[mon] + " " + year, false, year, mon);
row = createTiddlyElement(calendar, "tr", null, null, null);
createCalendarDayHeader(row, 1);
createCalendarDayRowsSingle(calendar, year, mon);
}
//}}}
//{{{
function createCalendarYear(calendar, year)
{
var row;
row = createTiddlyElement(calendar, "tr", null, null, null);
var back = createTiddlyElement(row, "td", null, null, null);
var backHandler = function() {
removeChildren(calendar);
createCalendarYear(calendar, year-1);
};
createTiddlyButton(back, "<", "Previous year", backHandler);
back.align = "center";
var yearHeader = createTiddlyElement(row, "td", null, "calendarYear", year);
yearHeader.align = "center";
//yearHeader.setAttribute("colSpan", 19);
yearHeader.setAttribute("colSpan",config.options.chkDisplayWeekNumbers?22:19);//wn**
var fwd = createTiddlyElement(row, "td", null, null, null);
var fwdHandler = function() {
removeChildren(calendar);
createCalendarYear(calendar, year+1);
};
createTiddlyButton(fwd, ">", "Next year", fwdHandler);
fwd.align = "center";
createCalendarMonthRow(calendar, year, 0);
createCalendarMonthRow(calendar, year, 3);
createCalendarMonthRow(calendar, year, 6);
createCalendarMonthRow(calendar, year, 9);
}
//}}}
//{{{
function createCalendarMonthRow(cal, year, mon)
{
var row = createTiddlyElement(cal, "tr", null, null, null);
createCalendarMonthHeader(cal, row, config.macros.calendar.monthnames[mon], false, year, mon);
createCalendarMonthHeader(cal, row, config.macros.calendar.monthnames[mon+1], false, year, mon);
createCalendarMonthHeader(cal, row, config.macros.calendar.monthnames[mon+2], false, year, mon);
row = createTiddlyElement(cal, "tr", null, null, null);
createCalendarDayHeader(row, 3);
createCalendarDayRows(cal, year, mon);
}
//}}}
//{{{
function createCalendarMonthHeader(cal, row, name, nav, year, mon)
{
var month;
if(nav) {
var back = createTiddlyElement(row, "td", null, null, null);
back.align = "center";
back.style.background = config.macros.calendar.monthbg;
/*
back.setAttribute("colSpan", 2);
var backYearHandler = function() {
var newyear = year-1;
removeChildren(cal);
cacheReminders(new Date(newyear, mon , 1, 0, 0), 31);
createCalendarOneMonth(cal, newyear, mon);
};
createTiddlyButton(back, "<<", "Previous year", backYearHandler);
*/
var backMonHandler = function() {
var newyear = year;
var newmon = mon-1;
if(newmon == -1) { newmon = 11; newyear = newyear-1;}
removeChildren(cal);
cacheReminders(new Date(newyear, newmon , 1, 0, 0), 31);
createCalendarOneMonth(cal, newyear, newmon);
};
createTiddlyButton(back, "<", "Previous month", backMonHandler);
month = createTiddlyElement(row, "td", null, "calendarMonthname", name)
// month.setAttribute("colSpan", 3);
// month.setAttribute("colSpan", 5);
month.setAttribute("colSpan", config.options.chkDisplayWeekNumbers?6:5);//wn**
var fwd = createTiddlyElement(row, "td", null, null, null);
fwd.align = "center";
fwd.style.background = config.macros.calendar.monthbg;
// fwd.setAttribute("colSpan", 2);
var fwdMonHandler = function() {
var newyear = year;
var newmon = mon+1;
if(newmon == 12) { newmon = 0; newyear = newyear+1;}
removeChildren(cal);
cacheReminders(new Date(newyear, newmon , 1, 0, 0), 31);
createCalendarOneMonth(cal, newyear, newmon);
};
createTiddlyButton(fwd, ">", "Next month", fwdMonHandler);
/*
var fwdYear = createTiddlyElement(row, "td", null, null, null);
var fwdYearHandler = function() {
var newyear = year+1;
removeChildren(cal);
cacheReminders(new Date(newyear, mon , 1, 0, 0), 31);
createCalendarOneMonth(cal, newyear, mon);
};
createTiddlyButton(fwd, ">>", "Next year", fwdYearHandler);
*/
} else {
month = createTiddlyElement(row, "td", null, "calendarMonthname", name)
//month.setAttribute("colSpan", 7);
month.setAttribute("colSpan",config.options.chkDisplayWeekNumbers?8:7);//wn**
}
month.align = "center";
month.style.background = config.macros.calendar.monthbg;
}
//}}}
//{{{
function createCalendarDayHeader(row, num)
{
var cell;
for(var i = 0; i < num; i++) {
if (config.options.chkDisplayWeekNumbers) createTiddlyElement(row, "td");//wn**
for(var j = 0; j < 7; j++) {
var d = j + (config.options.txtCalFirstDay - 0);
if(d > 6) d = d - 7;
cell = createTiddlyElement(row, "td", null, null, config.macros.calendar.daynames[d]);
if(d == (config.options.txtCalStartOfWeekend-0) || d == (config.options.txtCalStartOfWeekend-0+1))
cell.style.background = config.macros.calendar.weekendbg;
}
}
}
//}}}
//{{{
function createCalendarDays(row, col, first, max, year, mon)
{
var i;
if (config.options.chkDisplayWeekNumbers){
if (first<=max) {
var ww = new Date(year,mon,first);
createTiddlyElement(row, "td", null, null, "w"+ww.getWeek());//wn**
}
else createTiddlyElement(row, "td", null, null, null);//wn**
}
for(i = 0; i < col; i++) {
createTiddlyElement(row, "td", null, null, null);
}
var day = first;
for(i = col; i < 7; i++) {
var d = i + (config.options.txtCalFirstDay - 0);
if(d > 6) d = d - 7;
var daycell = createTiddlyElement(row, "td", null, null, null);
var isaWeekend = ((d == (config.options.txtCalStartOfWeekend-0) || d == (config.options.txtCalStartOfWeekend-0+1))? true:false);
if(day > 0 && day <= max) {
var celldate = new Date(year, mon, day);
// ELS 2005.10.30: use <<date>> macro's showDate() function to create popup
if (window.showDate) {
showDate(daycell,celldate,"popup","DD",config.macros.calendar.journalDateFmt,true, isaWeekend); // ELS 5/29/06 - use journalDateFmt
} else {
if(isaWeekend) daycell.style.background = config.macros.calendar.weekendbg;
var title = celldate.formatString(config.macros.calendar.tiddlerformat);
if(calendarIsHoliday(celldate)) {
daycell.style.background = config.macros.calendar.holidaybg;
}
if(window.findTiddlersWithReminders == null) {
var link = createTiddlyLink(daycell, title, false);
link.appendChild(document.createTextNode(day));
} else {
var button = createTiddlyButton(daycell, day, title, onClickCalendarDate);
}
}
}
day++;
}
}
//}}}
// //We've clicked on a day in a calendar - create a suitable pop-up of options.
// //The pop-up should contain:
// // * a link to create a new entry for that date
// // * a link to create a new reminder for that date
// // * an <hr>
// // * the list of reminders for that date
//{{{
function onClickCalendarDate(e)
{
var button = this;
var date = button.getAttribute("title");
var dat = new Date(date.substr(6,4), date.substr(3,2)-1, date.substr(0, 2));
date = dat.formatString(config.macros.calendar.tiddlerformat);
var popup = createTiddlerPopup(this);
popup.appendChild(document.createTextNode(date));
var newReminder = function() {
var t = store.getTiddlers(date);
displayTiddler(null, date, 2, null, null, false, false);
if(t) {
document.getElementById("editorBody" + date).value += "\n<<reminder day:" + dat.getDate() +
" month:" + (dat.getMonth()+1) +
" year:" + (dat.getYear()+1900) + " title: >>";
} else {
document.getElementById("editorBody" + date).value = "<<reminder day:" + dat.getDate() +
" month:" + (dat.getMonth()+1) +
" year:" + (dat.getYear()+1900) + " title: >>";
}
};
var link = createTiddlyButton(popup, "New reminder", null, newReminder);
popup.appendChild(document.createElement("hr"));
var t = findTiddlersWithReminders(dat, [0,14], null, 1);
for(var i = 0; i < t.length; i++) {
link = createTiddlyLink(popup, t[i].tiddler, false);
link.appendChild(document.createTextNode(t[i].tiddler));
}
}
//}}}
//{{{
function calendarMaxDays(year, mon)
{
var max = config.macros.calendar.monthdays[mon];
if(mon == 1 && (year % 4) == 0 && ((year % 100) != 0 || (year % 400) == 0)) {
max++;
}
return max;
}
//}}}
//{{{
function createCalendarDayRows(cal, year, mon)
{
var row = createTiddlyElement(cal, "tr", null, null, null);
var first1 = (new Date(year, mon, 1)).getDay() -1 - (config.options.txtCalFirstDay-0);
if(first1 < 0) first1 = first1 + 7;
var day1 = -first1 + 1;
var first2 = (new Date(year, mon+1, 1)).getDay() -1 - (config.options.txtCalFirstDay-0);
if(first2 < 0) first2 = first2 + 7;
var day2 = -first2 + 1;
var first3 = (new Date(year, mon+2, 1)).getDay() -1 - (config.options.txtCalFirstDay-0);
if(first3 < 0) first3 = first3 + 7;
var day3 = -first3 + 1;
var max1 = calendarMaxDays(year, mon);
var max2 = calendarMaxDays(year, mon+1);
var max3 = calendarMaxDays(year, mon+2);
while(day1 <= max1 || day2 <= max2 || day3 <= max3) {
row = createTiddlyElement(cal, "tr", null, null, null);
createCalendarDays(row, 0, day1, max1, year, mon); day1 += 7;
createCalendarDays(row, 0, day2, max2, year, mon+1); day2 += 7;
createCalendarDays(row, 0, day3, max3, year, mon+2); day3 += 7;
}
}
//}}}
//{{{
function createCalendarDayRowsSingle(cal, year, mon)
{
var row = createTiddlyElement(cal, "tr", null, null, null);
var first1 = (new Date(year, mon, 1)).getDay() -1 - (config.options.txtCalFirstDay-0);
if(first1 < 0) first1 = first1+ 7;
var day1 = -first1 + 1;
var max1 = calendarMaxDays(year, mon);
while(day1 <= max1) {
row = createTiddlyElement(cal, "tr", null, null, null);
createCalendarDays(row, 0, day1, max1, year, mon); day1 += 7;
}
}
//}}}
// //ELS 2005.10.30: added styles
//{{{
setStylesheet("/***\n!Calendar Styles\n***/\n/*{{{*/\n .viewer .newcalendarHolder {\n margin-left: auto;\n margin-right: auto;\n border: none;\n}\n\n .viewer .newcalendarHolder table {\n border: none;\n margin: 0;\n}\n\n .viewer .newcalendarHolder tr {\n border: none;\n vertical-align: top;\n}\n\n .viewer .newcalendarHolder td {\n border: none;\n vertical-align: top;\n}\n\n .viewer #newcalendarWrapper {\n width: 21em;\n border: 2px solid #4682b4;\n cursor: pointer;\n}\n\n #newcalendarWrapper #newcalendarLine td {\n height: 2.5em;\n}\n\n #newcalendarWrapper tr {\n border:none;\n}\n\n #newcalendarWrapper td {\n text-align: center;\n vertical-align: middle;\n width: 14.28%;\n border:none;\n}\n\n #newcalendarWrapper #newcalendarHeader td{\n color: #ffffff;\n background-color: #4682b4;\n height: 2em;\n}\n\n #newcalendarWrapper #weekNames td {\n color: #ffffff;\n background-color: #87cefa;\n height: 2em;\n}\n\n #newcalendarWrapper .weekDay {\n background-color: #ccff99;\n}\n\n #newcalendarWrapper .holiDay {\n background-color: #9acd32;\n}\n\n #newcalendarWrapper .currentDay {\n border: solid #ff0000 2px;\n font-weight: bold;\n}\n\n #newcalendarWrapper .currentscheduledDay {\n border: solid #ff0000 2px;\n font-weight: bold;\n}\n\n #newcalendarWrapper .workingDay {\n background-color: #ffffff;\n}\n\n #newcalendarWrapper .scheduledDay {\n border: solid orange 2px;\n}\n\n #newcalendarWrapper .otherMonthDay {\n background-color: #999;\n}\n\n/*}}}*/","CalendarStyles");
//}}}
Puoi controllare sul calendario del mese corrente gli eventi. Il giorno evidenziato con un riquadro rosso è quello corrente, quello nel riquadro arancione contiene un avvenimento ed è collegato ad una //news//.
<<newcalendar>>
~~''ATTENZIONE!'' se clicchi su un giorno non evidenziato, si apre un editor per inserire un nuovo avvenimento. Ovviamente non hai la possibilità di editarlo perché non sei loggato come amministratore. Per evitare errori di visualizzazione nella navigazione, ''DEVI'', chiudere tale finestra, cliccando su //Done// in alto a destra.~~
''Alessandro''
//^^domenica, maggio 11, 2008, 09:11 PM^^//
Oggi festeggiamo, il servizio reso alla chiesa attraverso la diversità dei carismi, propri di ciascuno. La diversità nell'Unicità. Si cresce nella Verità, nell'Amore.Vorrei condividere con voi qualche riflessione di padre Haring sul dono dello Spirito Santo..."Cristo, istituendo la Chiesa e dandoci la libertà, ha corso un grande rischio. Ma ha dato lo Spirito Santo che dovrebbe aiutarci a creare strutturesane e liberanti. Non bisogna però fare di tutto per legare le mani anche allo Spirito Santo, ritenendo di avere il monopolio della verità... Vivendo dello Spirito, noi partecipiamo pienamente alla vita del Salvatore e alla sua missione liberante. Vivere relazioni sane e sananti con tutte le persone che si incontrano... "opzione fondamentale" è viver dello Spirito "Grazie o Padre nostro,attraverso il dono dello Spirito,hai voluto la FLC. Aiutaci ad essere segno della Tua presenza nella Famiglia del Carmelo il tutto nell'ossequio di Gesù Cristo e servirlo fedelmente con cuore puro e buona coscienza. Liberi e fedeli in Cristo,Alessandro.
''Nino''
//^^mercoledì, maggio 14, 2008, 04:31 PM^^//
si rinnova il vertice della storia di Gesù: la Pentecoste.
Diventiamo dimora dello Spirito ri-creati in Cristo Risorto. Il Vangelo di Giovanni usa un verbo speciale per alludere a quello che sta succendo: "alitò". Questo verbo richiama la prima creazione quando Dio alitò nell'uomo lo spirito della vita. Gesù compie e rende nuova la creazione donando il suo Spirito: è lo Spirito di Colui che "ha posto la sua tenda tra di noi" (cf. Gv 1,1ss. Il primo frutto dell'agire di questo Spirito è l'essere perdonati ed il perdonare. Chi perdona ha bisogno egli stesso di essere perdonato per essere fuggito dal dolore, dalla persecuzione e dalla sofferenza offerta nel nome di Gesù (i discepoli erano "chiusi" in casa per paura). Chi chiede perdono è abilitato egli stesso a perdonare perché diventa "dimora" del Risorto. Ecco allora che la pratica del perdono non è più un ricorso antipatico, da affrontare con timore, a volte un po' seccante per le mostre coscienze. Abilitati dallo Spirito possiamo esprimere pianamente la nostra gioia di cristiani PER-DONARE qualcosa a qualcuno. La pratica del per-dono diventa una necessità pressante ed indispensabile per riallacciare relazioni interrotte con gli uomini e con Dio.
Padre sostieni il nostro cammino;
donaci la gioia di sentirci tra le tue braccia
accolti e perdonati;
donaci la gioia di donare lo Spirito
a chi lo cerca,
per poterlo abbracciare a nostra volta
e sentire insieme la pace,
non quella che da il mondo,
ma la vera pace dono di Cristo tuo Figlio.
Amen.
''Nino''
//^^sabato, maggio 17, 2008, 09:25 PM^^//
La Trinità, che è relazione di comunione, è l’archetipo di ogni relazione d’amore soprattutto di quella tra gli sposi cristiani che esprimono la propria nuzialità, mysterion di comunione e dunque “sacramento” (cf. Ef 5,1ss), nell’essere una sola cosa (una caro) nella distinzione. La comunione non fa perdere di vista la preziosità dell’essere distintamente uomo e donna e dunque diversi ognuno per le proprie espressioni eppure reciproci e coincidenti. Dio li ha voluti così fin dal principio imprimendo loro il carattere divino della sua somiglianza in cui trova modello l’essere uomo e l’essere donna, non solo nella caratteristica genitoriale di padre e madre ma anche nella caratteristica sessuale dell’essere maschile e femminile. In questo una coppia cristiana riflette tutte le proprietà d’amore e di comunione della Trinità le cui persone divine sono reciproche e coincidenti. Grazie a questo la famiglia diventa “fraternità fondata nel Signore” ed assume le stesse connotazioni ecclesiali della Chiesa sposa di Cristo. Ed è per questo che ne assume lo stesso bisogno di tenerezza e di misericordia quando a causa del peccato (incomprensioni, prevaricazioni, mancanza di ascolto e quindi di dialogo, apatie … e tanto altro ancora) si interrompe quella relazione di comunione tra marito e moglie, tra genitori e figli. Il senso della festa di questa domenica è che non dobbiamo disilluderci sull’amore, non dobbiamo fatalmente accontentarci di quello che siamo in famiglia: non è giustizia esprimersi con “tanto non cambia … non posso farci più niente … ho tentato inutilmente”. Se il Signore ci avesse trattati così saremmo persi già da tempo ed invece è ancora accanto a noi, ci incoraggia e ci sostiene ad essere “perfetti come il Padre che è nei cieli” (cf. Mt). La festa della Trinità sia la festa di chi si scopre peccatore e soprattutto perdonato, sia la gioia di riscoprire la bellezza di una relazione “ricucita” nel nome di Cristo e “rinsaldata” nella comunione al suo Corpo e al suo Sangue.
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''Salvatore''
//^^domenica, maggio 18, 2008, 06:37 PM^^//
In questa solennità della SS. Trinità il mio pensiero si proietta nel mistero grande e insondabile di Dio, ma si volge anche a quello altrettanto inesauribile della Chiesa, icona della Trinità. Come Dio è una comunione di persone, in cui i tre pur restando distinti sono uno, così anche la Chiesa è una (come diciamo nel credo) nella moltitudine dei suoi membri. E' una come il corpo di Cristo di cui ci parla Paolo nella 1Cor. Il mistero della Chiesa comunione è stato molto bene approfondito dal Concilio Vaticano II nel documento Lumen gentium, tuttavia in questo momento storico viene un po' messo da parte e si preferisce ribadire di più la visione gerarchica e piramidale della Chiesa. Il popolo di Dio e il suo protagonismo, nella liturgia come nella pastorale, viene eluso, e la partecipazione di laici è spesso inibita se non umiliata. Che il contemplare il mistero trinitario ci faccia riscoprire il principio di comunione in cui chi è primo e servo e chi è servo è primo, in modo reciproco e circolare. Amen
''Nino''
^^//domenica, gennaio 6, 2008, 01:04 PM//^^
Ci racconta l'evangelista che i Magi "entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre". La sacra famiglia ha cambiato residenza. Possiamo immaginare che i padroni di casa abbiano contemplato e siano stati testimoni di questo eccezionale evento di salvezza ed avendo compreso la natura del bambino abbiano accolto la famiglia "in casa" per offrire un riparo più dignitoso della grotta.
Anche noi famiglie siamo chiamate a riconoscere quel Gesù che abbiamo relegato al freddo e al gelo delle nostre grotte. Siamo chiamate a riconoscerlo nei poveri, nei diseredati, in coloro che trascorrono la propria vita alla mercè dei capricci atmosferici.
Liberaci Signore dalle nostre grotte,
dalle nostre comodità e dai nostri vantaggi,
offrici se necessario la scomodità evangelica
quella che ha fatto lasciare tutto ai primi discepoli
per seguire il Messia.
Facci essere, Signore Amante della vita,
discepoli dell'Amato
e testimoni dell'Amore. Amen
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''Alessandro''
^^//martedì, gennaio 8, 2008, 11:34 PM//^^
L'Invisibile è divenuto Visibile. E' bello, sorride, piange, dorme... Il Dio con noi manifesterà la Sua grandezza nel Servizio e nel dono di sè. Nel fare ritorno nei loro luoghi di origine, i magi come i pastori, saranno "portatori sani " della manifestazione del Figlio di Dio, Gesù. Anche noi, oggi come allora siamo chiamati a fare altrettanto. E' un compito gravoso, certo. La nostra manifestazione si chiama Speranza " nell'ossequio a Gesù Cristo e servirlo fedelmente con cuore puro e buona coscienza ". Speranza a chi ci manifesta l'incertezza della vita, del vivere, la sua precarietà. Sperare che nelle tante " corsie preferenziali ", quella dei poveri sia prima di tutte. Dio Padre, dal legno della mangiatoia a quello della croce, oggi il passo è breve. Aiutaci a saperne fare un altro di passo: quello di Sperare con una immensa Speranza. Amen.
''Nino''
^^//lunedì, gennaio 21, 2008, 05:19 PM//^^
Ho messo in sequenza i vangeli di oggi e quello di domenica scorsa (battesimo di Gesù) perché raccontano l'incontro del Battista con il Figlio di Dio.
Nel primo Giovanni è nel Giordano e battezza tutti coloro che desiderano prepararsi alla venuta del Messia; mentre compie questo gesto alza gli occhi e vede in fila con gli altri Gesù ed ha un modo di disappunto. Che ci fa Gesù in fila ... dovrebbe venire qui al posto mio ... farsi vedere ... manifestarsi ... dire al mondo che la sua missione ora inizia. Ma Gesù lo esorta ad avere pazienza precisando che occore adempiere "ogni giustizia". Siamo abituati a parlare di giustizia (e ingiustizia) anche nelle nostre relazioni affettive e familiari perché dobbiamo stabilire l'equità nei nostri rapporti con il coniuge e con i figli; poi dobbiamo amministrare con giustizia i beni suddividendoli equamente tra i figli e tante altre cose che non sto qui ad elencare.
Gesù ci mostra che "compiere giustizia" è aderire al progetto del Padre, alla sua volontà. E qual è la sua volontà? Stare con coloro che "stanno in fila"! Credo che a nessuno di noi faccia piacere "stare in fila" e volentieri, se possiamo, deleghiamo a qualche altro più paziente di noi la tortura delle file. Dunque Gesù ci indica la via: mettersi in fila con gli oppressi, con gli ultimi, con coloro che non contano. E poi rivolto a Giovanni, e si rivolge a tutti coloro che hanno scelto di essere "testimoni", usa il verbo al plurale: "adempiamo". Così siamo chiamati a collaborare con Lui affinché sia fatta la volontà del Padre.
Nell'altro vangelo, quello di Giovanni, il Battista riconosce Gesù come "agnello" con la caratteristica speciale di "togliere il peccato" affermando che il Figlio di Dio cammina avanti: "Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me". Che grande notizia e che gioia quando possiamo essere sicuri che davanti a noi cammina Gesù e rende sicuro il nostro cammino perché orientato a Dio. Ecco abbiamo raddrizzato i sentieri del nostro cuore perché doveva passare Cristo ed ora Lui ci precede concedendoci l'esperienza del perdono e della misericordia.
//Signore ti chiediamo scusa
perché troppe volte e quasi sempre
ci facciamo afferrare dalle logiche razionali
del mondo, del possesso e del denaro.
Donaci la grazia di avere tuo Figlio
sempre innanzi a guidarci e a indicarci il cammino
facci essere giusti nella misura dell'amore
per farci amare senza misura.
Facci accogliere il povero non come il "di più" della nostra vita
ma perché è un suo diritto.
Non farci compiere "elemosine"
ma "restituzioni" di ciò che non è stato dato.
Te lo chiediamo perché anche noi abbiamo riconosciuto
lo Spirito scendere sui questi nostri fratelli
e ne vogliamo rendere testimonianza. Amen.//
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''Alessandro''
^^//mercoledì, gennaio 23, 2008, 05:49 PM//^^
Giovanni Battista il precursore ha spianato la strada per poi farsi da parte e noi andare incontro a Colui che toglie i peccati del mondo. La testimonianza che Giovanni dà di Gesù è verace perchè non si può non testimoniare una " cosa " di cui non si fa esperienza. Bella scoperta!! Oggi, molta gente propone " ricette " quando probabilmente non sa cucinare. Occorre essere cuochi per insegnare a cucinare e farsi da parte dopo che i discepoli hanno imparato a badare a se stessi.Preparare la strada. Anche noi cristiani una volta nella vita dovremmo fare un pellegrinaggio in Terra Santa. Visitare almeno tre siti: la grotta della Natività, il Giordano e dove sono state proclamate le Beatitudini...la nostra Carta della Felicità.
//Padre, siamo genitori e per noi oggi questo è impegnativo. Ansie e timori si alternano a gioie e soddisfazioni. Aiutaci ad essere per i nostri figli come Giovanni, dei precursori nella Fede. La nostra testimonianza sarà verace se tale sarà la nostra Fede nel Figlio Tuo Gesù. Amen//
''Alessandro''
^^//martedì, febbraio 12, 2008, 07:53 PM//^^
La Quaresima è tempo privilegiato perchè l'uomo ,creatura di Dio, torni a Lui. A dire il vero, tutto il tempo della nostra vita, di cristiani in cammino, dovrebbe essere vissuto come tempo di Dio.(privilegiato) Quanto tempo ho perso!Si può parlare di " retorica del tempo ", intendendo le " solite cose della vita "? Forse si, ma ciò non mi spaventa, perchè pur essendo in cammino riconosco di non essere solo, ed è importante. Strada facendo impariamo a dare quel giusto sapore al nostro quotidiano. La mia e nostra speranza in questo cammino è che essendo Sue Creature abbiamo quel pizzico di divinità che ci permette di "rientrare in quella corsia preferenziale" chiamata Filiazione.La mia e nostra Speranza è che in questo cammino, nel conformarci a Cristo il primo a non "aver toccato il fondo",sarà così anche per noi... //Padre,che in questi giorni di Quaresima,migliori il nostro dialogo con Te. Perché le nostre relazioni siano autentiche-pulite,con Te e con gli altri.Ciò renderà noi testimoni del Cristo Tuo Figlio e dare risposte cristianamente carmelitane al quotidiano. Amen//
Alessandro Castronuovo
^^//martedì, febbraio 19, 2008, 07:59 PM//^^
Un giorno un sacerdote parlando di fede diceva: " Noi viviamo di atti di fede perchè se così non fosse, ogni mattina prima di mettere in moto l'auto, dovremo smontarla pezzo per pezzo, verificarne le ottime condizioni, rimontarla e dopo partire". Giorno per giorno...sarebbe una pazzia. Fede in Dio, è abbandonarsi a Lui, totalmente(una parola o una pazzia anche questa). Come ha fatto Gesù. La nostra fede in Dio, non è vana, non è tempo perso perchè è tempo di Dio, con, per e in Cristo. La sofferenza non è vana, ha significato se la dedichiamo a gesù perchè lui la santifichi. Fede è testimonianza, è conquista, è crescita. Cose belle che passano come la nostra vita. Abramo nostro padre nella fede: sarebbe più facile se anche a noi Dio parlasse direttamente... ma Dio parla anche in altri modi, sta a noi cercare di leggere i segni dei tempi e fare discernimento(anche questo è una parola?) Ciò che conta è la continuità, la costanza.
//Signore, noi siamo di passagio su questa terra, sostieni e rendi continua la nostra fede.Perchè anche noi trasfigurati nel Cristo Tuo Figlio siamo più credibili, più belli, più veri. Amen//
Una nota stonata? Dire Colombia è dire: narcotraffico, paramilitari, guerriglia, rapimenti... ma non è solo questo.(anche le notizie sono come la moda, fanno tendenza)E' anche "Desplazados-sfollati". Migliaia di famiglie costrette a lasciare le proprie case, lavoro, affetti, per andare a ricominciare tutto daccapo , da un'altra parte. La causa? Interessi economici. Vaste aree della Colombia sono importanti per biodiversità, oro, petrolio, carbone... Ecco il perchè dello sfollamento. I "deplazados", anche loro come Abramo, ma senza una meta sicura.
''alessandro''
//^^lunedì, marzo 3, 2008, 07:25 PM^^//
- Cristo Luce del mondo
- Siamo figli della Luce
- Rivestitevi di Luce.
~Luce-Vita. Vedere bene per non inciampare, fare quelle scelte giuste che ci rendono sicuri, farci stare bene...
Cristo Luce del mondo ci invita ad abbandonare le nostre certezze per abbandonarsi a Lui nel mondo.
Cristo è Luce del mondo: perchè facciamo luce denunciando chi pensa di essere nella luce ergendosi a "faro" per la vita altrui. In realtà la rende sempre più buia. (Il potere rende ciechi... gli altri)
Quando un bimbo nasce è un venire alla luce. E' il miracolo della Luce. Signore, che non vengano a spegnersi le tante Luci che ogni giorno si accendono, che restino accese. Il gesto di Gesù di impastare saliva assieme al fango e spalmare... la Creazione. La confermache l'uomo è creatura di Dio e "vedendo con gli occhi di Dio" il mondo, possa esserne suo co-creatore.
Come Carmelitani, nel silenzio, nella preghiera, tra la gente perchè... " tutto quello che si manifesta è Luce "
''Alessandro''
^^//martedì, marzo 11, 2008, 10:00 PM//^^
Gesù è straordinario! Straordinaria è la sua fede nel Padre Suo e Padre nostro. Signore mio e Padre mio dacci di questa fede perchè anche noi come il Tuo Figlio, possiamo dire: " Tuo fratello risorgerà ". La fede. " Si, o Signore, io credo che Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo". Sta per concludersi questo itinerario quaresimale; l'esperienza del deserto volge al termine. Solo dopo l'esserci messi da parte, perchè il Figlio di Dio trovi posto, potremo fare la nostra professione di fede come Marta e Maria. Signore, ti prego liberami dai legacci, dalle bende che ostacolano il mio vivere, per essere come il Figlio Tuo: Libero e Fedele. Caro Gesù, noi siamo perché vogliamo esserlo, Carmelitani, aiutaci a coltivare l'esperienza del deserto perchè il dialogo col Padre Tuo, sia costante e sanante, come del resto lo fu per i primi confratelli sul Carmelo.Signore Gesù, è bello piacere al Padre Tuo perchè piaciamo agli altri... anche io come Te possa dire: "Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato ". Amen
''Nino''
//^^sabato, maggio 3, 2008, 01:42 PM < 79.22.32.52 >^^//
Si legge in questo vangelo che “gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato”. Anche al cap. 5 si parla di una convocazione sulla montagna dove il Signore ha annunciato la via del regno dei cieli per “rallegrarsi” ed esultare in Dio. Anche il salmo ci riporta a questa dimensione della gioia: “Popoli tutti, battete le mani! Acclamate Dio con grida di gioia”. Ancora il I prefazio dell’Ascensione ricorda che il Signore “è salito al cielo tra il coro festoso degli angeli”.
Su questi due elementi (la montagna e la gioia) si è soffermata la mia attenzione. La montagna è il luogo dove Dio è più vicino, ma per arrivare alla vetta occorre fatica ed impegno e, una volta giunti alla meta, occorre scendere e si scende pieni di gioia e di meraviglia per quello che si è visto e lo si vuole raccontare a tutti. Sembra la parabola del cristiano che vuole vivere in letizia la propria fede incurante dei pericoli e delle difficoltà del cammino perché Cristo “non si è separato dalla nostra condizione umana” e ci precede “per darci la serena fiducia che dove è lui, capo e primogenito, saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria” (cf. I prefazio). Come dice Egidio, questa festa ci aiuti a riscoprire la bellezza della vita cristiana. Perché essere cristiani, discepoli e fratelli di Cristo, è una “bellezza” e non possiamo intristirci se talvolta dubitiamo non solo della nostra fede, ma spesso della fede di chi ci accompagna. Vorremmo più impegno, maggiore partecipazione, più serietà nelle scelte; insomma ci trasformiamo in “monarchi” degli altri. Dovremmo riscoprire la serenità dell’essere cristiani che significa accettare che il Signore, e Lui solo, è la nostra signoria; a Lui “giudice del mondo e Signore dell’universo” spetta il governo della vita di chi crede in Lui. Trasformata da questi sentimenti anche la vita fraterna acquista maggior gusto nello stare insieme nella semplicità e nella serenità dei giudizi: amare significa accettare gli altri per quello che sono, cioè creature di Dio e pertanto degne come noi di essere “figli”. Abbandoniamo la cupezza e la severità del “figlio maggiore” e accostiamoci piuttosto alla gioia di essere peccatori perdonati, capaci di salire e scendere la montagna che Gesù ci indica.
''Alessandro''
//^^lunedì, maggio 5, 2008, 10:50 PM < 79.9.79.61 >^^//
Signore nostro Dio e Padre nostro,il Tuo Figlio ritorna a Te perchè da Te è venuto qui,tra noi. " Tutto è compiuto " potremmo dire, ma non è così! Egli non ci lascia orfani perchè " Io sono con voi tutti i giorni..."Il tempo è al presente perchè nel nostro presente continuo,nella storia di ognuno Egli si manifesta, è presente. Non un gioco di parole, ma è realtà. Padre allontana da noi la pretesa di avere il " monopolio della verità " perchè questa va ricercata ogni giorno;ogni giorno santo è una adesione a Te. Aiutaci,educaci a riconoscere e lasciarci guidare dal soffio del Tuo Spirito come Elia. allontanaci dalla tentazione di guidare noi il soffio dello Spirito perchè soffi dove noi vogliamo.Siamo tue creature. La tua divinità è i noi. Sarebbe un ...peccato sciuparla. La vita cristiana è adesso!! Liberi e fedeli in Cristo: Amen.
!Comunicazioni
In questa sezione puoi trovare le comunicazioni interne della fraternità.
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!!2009
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!!2007
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<div style="text-align: center;">
<h1>Fraternità Laicale Carmelitana:</h1>
<p>
<h2>
<small><a href="mailto:info@laicicarmelitani.org">info@laicicarmelitani.org</a></small>
</h2>
</div>
</html>
!!!Responsabile della FLC:
*''Salvatore Schirone'': [[schirone@gmail.com|mailto:schirone@gmail.com]]
!!!Coordinatori locali - fraternità di Bari:
*''Lilli ed Eugenio Martiradonna'': [[angelarbore@libero.it|mailto:angelarbore@libero.it]]
!!!Coordinatori locali - fraternità di Mesagne:
*''Sandro e Marinella Castronuovo'': [[alessandro.castronuovo@aliceposta.it|mailto:alessandro.castronuovo@aliceposta.it]]
!!!Animatore spirituale della FLC:
*''fra' Egidio Palunbo'': [[fraegidio@alice.it|mailto:fraegidio@alice.it]]
!!!P. Priore della Provincia Napoletana dei Carmelitani:
*''P. Enrico Ronzini'': [[enrirex@gmail.com|mailto:enrirex@gmail.com]]
EsempioPagina1
EsempioPagina2
[[Esempio Pagina 3]]
<<author>>
/***
|''Name:''|CryptoFunctionsPlugin|
|''Description:''|Support for cryptographic functions|
***/
//{{{
if(!version.extensions.CryptoFunctionsPlugin) {
version.extensions.CryptoFunctionsPlugin = {installed:true};
//--
//-- Crypto functions and associated conversion routines
//--
// Crypto "namespace"
function Crypto() {}
// Convert a string to an array of big-endian 32-bit words
Crypto.strToBe32s = function(str)
{
var be = Array();
var len = Math.floor(str.length/4);
var i, j;
for(i=0, j=0; i<len; i++, j+=4) {
be[i] = ((str.charCodeAt(j)&0xff) << 24)|((str.charCodeAt(j+1)&0xff) << 16)|((str.charCodeAt(j+2)&0xff) << 8)|(str.charCodeAt(j+3)&0xff);
}
while (j<str.length) {
be[j>>2] |= (str.charCodeAt(j)&0xff)<<(24-(j*8)%32);
j++;
}
return be;
};
// Convert an array of big-endian 32-bit words to a string
Crypto.be32sToStr = function(be)
{
var str = "";
for(var i=0;i<be.length*32;i+=8)
str += String.fromCharCode((be[i>>5]>>>(24-i%32)) & 0xff);
return str;
};
// Convert an array of big-endian 32-bit words to a hex string
Crypto.be32sToHex = function(be)
{
var hex = "0123456789ABCDEF";
var str = "";
for(var i=0;i<be.length*4;i++)
str += hex.charAt((be[i>>2]>>((3-i%4)*8+4))&0xF) + hex.charAt((be[i>>2]>>((3-i%4)*8))&0xF);
return str;
};
// Return, in hex, the SHA-1 hash of a string
Crypto.hexSha1Str = function(str)
{
return Crypto.be32sToHex(Crypto.sha1Str(str));
};
// Return the SHA-1 hash of a string
Crypto.sha1Str = function(str)
{
return Crypto.sha1(Crypto.strToBe32s(str),str.length);
};
// Calculate the SHA-1 hash of an array of blen bytes of big-endian 32-bit words
Crypto.sha1 = function(x,blen)
{
// Add 32-bit integers, wrapping at 32 bits
add32 = function(a,b)
{
var lsw = (a&0xFFFF)+(b&0xFFFF);
var msw = (a>>16)+(b>>16)+(lsw>>16);
return (msw<<16)|(lsw&0xFFFF);
};
// Add five 32-bit integers, wrapping at 32 bits
add32x5 = function(a,b,c,d,e)
{
var lsw = (a&0xFFFF)+(b&0xFFFF)+(c&0xFFFF)+(d&0xFFFF)+(e&0xFFFF);
var msw = (a>>16)+(b>>16)+(c>>16)+(d>>16)+(e>>16)+(lsw>>16);
return (msw<<16)|(lsw&0xFFFF);
};
// Bitwise rotate left a 32-bit integer by 1 bit
rol32 = function(n)
{
return (n>>>31)|(n<<1);
};
var len = blen*8;
// Append padding so length in bits is 448 mod 512
x[len>>5] |= 0x80 << (24-len%32);
// Append length
x[((len+64>>9)<<4)+15] = len;
var w = Array(80);
var k1 = 0x5A827999;
var k2 = 0x6ED9EBA1;
var k3 = 0x8F1BBCDC;
var k4 = 0xCA62C1D6;
var h0 = 0x67452301;
var h1 = 0xEFCDAB89;
var h2 = 0x98BADCFE;
var h3 = 0x10325476;
var h4 = 0xC3D2E1F0;
for(var i=0;i<x.length;i+=16) {
var j,t;
var a = h0;
var b = h1;
var c = h2;
var d = h3;
var e = h4;
for(j = 0;j<16;j++) {
w[j] = x[i+j];
t = add32x5(e,(a>>>27)|(a<<5),d^(b&(c^d)),w[j],k1);
e=d; d=c; c=(b>>>2)|(b<<30); b=a; a = t;
}
for(j=16;j<20;j++) {
w[j] = rol32(w[j-3]^w[j-8]^w[j-14]^w[j-16]);
t = add32x5(e,(a>>>27)|(a<<5),d^(b&(c^d)),w[j],k1);
e=d; d=c; c=(b>>>2)|(b<<30); b=a; a = t;
}
for(j=20;j<40;j++) {
w[j] = rol32(w[j-3]^w[j-8]^w[j-14]^w[j-16]);
t = add32x5(e,(a>>>27)|(a<<5),b^c^d,w[j],k2);
e=d; d=c; c=(b>>>2)|(b<<30); b=a; a = t;
}
for(j=40;j<60;j++) {
w[j] = rol32(w[j-3]^w[j-8]^w[j-14]^w[j-16]);
t = add32x5(e,(a>>>27)|(a<<5),(b&c)|(d&(b|c)),w[j],k3);
e=d; d=c; c=(b>>>2)|(b<<30); b=a; a = t;
}
for(j=60;j<80;j++) {
w[j] = rol32(w[j-3]^w[j-8]^w[j-14]^w[j-16]);
t = add32x5(e,(a>>>27)|(a<<5),b^c^d,w[j],k4);
e=d; d=c; c=(b>>>2)|(b<<30); b=a; a = t;
}
h0 = add32(h0,a);
h1 = add32(h1,b);
h2 = add32(h2,c);
h3 = add32(h3,d);
h4 = add32(h4,e);
}
return Array(h0,h1,h2,h3,h4);
};
}
//}}}
/***
|''Name:''|DeprecatedFunctionsPlugin|
|''Description:''|Support for deprecated functions removed from core|
***/
//{{{
if(!version.extensions.DeprecatedFunctionsPlugin) {
version.extensions.DeprecatedFunctionsPlugin = {installed:true};
//--
//-- Deprecated code
//--
// @Deprecated: Use createElementAndWikify and this.termRegExp instead
config.formatterHelpers.charFormatHelper = function(w)
{
w.subWikify(createTiddlyElement(w.output,this.element),this.terminator);
};
// @Deprecated: Use enclosedTextHelper and this.lookaheadRegExp instead
config.formatterHelpers.monospacedByLineHelper = function(w)
{
var lookaheadRegExp = new RegExp(this.lookahead,"mg");
lookaheadRegExp.lastIndex = w.matchStart;
var lookaheadMatch = lookaheadRegExp.exec(w.source);
if(lookaheadMatch && lookaheadMatch.index == w.matchStart) {
var text = lookaheadMatch[1];
if(config.browser.isIE)
text = text.replace(/\n/g,"\r");
createTiddlyElement(w.output,"pre",null,null,text);
w.nextMatch = lookaheadRegExp.lastIndex;
}
};
// @Deprecated: Use <br> or <br /> instead of <<br>>
config.macros.br = {};
config.macros.br.handler = function(place)
{
createTiddlyElement(place,"br");
};
// Find an entry in an array. Returns the array index or null
// @Deprecated: Use indexOf instead
Array.prototype.find = function(item)
{
var i = this.indexOf(item);
return i == -1 ? null : i;
};
// Load a tiddler from an HTML DIV. The caller should make sure to later call Tiddler.changed()
// @Deprecated: Use store.getLoader().internalizeTiddler instead
Tiddler.prototype.loadFromDiv = function(divRef,title)
{
return store.getLoader().internalizeTiddler(store,this,title,divRef);
};
// Format the text for storage in an HTML DIV
// @Deprecated Use store.getSaver().externalizeTiddler instead.
Tiddler.prototype.saveToDiv = function()
{
return store.getSaver().externalizeTiddler(store,this);
};
// @Deprecated: Use store.allTiddlersAsHtml() instead
function allTiddlersAsHtml()
{
return store.allTiddlersAsHtml();
}
// @Deprecated: Use refreshPageTemplate instead
function applyPageTemplate(title)
{
refreshPageTemplate(title);
}
// @Deprecated: Use story.displayTiddlers instead
function displayTiddlers(srcElement,titles,template,unused1,unused2,animate,unused3)
{
story.displayTiddlers(srcElement,titles,template,animate);
}
// @Deprecated: Use story.displayTiddler instead
function displayTiddler(srcElement,title,template,unused1,unused2,animate,unused3)
{
story.displayTiddler(srcElement,title,template,animate);
}
// @Deprecated: Use functions on right hand side directly instead
var createTiddlerPopup = Popup.create;
var scrollToTiddlerPopup = Popup.show;
var hideTiddlerPopup = Popup.remove;
// @Deprecated: Use right hand side directly instead
var regexpBackSlashEn = new RegExp("\\\\n","mg");
var regexpBackSlash = new RegExp("\\\\","mg");
var regexpBackSlashEss = new RegExp("\\\\s","mg");
var regexpNewLine = new RegExp("\n","mg");
var regexpCarriageReturn = new RegExp("\r","mg");
}
//}}}
Questo ~TiddlyWiki è la traduzione in italiano del lavoro originario di [[SaqImtiaz|http://lewcid.googlepages.com/presentation_empty_full.html#Documentation]] riguardante la personalizzazione di [[TiddlyWiki|http://www.tiddlywiki.com]] per la realizzazione di presentazioni. Come già fatto per la mia [[Guida in italiano a TiddlyWiki|http://pollio.maurizio.googlepages.com/MiniGuidaTiddlyWiki.html]], nel tradurre in italiano le istruzioni sull'uso di questo [[adattamento di TiddlyWiki|http://pollio.maurizio.googlepages.com/MiniGuidaTiddlyWiki.html#%5B%5BAdattamenti%20di%20TiddlyWiki%5D%5D]], ho ritenuto opportuno evitare una traduzione pedissequa dell'originale per rendere l'argomento più chiaro.
Prima di tutto, per vedere subito quali sono le potenzialità di ~TiddlyWiki quando è usato in ''modo presentazione'', cliccate sul seguente link:
http://lewcid.googlepages.com/tots.html
!!Che cosa è ~TiddlyWiki utilizzato in ''modo presentazione''?
~TiddlyWiki in ''modo presentazione'' può essere considerato un adattamento di ~TiddlyWiki particolarmente utile per la realizzazione di presentazioni da pubblicare su web o da portare con se, magari su una pendrive; la soluzione si basa sull'utilizzo di un certo numero di plugin specifici. Per sapere quali plugin sono installati in questo wiki, cliccate sul comando ''Strumenti'' in alto a destra e, successivamente, sul comando ''Plugin'' della barra degli strumenti visualizzata in alto nella pagina.
!!Come modificare questo ~TiddlyWiki
Per modificare questo ~TiddlyWiki, cioè per realizzare la vostra presentazione, occorre semplicemente aprire il file con il vostro browser e cliccare su una delle voci del menu di destra (ad esempio su ''Documentazione''); una volta fatto ciò, ''senza chiudere'' questa finestra del browser, basta aprire una ''nuova'' finestra del browser specificando il medesimo url riportato nella prima finestra aggiungendo alla fine la stringa di caratteri #author:true
//(Suggerimento: per rendere più spedito il processo di editing della vostra presentazione, memorizzate nei bookmark del browser l'url della vostra presentazione con la stringa #author:true al termine)//. In questo modo passate al modo editing che consente di modificare i contenuti della presentazione.
Se queste istruzioni vi appaiono confuse, visualizzate direttamente il breve screencast da me realizzato che si trova in [[Esempio Pagina 3]].
!! Come modificare il titolo, il sottotitolo ed il footer della presentazione
Per modificare il titolo della presentazione, basta editare il tiddler SiteTitle; per modificare il sottotitolo basta modificare il tiddler SiteSubtitle. Per modificare l'area di footer che viene visualizzata in ogni pagina della presentazione, basta editare il tiddler [[contentFooter]].
!!Come visualizzare la preview della presentazione
Per visualizzare la preview della presentazion, utilizzate il comando ''Presentation Mode'' presente nel MainMenu. Per ritornare al modo editing del contenuto, cliccate sul comando ''Author Mode'' che compare nel MainMenu.
!!Come modificare il contenuto e l'ordine della presentazione
Per modificare il contenuto e l'ordine della presentazione, occorre editare il tiddler PresentationIndex. In questo frammento devono essere elencati semplicemente i nomi dei frammenti (tiddler secondo la nomenclatura di ~TiddlyWiki) che costituiscono la presentazione; l'ordine con cui sono elencati corrisponderà all'ordine con cui verranno visualizzati i contenuti della presentazione.
!! Come personalizzare l'interfaccia di visualizzazione di default
Per personalizzare l'interfaccia di visualizzazione di default, occorre modificare i seguenti tiddlers secondo le vostre esigenze:
*PageTemplate
*StyleSheet
*ViewTemplate
*EditTemplate
*MainMenu
!!Come personalizzare l'interfaccia di editing (l'interfaccia autore)
Per personalizzare l'interfaccia di editing, occorre modificare i seguenti tiddlers: //(Notate che tutti questi file sono opzionali; se qualcuno di essi non esiste, verrà utilizzata la visualizzazione standard. Questo significa anche che se intendete modificare solo il PageTemplate avete bisogno solo del tiddler AuthorPageTemplate)//
*AuthorPageTemplate
*AuthorStyleSheet
*AuthorViewTemplate
*AuthorEditTemplate
*AuthorMainMenu
!!Come usare un diverso stylesheet o un diverso tema
Per utilizzare stylesheet alternativi o i vostri temi favoriti di ~TiddlyWiki dovete semplicemente importare i relativi tiddlers in questo file.
Se avete intenzione di modificare l'interfaccia di presentazione, importate solo i tiddler PageTemplate e StyleSheet. Se avete intenzione di modificare l'interfaccia di editing, dovete copiare i tiddler PageTemplate e StyleSheet come AuthorPageTemplate e AuthorStyleSheet rispettivamente.
!!Altri suggerimenti
* Quando realizzate delle variazioni che intendete applicare sia all'interfaccia di presentazione che di editing, utilizzate il tiddler StyleSheetCommon ed includetelo in questo modo {{{[[StyleSheetCommon]]}}} nei tiddler StyleSheet e AuthorStyleSheet; in questo modo eviterete di scrivere due volte il codice!
* Per realizzare rapidamente un controllo che vi consente di modificare le dimensioni dei font, installate FontSizePlugin: http://tw.lewcid.org/#FontSizePlugin
* Se la vostra presentazione è online, potrebbe essere utile attivare uno splash screen che visualizza un messaggio personalizzabile mentre ~TiddlyWiki si carica; installate allora SplashScreenPlugin: http://tw.lewcid.org/#SplashScreenPlugin (''Nota'': in questo ~TiddlyWiki FontSizePlugin e SplashScreenPlugin sono già installati).
!!In queste pagine viene raccolta la documentazione ufficiale
!!della [[FLC]], //Fraternità Laicale Carmelitana//.
!!! Triennio 2008-2010
*Verbali
**Verbale della Convivenza Invernale - Ostuni, 7 febbraio 2010 [img[img/pdf.gif][doc/Verbali/Verbale14.pdf]] - [img[img/doc.gif][doc/Verbali/Verbale14.doc]]
**Verbale dell'Assemblea Annuale Residenziale 5-6 settembre 2009 [img[img/pdf.gif][doc/Verbali/Verbale13.pdf]] - [img[img/doc.gif][doc/Verbali/Verbale13.doc]]
**Verbale della Giornata di Convivenza Invernale - Ostuni, 1 febbraio 2009 [img[img/pdf.gif][doc/Verbali/Verbale12.pdf]] - [img[img/doc.gif][doc/Verbali/Verbale12.doc]]
**Verbale della XI Assemblea Annuale Residenziale 31 maggio-2 giugno 2008 [img[img/pdf.gif][doc/Verbali/Verbale11.pdf]] - [img[img/doc.gif][doc/Verbali/Verbale11.doc]]
**Verbale della Giornata di Convivenza Invernale - Ostuni, 3 febbraio 2008 [img[img/pdf.gif][doc/Verbali/Verbale10.pdf]] - [img[img/doc.gif][doc/Verbali/Verbale10.rtf]]
*Risposta dell'Ufficio Laicato della diocesi di ~Bari-Bitonto - ammissione della FLC nel CDAL [img[img/pdf.gif][doc/Lettere/RispostaConsulta.pdf]]
*Lettera del Provinciale al Vescovo di ~Bari-Bitonto per l'ammissione della FLC nel CDAL [img[img/pdf.gif][doc/Lettere/LetteraVescovoBari-CDAL.pdf]]
*Saluto della FLC all'Assemblea Provinciale - 26 giugno 2009 [img[img/pdf.gif][doc/Capitoli/SalutoAssembleaPadri-2009.pdf]]
*Intervento della FLC al Capitolo Provinciale - 11 giugno 2008 [img[img/pdf.gif][doc/Capitoli/capitolo-2008.06.pdf]]
*Libro della //Charta// - versione definitiva (formato 17x24) [img[img/pdf.gif][doc/Charta/LibroCharta/charta.pdf]] (7,5MB!) - Copertina [img[img/pdf.gif][doc/Charta/LibroCharta/ChartaCopertina.pdf]]
*Prima bozza del libro della //Charta// - [img[img/zip.gif][doc/Charta/charta-2008.02.15.zip]] (archivio di 14Mb!!)
*Rito della benedizione dell'icona [img[img/doc.gif][doc/Liturgia/BenedizioneIcona.doc]]
*Intervento di fra Egidio La Chiesa Fraternità nel Vangelo di Matteo [img[img/doc.gif][doc/Formazione/ChiesaFraternitàMt.rtf]]
*Intervento di Nino all'Assemblea residenziale (1 giugno 2008):
**La Chiesa fraternità in missione nel cap. 12 di Matteo [img[img/doc.gif][doc/Formazione/MissioneMt10.rtf]]
*Contributo esegetico di Nino su Matteo 10 - convivenza estiva 2008 [img[img/pdf.gif][doc/Formazione/matteo10.pdf]]
*Intervento di Maria Giovanna su Matteo 18 [img[img/doc.gif][doc/Formazione/Matte18-Mesagne.doc]]
*Notte Oscura di San Giovanni della Croce (a cura di Nino De Summa [img[img/doc.gif][doc/Formazione/NotteOscura.rtf]]
*Relazione di mons. Vincenzo Paglia, //I laici e la Parola//, tenuta all'assemblea del laicato, il 21 aprile 2009, presso il Politecnico di Bari [img[img/pdf.gif][doc/Formazione/ConsultaLaicale/Laicato2009.pdf]]
*<slider Cassa>
**[[Bilancio cassa al 7 febbraio 2010|doc/Cassa/CassaFLC-2010.02.pdf]]
**[[Bilancio cassa al 25 ottobre 2009|doc/Cassa/CassaFLC-2009.10.pdf]]
**[[Fattura rinnovo hosting per il sito (scadenza novembre 2010)|doc/Cassa/fatturaSito-09.pdf]]
**[[Bilancio cassa all'1 settembre 2009|doc/Cassa/CassaFLC-2009.09.pdf]]
**[[Bilancio cassa al 21 gennaio 2009|doc/Cassa/CassaFLC-2009.01.pdf]]
**[[Fattura rinnovo hosting per il sito (scadenza novembre 2009)|doc/Cassa/fatturaSito-08.pdf]]
**[[Bilancio cassa giugno 2008|doc/Cassa/CassaFLC-2008.06.pdf]]
**[[Bilancio cassa maggio 2008|doc/Cassa/CassaFLC-2008.05.pdf]]
**[[Fattura Editrice Ecumenica|doc/Cassa/fatturaEE.pdf]]
**[[Contratto stampa del libro della Charta|doc/Cassa/ContrattoLibro.pdf]]
**[[Fattura acquisto hosting per il sito (scadenza novembre 2008)|doc/Cassa/fatturaSito-07.pdf]]
**[[Bilancio cassa febbraio 2008|doc/Cassa/CassaFLC-2008.02.pdf]]
</slider>
!!!La documentazione relativa agli anni 2003-2007, cioè gli anni che vanno dalle origine alla nascita uffciale della Fraternità. La documentazione, disponibile nei formati rtf e/o pdf.
*<slider 9 verbali delle convivenze e relative lettere di convocazione:>
**[[29-31 agosto 2003 - Oasi dei Trulli Martina Franca (TA)|doc/Verbali/Verbale01.rtf]]
*** [[lettera convocazione|doc/Lettere/LetteraConv01.rtf]]
** [[7-8 febbraio 2004 - Comunità Carmelitana di Mesagne|doc/Verbali/Verbale02.rtf]]
*** [[lettera convocazione|doc/Lettere/LetteraConv02.rtf]]
** [[27-29 agosto - Oasi dei Trulli Martina Franca (TA)|doc/Verbali/Verbale03.rtf]]
*** [[lettera convocazione|doc/Lettere/LetteraConv03.rtf]]
** [[5-6 febbraio 2005 - Comunità Carmelitana di Bari|doc/Verbali/Verbale04.rtf]]
*** [[lettera convocazione|doc/Lettere/LetteraConv04.rtf]]
** [[2-4 settembre 2005 - Oasi dei Trulli Martina Franca (TA)|doc/Verbali/Verbale05.rtf]]
*** [[lettera convocazione|doc/Lettere/LetteraConv05.rtf]]
** [[19 febbraio 2006 - Oasi S. Maria - Cassano delle Murge (BA)|doc/Verbali/Verbale06.rtf]]
*** lettera di convocazione
** [[8-10 settembre - Convento Carmelitano di Torre S. Susanna (BR)|doc/Verbali/Verbale07.rtf]]
*** [[lettera convocazione|doc/Lettere/LetteraConv07.rtf]]
** [[4 febbraio 2007 - Monastero delle Carmelitane di Ostuni (BR)|doc/Verbali/Verbale08.rtf]]
*** [[lettera convocazione|doc/Lettere/LetteraConv08.rtf]]
** [[29 giugno - 1 luglio 2007 - Convento Carmelitano di Torre S. Susanna|doc/Verbali/Verbale09.rtf]]
*** [[lettera di convocazione|doc/Lettere/LetteraConv09.rtf]]
</slider>
*<slider Charta della Fraternità, bozze precedenti, corrispondenza:>
**[[Versione definitiva della Charta|doc/Charta/Charta.rtf]]
*** [[Prima bozza|doc/Charta/bozze/Charta-bozza0.rtf]]
*** [[Seconda bozza|doc/Charta/bozze/Charta-bozza1.rtf]]
*** [[Terza bozza|doc/Charta/bozze/Charta-bozza2.rtf]]
** [[Memoria storica delle origini|doc/Charta/Memostorica.rtf]]
** [[Richiesta di approvazione|doc/Charta/RichiestaApp.rtf]]
*** [[Prima risposta del Provinciale|doc/Charta/Prov-Risposta.rtf]] -- [[originale pdf|doc/Charta/Prov-Risposta.pdf]]
*** [[Successiva risposta della FLC|doc/Charta/FLC-Risposta.pdf]] (originale in pdf)
** [[Lettera di approvazione|doc/Charta/Approvazione.rtf]] -- [[originale pdf|doc/Charta/Approvazione.pdf]]
</slider>
*<slider Corrispondenza>
**Lettera di presentazione alla famiglia carmelitana della Nascita FLC ([[pdf|doc/Lettere/LettereNascita/Prot_01_2007.pdf]] - [[rtf|doc/Lettere/LettereNascita/Prot_01_2007.rtf]])
**Risposte:
***[[Antony Cilia|doc/Lettere/LettereNascita/A.Cilia-Risposta.pdf]]
***[[TOC - Torre Santa Susanna (Marisa Fotia)|doc/Lettere/LettereNascita/TOC-Torre-Risposta.png]]
**Lettera al Provinciale richiesta finanziamento pubblicazione Libro della //Charta// ([[pdf|doc/Lettere/Lettera-2008.02.11.pdf]] - [[odt|doc/Lettere/Lettera-2008.02.11.odt]])
</slider>
*[[Liturgia di Accoglienza|doc/Liturgia/RitoAcc.rtf]] ([[copertina|doc/Liturgia/RitoAccCOPERT.rtf]]) e [[prima bozza|doc/Liturgia/RitoAcc-bozza.rtf]] e [[seconda bozza|doc/Liturgia/RitoAcc-bozza2.rtf]]
*<slider Varie:>
** [[Depliant giornata di formazione a Torre - 10 settembre 2006|doc/Varie/DepliantTorre.rtf]]
** [[Schema di catechesi di fra' Egidio: "Nel mondo come fratelli"|doc/Varie/Schema1Pt.rtf]]
** Biglietto invito al Rito di Accoglienza - Torre S. Susanna (Br) - 30 giugno 2007 [[pdf|doc/Varie/Invito-30-06-2007.pdf]] - [[sorgente in pub|doc/Varie/Invito-30-06-2007.pub]]
** Etichetta da apporre sul retro dell'Icona ([[pdf|doc/Varie/etichetta-icona.pdf]] - [[sorgente in doc|doc/Varie/etichetta-icona.doc]])
</slider>
!Download
La //Charta// della fraternità:
formato opuscolo [img[img/pdf.gif][download/Charta/Charta-pieghevole.pdf]] - formato brochure [img[img/pdf.gif][download/Charta/Charta-brochure.pdf]]
Commento ampio all'Icona di ''//Cristo Signore, con Maria e i santi del Carmelo//'':
formato opuscolo [img[img/pdf.gif][download/Icona/Icona-pieghevole.pdf]] (attenzione! oltre 7Mb)
Programma di formazione triennale [img[img/pdf.gif][download/Formazione/FLC-FP-07-10.pdf]] - [img[img/doc.gif][doc/Formazione/FLC-FP-07-10.rtf]] (solo area riservata)
!!!Catechesi
*Lo stile di vita del b. Tito Brandsma - di fra Egidio - Convivenza invernale del 7 febbraio 2010 [img[img/doc.gif][download/Catechesi/StileDiVitaTitoBrandsma.doc]]
**Relazione sulla lettura del territorio - fraternità di Mesagne [img[img/pdf.gif][download/Catechesi/Conv2010RelMesagne.pdf]]
*...
*Lectio su Rm 13,1-10 - di Anna Schirone - incontro del 15 maggio 2009 flc-Bari [img[img/doc.gif][download/Catechesi/LectioRm13,1-10.doc]]
*Lectio su 2Ts 3,6-15 - di Antonella De Summa - incontro del 13 marzo 2009 flc-Bari [img[img/doc.gif][download/Catechesi/Lectio2Ts3,6-15.rtf]]
*San Giovanni della Croce - Gioiosa Notte (2N 9.10.16.25) - di Salvatore Schirone - incontro del 13 febbraio 2009 flc-Bari [img[img/pdf.gif][download/Catechesi/GioiosaNotte.pdf]]
*Commento ai paragrafi 18-21 della Regola del Carmelo - di fr. Egidio (Convivenza invernale 01.02.2009) [img[img/doc.gif][download/Catechesi/RCarmCom18-21.doc]]
*San Giovanni della Croce - Presentazione del Libro I della Notte Oscura - di Nino de Summa - incontro del 12 dicembre 2008 flc-Bari [img[img/doc.gif][download/Catechesi/Presentazione-NotteOscuraLibroPrimo.rtf]]
*San Giovanni della Croce - nota biografica e profilo spirituale - presentazione di Nino de Summa - incontro del 24 ottobre 2008 flc-Bari [img[img/doc.gif][download/Catechesi/GvDellaCroce-presentazione.rtf]]
*"L'esperienza della //Lectio Divina//" di fra Egidio Palunbo (3-2-2008) [img[img/doc.gif][download/Catechesi/TeolParola.rtf]] - [img[img/pdf.gif][download/Catechesi/TeolParola.pdf]]
**<slider Dettagli ...>
Il testo dell'intervento di fra Egidio durante la Giornata di Convivenza invernale tenuta nel monastero di Ostuni, il 3 febbraio 2008. Una essenziale ma esauriente teologia delle Parola in 6 punti e alcune indicazioni e suggerimenti per la lectio divina comunitaria.
</slider>
*Una breve introduzione ai Vangeli, di fra Egidio Palumbo [img[img/doc.gif][download/Catechesi/I Vangeli.rtf]]
!!!Fonti Carmelitane
[[Beato Tito Brandsma]], Articolo di P. Anastasio Filieri (VC, 2009(1), p. 17-18 - [img[img/pdf.gif][download/Fonti/VC-2009.1-TitoBrandsma.pdf]]
[[San Giovanni della Croce]], //La notte oscura// - [img[img/doc.gif][download/Fonti/NotteOscura.rtf]]
Tutte le opere di San Giovanni della Croce - [img[img/zip.gif][download/Fonti/GvDellaCroce-opere.zip]]
//''NOTA:'' Tutte le opere qui riportate dovrebbero essere libere da diritti d'autore. Se dovessero esserci diritti non attribuiti ce ne scusiamo e, dietro segnalazione degli interessati, provvederemo ad eliminarle.//
<html>
<br /> Ascolta il Cantico Spirituale di San Giovanni della Croce, letto e commentato da ~RadioMaria:: <br />
<img src="img/musica.jpg" width="20px" alt="canto" />
<object type="application/x-shockwave-flash" data="media/player.swf" id="audioplayer1" height="24" width="290"><br />
<param name="movie" value="media/player.swf"><br />
<param name="FlashVars" value="playerID=1&soundFile=media/RadioMaria-IlCanticoSpirituale-SanGiovanniDellacroce.mp3"><br />
<param name="quality" value="high"><br />
<param name="menu" value="false"><br />
<param name="wmode" value="transparent"><br />
</html>
!!!Canti:
Piccole raccolte:
*Canti camelitani [img[img/doc.gif][download/Canti/CantiCarmelitani.rtf]];
*Canti per la Liturgia[img[img/doc.gif][download/Canti/CantiLiturgia.rtf]]
!!!Liturgie della FLC
*Incontro di preghiera su Gioiosa Notte di San Giovanni della Croce (Salvatore Schirone - 13 febbraio 2009) - [img[img/pdf.gif][download/Liturgia/GioiosaNotte-preghiera.pdf]]
*Incontro di preghiera su Notte Oscura I di San Giovanni della Croce (Nino De Summa - 12 novembre 2008) - [img[img/doc.gif][download/Liturgia/GvDellaCroce-preghiera2.rtf]]
*Incontro di preghiera introduttivo su San Giovanni della Croce (Nino De Summa - 24 ottobre 2008) - [img[img/doc.gif][download/Liturgia/GvDellaCroce-preghiera.rtf]]
*Incontro di preghiera della FLC di Bari del 16 maggio 2008: [img[img/doc.gif][download/Liturgia/FLC-Bari-2008.05.16.rtf]]
*Incontro di preghiera della FLC di Bari del 28 marzo 2008: [img[img/doc.gif][download/Liturgia/FLC-Bari-2008.03.28.rtf]] - [img[img/pdf.gif][download/Liturgia/FLC-Bari-2008.03.28.pdf]] - foglietto:[img[img/pdf.gif][download/Liturgia/FLC-Bari-2008.03.28-brochure.pdf]]
*Lectio di Nino De Summa sul Vangelo di Gv 4,5-42 - FLC di Bari, 23 febbraio 2008 [img[img/doc.gif][download/Liturgia/FLC-Bari-Lectio3domQua.rtf]]
*Liturgia della Messa del 3 febbraio 2008 (Giornata di convivenza invernale): [img[img/doc.gif][download/Liturgia/Messa-2008.02.03.doc]]
*Liturgia del 16 novembre 2007 - FLC di Bari: [img[img/doc.gif][download/Liturgia/FLC-Bari-2007.11.16.doc]] - [img[img/pdf.gif][download/Liturgia/FLC-Bari-2007.11.16.pdf]]
!!!Documenti carmelitani
*Lettera del Generale alla Famiglia Carmelitana per la canonizzazione del Beato Nuno: "''Rivestito della corazza della Giustizia''" [img[img/pdf.gif][download/OCarm/SanNuno-Lettera2009.pdf]]
*[[La Regola|http://www.ocarm.pcn.net/ita/regolita.htm]]
*Lettera dei Superiori Generali ~OCarm - OCD per l'VIII centenario della //Fornula Vitae//: [img[img/doc.gif][download/OCarm/800FV.doc]] - [img[img/pdf.gif][download/OCarm/800FV.pdf]]
**[[Lettera del Papa al Priore Generale|http://www.ocarm.org/ita/articles/ben16bita.htm]]
*Messaggio del Capitolo Generale (sett. 2007) alla Famiglia Carmelitana nel Mondo: [[In obsequio Jesu Christi. Comunità orante e profetica in un mondo che cambia|http://www.ocarm.org/ita/articles/cg2007ita.htm]]
!Esempio Pagina 3
In questa pagina potete visualizzare un breve video che mostra come modificare questo Wiki per realizzare la vostra presentazione.
<<player http://pollio.maurizio.googlepages.com/Modo_editing.swf 810 610>>
!Esempio Pagina 1
Questa è la prima pagina della presentazione. Editate il tiddler corrispondente secondo le vostre necessità. Ricordate che se cambiate il nome di questo frammento, dovete aggiornare corrispondentemente anche il tiddler PresentationIndex. I nomi dei tiddler possono essere espressi anche sotto forma di una non wiki parola: osservate il tiddler [[Esempio Pagina 3]] per avere una idea di cosa significa questo. Se, in generale, avete difficoltà ad utilizzare ~TiddlyWiki, consultate la mia guida in italiano.
*Per navigare in questo sito cliccate sul pulsante ''Next'' posizionato in basso a destra i ogni pagina. Per ritornare alla pagina precedente, cliccate sul pulsante ''Previous'' in basso a sinistra;
*Cliccando su questo pulsante <<top>> ritornerete al top della pagina che state leggendo;
*Per navigare nel sito potete utilizzare anche i link presenti nel menu di sinistra;
*Quando vedete nella pagina del testo colorato come <<def questo>>, posizionando il cursore del mouse sul testo otterrete ulteriori informazioni.
!Esempio Pagina 2
Questa è la seconda pagina della presentazione.
FLC = Fraternità Laicale Carmelitana
/***
|Name|FontSizePlugin|
|Created by|SaqImtiaz|
|Location|http://tw.lewcid.org/#FontSizePlugin|
|Version|1.0|
|Requires|~TW2.x|
!Description:
Resize tiddler text on the fly. The text size is remembered between sessions by use of a cookie.
You can customize the maximum and minimum allowed sizes.
(only affects tiddler content text, not any other text)
Also, you can load a TW file with a font-size specified in the url.
Eg: http://tw.lewcid.org/#font:110
!Demo:
Try using the font-size buttons in the sidebar, or in the MainMenu above.
!Installation:
Copy the contents of this tiddler to your TW, tag with systemConfig, save and reload your TW.
Then put {{{<<fontSize "font-size:">>}}} in your SideBarOptions tiddler, or anywhere else that you might like.
!Usage
{{{<<fontSize>>}}} results in <<fontSize>>
{{{<<fontSize font-size: >>}}} results in <<fontSize font-size:>>
!Customizing:
The buttons and prefix text are wrapped in a span with class fontResizer, for easy css styling.
To change the default font-size, and the maximum and minimum font-size allowed, edit the config.fontSize.settings section of the code below.
!Notes:
This plugin assumes that the initial font-size is 100% and then increases or decreases the size by 10%. This stepsize of 10% can also be customized.
!History:
*27-07-06, version 1.0 : prevented double clicks from triggering editing of containing tiddler.
*25-07-06, version 0.9
!Code
***/
//{{{
config.fontSize={};
//configuration settings
config.fontSize.settings =
{
defaultSize : 100, // all sizes in %
maxSize : 200,
minSize : 40,
stepSize : 10
};
//startup code
var fontSettings = config.fontSize.settings;
if (!config.options.txtFontSize)
{config.options.txtFontSize = fontSettings.defaultSize;
saveOptionCookie("txtFontSize");}
setStylesheet(".tiddler .viewer {font-size:"+config.options.txtFontSize+"%;}\n","fontResizerStyles");
setStylesheet("#contentWrapper .fontResizer .button {display:inline;font-size:105%; font-weight:bold; margin:0 1px; padding: 0 3px; text-align:center !important;}\n .fontResizer {margin:0 0.5em;}","fontResizerButtonStyles");
//macro
config.macros.fontSize={};
config.macros.fontSize.handler = function (place,macroName,params,wikifier,paramString,tiddler)
{
var sp = createTiddlyElement(place,"span",null,"fontResizer");
sp.ondblclick=this.onDblClick;
if (params[0])
createTiddlyText(sp,params[0]);
createTiddlyButton(sp,"+","increase font-size",this.incFont);
createTiddlyButton(sp,"=","reset font-size",this.resetFont);
createTiddlyButton(sp,"–","decrease font-size",this.decFont);
}
config.macros.fontSize.onDblClick = function (e)
{
if (!e) var e = window.event;
e.cancelBubble = true;
if (e.stopPropagation) e.stopPropagation();
return false;
}
config.macros.fontSize.setFont = function ()
{
saveOptionCookie("txtFontSize");
setStylesheet(".tiddler .viewer {font-size:"+config.options.txtFontSize+"%;}\n","fontResizerStyles");
}
config.macros.fontSize.incFont=function()
{
if (config.options.txtFontSize < fontSettings.maxSize)
config.options.txtFontSize = (config.options.txtFontSize*1)+fontSettings.stepSize;
config.macros.fontSize.setFont();
}
config.macros.fontSize.decFont=function()
{
if (config.options.txtFontSize > fontSettings.minSize)
config.options.txtFontSize = (config.options.txtFontSize*1) - fontSettings.stepSize;
config.macros.fontSize.setFont();
}
config.macros.fontSize.resetFont=function()
{
config.options.txtFontSize=fontSettings.defaultSize;
config.macros.fontSize.setFont();
}
config.paramifiers.font =
{
onstart: function(v)
{
config.options.txtFontSize = v;
config.macros.fontSize.setFont();
}
};
//}}}
function setFooter() {
if (document.getElementById && document.getElementById("contentFooter") ) {
var windowHeight=findWindowHeight();
if (windowHeight>0) {
var contentHeight= document.getElementById('mainMenu').offsetHeight + document.getElementById("header").offsetHeight + document.getElementById("contentFooter").offsetHeight;
var menu= document.getElementById('mainMenu');
//var footerHeight=footerElement.offsetHeight;
if (windowHeight-(contentHeight)>=0) {
menu.style.position='relative';
menu.style.marginBottom=(windowHeight-(contentHeight))+'px';
}
else {
menu.style.position='';
menu.style.marginBottom='';
}
}
}
}
window.onresize = function() {
setFooter();
}
Story.prototype.refreshTiddler_footerhack=Story.prototype.refreshTiddler;
Story.prototype.refreshTiddler = function (title,template,force)
{
var theTiddler = Story.prototype.refreshTiddler_footerhack.apply(this,arguments);
setFooter();
return theTiddler;}
!La galleria delle nostre foto
[[Incontro della fraternità di Bari con il Vescovo, mons. Francesco Cacucci|IncontroVescovoBari]]
[[Incontro della fraternità di Mesagne con il Vescovo, mons. Rocco Talucci|IncontroVescovoMesagne]]
!!Convivenze e Assemblee 2008-2010
*Convivenza Invernale - Monastero delle Carmelitane -- Ostuni, 7 febbraio 2010 - video: [img[img/movie.gif][media/video2010/index.html]]
*[[Assemblea Annuale Residenziale - Oasi dei Trulli- Martina (TA) - 5-6 settembre 2009|http://picasaweb.google.com/nino.des/AssembleaAnnualeFLC?locked=true#slideshow/5378633632728463954]] - guarda il [[Video|media/video2009/index.html]]
*[[Assemblea Annuale Residenziale - Torre Santa Susanna - 31 maggio - 2 giugno 2008|http://picasaweb.google.it/nino.des/AssembleaAnnualeFLCTorreSSusanna2008/photo#s5208998777223009218]]
*[[Giornata di convivenza invernale - Ostuni - 3 febbraio 2008|http://picasaweb.google.com/schirone/Ostuni3Febbraio2008/photo#s5170852451755890818]]
!!Avvenimenti
*[[Tavola rotonda a Mesagne - 9 dicembre 2007|http://picasaweb.google.com/schirone/Mesagne9Dicembre2007TavolaRotonda/photo#s5144215966412373906]]
!!La nascita della FLC
*[[Convivenza di Torre S. Susanna giugno 2007 - rito di acoglienza|http://picasaweb.google.com/schirone/Torre30062007/photo#s5086307440517468994]]
!!Gli anni del discernimento
*[[Convivenza Ostuni 4 febraio 2007|http://picasaweb.google.it/nino.des/Ostuni4Febraio2007/photo?authkey=fACeAkCqiSo#s5119364058614591954]]
*[[Convivenza Torre S. Susanna 9-set-2006 |http://picasaweb.google.it/nino.des/ConvivenzaTorreSett2006/photo?authkey=WGyxg7UWQVo#s5118172063456028994]]
*[[Convivenza Cassano 19-2-2006 |http://picasaweb.google.it/nino.des/ConvivenzaCassano1922006/photo?authkey=vNXPoH8xEdM#s5118150352396346786]]
*[[Convivenza Trulli di Martina 6-set-2005 |http://picasaweb.google.it/nino.des/ConvivenzaMartinaSettembre2005/photo?authkey=kCGfUoWThyI#s5118170190850287826]]
*[[Convivenza Trulli di Martina giugno 2005|http://picasaweb.google.it/nino.des/ConvivenzaMartinaGiugno2005/photo?authkey=JnO7KvtRnGY#s5118165672544692194]]
*[[Convivenza Mesagne 9-feb-2004 |http://picasaweb.google.it/nino.des/ConvivenzaMesagne/photo?authkey=85RGFUOG4wk#s5118170770670872834]]
*[[Convivenza Trulli di Martina 2003|http://picasaweb.google.it/nino.des/ConvivenzaMartina03/photo?authkey=ulcGtQeFTT0#s5118153345988552258]]
*[[Convivenza Mesagne 8-1-2003 |http://picasaweb.google.it/nino.des/MesagneConvivenza8103/photo?authkey=lhqnrbLGUMw#s5118178948288605202]]
/***
|Name|FullScreenPlugin|
|Created by|SaqImtiaz|
|Location|http://tw.lewcid.org/#FullScreenPlugin|
|Version|1.1|
|Requires|~TW2.x|
!Description:
Toggle between viewing tiddlers fullscreen and normally. Very handy for when you need more viewing space.
!Demo:
Click the ↕ button in the toolbar for this tiddler. Click it again to turn off fullscreen.
!Installation:
Copy the contents of this tiddler to your TW, tag with systemConfig, save and reload your TW.
Edit the ViewTemplate to add the fullscreen command to the toolbar.
!History:
*25-07-06: ver 1.1
*20-07-06: ver 1.0
!Code
***/
//{{{
var lewcidFullScreen = false;
config.commands.fullscreen =
{
text:" ↕ ",
tooltip:"Fullscreen mode"
};
config.commands.fullscreen.handler = function (event,src,title)
{
if (lewcidFullScreen == false)
{
lewcidFullScreen = true;
setStylesheet('#sidebar, .header, #mainMenu{display:none;} #displayArea{margin:0em 0 0 0 !important;}',"lewcidFullScreenStyle");
}
else
{
lewcidFullScreen = false;
setStylesheet(' ',"lewcidFullScreenStyle");
}
}
config.macros.fullscreen={};
config.macros.fullscreen.handler = function(place,macroName,params,wikifier,paramString,tiddler)
{
var label = params[0]||" ↕ ";
var tooltip = params[1]||"Fullscreen mode";
createTiddlyButton(place,label,tooltip,config.commands.fullscreen.handler);
}
var lewcid_fullscreen_closeTiddler = Story.prototype.closeTiddler;
Story.prototype.closeTiddler =function(title,animate,slowly)
{
lewcid_fullscreen_closeTiddler.apply(this,arguments);
if (story.isEmpty() && lewcidFullScreen == true)
config.commands.fullscreen.handler();
}
Slider.prototype.lewcidStop = Slider.prototype.stop;
Slider.prototype.stop = function()
{
this.lewcidStop();
if (story.isEmpty() && lewcidFullScreen == true)
config.commands.fullscreen.handler();
}
//}}}
VANGELO
Gv 1, 29-34
Dal Vangelo secondo Giovanni
‡ In quel tempo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele».
Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo.
E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio».
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
Vangelo
Gv 10,1-10
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse:
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
Vangelo
Gv 11,1-45
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.
Parola del Signore.
Vangelo
Gv 14,1-12
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
Vangelo
Gv 14,15-21
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Vangelo
Gv 20,1-9
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
Parola del Signore
Vangelo
Gv 20,19-23
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Vangelo
Gv 20,19-31
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Parola del Signore
Vangelo
Gv 3,16-18
In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
Vangelo
//Gv 4,5-42//
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Parola del Signore.
Vangelo
Gv 9,1-41
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
Parola del Signore.
!Presentazione della FLC
???(Img-dx)^ ^
[>img[img/lectio.png][http://www.laicicarmelitani.org/flc/blog]]
partecipa alla nostra lectio!
<script>
document.write('<div><iframe src=http://www.pastoralespiritualita.it/webtool/wt/wt_vg_blu.php width=178 height=92 scrolling=no marginwidth=0 marginheight=0 border=0 frameborder=0 ></iframe></div>');
</script>
===
La Fraternità Laicale Carmelitana nasce il 30 giugno 2007 dopo un cammino di discernimento e formazione durato quattro anni. All'interno della Provincia Napoletana, un gruppo di laici ha sentito la chiamata ad approfondire la vocazione carmelitana, attraverso un'esperienza di fraternità e di studio della Regola e delle figure ispiranti del Carmelo, Maria e il profeta Elia, giungendo, nell'ultimo anno, a redigere la [[Charta |La Charta]] della fraternità, il documento che ne delinea lo stile di vita e la sua diaconia.
Il nostro ''[[Programma di Formazione per il triennio 2007-2010|download/Formazione/FLC-FP-07-10.pdf]]''
<html>
<br /> Ascolta il nostro inno: Pietre vive: <br />
<img src="img/musica.jpg" width="20px" alt="canto" />
<object type="application/x-shockwave-flash" data="media/player.swf" id="audioplayer1" height="24" width="290"><br />
<param name="movie" value="media/player.swf"><br />
<param name="FlashVars" value="playerID=1&soundFile=media/PietreVive.mp3"><br />
<param name="quality" value="high"><br />
<param name="menu" value="false"><br />
<param name="wmode" value="transparent"><br />
</html>
???(News)^ ^
!!Convivenza Invernale - 7 febbraio 2010
//Lo stile di vita del beato Tito Bradsma// è stato il tema della nostra di Convivenza Invernale[>img[img/TitoBrandsma.jpg]] ...//[[Leggi tutto|07 Febbraio 2010]]//
Le altre News:
<<tag News>>
===
<html>
<!--
<div style="width: 350px; height: 120px; border: 1px solid black; margin-left: auto; margin-right: auto; margin-top: 15px;background-color: #fff;filter:alpha(opacity=70); opacity: 0.7; -moz-opacity:0.7; float:right;">
<div style="padding: 20px;">
<h2>Le News</h2>
Finalmente pronti i calendari degli incontri delle fraternità di Bari e Mesagne! consulta la voce "Le fraternità".
</div>
</div>
<div style="text-align: center;">
-->
<img src="img/rito-acc.jpg" width="50%" />
</div>
</html>
???(Download)^ ^
Versione ampia stampabile:
formato opuscolo [img[img/pdf.gif][download/Icona/Icona-pieghevole.pdf]] (7,6Mb!)
===
<html>
<h1>ICONA DI CRISTO SIGNORE,
CON MARIA E I SANTI DEL CARMELO</h1>
<img src="img/icona.jpg" align="left" hspace="10px">
<br/>
<br/>
<br/>
<br/>
<br/>
<br/>
<br/>
<br/>
<p>
L’icona di “Cristo Signore, con Maria e i Santi del Carmelo” si presenta come la combinazione di due modelli iconografici della Chiesa orientale: l’Ascensione del Signore e la Protezione della Madre di Dio. Su questi due modelli l’iconografo ha apportato alcune varianti e modifiche, ispirandosi alla tradizione spirituale del Carmelo.
</p>
<p>
L’icona è suddivisa in tre registri: superiore, mediano, inferiore.
</p>
</html>
<<tiddler ImportTiddlers>>
//{{{
version.extensions.inlineJavascript= {major: 1, minor: 5, revision: 1, date: new Date(2006,6,1)};
config.formatters.push( {
name: "inlineJavascript",
match: "\\<script",
lookahead: "\\<script(?: src=\\\"((?:.|\\n)*?)\\\")?(?: label=\\\"((?:.|\\n)*?)\\\")?( show)?\\>((?:.|\\n)*?)\\</script\\>",
handler: function(w) {
var lookaheadRegExp = new RegExp(this.lookahead,"mg");
lookaheadRegExp.lastIndex = w.matchStart;
var lookaheadMatch = lookaheadRegExp.exec(w.source)
if(lookaheadMatch && lookaheadMatch.index == w.matchStart) {
if (lookaheadMatch[1]) { // load a script library
// make script tag, set src, add to body to execute, then remove for cleanup
var script = document.createElement("script"); script.src = lookaheadMatch[1];
document.body.appendChild(script); document.body.removeChild(script);
}
if (lookaheadMatch[4]) { // there is script code
if (lookaheadMatch[3]) // show inline script code in tiddler output
wikify("{{{\n"+lookaheadMatch[0]+"\n}}}\n",w.output);
if (lookaheadMatch[2]) { // create a link to an 'onclick' script
// add a link, define click handler, save code in link (pass 'place'), set link attributes
var link=createTiddlyElement(w.output,"a",null,"tiddlyLinkExisting",lookaheadMatch[2]);
link.onclick=function(){try{return(eval(this.code))}catch(e){alert(e.description?e.description:e.toString())}}
link.code="function _out(place){"+lookaheadMatch[4]+"};_out(this);"
link.setAttribute("href","javascript:;"); link.setAttribute("title",""); link.style.cursor="pointer";
}
else { // run inline script code
var code="function _out(place){"+lookaheadMatch[4]+"};_out(w.output);"
code=code.replace(/document.write\(/gi,'place.innerHTML+=(');
try { var out = eval(code); } catch(e) { out = e.description?e.description:e.toString(); }
if (out && out.length) wikify(out,w.output,w.highlightRegExp,w.tiddler);
}
}
w.nextMatch = lookaheadMatch.index + lookaheadMatch[0].length;
}
}
} )
//}}}
|[<img[img/foto/VescovoBari/vescovo-min0.jpg][img/foto/VescovoBari/vescovo0.jpg]] |[<img[img/foto/VescovoBari/vescovo-min1.jpg][img/foto/VescovoBari/vescovo1.jpg]]|
|[<img[img/foto/VescovoBari/vescovo-min2.jpg][img/foto/VescovoBari/vescovo2.jpg]]| [<img[img/foto/VescovoBari/vescovo-min3.jpg][img/foto/VescovoBari/vescovo3.jpg]]|
|[<img[img/foto/VescovoMesagne/vescovo-min1.jpg][img/foto/VescovoMesagne/vescovo1.jpg]] |[<img[img/foto/VescovoMesagne/vescovo-min2.jpg][img/foto/VescovoMesagne/vescovo2.jpg]]|
Questo sito è stato creato utilizzando Tiddlywiki versione <<version>>.
Le modifiche apportate alla versione base sono:
*importazione della traduzione italiana di [[Maurizio Pollio|http://pollio.maurizio.googlepages.com/MiniGuidaTiddlyWiki.html]], importando il plugin [[italiano]];
*importazione dei plugin della versione [[SaqImtiaz|http://lewcid.googlepages.com/presentation_empty_full.html#Documentation]], per creare una vista tipo presentazione.
''ATTENZIONE:'' Con la versione 2.4.x è stato introdotto un modo nuovo di aggiornare il core del sitema, importadolo direttamente dal sito dell'autore, cfr [[qui|http://pollio.maurizio.googlepages.com/MiniGuidaTiddlyWiki.html]]. Per le versioni precedenti, come la versione 2.3 consultare il metodo di aggiornamento, per cui si è partiti dalla versione aggiornata e tradotta da [[Maurizio Pollio|http://pollio.maurizio.googlepages.com/presentation_empty_full.html]], importando tutto il lavoro fatto in precedenza.
Personalizzazioni:
*modifica dei tiddler della testata: SiteTitle, SiteSubtitle; eliminati i contenuti testuali e inserita immagine in SiteTitle.
*Inserito nella testata il campo trova, aggiungendo in PageTemplate la linea {{{<span class='searchBar' macro='search'></span>}}};
*Inserita un tiddler TopMenu, visualizzato come barra sotto la testata. Modificato quindi PageTemplate, aggiungendo il div {{{<div id='topMenu' refresh='content' tiddler='TopMenu'></div>}}}; ATTENZIONE: Per far apparire il fonSize a destra, bisogna metterlo prima, perché questa macro ha un proprio stile prevalente;
*Personalizzazione del footer: [[contentFooter]];
*Personalizzazione del menu principale di destra: MainMenu
*Personlizzazione dello splashscreen di avvio: MarkupPreHead
*Personalizzazione dell'iconetta che appare prima dell'indirizzo http: [[favicon]]
*Creato gli stili "News", "Download", "Img-dx". e "Img-sx" per i relativi riquadri basati sulla macro BoxesPlugin, esempi di uso in BoxesEsempio.
*Aggiornato lo stile della sezione contentFooter, per visualizzare il link alla mail del portale a pie' pagina.
*Modificata la traduzione di [[italiano]] per far scomparire la scritta "crea categorie" nel listati delle categorie, ad esempio: ArchivioLectio.
*Aggiunto il contatore ~ShinyStat, previa iscrizione gratuita al sito omonimo, [[http://www.shinystat.com/it|http://www.shinystat.com/it]] dal quale si possono configurare lo stile e il tipo e visualizzare le statistiche complete. Il Contatore è stato inserito in fondo a MainMenu con un leggero ritocco del codice html.
Plugin aggiunti:
*InLineJavascript - Per introdurre codice javascript nei tiddler
**<slider Esempio>
Lo script seguente inserisce in home il lettore per il vangelo del giorno. Lo script fornito dal sito "[[pastoralespiritualita.it|http://www.pastoralespiritualita.it/content/view/325/100/]]" è stato opportunamente modificato per adattarlo al nostro sistema:
{{{<script>
document.write('<div><iframe src=http://www.pastoralespiritualita.it/webtool/wt/wt_vg_blu.php width=178 height=92 scrolling=no marginwidth=0 marginheight=0 border=0 frameborder=0 ></iframe></div>');
</script>
}}}
</slider>
*InlineSlidersPlugin - Per usare la macro slider per gestire menu colassabili
*AnnotationsPlugin - Usato per inserire note all'interno del testo de [[La Charta]]
*SearchOptionsPlugin - per la [[Ricerca avanzata]]
*BoxesPlugin - per costruire riquadri personalizzati e numerabili. Richiede lo stile BoxesStyleSheet, importato in StyleSheet ed anche in StyleSheetCommon. Un esempio di uso in BoxesEsempio
*FullScreenPlugin - macro per allargare a tutto schermo il tiddler, utile per la stampa. Utilizzo {{{<<fullscreen>>}}}. Provalo qui <<fullscreen>>
*NewCalendarPlugin - per la visualizzazione di un calendario e la segnalazione degli eventi. (E stato implementato anche quello inglese CalendarPlugin e relatvi esempi: [[Calendario-it]] [[Calendario-en]]
{{{
binary: ''Binary'': consisting of, and characterised by, only two parts.
1: Stuart Hall, 1997. p234.
2: Stuart Hall, 1997. p236.
3: Stuart Hall, 1997. p257.
4: Stuart Hall, 1997. p257.
5: Stuart Hall, 1997. p257.
6: Stuart Hall, 1997. p258.
7: David Macdougall, 2002. p52.
questo: In questa finestra potete visualizzare ulteriore testo.
}}}
//{{{
config.macros.def ={};
config.macros.def.handler = function(place,macroName,params,wikifier,paramString,tiddler)
{
var sliceName = params[1]? params[1].toLowerCase() : params[0].toLowerCase();
var def = store.getTiddlerSlice("InfoDefinitions",sliceName);
if (def == undefined)
{
wikify(params[0],place);
return false;
}
var theClass = params[2]? params[2] : "info";
var container = createTiddlyElement(place,"span",null,theClass);
wikify(params[0],container);
if (document.all)
{
container.onmouseover = function(){addClass(this,"infoover");};
container.onmouseout = function(){removeClass(this,"infoover");};
}
var tooltip = createTiddlyElement(container,"span",null,null);
wikify(def, tooltip);
}
config.macros.note ={};
config.macros.note.handler = function(place,macroName,params,wikifier,paramString,tiddler)
{
var sliceName = params[1]? params[1].toLowerCase() : params[0].toLowerCase();
var def = store.getTiddlerSlice("InfoDefinitions",sliceName);
if (def == undefined)
{
wikify(params[0],place);
return false;
}
var theClass = params[2]? params[2] : "note";
var container = createTiddlyElement(place,"span",null,theClass);
wikify("^^"+params[0]+"^^",container);
if (document.all)
{
container.onmouseover = function(){addClass(this,"noteover");};
container.onmouseout = function(){removeClass(this,"noteover");};
}
var tooltip = createTiddlyElement(container,"span",null,null);
wikify(def, tooltip);
}
//}}}
/***
|''Name:''|InlineSlidersPlugin|
|''Description:''|super light weight plugin for inline sliders|
|''Author:''|Saq Imtiaz ( lewcid@gmail.com )|
|''Source:''|http://tw.lewcid.org/#InlineSlidersPlugin|
|''Code Repository:''|http://tw.lewcid.org/svn/plugins|
|''Version:''|2.0|
|''Date:''||
|''License:''|[[Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 License|http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/]]|
|''~CoreVersion:''|2.2.2|
!!Usage
* Create sliders inline using a {{{<slider label>text of slider</slider>}}} syntax
* Also supports a {{{+++++ =====}}} syntax
* Please note
* Example:
+++++ Demo
This is an example slider
=====
***/
// /%
//!BEGIN-PLUGIN-CODE
config.formatters.unshift( {
name: "inlinesliders",
match: "\\+\\+\\+\\+\\+|\\<slider",
lookaheadRegExp: /(?:\+\+\+\+\+|<slider) (.*?)(?:>?)\n((?:.|\n)*?)\n(?:=====|<\/slider>)/mg,
handler: function(w)
{
this.lookaheadRegExp.lastIndex = w.matchStart;
var lookaheadMatch = this.lookaheadRegExp.exec(w.source);
if(lookaheadMatch && lookaheadMatch.index == w.matchStart )
{
var btn = createTiddlyButton(w.output,lookaheadMatch[1] + " "+"\u00BB",lookaheadMatch[1],this.onClickSlider,"button sliderButton");
var panel = createTiddlyElement(w.output,"div",null,"sliderPanel inlineSlider");
panel.style.display = "none";
panel.raw = lookaheadMatch[2];
w.nextMatch = lookaheadMatch.index + lookaheadMatch[0].length;
}
},
onClickSlider : function(e)
{
if(!e) var e = window.event;
var n = this.nextSibling;
removeChildren(n);
wikify(n.raw,n);
n.style.display = (n.style.display=="none") ? "block" : "none";
return false;
}
});
setStylesheet("div.inlineSlider {margin-left:1em; padding:0 0.5em;}","InlineSliderStyles");
//!END-PLUGIN-CODE
// %/
<html>
<script type="text/javascript">
function Email() {
var email = document.modulo.email.value;
var oggetto = document.modulo.oggetto.value;
var messaggio = document.modulo.messaggio.value;
if ((email.indexOf("@") == (-1)) || (email == "") || (email == "undefined")) {
alert("Inserire un indirizzo email valido.");
document.modulo.email.focus();
}
else if ((oggetto == "") || (oggetto == "undefined")) {
alert("Inserire un oggetto.");
document.modulo.oggetto.focus();
}
else if ((messaggio == "") || (messaggio == "undefined")) {
alert("Inserire un messaggio.");
document.modulo.messaggio.focus();
}
else {
location.href = "mailto:" + email + "?Subject=" + oggetto + "&Body=" + messaggio; {
}
}
</script>
<h3>Aggiungi il tuo commento specificando nel campo oggetto a quali versetti si riferisce.</h3>
<form name="modulo">
Email:<br><input type="text" name="email" value="info@laicicarmelitani.org"><br>
Oggetto:<br><input type="text" name="oggetto"><br>
Messaggio:<br><textarea name="messaggio" rows="15" cols="60"></textarea><br>
<input type="button" value="Invia" onClick="Email()">
</form>
</html>
!CHARTA DELLA FRATERNITÀ
''1.'' Carissimo fratello e carissima sorella,
???(Download)^ ^
Versione stampabile:
formato opuscolo [img[img/pdf.gif][download/Charta/Charta-pieghevole.pdf]]
formato brochure [img[img/pdf.gif][download/Charta/Charta-brochure.pdf]]
===
tu, per un particolare dono dello Spirito((°(Cf. 1Cor 7,7; 13,7.11; Rm 12,4-6.))), hai scelto di condividere il cammino della Fraternità Laicale Carmelitana (Provincia Napoletana dei Carmelitani). Questa scelta si innesta nella tua vita umana, cristiana ed ecclesiale((°(Cf. 1Cor 7,20; Ef 4,4-8. ))): la vita nuova in Cristo Gesù e l'appartenenza al popolo di Dio ricevute con i sacramenti dell'iniziazione cristiana (battesimo, confermazione, eucaristia); la vocazione e ministerialità di "piccola chiesa domestica sposa del Signore", doni nuziali del sacramento del matrimonio; la disponibilità ad assumere un servizio pastorale per l'edificazione della comunità e l'annuncio del Regno di Dio; l'impegno sociale per la promozione umana integrale di ogni persona e della città, e il lavoro professionale al servizio di una migliore qualità di vita del cittadino. Pertanto la tua vita umana, cristiana ed ecclesiale continuerà ad essere la tua vocazione primaria che ti impegnerai a vivere sempre nello spirito di comunione, con maturità, responsabilità ed entusiasmo.
!! I. L'identità
''2.'' Entrando nella Fraternità Laicale, trovi altri fratelli e sorelle, singoli e sposati nel Signore, con i quali condividere nell'essere e nell'agire lo specifico ideale evangelico della Fraternità((°(Cf. Mt 12,50; 23,8.))). Con loro, infatti, sei chiamato ad integrare nel tuo vissuto di vita cristiana personale, famigliare, ecclesiale e professionale il carisma e la spiritualità del Carmelo quali doni dello Spirito per tutta la Chiesa e per il mondo.
Con sapienza e discernimento evangelici, approfondirai le tematiche fondamentali della vita cristiana e, nel contempo, assimilerai il carisma e la spiritualità del Carmelo attraverso la lettura della Regola e dell'esperienza dei Santi del Carmelo nella prospettiva della //mistagogia//, della //profezia//, della //fraternità// e della //diaconia//.
Della //mistagogia//: per crescere verso un'autentica esperienza di Dio che non alieni dalla vita.
Della //profezia//: per crescere nell'ascolto orante della Parola di Dio, discernere nella fede la situazione e le varie forme di idolatria del nostro tempo, e compiere scelte di vita più conformi all'evangelo.
Della //fraternità//: per crescere in una comunione di vita famigliare, ecclesiale e umana fondata e plasmata dalla Parola e dall'Eucaristia.
Della //diaconia//: per offrire alla Chiesa e alla Provincia Napoletana il servizio formativo per l'approfondimento della vita cristiana e la cura e la promozione della spiritualità carmelitana, riletta e attualizzata secondo la visione culturale ed ecclesiale del nostro tempo.
''3.'' Coltivando con perseveranza e passione questa identità, sei pienamente inserito nella //Famiglia Carmelitana// e in comunione con tutte le comunità, associazioni, gruppi e persone che la costituiscono. Infatti, «tutte le persone e gruppi istituzionali e non, che si ispirano alla Regola di S. Alberto, alla sua tradizione e ai valori espressi nella spiritualità carmelitana, costituiscono oggi nella Chiesa la Famiglia Carmelitana»((°(//Costituzioni dell'Ordine//, n. 28.))).
!!II. Lo stile di vita e la diaconia
''4.'' Radicato nell'iniziazione cristiana, sarà tua cura interiorizzare le tre dimensioni del carisma del Carmelo così come oggi sono indicate dalle Costituzioni dell'Ordine: la dimensione della //fraternità// fondata nel Signore, la dimensione //contemplativa// della vita, la //presenza in mezzo al popolo di Dio//((°(Cf. //Costituzioni dell'Ordine//, nn.1-28.))); dimensioni che certamente con discernimento e sapienza dovrai adattare alla tua condizione di cristiano laico.
''5.'' Per vivere la //fraternità nel Signore//((°(Cf. Sal 133 e 134; At 2,42; 4,32; 1Pt 1,22; Rm 13,8-10.))), in conformità al vangelo e ispirata ai valori espressi nella Regola e nella tradizione spirituale del Carmelo, a livello famigliare, ecclesiale e di relazioni interpersonali e sociali, è importante che tu dia centralità a Cristo Signore((°(Cf. Mt 18,20; 28,20; Ap 22,3-5; Gv 15,5; Fil 2,5-11; Eb 12,2.))) e all'Eucaristia((°(Cf. At 2,42.))).
##Innanzitutto sarà tua preoccupazione partecipare attivamente all'Eucaristia domenicale della tua comunità ecclesiale e ad altri momenti liturgici e pastorali della sua vita. L'Eucaristia è il sacramento della fraternità((°(Cf. 1Cor 10,16-17.))): essa plasma la nostra esistenza secondo la forma dell'esistenza di Cristo vissuta nella logica della gratuità, del dono, della condivisione e della compassione((°(Cf. Mt 14,1521; Lc 22,14-20; 24,30; Gv 6,4-13.))). Con l'Eucaristia verrai educato a riconoscere negli altri il corpo del Signore((°(Cf. 1Cor 11,28-29; Mt 25,40.))).
##Inoltre, tenendo conto dei tuoi ritmi di lavoro e degli impegni famigliari, sull'esempio del profeta Elia((°(Cf. 1Re 17,2-24; 19,12-14.))), della vergine Maria, nostra Madre e Sorella nella fede((°(Cf. Lc 2,19; 8,21; Gv 2,5.))), e dell'apostolo Paolo((°(Cf. Fil 3,7-11; Rm 10,8-13.))), cercherai di trovare in famiglia il tempo per dedicarti all'ascolto assiduo della Parola e alla celebrazione domestica della Liturgia delle Ore, avendo cura di creare in casa l'"angolo della Bellezza", cioè, secondo la tradizione della chiesa orientale, l'angolo della preghiera (un'icona, una lampada e la Bibbia), dove tu e la tua famiglia sarete convocati per la preghiera quotidiana e una volta la settimana per la //lectio divina// sulle letture bibliche della domenica.
##E ancora, sarà tua preoccupazione quotidiana vivere le relazioni, in famiglia e con gli altri, nel rispetto delle persone, nel dialogo aperto e sincero, nella correzione e promozione fraterna, nel perdono reciproco((°(Cf. Mt 18,15-18.21-22; Col 3,12-15; 1Pt 3,1-12.))) e, per quanto è possibile, nella condivisione di tutto quello che si è e si ha, salvaguardando uno stile di vita semplice e sobrio((°(Mt 7,24-34; 1Pt 5,8.))).
##Infine contribuirai attivamente alla vita della Fraternità partecipando ai momenti fondamentali della stessa: le //Assemblee annuali//, le //Giornate di Convivenza invernale// e gli //Incontri locali//.
''6.'' Per vivere la dimensione contemplativa della vita((°(Cf. Sal 27,8-9; 42,2-3; 63,2; 119,2; Gv 1,38-39; 1Gv 1,1-3.))) è necessario che tu, giorno dopo giorno, cresca e maturi nella fede: in una fede che si alimenti della Parola di Dio((°(Cf. Ez 3,1-3; Lc 24,32.45; Gv 6,54.63; 1Pt 1,23; Gal 2,19--20; Ef 4,14--21.))) e del vissuto dei Santi((°(Cf. Eb 11,1--12,2.))).
##Per questo sii perseverante nella preghiera personale e comunitaria, nella preghiera silenziosa davanti al Signore, nell'ascolto quotidiano e diretto della sua Parola((°(Cf. Lc 11,9-13.))). Accostati volentieri anche all'esperienza e agli scritti dei santi e dei mistici del Carmelo, come pure ad altri testimoni della fede, di ieri e di oggi. Solo se illuminato dalla Parola, confermato dal vissuto evangelico dei santi e sostenuto dalla tua preghiera umile e vigilante, sull'esempio della Vergine del Magnificat((°(Cf. Lc 1,46-55.))) e del profeta Elia al monte Carmelo((°(Cf. 1Re 18,42-45; Gc 5,16--18.))), e dell'apostolo Paolo((°(Rm 10,17 («La fede dipende dunque dall'ascolto e lascolto a sua volta si attua per la parola di Cristo»).))), ti saranno donati occhi limpidi e lucidità mentale((°(Cf. Sal 119,,105; Ap 3,18.))) per leggere e discernere nella fede gli eventi della vita e della storia, per saper scrutare in essa i segni della presenza di Dio((°(Cf. Mt 16,1-4.))) e le forme più subdole e sottili di idolatria presenti nel nostro tempo((°(Cf. 1Re 18,20--40; Sal 115.))).
##A tal fine ti sono di aiuto le //Assemblee annuali//, le //Giornate di Convivenza invernale// e gli //Incontri locali// della Fraternità Laicale. Ricordati che nessuno può pretendere di crescere e maturare nella fede solo con la lettura personale delle Sacre Scritture e degli scritti dei santi. È nella comunità, nel dialogo interpersonale, nella comunicazione reciproca della fede che Cristo parla all'altro((°(Cf. 2Cor 2,15; 3,3.))), dove ognuno è dono per l'altro, dove ci si aiuta a crescere e a mettere in pratica l'evangelo nella vita quotidiana((°(Cf. Ef 5,15--20; Col 3,16--17; 1Ts 5,14--18.))), senza cercare il proprio interesse((°(Cf. 1Cor 13,5; Rm 15,3.))).
''7.'' Per vivere la nostra //presenza in mezzo al popolo di Dio//((°(Cf. At 2,5-11; 1Pt 1,1.))), è importante che tu stia nella compagnia degli uomini con un atteggiamento di vera comunione, simpatia e profezia((°(Cf. At 2,47; 4,33; Fil 4,5; Lc 10,1-9.))), prendendo le distanze da ogni forma di idolatria e di mondanizzazione della vita cristiana((°(Cf. Lc 10,10-12.))), e, nello stesso tempo, riconoscendo e accogliendo tutto ciò che di vero, di buono e di bello hanno gli altri((°(Cf. 1Ts 5,19-21; Rm 15,7.))), e in particolare i poveri e gli esclusi((°(Cf. Cf. Mc 12,43-44; 1Cor 1,27-29.))).
##Pertanto, non dimenticare che la Fraternità Laicale è solo un piccolo dono dello Spirito, offerto in comunione con le realtà ecclesiali presenti nelle Chiese locali di cui facciamo parte.
##Inoltre ricorda, che la presenza ecclesiale della Fraternità Laicale si qualifica più per l'essere che per il molto fare, più per la //qualità dello stile di vita// che non per la quantità e l'efficienza dell'organizzazione e delle iniziative che promuove, che pure sono necessarie. Ciò che pone segni di vita e di speranza ed evangelizza il mondo((°(Cf. 1Ts 1,6-10.))) è innanzitutto la bellezza di un'esistenza, riflesso della Bellezza di Dio e conforme all'evangelo((°(Cf. Mt 5,16; 1Pt 2,12; 1Ts 4,11-12.))).
##Tuttavia, poiché l'essere si esprime nel fare, cioè nell'azione di ogni persona e comunità, è parimenti importante qualificare la nostra presenza con l'esercizio di alcune diaconie specifiche ispirate al carisma e alla spiritualità del Carmelo. Perciò la Fraternità Laicale assume come orientamento diaconale //l'approfondimento della vita cristiana e la cura e la promozione della spiritualità carmelitana//, riletta e attualizzata per il nostro tempo. In particolare, tenendo conto delle attitudini e delle sensibilità spirituali e culturali di ogni fratello e sorella((°(Cf. Rm 12,3; 1Cor 14,12; Ef 4,7.))), la Fraternità Laicale si dedica: alla //diaconia della formazione teologico-spirituale//, alla //diaconia della Parola//, alla //diaconia della promozione della giustizia e della pace//, e ad altre diaconie che potranno maturare lungo il cammino.
!!Fisionomia organizzativa
''8.'' Condividendo il cammino della Fraternità Laicale, tu, fratello, sorella, entri a far parte anche di una struttura organizzativa che vuole essere minima, semplice ed essenziale, ma soprattutto favorire la corresponsabilità e la gestione collegiale della vita e delle iniziative della Fraternità.
''9.'' Pertanto, i momenti fondamentali della vita della Fraternità Laicale sono:
##L'//Assemblea annuale residenziale// di tutti i membri della Fraternità Laicale, dedicata alla catechesi formativa sul tema dell'anno, alla verifica, alla programmazione e alla corresponsabilità decisionale di alcune scelte per la vita di tutta la Fraternità Laicale.
##Le //Giornate di Convivenza invernale// dedicata alla formazione e al confronto su alcuni aspetti della vita della Fraternità Laicale.
##Gli //Incontri dei gruppi locali//, finalizzati alla preghiera comune, all'ascolto della Parola, all'approfondimento del tema dell'anno e alla realizzazione a livello locale di una o più diaconie caratterizzanti la Fraternità.
##Per i momenti formativi si valuterà, volta per volta, l'opportunità che siano aperti anche alla partecipazione di quanti desiderano approfondire il senso della //vita nuova in Cristo// e del //carisma e della spiritualità del Carmelo//.
''10.'' Anche un minimo di struttura organizzativa chiede disponibilità e impegno per farla funzionare. È necessario, allora, che vi siano fratelli e/o sorelle che si assumano qualche //compito di responsabilità al servizio della Fraternità Laicale//. Tali compiti sono:
##Il //Responsabile// della Fraternità Laicale Carmelitana: è un fratello o una sorella eletto, a scrutinio segreto e con maggioranza semplice, dalla Fraternità Laicale convocata in assemblea elettiva dal //Responsabile pro tempore//, alla presenza del Priore Provinciale o di un suo delegato. L'incarico ha durata di tre anni. Il //Responsabile//, con saldezza nella fede, sapienza e discernimento, garantisce e sostiene l'unità della Fraternità, ne cura la vita e l'organizzazione, ne presiede le assemblee e le convivenze, ne custodisce l'archivio (verbali, lettere, sussidi, materiale liturgico, ecc.), la rappresenta nella Famiglia Carmelitana della Provincia Napoletana e dell'Ordine.
##A livello locale, la Fraternità è animata da un //Coordinatore locale//, singola persona o coniugi, nominato dal //Responsabile// su indicazione della Fraternità locale. Il //Coordinatore locale// è nominato per tre anni. Questi coordina gli incontri e le iniziative della Fraternità locale in sintonia con l'azione pastorale del luogo.
##L'//Animatore spirituale// della Fraternità Laicale Carmelitana è un frate carmelitano, nominato dal Priore Provinciale, dopo aver consultato la Fraternità Laicale attraverso il suo //Responsabile//. L'Animatore spirituale è nominato per tre anni rinnovabili; egli resta in carica fino a nuova nomina, salvo diversa indicazione del Priore Provinciale. L'//Animatore spirituale// contribuisce a curare la formazione umana, cristiana e carmelitana di tutta la Fraternità Laicale.
''11.'' Nello spirito di condivisione della Fraternità((°(At 2,44-45; 4,32-.34-35.))) si rende necessaria la gestione economica di un fondo cassa, affidato al //Responsabile//, a cui ogni fratello e sorella contribuisce con una quota annuale minima e secondo le proprie disponibilità. Tale fondo sarà utilizzato per le spese logistiche e di formazione.
''12.'' Coloro che chiedono di aderire al cammino della Fraternità Laicale Carmelitana, seguiranno un itinerario formativo di due anni, durante il quale parteciperanno alla vita della Fraternità e saranno accompagnati spiritualmente da un fratello, una sorella o una coppia di coniugi, su incarico del //Responsabile//. Se ritenuti idonei dalla Fraternità Laicale, faranno richiesta al Priore Provinciale, il quale, sentito il parere del //Responsabile// e dell'//Animatore spirituale//, li ammetterà nella Fraternità con la celebrazione del //Rito di Accoglienza//.
''13.'' La presente //Charta della Fraternità// è approvata dall'Assemblea della Fraternità laicale Carmelitana e ratificata dal Priore Provinciale e dal suo Consiglio. La //Charta// è modificabile dalla maggioranza qualificata dell'Assemblea della Fraternità laicale.
''14.'' Carissimo fratello, carissima sorella,
la //Charta della Fraternità// ha tracciato le linee essenziali del cammino della Fraternità Laicale Carmelitana ispirate ai valori del carisma e della spiritualità del Carmelo. Sono linee di orientamento teologico-spirituale e pratico, aperte alla sapiente creatività di ognuno. Perciò, interiorizzale e adattale al tuo cammino di vita cristiana, affinché tu, assieme agli altri
fratelli e sorelle della Fraternità, diventiate un piccolo segno di autentica fraternità umana ed ecclesiale e benedizione di Dio per questo mondo((°(Cf. Sal 133,3; 134,1-3; 4,32-35; 1Pt 3,9.))).
''15.'' Pace a voi tutti in Cristo Gesù, Signore Risorto, il quale non si vergogna di chiamarci fratelli((°(Cf. Eb 2,11; Mt 28,10; Gv 20,17.))), e noi non esitiamo di "servire lui fedelmente con cuore puro e buona coscienza"((°(//RCarm// 2,3.))), perché solo a Lui è l'onore, la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.
17 settembre 2006
Memoria di S. Alberto di Gerusalemme,
vescovo e legislatore dell'Ordine
<html>
<div style="text-align: center;">
Il Consiglio dei Carmelitani della Provincia Napoletana <br />
ha approvato la presente Charta della Fraternità <br />
nella riunione del 10 gennaio 2007.<br />
<img src="img/stemma.gif" />
</div>
</html>
VANGELO
Lc 17, 11-19
Dal Vangelo secondo Luca
Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!».
Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?
Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». E gli disse:
«Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!».
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
VANGELO
Lc 17, 5-10
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Aumenta la nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu?
Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» .
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
VANGELO
Lc 18, 1-8
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: «C'era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno.
In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario.
Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi».
E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» .
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
VANGELO
Lc 18, 9-14
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.
Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore.
Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
VANGELO
Lc 19,1-10
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, entrato in Gerico, attraversava la città. Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”. In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: “È andato ad alloggiare da un peccatore!”. Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: “Ecco, Signore, io dò la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto”. Gesù gli rispose: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo; il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
VANGELO
Lc 20, 27-38
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinarono poi alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e posero a Gesù questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello si prenda la vedova e dia una discendenza al proprio fratello. C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli. Da ultimo anche la donna morì.
Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». Gesù rispose: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe.
Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui».
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
VANGELO
Lc 21, 5-19
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio e delle belle pietre e dei doni votivi che lo adornavano, Gesù disse: “Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta”. Gli domandarono: “Maestro, quando accadrà questo e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi?”.
Rispose: “Guardate di non lasciarvi ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: ‘‘Sono io’’ e: ‘‘Il tempo è prossimo’’; non seguiteli. Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine”. Poi disse loro: “Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome.
Questo vi darà occasione di render testimonianza. Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime”.
C: Parola del Signore
A: Lode a Te o Cristo
VANGELO
Lc 23, 35-43
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, il popolo stava a vedere, i capi invece schernivano Gesù dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». C'era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
Vangelo
Lc 24,13-35
+ Dal Vangelo secondo Luca
Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
''La nostra fraternità attualmente è presente in due città: Bari e Mesagne''
!La fraternità di Bari
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La fraternità di Bari è stata accolta nella Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali, CDAL, il 21 settembre 2009 (cfr. [[lettera di accoglienza|download/cdal/RispostaConsulta.pdf]]; [[Statuto CDAL|download/cdal/StatutoCDAL.pdf]]; [[La nostra lettera di richiesta|download/cdal/CDAL2009-10.doc]])
//coordinatori: coniugi Martiradonna//.
!!Il [[Programma 2009-2010|Programma2009-2010 Bari]]
<slider archivio anni precedenti>
[[Programma 2008-2009|Programma2008-2009 Bari]]
[[Programma 2007-2008|Programma2007-2008 Bari]]
</slider>
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!La fraternità di Mesagne
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//coordinatori: coniugi Castronuovo//
!!Il [[Programma 2009-2010|Programma2009-2010 Mesagne]]
<slider archivio anni precedenti>
[[Programma 2008-2009|Programma2008-2009 Mesagne]]
[[Programma 2007-2008|Programma2007-2008 Mesagne]]
</slider>
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!!Elenco dei membri: [[area riservata|doc/Membri/membriFLC.pdf]]
I DOMENICA DI PASQUA – A
Si apre una storia di relazioni nuove
1. I cinquanta giorni che scandiscono il tempo pasquale sono i giorni che la Chiesa dedica alla mistagogia, cioè all’approfondimento dell’evento pasquale della morte e risurrezione del Signore e gli effetti di grazia sulla la vita cristiana personale ed ecclesiale.
In queste due domeniche di Pasqua l’attenzione è posta sul fatto che il «giorno dopo il sabato» della Risurrezione del Signore (Gv 20,1) è il Giorno che ormai include e dà significato a tutti gli altri giorni, è il “giorno ottavo” (Gv 20,28), cioè il giorno che non ha fine, il giorno della pienezza. E inoltre, con l’evento della Risurrezione del Signore inizia un tempo nuovo e una storia nuova per l’umanità, caratterizzati da relazioni interpersonali più fraterne.
2. La pagina evangelica di Gv 20,19-31 mostra la comunità dei discepoli riunita a “porte chiuse” per paura dei Giudei. È una comunità che da Maria di Màgdala — l’apostola degli apostoli, come amano chiamarla i padri della chiesa — ha già ricevuto l’annuncio e la testimonianza della Risurrezione del Signore (Gv 20,17-18), e a motivo dell’efficacia “sacramentale” di questo annuncio i discepoli sono riuniti in comunità (1Gv 1,1-3). Tuttavia questa comunità ha le porte chiuse per paura dei Giudei: non è ancora in grado, anzi possiamo senz’altro dire che non è ancora matura ad affrontare le difficoltà e le prove della vita e della storia.
È necessario, allora, che prenda coscienza che la venuta e la presenza di Gesù («venne Gesù e stette in mezzo a loro», Gv 20,19) è la venuta e la presenza non dell’ “Eroe mitico e vittorioso uscito indenne dalla prova”, ma del Crocifisso Risorto, cioè del Risorto che continua a manifestare in sé i segni della Croce che sono, allo stesso tempo, i segni del tragico rifiuto da parte degli uomini e i segni di una vita gratuitamente donata e sprecata. L’apostolo Pietro, citando il Sal 118,22 (salmo responsoriale), scriverà nella sua lettera che la pietra viva che gli uomini hanno scartato e rigettato, Dio l’ha scelta come pietra preziosa e l’ha posta a fondamento per la crescita qualitativa della vita umana e cristiana (1Pt 2,4-8).
Credere per la comunità dei discepoli (compreso Tommaso) e per noi, non significa comprendere come razionalmente vera l’affermazione che Cristo è Risorto, ma, molto di più, che il Crocifisso Risorto, Colui che è stato scartato, rifiutato e rigettato dagli uomini, Dio, risuscitandolo, l’ha posto come fondamento della nostra esistenza personale ed ecclesiale. Questo è esistenzialmente molto più impegnativo che accontentarsi di una semplice giustificazione razionale della risurrezione di Gesù. Questo dice il vero credere per la S. Scrittura: che la presenza in mezzo a noi del Crocifisso Risorto “apre le porte” ad una storia di relazioni nuove e qualitativamente diverse: relazioni di autentica fraternità. Così era stato profetizzato: che la morte di Gesù avrebbe riunito i figli di Dio che erano dispersi (Gv 11,52); e Gesù stesso aveva affermato: «Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32).
Infatti: «Va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro» (Gv 20,17): è l’annuncio pasquale che Maria di Màdgala, in obbedienza alla parola del Risorto, deve rivolgere ai discepoli.
La risonanza di questo annuncio continua a farsi sentire in modo più chiaro ed esplicito nel triplice «Pace a voi» di Gesù (Gv 20,19.21.26) e nella consegna del Pardono (Gv 20,23). Il «Pace a voi» non è un saluto, ma la consegna del dono della Pace, ovvero la capacità di creare relazioni fraterne sia dal punto di vista umano che di fede. E a questo si aggiunge un’altra consegna: quella del Perdono, della remissione dei debiti (Gv 20,23).
3. Ai discepoli, come pure a noi cristiani, viene consegnata la responsabilità di diventare testimoni del Crocifisso Risorto nella storia degli uomini. Non si tratta, però, di un progetto di rivincita e di riconquista della società, ma di una proposta di vita nuova, rigenerata dalla speranza della Risurrezione (seconda lettura: 1Pt 1,3-9), una vita nuova di fraternità e di condivisione nel Signore vissuta nella fatica del quotidiano (prima lettura: At 2,42-47). Solo così potremo dire in verità: «Abbiamo contemplato, o Dio, le meraviglie del tuo amore» (rit. Salmo responsoriale)
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
I DOMENICA DI QUARESIMA– A
Gesù nelle prove della vita
1. Il cammino della Quaresima è un itinerario pasquale verso la Pasqua. Non è questo un bisticcio di parole, ma la consapevolezza che la Pasqua è la meta e nel contempo l’evento stesso che qualifica e scandisce l’itinerario quaresimale come cammino di vita nuova per rivitalizzare la nostra identità di cristiani diventati figli di Dio e fratelli di tutti gli uomini a motivo della nostra conformazione a Cristo e, in Lui, del nostro inserimento nel popolo di Dio per mezzo dell’iniziazione cristiana (battesimo, confermazione, eucaristia).
Per questo le domeniche che scandiscono l’itinerario quaresimale del ciclo A hanno profonda valenza battesimale: nelle prime due domeniche siamo chiamati a rinnovare la nostra conformazione a Cristo, nelle altre domeniche, con l’accentuazione rispettivamente sull’Acqua, sulla Luce e sulla Vita, siamo chiamati a scelte esistenziali qualificanti il nostro essere cristiani e Chiesa popolo di Dio in questo mondo.
Si tratta, nel cammino della Quaresimale, di saper accogliere il kairòs di Dio (seconda lettura del mercoledì delle ceneri: 2Cor 5,20-6,2), il tempo di grazia favorevole per una conversione a ciò che è essenziale per la vita cristiana (prima lettura e salmo responsoriale del mercoledì delle ceneri: Gl 2,12-18; Sal 51) riguardo alla nostra relazione con Dio (preghiera, ascolto della Parola), alla nostra relazione con gli altri (elemosina, attenzione e cura dei deboli) e al nostro rapporto con le cose di questo mondo (digiuno), ovvero dell’uso dei beni e del creato (vangelo del mercoledì delle ceneri: Mt 6,1-6.16-18).
2. In questa prima domenica di Quaresima siamo chiamati a contemplare e a conformarci al volto del Signore che vive l’esperienza della tentazione (Mt 4,1-11). Non è, quella di Gesù, una messa in scena, un far finta, perché come Figlio di Dio non poteva essere tentato. Anzi, al contrario: proprio perché Figlio di Dio («Se sei Figlio di Dio…»: Mt 4,3.6) è messo alla prova dalle complesse e intricate situazioni della vita. Nulla di finto, dunque. Scrive l’autore della Lettera agli Ebrei che Gesù «proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova» (Eb 2,18; anche 5,7-10), cioè anche a noi che siamo quotidianamente soggetti alle prove della vita.
Le prove della vita, poi, non sono quelle “frecciate” che per il gusto di farci soffrire ci invia il Padre Eterno, né tanto meno sono il frutto del nostro peccato, dei nostri fallimenti esistenziali. No, le prove della vita innanzitutto fanno parte della nostra condizione creaturale fragile e mortale di persone umane che non hanno sempre una visione limpida e chiara dell’esistenza, che non hanno subito la certezza di ciò che è bene e di ciò che è male. Questo non dice la nostra condizione di peccatori, ma semplicemente la nostra condizione di creature umane; dice la verità della nostra esistenza adamitica, di creature “terrose”, “fatte di terra”, appartenenti alla terra, a cui è stato donato il soffio vitale dello Spirito che ci rende esseri viventi ad immagine del Dio Vivente, vale a dire capaci di vivere una relazione di comunione filiale con Dio e fraterna con tutte le altre creature umane (prima lettura: Gen 2,7-9).
Inoltre, le prove della vita possono incattivirci, ma possono essere vissute anche come un evento di grazia sovrabbondante (seconda lettura: Rm 5,12-19), a condizione che diventino un’occasione per discernere la misura della nostra fedeltà a Dio e alla sua Parola, per verificare la serietà della nostra esistenza cristiana, per crescere e a maturare in umanità e nella fede. Le prove della vita sono veramente il “deserto della vita” dove Dio saggia il nostro cuore (Dt 8,2-6). Pertinenti i consigli del Siracide: «Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione. Abbi un cuore retto e sii costante, non ti smarrire nel tempo della seduzione. Sta’ unito a lui senza separartene, perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni. Accetta quanto ti capita, sii paziente nelle vicende dolorose, perché con il fuoco si prova l’oro, e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore. Affidati a lui ed egli ti aiuterà; segui la via diritta e spera in lui. Quanti temete il Signore, aspettate la sua misericordia; non deviate per non cadere» (Sir 2,1-7).
3. Nelle prove della vita quando sentiamo il bisogno di un sostegno sicuro, proprio allora si insinua il “demone della divisione”. Così fu per Gesù quando «ebbe fame» (Mt 4,2), e così per ogni credente e per ogni creatura umana. Quell’«ebbe fame» di Gesù evoca senz’altro il «fame e sete della giustizia» di Mt 5,6, cioè quella fame di relazioni autentiche con Dio Padre, con gli altri, in particolare con gli emarginati della storia, e con il creato.
Il “demone della divisione” (diavolo), il tentatore, l’avversario (satana) — tre nomi che qui ricorrono per indicare lo stesso soggetto — sono tutte quelle situazioni o modi di pensare e di agire che ci fanno cadere e ci risucchiano in un vortice di fallimenti che ci incattiviscono dividendoci da Dio, dalla sua Parola e dagli altri.
Quello che noi chiamiamo “diavolo” non assomiglia certo a quello che abitualmente usiamo rappresentare, ovvero quasi una forza divina occulta, una presenza invincibile capace di determinare contro la nostra volontà e responsabilità le scelte della nostra vita. La Bibbia ci dice invece — e la pagina delle tentazioni di Gesù ce lo conferma — che il “tentatore/divisore/avversario” non ha nessun potere su di noi se noi non glielo concediamo. Egli non ha il potere di sfondare la casa della nostra esistenza se noi non gli apriamo e lo facciamo accomodare; non occupa la nostra vita se noi non gli diamo spazio e non acconsentiamo (Gen 4,7; Mt 12,29). Della presenza del male nel mondo noi creature umane, e non altri, siamo i responsabili.
Nel vangelo di Giovanni Gesù parla del “tentatore/divisore/avversario” come di «omicida fin da principio» e «padre della menzogna» (Gv 8,44). Egli — personificazione di tante situazioni di menzogna “organizzata” e di morte spirituale — distorce intenzionalmente la visione della realtà strumentalizzando Dio e la sua Parola. Egli “cambia pelle” — come l’antico serpente della pagina del Genesi — e con furbizia si insinua in tutte le situazioni, in tutti gli spiragli della vita, facendo apparire verità ciò che è menzogna, autentica realizzazione umana ciò che è idolatria (sentirsi come padroni, padreterni) e fallimento in tutti i sensi (prima lettura: Gen 3,1-7). Quando la creatura umana si lascia sedurre da questa pseudo-realizzazione umana che è la menzogna dell’idolatria, allora soccombe alla tentazione, cade nel vortice del suo fallimento dividendosi da Dio, dagli altri e da tutto il creato; detto diversamente: strumentalizzando Dio, gli altri e il creato al suo interesse personale. Anche se vivendo così alla creatura umana le sembra di aver toccato il cielo, di aver raggiunto l’apice della sua realizzazione, in realtà (anche se ancora non lo sa) ha semplicemente toccato il fondo…
4. Gesù, invece, il fondo non lo ha toccato, non perché egli è un super-uomo, ma perché non acconsente che il “demone” della divisione e della menzogna si impossessi della sua vita di Figlio di Dio e di Fratello dell’umanità. Lungo tutto l’arco della sua esistenza, fino alla Croce, Gesù è stato sempre messo alla prova dal “padre della menzogna” che ogni volta astutamente ha “cambiato pelle”: ora alcuni farisei, ora alcuni scribi, ora alcuni dei suoi discepoli [vedi Pietro, i figli di Zebedeo], ora coloro che stavano sotto la croce…
Il “tentatore/divisore/avversario”, volta per volta, ha cercato di sedurre Gesù proponendogli:
— il fascino del potere economico (prima seduzione: Mt 4,3), specialmente se ammantato di ostentata religiosità, attribuendolo alla volontà di Dio: ma Gesù respinge il fascino di tale potere affermando, Lui, il Figlio, il primato della Parola di Dio (Mt 4,4) sull’economia (oggi diremmo sul dio Mercato);
— il fascino del potere religioso (seconda seduzione: Mt 4,5-6): anche il fascino avvincente di tale potere viene decisamente respinto da Gesù, perché sarebbe un “tentare Dio”, ovvero ridurlo ad un fantoccio garante dei nostri bisogni, interessi e privilegi (Mt 4,7);
— il fascino del potere politico (terza seduzione: Mt 4,8-9), specialmente quello che si ammanta di grande religiosità e che si presenta come un dio che può tutto, fino a chiedere la prostrazione e la sottomissione totale degli altri (degli altri pronti a svendere la propria dignità per un piatto di lenticchie…): anche il fascino di tale potere viene fortemente respinto da Gesù, perché il potere politico (qualunque esso sia) non viene da Dio, ma è sottomesso a Dio, cioè è una semplice creatura umana, non è dio, non è il padreterno; solo Dio è Dio, solo Lui bisogna adorare, cioè amare (Mt 4,10).
Resistendo e lottando, come Gesù, contro la menzogna del divisore, noi viviamo la vita nuova del battesimo: cominciamo a non vivere per noi stessi (Rm 14,7), ma per gli altri. E questo, noi figli nel Figlio, lo impariamo proprio da Dio, da Colui che in maniera sorprendente si avvicina e si pone senza vergogna a servire il suo Figlio amato Gesù (Mt 4,11; Lc 12,37; Sal 23,5). È il vero fascino dell’esistenza che si apre al nostro sguardo.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
II DOMENICA DI QUARESIMA– A
Contemplare il volto di Gesù trasfigurato
1. L’itinerario battesimale della Quaresima prosegue con la contemplazione del volto di Cristo trasfigurato (Mt 17,1-9). Mentre nella prima domenica di quaresima abbiamo contemplato il volto di Cristo nelle prove della vita, in questa seconda domenica lo contempliamo mentre rivela la bellezza di una vita che si consegna perché “follemente” appassionata per Dio e per l’umanità.
2. L’evento della Trasfigurazione, infatti, è incastonato tra i primi due annunci della passione del Signore. Il primo annuncio sottolinea il «patire molto» del Figlio (Mt 16,21), che non indica la sofferenza per la sofferenza, quasi fosse un valore in sé, ma la sofferenza che scaturisce da una passione grande più forte della morte (Ct 8,6-7; Rm 8,35-39), da un amore appassionato incontenibile per Dio e per l’umanità — questo, sì, un valore in sé! —, e in particolare per i falliti della storia. E il secondo annuncio viene a confermare tutto questo quando sottolinea la consegna del Figlio (Mt 17,22) — il motivo della consegna sarà ancora più accentuato nel terzo annuncio della passione (Mt 20,17-19), prima di entrare in Gerusalemme — che esprime, sì, il dramma del tradimento del discepolo, ma anche, e soprattutto, la vulnerabilità del nostro Dio che nel libero dono del Figlio si pone nelle mani degli uomini, invece di afferrare Lui gli uomini nelle sue mani per respingerli e annientarli. La consegna libera del Figlio, pur nella sua drammaticità, è la cifra più eloquente dell’amore gratuito, appassionato, sovrabbondante e disinteressato del Padre per l’umanità.
3. Per questo nell’evento della Trasfigurazione siamo chiamati, assieme a Pietro, Giacomo e Giovanni — apostoli non “privilegiati” ma che al momento in cui scrive Matteo rappresentano tutte le Chiese, quindi anche le Chiese di oggi e anche noi che ne facciamo parte — a contemplare il volto del Figlio che «brilla come il sole» e la sua veste che irradia luce. “Volto” e “veste” indicano la persona del Figlio, il suo modo di essere e di agire, il suo stile di vita. Contemplare il volto trasfigurato del Figlio significa, allora, contemplare in Lui la bellezza di una vita donata e consegnata all’umanità, gratuitamente, senza interessi personali, senza chiedere in cambio nulla, né favori né privilegi. È in sostanza quanto scrive l’apostolo Paolo al vescovo Timoteo, ricordandogli che siamo stati chiamati da Dio, non secondo le nostre opere, ma secondo il suo disegno e la sua grazia, ovvero la gratuità del suo amore che risplende nel Figlio e nel suo vangelo (seconda lettura: 2Tm 1,8-10).
4. Ma la contemplazione del volto del Figlio è strettamente connessa all’ascolto del Figlio. Non c’è contemplazione senza ascolto, né ascolto senza contemplazione. Altrimenti la contemplazione diventerebbe non l’incontro con Colui che deve diventare sempre di più la nostra immagine, ma la proiezione psicologica della nostra immagine in Lui; e l’ascolto diventerebbe non la relazione con una Persona vivente che chiama, interpella e trasforma, ma la fredda raccolta legalistica di un insieme di norme morali da imporre e osservare.
Significativo quanto annota la pagina del vangelo riguardo ai discepoli, i quali, ascoltando la voce del Padre, «caddero faccia a terra e temettero fortemente» (Mt 17,6). Sì, è ciò che avviene quando siamo di fronte alla Presenza del Dio Vivente, Presenza incontenibile, incatturabile, non riducibile ai nostri schemi; Presenza vulnerabile, fragile — che cosa vi è di più fragile di una “voce”, di una “parola”, di un “evento”, di una “nube” (che è lo Spirito) dalla quale parla la “voce”? —, eppure questa Presenza fragile e vulnerabile del Padre ha la capacità di “disarmare” i discepoli del Figlio, cioè le nostre Chiese dalla presunzione (e forse anche al vanto) di costruire noi a Lui una tenda in cui abitare (Mt 17,4), di indicare noi a Lui dove essere presente in questo nostro mondo. In realtà, è Lui che costruisce una tenda a noi (2Sam 7,5.11), inviandoci in questo mondo per essere, come Abramo, segno gratuito della sua benedizione e della sua vita (prima lettura: Gen 12,1-4; salmo responsoriale: Sal 33).
È la nostra esistenza, dovunque noi siamo, che deve diventare la Sua tenda in cui Lui prende dimora; è il nostro stile di vita che deve diventare conforme alla bellezza luminosa del volto del Figlio suo (Rm 8,29).
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
II DOMENICA – A
Testimoni di Cristo Sposo e Agnello
1. Prima di iniziare la lettura semicontinua del vangelo di Matteo, lettura che ci vedrà impegnati nell’Anno Liturgico A, la liturgia pone al nostro ascolto una pagina del vangelo di Giovanni dove si propone la figura di un testimone qualificato ed esemplare: Giovanni Battista (Gv 1,29-34). Qui sentiamo ancora l’eco del Battesimo del Signore. ma adesso visto dalla parte del testimone Giovanni Battista. È come se la liturgia ci dicesse che per ascoltare in modo autentico e fecondo il Vangelo (in questo caso il vangelo di Matteo), ovvero il Signore Gesù, è necessaria la mediazione di un testimone, e, al contempo, per ascoltare, leggere e meditare in modo autentico e fecondo il Vangelo è necessario farlo da testimoni e non da intellettuali curiosi o da predicatori parolai.
2. Che cosa significa diventare testimoni?
Sin dall’inizio dell’evangelo Giovanni Battista viene presentato come testimone (Gv 1,7.15.19.32.34). Egli è testimone perché “ha visto” (Gv 1,29.32.33.34), ovvero ha contemplato, ha scrutato in profondità gli eventi che riguardano il Signore;
Inoltre, è testimone perché “conosce” il Signore (Gv 1,31.33), ovvero ha esperienza di Lui, coltiva una relazione di comunione interpersonale con Lui;
E ancora, è testimone perché indica non se stesso ma il Signore. Questo è l’elemento che qualifica Giovanni Battista,
Egli indica il Signore come “Agnello che toglie il peccato del mondo” (Gv 29): evocazione dell’agnello pasquale della liberazione dalla schiavitù di Faraone (Es 12) e del Servo di Yhwh, “agnello nonviolento condotto al macello” (Is 53,7). È come se il testimone Giovanni Battista dicesse: il Signore non viene verso di noi con spavalderia e arroganza ma con umiltà e mitezza, e, facendo dono della sua vita, «toglie il peccato del mondo», ci libera cioè dal peccato di idolatria, da quel peccato che pone l’io dell’uomo al centro del mondo e riduce Dio a idolo venduto a basso prezzo e strumentalizzato per la realizzazione dei nostri progetti di dominio sugli altri.
Non solo, il Signore è indicato anche come Sposo. In Gv 1,30 e 1,33 la parola “uomo” qui significa “marito”. Il Signore viene a noi come lo Sposo che si è legato alla nostra umanità debole e fragile con legami indissolubili di comunione e di amore. Se noi siamo spesso la sua Sposa infedele, Egli invece è sempre lo Sposo fedele che non abbandona mai la sua Sposa al fallimento della sua autodistruzione.
Proprio perché viene a noi come Agnello e Sposo, e che fa propria tutta l’esperienza del Servo di Yhwh, il Signore è per noi Luce (prima lettura: Is 49,3.5-6), perché ha annunziato la Parola di Dio attraverso la sua esistenza, il suo stile di vita, vale a dire: ha fatto la volontà del Padre, ha vissuto il Suo Progetto (salmo responsoriale: Sal 40).
3. Un altro aspetto della figura di Giovanni Battista sta nel fatto che egli è un testimone in divenire: nella misura in cui egli cresce nella conoscenza-esperienza del Signore, egli cresce come testimone. Infatti quando afferma: «io non lo conoscevo», fa intendere non che Gesù era per lui un estraneo, anzi, lo conosceva bene, perché si suppone che inizialmente Gesù appartenesse al gruppo dei discepoli di Giovanni Battista. «Io non lo conoscevo» invece fa intendere che ancora non si era reso conto della vera identità di Gesù. Quando ne ha consapevolezza, allora Giovanni arretra: colui che era il suo discepolo, diventa il suo maestro. Giorno dopo giorno Giovanni prende coscienza di non essere lui il Messia, ma solo l’eco della Parola del Signore (Gv 1,20-23), di non essere lui lo Sposo, ma l’“amico dello Sposo” che ascolta la voce dello Sposo e prepara la Sposa, cioè il popolo di Dio, ad incontrare lo Sposo (Gv 3,28-29). Giovanni comprende che egli deve diminuire, affinché possa crescere, in lui e nella fede del popolo di Dio, il Cristo Agnello e Sposo.
Ecco l’identità del vero testimone del Signore e quindi dell’apostolo chiamato e inviato dal Signore, come lo fu l’Apostolo Paolo (seconda lettura: 1Cor 1,1-3).
Che il Signore aiuti la Chiesa del nostro tempo a diventare Suo testimone come Giovanni Battista, il quale non annunciò se stesso, non fu autoreferenziale, ma umilmente orientò l’attenzione sul Cristo.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
III DOMENICA DI PASQUA – A
Il “Terzo” che dischiude le nostre relazioni
1. L’annuncio del tempo nuovo inaugurato dalla Risurrezione — l’apostolo Pietro nella sua lettera parla del Risorto che «si è manifestato negli ultimi tempi per voi» (seconda lettura: 1Pt 1,20) —, tempo cioè di relazioni qualitativamente nuove tra gli uomini, di relazioni comunitarie e fraterne “altre” e alternative, continua con la pagina evangelica dei discepoli di Emmaus e del loro incontro con il Risorto (Lc 24,13-35).
2. Che si tratti di relazioni comunitarie, è indicato dal fatto che nella pagina evangelica si parla di “due” discepoli (Lc 24,13). Non si tratta di una questione numerica, ma appunto della qualità delle relazioni: “due” indica una piccola comunità e non una “grande organizzazione”; una comunità che vive il senso della piccolezza, del suo limite e della sua fragilità; una comunità che non si impone con la forza dei numeri o dell’efficienza organizzativa, ma con la forza della testimonianza. E infatti, quando Gesù inviò i discepoli in missione per il mondo, li inviò proprio «a due a due avanti a sé» (Lc 10,1: Mc 6,7).
Inoltre, questa comunità, anche se sfiduciata e senza speranza per la morte di Gesù, e anche se ha intrapreso un cammino che la sta allontanando da Gerusalemme, dalla città della pace e della fedeltà, per una meta “meno impegnativa”, Emmaus, tuttavia è una comunità dove i discepoli — e qui bisogna fare attenzione al testo — si fanno reciprocamente l’omelia (“omileō”: Lc 24,14), cioè conversano tra loro in modo familiare sui fatti accaduti a Gerusalemme, città dalla quale comunque si stanno allontanando. Questa omelia è il tentativo di comprendere e di ricercare insieme (in Lc 24,15 si parla ancora di “omelia” e di “ricerca” il senso degli avvenimenti a Gerusalemme. Tentativo fallimentare, perché come essi stessi affermano: «ma lui [cioè il Risorto] non l’hanno visto» (Lc 24,25). Il problema esistenziale e di fede di questi “due”, di questa comunità è l’incapacità di “vedere”, di “leggere in profondità” la S. Scrittura e il significato degli eventi della vita. Il loro conversare e la loro ricerca è semplicemente un parlarsi tra di loro, non è apertura agli altri e all’Altro (con la “a” maiuscola). I “due” sono chiusi nella polarità “io”-“tu”, “noi”-“loro”.
Infatti sono anche incapaci a decifrare la presenza del Risorto che cammina accanto a loro: Egli è per loro un illustre sconosciuto, un pellegrino venuto da lontano, uno straniero. Al riguardo, il testo evidenzia due particolarità interessanti che non andrebbero trascurate.
a) In Lc 24,15 avviene che il Risorto si inserisce nella loro conversazione familiare e nel loro ricercare insieme. La presenza del Risorto non è una presenza che sta al di fuori, bensì una presenza che accompagna il cammino di ricerca della comunità.
b) In Lc 24,18 il Risorto, a loro ancora sconosciuto, viene indicato da loro stessi come “paroikos”, che significa “colui che abita accanto”, “colui che abita vicino ai tuoi confini”, oppure “straniero”, “pellegrino”, “straniero”, “senza fissa dimora”. Anche questa parola, “paroikos”, qualifica le modalità della presenza del Risorto in mezzo a noi. E queste stesse modalità devono caratterizzare anche la presenza della Chiesa e dei cristiani nel mondo. Infatti, l’apostolo Pietro usa questa stessa parola quando scrive: «comportatevi con timore nel tempo del vostro pellegrinaggio (“paroikias”)» (seconda lettura: 1Pt 1.17; anche in 2,11). Faccio notare che da “paroikias” viene il termine “parrocchia” e da “paroikos” viene “parroco”: da qui è facile intuire le implicazioni che ne derivano per un corretto stile di vita delle nostre parrocchie…
Dunque, i “due”, chiusi nella polarità “io”-“tu”/“noi”-“loro”, sono incapaci di leggere in profondità le Scritture e gli avvenimenti della vita, e sono incapaci di accorgersi degli altri e dell’Altro, di Colui che gli sta accanto come Straniero e Pellegrino.
3. Ci vuole un “terzo” che dischiuda la polarità “io”-“tu”, “noi”-“loro”. E il “terzo” è il Risorto, l’Altro. Egli è Colui che gli sta accanto, cammina con loro e gli “apre gli occhi”, gli apre la vita: gli spiega il senso autentico delle Scritture come annuncio e narrazione, attraverso la passione del Messia, dell’amore appassionato di Dio per noi; e, azione conseguente dell’amore appassionato, gli “spezza il pane” e glielo “dona”: gesto eloquente dello stile esistenziale del Messia.
«Allora i loro occhi furono aperti ed essi lo riconobbero» (Lc 24,31). I “due” adesso imparano a rileggere e interpretare la propria vita a partire dal gesto messianico dello “spezzare il pane e donarlo”, gesto che esprime l’amore appassionato di Dio («non ci ardeva forse il cuore nel petto…»: Lc 24,32) , gesto che è l’unica chiave per comprendere il senso delle Scritture e della propria vita cristiana ed ecclesiale — come farà Pietro nel giorno di Pentecoste (prima lettura: At 2,14.22-33) —, ed è l’unico gesto che ci apre all’accoglienza dell’Altro, il Risorto, che cammina accanto a noi, come pure degli altri — i vicini e gli stranieri — uomini e donne nella fede e in umanità anch’essi oggi presenti sul nostro cammino.
C’è da notare un particolare: «Ed alzatisi in quella stessa ora, ritornarono a Gerusalemme…» (Lc 24,33). “Alzatisi” è verbo di resurrezione. “Ritornare” è verbo che indica la conversione. La pagina di Luca che narra della Risurrezione di Gesù, come d’altronde le stesse pagine degli altri evangeli, non ci dicono come sia avvenuta la Risurrezione di Gesù, ma ci dicono come noi possiamo farne l’esperienza diventando uomini e donne risorti e convertendo la nostra vita nella prospettiva di ciò che Gesù visse a Gerusalemme.
Ovvero: là dove “due” sono riuniti nel nome del Risorto e imparano ad ascoltare nelle Scritture la passione di Dio per l’umanità, e a “spezzare il pane”, cioè a fare scelte di condivisione, e a camminare e a ricercare insieme come fratelli e sorelle nella fede, e a camminare accanto agli altri fratelli e sorelle in umanità come “paroikia”, come stranieri e pellegrini, e ad accorgersi dell’altro, degli stranieri, dei senza fissa dimora che vivono oggi accanto a noi, quando tutto questo inizia ad accadere nella nostra esistenza, allora significa che stiamo facendo l’esperienza del Signore Risorto. E allora potremo cantare in verità: «L’anima mia esulta nel Signore» (salmo responsoriale: Sal 16).
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
III DOMENICA DI QUARESIMA– A
La nostra esistenza: un “luogo” dove zampilla la Parola di Dio
1. L’itinerario battesimale della Quaresima si fa più intenso in queste tre domeniche che vengono. L’Acqua, la Luce e la Vita sono tre simboli che evocano la nostra realtà battesimale o dell’iniziazione cristiana (battesimo, confermazione, eucaristia), ovvero interpellano il senso della nostra vocazione di cristiani in questo mondo.
Per cogliere il valore teologico di questi simboli, la liturgia della Chiesa, con grande saggezza spirituale, maturata lungo i secoli, ci fa meditare, in queste domeniche che seguono, il vangelo di Giovanni, che, lo si sa, tra i vangeli è quello che cura di più la dimensione simbolica di Cristo, della vita cristiana ed ecclesiale.
L’evangelo di Giovanni, infatti, nei capitoli dal 2 al 12, traccia il cammino verso l’Ora della Pasqua a Gerusalemme, ritmandolo attraverso la contemplazione di sette grandi segni: del Vino bello delle Nozze dell’Alleanza tra Cristo Sposo e l’umanità sua sposa (Gv 2,1-12), del ~Tempio-Corpo (Gv 2,13-23), dell’Acqua Viva (Gv 4,1-42), del Pane di Vita (Gv 6,1-15) con il discorso che lo spiega (Gv 6,16-58), della Luce (Gv 9,1-41) con il discorso che lo spiega (Gv 10), della Vita (Gv 11) e dell’Unzione di Betania (Gv 12,1-11).
C’è da notare che il segno del “Vino Bello delle Nozze dell’Alleanza tra Cristo Sposo e l’umanità sua sposa” è l’inizio dei segni (Gv 2,11), cioè il “segno archetipo”, il “segno matrice” che sta all’origine di tutti gli altri segni e ne evidenzia la motivazione. Ogni segno anticipa l’Ora della Pasqua, offre la chiave interpretativa della nostra esistenza umana e cristiana alla luce dell’Ora della Pasqua, e scandisce il progressivo maturare della nostra fede nelle situazioni complesse della nostra vita.
Dall’elenco dei sette grandi segni del vangelo di Giovanni è facile notare che il segno dell’Acqua Viva è dato nel contesto dell’incontro di Gesù con la Samaritana: la pagina del vangelo di questa domenica (Gv 4,5-42).
2. L’incontro di Gesù con la Samaritana avviene presso una fonte, un pozzo di acqua sorgiva situato in un terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe (Gen 33,18-20; $8,21-22). Nella Bibbia i pozzi di acqua sorgiva, dove si andava ad attingere acqua, erano veramente luoghi di incontri, dove si facevano amicizie, ci si innamorava e si combinavano i matrimoni (Gen 24; 29,1-30); ed erano anche luoghi di scontri, di litigi… (Gen 21,25; 26,15-21). I pozzi di acqua sorgiva erano anche i luoghi della memoria dell’incontro con Dio (Gen 16,6-14; 26,23-25). E nel Cantico dei Cantici Dio Sposo canta la bellezza di Israele, sua amata sposa, descrivendola come «fonte che irrora i giardini, pozzo d’acque vive e ruscelli sgorganti dal Libano» (Ct 4,15).
L’evangelo di Giovanni scrive che Gesù arriva alla fonte di Giacobbe affaticato dal viaggio (Gv 4,6): è la fatica dell’evangelizzatore, la fatica della testimonianza del volto di Dio Padre nelle varie situazioni umane, sociali, religiose, culturali. Gesù, infatti, viene dalla Giudea diretto verso la Galilea, e per necessità teologica — è l’opera che il Padre gli ha dato da fare — “deve” attraversare la Samaria (Gv 4,4), cioè una regione difficile, da secoli ostile ai giudei e dai giudei considerata nemica, perché quando ci fu la divisione del Regno del Sud (la Giudea) dal Regno del Nord (la Samaria) un buon numero di giudei, non accettandola, emigrò in Samaria fondando qui una comunità giudaica che si “contaminò” con l’idolatria dei popoli pagani che vivevano in quella regione. In seguito, la comunità giudaica dei Samaritani non riconoscendo la Torah orale ma solo quella scritta, e non riconoscendo l’unicità del Tempio di Gerusalemme e i suoi sacerdoti, edificò un altro Tempio sul monte Garizim con l’organizzazione di un proprio ufficio sacerdotale. Questo fatto fu considerato dai giudei un vero e proprio scisma. La comunità giudaica dei samaritani fu quella che lungo i secoli ha custodito la Torah scritta. Se noi oggi abbiamo il testo della Torah, lo dobbiamo a loro.
Dunque, una regione ostile, difficile da percorrere, da frequentare e da evangelizzare quella della Samaria (Lc 9,51-55); per questo Gesù è affaticato.
Egli siede sul (e non “presso il”) pozzo di acqua sorgiva: una immagine finissima dell’evangelista per dirci che vi è una relazione molto stretta tra Gesù e la fonte sorgiva, vale a dire tra Gesù e la Parola di Dio (Gv 1,1-18) che la fonte qui rappresenta (prima lettura: Es 17,1-7; salmo responsoriale: Sal 95).
E attorno a questa fonte avviene l’incontro con la Samaritana, la quale non rappresenta una persona singola, bensì questa porzione di umanità e di comunità credente — come ce ne sono tante altre in questo mondo — che ha svenduto la sua esistenza e la propria dignità all’idolo di turno (“i cinque mariti”, più un altro: Gv 4,18). Nonostante questa sua condizione, la Samaritana continua ad andare al pozzo per attingere l’acqua e togliersi quella “sete” che in lei, forse, giorno dopo giorno, assume il sapore del disgusto e del tedio di una vita segnata dall’idolatria.
3. Il dialogo ha inizio con una richiesta esplicita da parte di Gesù: «Dammi da bere» (Gv 4,7); richiesta simile all’altra che dirà sulla Croce: «Ho sete» (Gv 19,28).
Perché Gesù fa questa richiesta? Che cosa le vuol dire?
Da come si sviluppa tutto il dialogo, sembra che Gesù voglia dirle questo: o Donna/Comunità, il Padre ti chiama a diventare tu stessa, con tutta la tua esistenza, il pozzo che contiene l’Acqua Viva zampillante, cioè la Parola di Dio.
E ancora: tu, o Donna/Comunità, sei chiamata a diventare, con la tua esistenza, il “luogo” dove adorare il Padre, e adorare soltanto Lui e nessun altro.
Accogli, o Donna/Comunità, il dono dell’Acqua viva della Parola di Dio, dono che scruta l’abisso del nostro cuore e che fa la verità nella nostra vita («mi ha detto tutto quello che ho fatto»: Gv 4,29.39; Eb 4,12-13), dono che saziandoti ti mette ancora più sete (Sir 24,20), e lascia che essa ti plasmi giorno dopo giorno come vero tempio di Dio, vero “luogo” dell’adorazione del Padre.
È inutile, o Donna/Comunità, che tu ti affanni a salvaguardare le tue istituzioni religiose, a perfezionare tecnicamente la tua efficiente organizzazione pastorale, a vantarti delle tue tradizioni e delle tue radici religiose, se poi non ti lasci fecondare dall’Acqua viva della Parola del Signore e non adori il Padre “in spirito e verità”, ovvero non ti lasci guidare dallo Spirito nella sequela del Figlio tuo Sposo che è la manifestazione più eloquente della Fedeltà/Verità di Dio.
4. L’itinerario di conversione “battesimale” della Donna/Comunità inizia quando ella “lascia la brocca” (Gv 4,28), quando lascia quel suo modo abituale e idolatrico di vivere la relazione con Dio e con gli altri, diventando, con la sua stessa vita, testimone “di tutto quello che le ha detto il Signore”.
Forse possiamo anche dire che la conversione “battesimale” della Donna/Comunità è iniziata molto prima: quando il Signore le ha chiesto da “bere”, e lei si è sentita a disagio, un po’ in difficoltà. In quella richiesta e nel dialogo che ne è seguito lei avrà pian piano percepito che Colui che le parlava, l’aveva già perdonato senza attendere prima la sua conversione (seconda lettura: Rm 5,1-2.5-8); ed è stato questo perdono, gratuito e incondizionato, del Signore che le ha cambiato la vita, facendo così della sua esistenza il “luogo” della gratuità testimoniata e vissuta, il “luogo” dove zampilla l’Acqua viva della Parola e dove si adora il Padre “in spirito e verità”.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
III DOMENICA – A
Lo stile fraterno di Gesù, luce per questo mondo
1. A partire da questa domenica il vangelo di Matteo ci accompagnerà per quasi tutto l’Anno Liturgico. Saremo così impegnati ad ascoltare, a meditare e a vivere quello che senz’altro possiamo chiamare il “vangelo della fraternità”, la “buona notizia” di Gesù nostro Fratello e della Chiesa, popolo di Dio di sorelle e fratelli in Cristo Gesù.
2. Già la pagina evangelica di questa domenica (Mt 4,12-23) ci pone subito nella prospettiva della fraternità. Infatti il nucleo centrale che dà significato a tutta la pagina è l’avvio fedele e continuo dell’annuncio di Gesù: «Convertitevi, vicino infatti è il regno dei cieli» (Mt 4,17).
Il regno dei cieli è vicino, cioè il Dio Signore e Padre di tutti si è fatto vicino, prossimo all’umanità. E questa vicinanza si è realizzata nel Figlio amato Gesù. In che modo? L’evangelista Matteo lo evidenzia con chiarezza.
3. Gesù viene nella Galilea, e dopo aver vissuto a Nazareth prende dimora stabile, “cittadinanza” (Mt 4,13) a Cafarnao. Gesù si radica stabilmente nella Galilea, ovvero in una regione considerata marginale e poco “raccomandabile”, perché regione di confine, soggetta a facili invasioni e “contaminazione” culturale con i popoli pagani (le tribù di Zàbulon e di Nèftali erano state deportate in Assiria: 2Re 15,29), come pure a frequenti scambi commerciali con gli stessi (riguardo al territorio di Zàbulon: Gen 49,13), dove protagonista è certamente la città di Cafarnao. La Galilea è quindi terra di grande confusione e di grandi conflitti al suo interno, e socialmente e culturalmente terra “inquinata” da altri popoli. Perciò in segno di disprezzo viene denominata “Galilea delle Genti” (Mt 4,15), cioè dei pagani.
Attualizzando la pagina del profeta Isaia 8,23b-9,3 (prima lettura), l’evangelista Matteo qualifica la situazione socio-culturale e religiosa della Galilea come la situazione di un popolo che “siede nelle tenebre” e “nell’ombra di morte” (Mt 4,16). “Tenebre/ombra morte” dicono smarrimento, immobilismo, incapacità di vedere l’altro e di relazionarsi con lui, incapacità anche di vedere se stessi e di comportarsi in maniera corretta… Insomma, un disastro.
Eppure proprio qui e non altrove, in questa terra marginale ed emarginata Dio Padre si fa vicino in Cristo Gesù, il quale prende dimora stabile e ci sta fino in fondo vivendo uno stile di vita alternativo: uno stile fraterno e di condivisione, lo stile di Emmanuele, del Dio-con-noi (Mt 1,23; 28,20).
E è proprio da qui e non da altrove, che prende avvio l’evangelizzazione profetica di Gesù Messia, come pure dalla Galilea prenderà l’avvio l’annuncio della sua Risurrezione (Mt 28,10.16). Qui l’annuncio «il regno dei cieli è vicino» (la parola “cieli” dice “Dio”) è proclamato da Gesù prima con la vita e poi con la parola, cioè innanzitutto abitando in questa terra e vivendo come fratello tra fratelli, vivendo — come afferma la lettera agli Ebrei — senza vergognarsi di chiamarci suoi fratelli nella fede e in umanità (Eb 2,11-12). Questo suo modo di essere e di abitare diventa Luce elevata (Mt 4,16; salmo responsoriale: Sal 27) che illumina le “tenebre/ombra di morte” di terra e interpella alla conversione, a cambiare modo di essere e di pensare: «Convertitevi…». Come pure, è questo suo modo di essere, questo suo stile di vita fraterno che chiama i primi quattro discepoli — immagine della Chiesa popolo di Dio —a vivere come fratelli nella sequela e nella fede di Lui, Fratello tra fratelli (Mt 4,18-22). Quel “subito”, che caratterizza la risposta dei discepoli, da una parte dice tutta l’urgenza della proposta, dall’altra tutta l’efficacia dello stile di vita e della parola di Gesù.
4. Vivere come fratelli e sorelle nel Signore, fondati in Lui che si è fatto — e continua ad esserlo anche da Risorto (Mt 28,10) — nostro Fratello, è una dimensione fondamentale della vita cristiana ed ecclesiale, dalla quale dipende il discernimento della credibilità e verità della nostra evangelizzazione: se è evangelizzazione che offre speranza di vita (Mt 4,19), oppure se è evangelizzazione che cattura nei legacci della morte del nostro iper-individualismo, della nostra arroganza e presunzione di voler imporre dall’alto la verità sull’uomo e l’annuncio dell’evangelo senza volontà di dialogo e di condivisione. L’apostolo Paolo lo comprese molto bene, quando oppose alla divisione “settaria” e “partitica” della Chiesa di Dio che è in Corinto, la forza dell’evangelizzazione fondata nella croce di Cristo (seconda lettura: 1Cor 1,10-13.17), vale a dire, sulla sapienza del dono gratuito di sé e non del vanto, del trionfalismo e della ricerca di qualche privilegio dai potenti e sapienti di questo mondo (1Cor 1,18-31).
Saprà oggi la Chiesa di Dio che è in Italia e, in particolare i suoi pastori, convertirsi alla vera evangelizzazione, assumendo un autentico stile di vita fraterno improntato al dialogo e alla condivisione nelle relazioni intraecclesiali e con la società, come fu lo stile di Cristo Gesù che prese cittadinanza stabile nella “Galilea delle Genti” senza vergognarsi di chiamarci suoi fratelli nella fede e in umanità? Lo speriamo molto.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
IV DOMENICA DI PASQUA – A
Seguire le orme di Cristo Pastore
1. L’itinerario mistagogico di accompagnamento verso una più vitale e quotidiana esperienza del mistero pasquale ci pone a confronto con Cristo Gesù che è il Pastore Bello (Gv 10,11), il Pastore e Vescovo della nostra vita (1Pt 2,25). Questo vuol dire che la nostra guida è Lui e che Lui solo — e non altri — il modello della nostra missione regale-pastorale, missione ricevuta nei sacramenti dell’iniziazione cristiana (battesimo. confermazione, eucaristia) che ci ha resi partecipi della missione messianica di Gesù profeta, sacerdote e re-pastore, missione che ognuno è chiamato a vivere, secondo il peculiare dono della vocazione ricevuta.
2. La pagina evangelica (Gv 10,1-10), che segue subito dopo l’espulsione-scomunica dalla comunità giudaica del “cieco nato” a cui Gesù aveva dato la capacità di “alzare lo sguardo”, di ampliare i propri orizzonti (Gv 9,34), mette a confronto il pastore con colui che viene qualificato come ladro, brigante, estraneo (alieno); poi in Gv 10,12 sarà qualificato come “mercenario”, ovvero venale e prezzolato.
Il confronto è pronunciato, stando appunto al contesto, di fronte a coloro che non hanno riconosciuto il “cieco nato” e l’hanno espulso, cioè di fronte «ad alcuni dei farisei» (Gv 9,40) e anche di Giudei (Gv 9,18; 10,19). Ora, il confronto mi sembra interessante al fine di discernere il grado di maturità del cammino della nostra vita cristiana, e perciò vale la pena che ci soffermiamo con un po’ più di attenzione.
Bisogna però premettere che qui più che di “recinto” si parla di “aula”, “atrio” (Gv 10,1): l’allusione è diretta a quella zona del Tempio riservata al popolo di Dio. Anche nelle nostre chiese-edificio c’è l’aula: è la navata centrale dove risiede il popolo di Dio, il quale nella celebrazione dell’eucaristia (ma non solo in essa) esercita il suo ministero profetico (ascolto e assimilazione della Parola di Dio) e sacerdotale (dono di sé). Dunque l’aula-atrio, come allo stesso modo le “pecore”, evoca il popolo di Dio.
3. Iniziamo dalla figura negativa. Viene qualificato come ladro e brigante colui che per entrare nell’aula-atrio come pastore non passa dalla porta, come normalmente dovrebbe avvenire, «ma vi sale da un’altra parte» (Gv 10,1). Quel “salire” può alludere a quei pastori per vocazione “arrampicatori” e agili “scalatori” che non è raro incontrare nelle nostre comunità; ma può alludere anche a quei pastori che per essere tali percorrono un cammino di vita cristiana che li porta a collocarsi “al di sopra” della comunità. È un cammino che vuole dare l’impressione di essere più autentico e impegnativo degli altri — infatti “sale” — e nello stesso tempo vantarsi di essere “diverso” dagli altri — infatti entra «da un’altra parte» e non dalla “porta” —, cammino che secondo certe nostre logiche e quasi istintivamente noi apprezzeremmo eleggendo subito costoro come pastori delle nostre comunità. In realtà, con grande nostra meraviglia frutto della nostra insipienza («ma essi [alcuni dei farisei e dei Giudei] non conobbero ciò che stava dicendo loro», Gv 10,6), costoro Gesù non li riconosce come pastori, bensì come ladri e briganti. Anzi, aggiunge, che proprio loro sono degli «estranei» alla comunità (Gv 10,5) perché non ne condividono la vita e il cammino, e per questo la comunità non riconosce la loro voce e fugge lontano da loro.
Più avanti, si dice come agisce il “ladro” — colui che si atteggia a pastore, ma che in realtà non lo è — nei confronti della comunità: egli viene «per rubare, sacrificare, dissolvere/distruggere» (Gv 10,10). Basta leggere la pagina del profeta Ezechiele 34,1-9 per comprendere tutta la portata di quei verbi. In breve possiamo dire che il “ladro” che si atteggia a pastore è colui “spreme” la comunità che sente estranea e la “spreme” e la “sacrifica” per trarne vantaggi e vanti personali, per essere lui al centro, per dimostrare che lui è il capo attribuendosi indebitamente le parole di Gesù: «senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5).
4. Totalmente differente è la figura del vero pastore secondo il cuore di Dio. Senza ambiguità si afferma che il vero e unico Pastore della comunità è Gesù, e non altri. E quindi a Lui bisogna guardare e seguirne le orme (seconda lettura: 1Pt 2,20-25) per imparare ad essere veri pastori nelle nostre comunità.
Innanzitutto il vero Pastore entra nella comunità passando per la “porta”, ovvero, non “scavalcando”, ma attraverso una relazione diretta e normale, e stabilendo un’autentica relazione di familiarità con la comunità fondata sull’ascolto della Parola e non sui sentimenti personali. Infatti, «le pecore ascoltano la sua voce» e «conoscono la sua voce» (Gv 10,3.4): sono stati educati, formati a familiarizzare con la Parola del Signore.
E si dice ancora che il Pastore «chiama le sue pecore una per una e le conduce. E quando ha spinte (fuori) tutte le sue, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono» (Gv 10,4). Si noti che qui “sue” non indica possesso, ma ancora familiarità, “interesse disinteressato”, perché la comunità è la realtà più preziosa che Dio stesso gli ha affidato in dono e non in proprietà esclusiva e riservata (Gv 10,29). Così come nell’Ora della Croce il Signore affiderà la madre al discepolo e questi la accoglierà tra le sue cose più intime, come un dono prezioso per la sua vita umana e di fede (Gv 19,27).
Inoltre, il Pastore e la “porta” qui sono la stessa persona (Gv 10,7), proprio perché il vero e unico e autentico Pastore della comunità è Cristo, e non altri: è soltanto per mezzo di Lui che si entra e si esce, che per mezzo del battesimo apparteniamo al popolo di Dio (prima lettura: At 2,14.36-41); è soltanto per mezzo di Lui che veniamo nutriti alla mensa della Parola di Dio, anzi Lui stesso è la Parola che ci ospita alla sua mensa (Salmo responsoriale: Sal 23).
E infine, a differenza del “ladro” che “spreme” e “sacrifica” a proprio vantaggio, il vero Pastore fa sì che tutti abbiamo la vita in abbondanza (Gv 10,10), che riscoprano in Dio Padre il senso autentico dell’esistenza umana e cristiana, seguendo le orme di Cristo Pastore.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
IV DOMENICA DI QUARESIMA– A
Guardare il mondo con gli occhi di Dio
1. L’itinerario battesimale della Quaresima con questa domenica si sofferma, con la pagina giovannea del cieco nato, sul segno della Luce che illumina l’esistenza dell’umanità (Gv 9,1-41).
C’è da tenere presente un duplice contesto: quello della pagina biblica e quello inerente alla liturgia di questa domenica.
Riguardo alla pagina biblica dell’evangelo di Giovanni, tra le varie particolarità presenti nel testo, due, per il momento, attirano l’attenzione: la luce (Gv 9,5) e la piscina di Siloe (Gv 9,7), una grande vasca che riceveva l’acqua da canale costruito (al tempo del re Ezechia: 2Re 20,20) nella roccia della collina del Tempio per “inviare” l’acqua alla città di Gerusalemme; la parola “Siloe” significa, infatti, “canale inviante” o “”acqua inviata”: da qui l’interpretazione che ne dà l’evangelista Giovanni come «Inviato», esplicito riferimento a Cristo Gesù, l’Inviato del Padre (Gv 9,4; 7,29; 8,42). Ancora oggi per la Chiesa Bizantina questa la piscina o vasca di Siloe è considerata “fonte battesimale”.
Ora, le parole “Luce” e “ Acqua” ci rinviano alle pagine precedenti di Gv 7,37-38, dove è scritto: «Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno»; e a Gv 8,12, dove è scritto: «Gesù parlò loro: Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».
In Gv 7,37 si parla di festa. Si tratta della Festa delle Capanne (Sukkot: Es 23,16; Lv 23,33-44; Nm 29,12-39; Dt 16,13-17; 31,10-13; Ne 8; Zc 14,16-19), che ancora oggi festeggiano gli ebrei. Questa antica festa liturgica si celebra a fine estate-inizio autunno e dura otto giorni. Si ringrazia Dio e si gioisce in Lui per il raccolto dei frutti della terra, poiché la terra è dono gratuito di Dio. Questo senso di gratuità, vissuto nella prospettiva dell’Alleanza, celebra la memoria del cammino del popolo di Dio nel deserto verso il Sinai e verso la terra promessa: nel deserto infatti dimoravano in capanne, cioè in luoghi di abitazione provvisori, nel deserto si sono saziati dei frutti della terra, nel deserto hanno ricevuto il dono della Torah, nel deserto sono stati guidati da Dio come loro Pastore e nel deserto hanno sperimentato la relazione sponsale con Dio.
Di tutto questo fa memoria-attualizzazione la Festa delle Capanne. Per cui in questi otto giorni si dimora sotto le capanne, si ringrazia e si gioisce per i frutti della terra e in particolare per il frutto più bello: il dono della Torah. Quando esisteva il Tempio, a partire dal secondo giorno di festa si attingeva l’acqua alla fonte di Siloe e si portava in processione fino al Tempio. Questo gesto suscitava una grande gioia ed era accompagnato dal suono del flauto e, all’ottavo giorno, dall’accensione di luci (torce) che illuminavano tutta Gerusalemme.
È facile intuire che l’acqua, oltre i frutti della terra, evocava anche e soprattutto il dono della Torah, il dono della Parola di Dio; e anche la luce evocava la Torah, dono di Dio per illuminare il cammino del suo popolo (Sal 119,105; Pr 6,23; è bene ricordare che all’interno della parola Torah vi sono due lettere, “or”, parola che in ebraico significa “luce”).
Ritornando all’evangelo di Giovanni, la narrazione dei capitoli 7; 8; 9; fino a 10,21 si svolge tutta nel contesto della Festa delle Capanne. Per cui la narrazione del cieco nato (Gv 9) è da collocare biblicamente nel contesto di questa festa.
Riguardo al contesto liturgico del nostro itinerario quaresimale, per antica tradizione questa quarta domenica è detta “laetare”: è la domenica nella quale siamo esortati a gioire nel Signore Gesù, perché, vicini alla Pasqua, in Lui e con Lui possiamo ritornare ad essere il popolo amato di Dio, la Sua Sposa amata fino al dono di sé. Non siamo molto lontani dalla gioia che caratterizza la Festa delle Capanne.
2. Uno dei protagonisti di Gv 9 è il “cieco nato”. Ma qual è la sua cecità? All’inizio della pagina si afferma chiaramente che la sua cecità non è il frutto del suo peccato (Gv 9,2-3). Alla fine di Gv 9 viene menzionata un’altra condizione di cecità, questa sì frutto del peccato: «Gesù allora disse: Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi. Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: Siamo forse ciechi anche noi?. Gesù rispose loro: Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane» (vv. 39-41). Il “cieco nato” non ha peccato, non è un fallito a causa della sua cecità. Invece abitano nel loro peccato, nel loro fallimento i farisei, questi credenti (certamente un parte e non tutti) che pretendono di vedere. I veri ciechi sono costoro.
Dunque, si tratta non di una cecità fisica, ma di una “cecità” strettamente connessa alla nostra condizione di creature umane. Quest’«uomo cieco dalla nascita» (Gv 9,1) rappresenta la nostra condizione umana fatta di persone che hanno una loro particolare visione della realtà, un loro particolare modo di vedere se stessi, gli altri, Dio, il mondo. Noi creature umane nasciamo e cresciamo così.
E capita, nel cammino esistenziale di ognuno di noi, di arrivare ad un punto in cui ci riscopriamo insoddisfatti, in cui avvertiamo che in realtà abbiamo la “vista corta”, che il nostro “campo visivo” sulla realtà è un po’ ristretto. E allora, come il “cieco nato” ci facciamo “mendicanti” (Gv 9,8), chiediamo un aiuto ad altri, ci mettiamo in ricerca...
3. Nel cammino della nostra ricerca veniamo a scoprire che già un Altro, da tempo, si è messo in cammino verso di noi, si è messo alla nostra ricerca: «Passando, vide un uomo cieco dalla nascita» (Gv 9,1). È Gesù che passa e per primo vede l’“uomo cieco dalla nascita”. Lo vede perché lo ama. Perciò prende l’iniziativa e si mette all’opera per compiere le opere del Padre che lo ha inviato.
Qual è l’opera che Gesù compie nei confronti di questa nostra umanità dalla “vista corta”?
— Impasta del fango della terra con la saliva (Gv 9,6): è un gesto che parla del Signore che si è impastato nella nostra umanità (Gv 1,14); e questa nostra umanità ora la riplasma con la sua, evocando il Dio Creatore (Gen 2,7; Is 64,7; 29,15-23).
— Spalma il fango sugli occhi del cieco (Gv 9,6): è un gesto che assomiglia ad una unzione (2Cor 1,21) che acceca la cecità perché “veda in modo diverso” da come vedeva prima.
— Invia il cieco a lavarsi nella piscina di Siloe, nella vasca dell’Inviato (Gv 9,7): è un gesto battesimale di immersione nell’Inviato, cioè di radicamento della propria vita in Cristo uomo nuovo (Rm 6,3; Ef 4,20-24).
Questa opera “terapeutica” di accecamento della nostra cecità è l’opera della Pasqua del Signore: è la morte dell’uomo vecchio e la rinascita dell’uomo in Cristo Gesù.
4. Ci sono altri particolari nella pagina del vangelo che evidenziano ancora meglio gli effetti vitali (non miracolistici) dell’opera pasquale. Quest’uomo, reimpastato nell’umanità di Cristo, e ricevendo la sua Unzione (prima lettura: 1Sam 16,1.4.6-7.10-13) e la sua Luce (seconda lettura: Ef 5,8-14), ovvero la sua Sapienza di vita, adesso assomiglia a Cristo (Gv 9,9; Rm 8,29); dice addirittura «Sono io» (Gv 9,9): è un “altro Cristo”. Infatti, il suo stile di vita sta cambiando, la sua visione sul mondo, sugli altri, su se stesso e su Dio sta diventando più larga, abbraccia orizzonti più vasti (Gv 9,11.15.18 parla di “alzare lo sguardo”); sta cominciando a “vedere con gli occhi di Dio”, il quale non guarda l’apparenza, ma il cuore (prima lettura). E proprio perché la sua vita comincia ad assomigliare a Cristo, come Cristo, anch’egli è sottoposto ad un processo assillante, fino ad essere cacciato fuori, espulso dalla comunità (Gv 9,34), proprio come avverrà a Cristo (Eb 13,12).
Nel mezzo del processo, nel mezzo delle situazioni difficili e complesse della vita, la statura umana e di fede (Gv 9,21.23; Ef 4,13) di quest’uomo non si blocca: non regredisce per viltà, non diventa un reazionario conservatore per opportunismo, né si incattivisce contro i suoi inquisitori, ma la sua statura cresce e matura in umanità e nella fede: prima riconosce Gesù come uomo ma non sa dov’è (Gv 9,11), poi lo riconosce come profeta (Gv 9,17), poi riconosce che viene da Dio (Gv 9,30-33), infine lo incontra e l’adora come unico Signore (Gv 9,35-38) e Pastore (Gv 10,1-21).
5. Il popolo di Dio in questo mondo — e in esso ogni cristiano —, a motivo della sua vocazione battesimale, dovrebbe essere un popolo di “veggenti” nel senso autentico della parola: guardare il mondo con gli “occhi di Dio”, “vedere” realtà che altri non riescono a vedere, scrutare e discernere nella storia istanze e segni che altri fanno fatica a percepire. Ma prima di tutto questo, dovrebbe ogni giorno con umiltà domandarsi: qual è la qualità del nostro sguardo su Dio, su noi stessi, sugli altri e sul mondo? Guardiamo al cuore oppure all’apparenza…? Stiamo crescendo come “figli della luce” in umanità e nella fede? Oppure stiamo regredendo…?
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
IV DOMENICA – A
La vera felicità
1. Il vangelo di questa domenica ci parla delle Beatitudini (Mt 5,1-12), le quali aprono il primo grande discorso del vangelo di Matteo, chiamato “Discorso della Montagna” (Mt 5,1-8,1), che nella tradizione della Chiesa è stato come la Magna Charta del cristiano, la Carta di Identità, lo Statuto fondamentale della vita cristiana.
2. Queste pagine però sono avvertite come molto scomode. Ne è prova il fatto che normalmente si afferma che riguardano perlopiù il cristiano singolo e non tanto la vita ecclesiale, la Chiesa in quanto tale. In realtà, riguardano innanzitutto la vita ecclesiale. Certo non escludono la vita personale, ma sono dirette al popolo di Dio, alla Chiesa in quanto tale. Al riguardo, basti considerare che il Discorso della Montagna si chiude con il riferimento alla casa da costruire sulla roccia e non sulla sabbia (Mt 7,24-27): e qui “casa” vuol dire Chiesa, comunità, oltre che famiglia e relazioni con gli altri (Sal 127; 1Cor 3,9); è come se si dicesse: il Discorso della Montagna ti permette di costruire su fondamenta salde una fraternità, una Chiesa, una comunità di sorelle e fratelli nel Signore.
Non solo. Se il Discorso della Montagna si chiude con l’invito a costruire la “casa sulla roccia”, allo stesso modo si apre con il riferimento ai discepoli che si avvicinano a Gesù (Mt 5,1): anche qui un esplicito riferimento ecclesiale, poiché i discepoli rappresentano la Chiesa, la comunità. Anzi, qui troviamo menzionate prima le folle: non mi sembra che l’evangelista distingua, come due categorie separate, le “folle” dai “discepoli”, quasi che i “discepoli” fossero un gruppo particolare diverso e separato dalle “folle”; mi sembra invece che qui venga sottolineata la necessità del passaggio per ogni credente dall’essere folla all’essere discepoli, ovvero il passaggio ad uno stile di vita ecclesiale e fraterno (e non solo strettamente personale) alternativo come quello proposto dal Discorso della Montagna.
3. Dunque il Discorso si apre con le Beatitudini (Mt 5,1-12), ovvero con quelle parole che ci indicano la vera felicità che dà senso pieno alla vita ecclesiale dei cristiani. Sono parole — dice letteralmente il testo — che escono dalla bocca di Gesù (Mt 5,2: «e aperta la bocca, insegnava loro»). Questa Parola Gesù l’ha prima ascoltata, ruminata, assimilata, pregata, vissuta, tradotta in stile di vita (Dt 30,14; Rm 10,8-10), e poi l’ha insegna (e la continua ad insegnare), affinché anche noi, con Lui e come Lui, possiamo ascoltare, assimilare e farla diventare stile di vita.
Sì, in Gesù noi contempliamo il povero in spirito, cioè colui che confida non in se stesso ma in Dio e proprio per questo si è fatto piccolo. In Gesù contempliamo l’afflitto per i fallimenti della vita; contempliamo il mite, perché è stato ospite e ospitale in questo mondo (Mt 11,29); contempliamo colui che ha avuto fame e sete di giustizia, cioè di relazioni autentiche con l’altro e di attenzione al debole e all’impoverito; contempliamo il misericordioso, colui che si è curvato su tutte le situazioni, in particolare quelle più disastrate; contempliamo il puro di cuore, colui che ci ha mostrato in modo trasparente il volto di Dio come Dio-con-noi; contempliamo la Pace diventata scelta e stile di vita, Pace vissuta a caro prezzo, fino al dono di sé (Ef 2,14-17); contempliamo il perseguitato, lo scartato, il condannato a morte fuori della città a motivo della giustizia, cioè perché voluto rifondare sulla Parola di Dio ascoltata e vissuta una comunità di sorelle e fratelli, una fraternità nel Signore caratterizzata da relazioni di familiarità e attenzione agli altri.
4. Sono portato anche a pensare che quando Gesù “apre la bocca” per parlare dalla pienezza del cuore (Mt 12,34), sta rivelando non solo se stesso ma anche il volto e la presenza del Padre, del Dio-con-noi che per noi, per comunicarci il senso vero della felicità, si fa povero, mite, misericordioso… Per questo all’interno del Discorso della Montagna Gesù insegnerà ai discepoli (e a noi) la preghiera del Padre Nostro (Mt 6,9-13), che ad una lettura attenta sembra essere proprio il centro di tutto il Discorso.
E anche per questo trovo significativo il fatto che la liturgia abbia scelto come prima lettura Sof 2,3; 3,12-13, dove la pagina si apre con l’invito: «Cercate il Signore, voi tutti poveri della terra…». Bisogna cercare il Dio-con-noi che si è fatto povero, umile… È da Dio che dobbiamo essere educati alla vera povertà, umiltà e giustizia (Salmo responsoriale: Sal 146).
Come pure trovo significativa la scelta di 1Cor 1,26-31 come seconda lettura, perché una Chiesa di sorelle e fratelli nel Signore, ovvero chiamati e scelti da Lui, non può non essere una Chiesa povera e per i poveri, una Chiesa che non chiede privilegi per sé, né spazi di potere da gestire, una Chiesa che abbia il coraggio profetico di vantarsi solo nel Signore. Certo una Chiesa così oggi non farebbe “notizia”, non raccoglierebbe consensi da nessuna parte. Sarebbe una minoranza profetica, un “piccolo resto”. Ma forse è proprio così che Gesù la voleva: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi» (Mt 5,12).
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
V DOMENICA DI PASQUA – A
Diventare il luogo della presenza del Padre
1. L’itinerario mistagogico del tempo pasquale, finalizzato a farci ricomprendere le implicazioni dell’evento pasquale nel cammino della nostra vita, in questa domenica ci spinge a prendere sempre più coscienza che siamo chiamati a diventare il luogo esistenziale della presenza di Dio Padre in questo mondo.
2. E infatti nel vangelo (Gv 14,1-12) si afferma che nella casa di Dio Padre vi sono molti “posti” (Gv 14,1) e che Gesù va al Padre per prepararci un “posto” (Gv 14,2). In realtà la pagina evangelica usa due parole diverse: al v. 1 “dimora”, “abitazione”, al v. 2 “luogo”, “posto”.
Per la Bibbia dire “dimora” e “luogo” in riferimento alla “casa del Padre” significa evocare esplicitamente il Tempio e più specificatamente quella stanza più interna del Tempio, chiamata “Santo dei Santi”, come pure “dimora” e “luogo” della presenza di Dio (Es 26; 40,34-35; 1Re 6,14-36; 8,10-13). Ed è anche importante evidenziare che per l’evangelista Giovanni il “luogo” è il “luogo” della crocifissione del Signore (Gv 19,17.20.41), cioè il “luogo” dove si compie l’evento pasquale, dal quale nasce la Chiesa, il popolo di Dio (Gv 19,25-37).
Ebbene, ritornando al Padre il Signore Risorto vuol fare del suo popolo, di noi, della nostra esistenza debole e fragile, la “dimora”, il “luogo” della Presenza di Dio Padre in questo mondo. Questa è in fondo tutta la Sua opera fondamentale nei nostri confronti, e questa è anche la nostra opera fondamentale nei confronti di noi stessi e del mondo.
Si tratta di lavorare in sinergia: Lui con noi e noi con Lui. Come fece Mosè, che costruì la dimora seguendo il modello che Dio gli aveva indicato (Es 25,9.40). Non fu una esecuzione meccanica ma creativa, e neppure fu opera del solo Mosè, ma fu opera comunitaria: ognuno infatti collaborò con la generosità del suo cuore (Es 25,2; 35,5.21) e con l’estro e la saggezza del suo genio ispirato dal Signore, cioè secondo il suo carisma, le sue attitudini e abilità (Es 31,1-6; 35,26-36,8). E quanto tutto fu finito, la pagina biblica scrive: «Così Mosè terminò l’opera» (Es 40,33). È chiaro che l’opera è di Dio che la ispirò secondo il Suo Modello, e, nello stesso tempo, è opera della comunità del popolo di Dio che creativamente ha seguito l’ispirazione di Dio e il Modello che Lui ha indicato. Terminata l’opera, la Dimora segnerà il cammino del popolo di Dio (Es 40,36-38).
3. Nel vangelo di Giovanni il Modello cui guardare e ispirarci per la costruzione della “nostra dimora” è lo stile di vita del Figlio Gesù che ci narra dell’amore del Padre (Gv 14,9): è Lui la via, la verità/fedeltà, la vita (Gv 14,6). Nella stessa prospettiva si colloca Pietro quando esorta i cristiani a diventare “pietre vive” per la costruzione del popolo di Dio stringendosi a Cristo “pietra viva”, scartata dagli uomini, «ma scelta e preziosa davanti a Dio» (seconda lettura: 1Pt 2,4-9). Così anche quando nella Chiesa sorgono difficoltà si cerca di risolverle affrontando la fatica del discernimento nello Spirito (prima lettura: At 6,1-7), affinché tutto appaia realmente come opera del Signore (salmo responsoriale: Sal 33) che attraverso di noi ne compie anche di più grandi (Gv 14,12).
Solo ponendoci in questa prospettiva possiamo diventare, con la nostra esistenza fragile e limitata, “dimora”, “luogo” della presenza di Dio in questo mondo.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
V DOMENICA DI QUARESIMA– A
Risorgere con Cristo alla “vita che non muore”
1. Con questa domenica siamo all’ultimo segno profetico dell’itinerario battesimale della Quaresima: il segno della Vita che non muore, donatoci attraverso la narrazione della pagina evangelica della risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-45).
Anche questa pagina è collocata nel contesto di una festa liturgica d’Israele: la Dedicazione (o Consacrazione) del Tempio (“Chanukkah”; Gv 10,22). Essa è un’antica festa, molto simile alla festa delle Capanne, che celebra la consacrazione del Tempio dopo la sua profanazione da parte di Antioco IV Epifane avvenuta nel 167 a.C. (1Mac 4,36-61; 2Mac 10,1-8). Durante gli otto giorni della festa si accendono le candele nel Tempio (oggi, che non c’è più il Tempio, nelle case) poste sul candelabro ad otto bracci (Lv 23,1-4). Con la Luce viene simboleggiata la presenza di Dio che illumina il mondo e quindi anche la Torah, Parola di Dio che illumina il cammino del credente (Sal 119,105).
Da qui si comprende anche l’affermazione di Gesù: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce». (Gv 11,9-10).
E riguardo al Tempio, non va dimenticato che Gesù, pur rispettando il valore del Tempio come luogo della presenza di Dio, come “casa del Padre” (Gv 2,16), ci tiene a precisare che il Tempio edificio ci rimanda al Tempio che dovrebbe essere la nostra esistenza (Gv 4,21-24), come d’altronde fu la sua: «Egli parlava del Tempio del suo corpo» (Gv 2,21). Questa verità essenziale viene spesso ribadita nelle lettere alle comunità cristiane del NT: «Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi» (1Cor 3,16-17; 2Cor 6,16; Ef 2,21; Eb 3,6). Non solo la nostra esistenza personale ma anche quella ecclesiale fatta di comunità di persone riunite nel suo Nome è tempio del Signore.
Da questo punto di vista è significativa — sempre rimanendo nel contesto — la profezia ispirata del sommo sacerdote Caifa riguardo alla morte di Gesù: «Uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno, disse loro: Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera. Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi» (Gv 11,49-52). «Riunire insieme (o “in uno”, come dice il testo)» i figli di Dio dispersi significa divenire in Cristo, cioè inseriti nella sua esistenza donata per tutti, un’unica Chiesa, formata da una pluralità di popoli e nazioni. Perciò in Gv 12,32-33 Gesù dice: «Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me. Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire». È questa esistenza donata con sovrabbondanza di amore che attira a sé, come l’amato attira l’amata (Ct 1,4; Os 2,16), in un unico popolo di Dio.
2. La pagina evangelica della risurrezione di Lazzaro, allora, ci parla della nostra esistenza comunitaria ed ecclesiale, oltre che famigliare e personale. Infatti si parla di fratelli e di sorelle: di Lazzaro e delle sue sorelle Marta e Maria. Essi vivono a Betania, che significa “casa della povertà” o “casa della misericordia”. La pagina evangelica ci descrive la “parabola esistenziale” di questa casa/comunità: la malattia, la morte, la sepoltura, la risurrezione.
Questa casa/comunità al suo interno è malata; si sente venir meno (Gv 11,1). Di quale malattia si tratta? Un fratello, Lazzaro, ha perso la sua amicizia con il Signore e, di conseguenza la relazione fraterna con gli altri, fino a diventare un “morto ambulante”, un’esistenza sepolcrale senza relazioni, un’esistenza tutta autoreferenziale, tutta avviluppata su se stessa («i piedi e le mani avvolti in bende»: Gv 11,44) e sprofondata nel buio della notte dove si inciampa… (Gv 11,10).
Se il fratello Lazzaro ha perso l’amicizia con il Signore, il Signore, invece, è rimasto sempre l’amico fedele di Lazzaro, delle sue sorelle e di tutti (Gv 11,5.36). Perciò le sue sorelle non rimangono indifferenti, perché è come se fosse una parte di sé che muore, è come se morisse, se sprofondasse l’intera comunità; nemmeno si rivolgono ad altri per chiedere aiuto: dagli altri ricevono consolazione (Gv 11,19), ma non possono ricevere quell’aiuto necessario che faccia rivivere Lazzaro. Le sorelle si rivolgono al Signore, affinché liberi Lazzaro dalla sua morte, dal suo fallimento, e così Lazzaro ritorni ad essere l’amico del Signore e il loro fratello. Nella loro preghiera al Signore risentiamo il Sal 130: «Dal profondo a te grido, o Signore; Signore ascolta la mia voce… Io spero nel Signore… Israele attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia, è grande presso di lui la redenzione. Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe» (salmo responsoriale).
3. Qual è l’itinerario di redenzione, di liberazione che propone Gesù? È l’itinerario pasquale: morire con Lui per risorgere con Lui. Lo afferma inconsapevolmente Tommaso, quando dice: «Andiamo anche noi a morire con lui» (Gv 11,16). Affermazione capitale: in Lazzaro, e in ogni comunità che inciampa nella stessa esperienza di Lazzaro, è necessario che il Signore faccia morire il virus mortale dell’autoreferenzialità, il tarlo dell’iperindividualismo che allontana dall’amicizia con il Signore e dall’amicizia con i fratelli e le sorelle in umanità e nella fede. Morire con il Signore è quella morte necessaria per rivivere con Lui e per ricevere da Lui “la vita che non muore” (Gv 11,25-26).
Per questo Gesù con parresia — sì, perché ci vuole veramente coraggio evangelico per intraprendere questo cammino — dice: «Lazzaro è morto e io sono contento (gioisco) per voi di non essere stato là, perché voi crediate» (Gv 11,14-15).
E ancora per questo che Gesù quando va da Lazzaro «fremette nello spirito e si turbò» (Gv 11,33.38): un atteggiamento a metà strada tra lo sdegno (quasi uno sbuffare) per la condizione in cui è ridotto Lazzaro (perché al Signore non piace la morte del peccatore) e il soffio del suo Spirito che ridà la “vita che non muore” (prima lettura: Ez 37,12-14; seconda lettura: Rm 8,8-11).
E poi «scoppiò in pianto» (Gv 11,35): segno della sua amicizia profonda (Gv 11,36).
E poi «a gran voce esclamò: Lazzaro, vieni fuori» (Gv 11,43): è il grido della partoriente quando sta per generare una vita nuova (Gv 16,21-23), è la voce efficace dell’Amico — la sua Parola — che tira i suoi amici fuori dalle tenebre della loro autoreferenzialità.
E Lazzaro, finalmente, ascolta la voce dell’Amico ed esce fuori dalle sue tenebre.
Anche gli altri collaborano con il Signore: tolgono la “pietra” (Gv 11,39) che tiene “chiuso” Lazzaro…, lo sciolgono dalle “bende” e lo lasciano andare (Gv 11,44).
4. Lazzaro ritorna ad essere l’amico del Signore e riceve da Lui la “vita che non muore”: «Se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte» (Gv 8,51). Vivere la “vita che non muore” significa vivere una vita di amicizia con il Signore e con i fratelli e le sorelle in umanità e nella fede. Non una vita avviluppata su se stessi, ricurva esclusivamente sui propri interessi e bisogni, ma aperta all’ascolto dell’altro: dell’Amico e della comunità, e di ogni uomo e donna di buona volontà, aperta alla “convivialità nelle differenze” (Don Tonino Bello).
E così Lazzaro ora può riprendere il cammino della vita. Rivive Lazzaro, rivive la comunità di Betania, che ritorna ad essere la “casa del povero” e la “casa della misericordia”, la casa della “convivialità nelle differenze” E infatti, in Gv 12,1-3, sei giorni prima della Pasqua, ritroviamo la comunità di Betania radunata attorno alla mensa del Signore, dove Maria, la sorella di Marta e di Lazzaro, unge Gesù con olio profumato e prezioso (gesto già accennato in Gv 11,2), segno dell’amore sovrabbondante e senza misura dell’Amico Gesù.
«E tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento»: è l’amore fraterno vissuto nel Signore morto e risorto, vissuto nel profumo della sua presenza amante (Ct 1,3; 2Cor 2,14-16), che rinsalda le relazioni fraterne della comunità di Betania.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
VI DOMENICA DI PASQUA – A
La Parola “sacramento” della presenza del Risorto
1. Continua l’itinerario mistagogico del tempo pasquale facendoci prendere coscienza in questa domenica del valore sacramentale della Parola di Dio, la quale nell’odierna pagina del vangelo assume il nome di “comandamenti” (Gv 14,15-21).
Questa pagina del vangelo, che segue quella di domenica scorsa, è un breve e denso passaggio tratto da quella grande conversazione intima e familiare (Gv 13,31-16,33) che Gesù intrattiene con i discepoli durante l’ultima cena dopo aver lavato i piedi dei discepoli come segno di amore fino al dono di sé (Gv 13,1) e dopo che è uscito Giuda per consumare la sua consegna/tradimento.
Ebbene, nel sottofondo della conversazione vi è una domanda che ritorna con insistenza e che possiamo formulare così: come vivere il tempo dell’assenza fisica di Gesù? È la domanda che riguardava i discepoli che hanno conosciuto di persona Gesù e che hanno vissuto con Lui. Ma nondimeno riguarda anche noi oggi.
Nell’evangelo di domenica scorsa (Gv 14,1-12) veniva data una risposta che ci responsabilizza in prima persona: noi, sia a livello ecclesiale che personale, siamo chiamati a diventare il “luogo”, la “dimora” della presenza del Risorto in questo mondo.
E nel vangelo di questa domenica?
2. La pagina si apre e si chiude — è lo stile dell’inclusione — con il riferimento all’amore e ai comandamenti da custodire: «Se mi amate, custodirete i miei comandamenti» (Gv 14,15); «Chi accoglie i miei comandamenti e li custodisce, questi mi ama» (Gv 14,21), con l’espansione del versetto: «Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
“Custodire i comandamenti” significa custodirli come si custodisce un tesoro prezioso, ascoltarli con attenzione e profondità, viverli affrontando la complessità della vita quotidiana.
I “comandamenti”, già è stato accennato, indicano la Parola di Dio che ci narra come Dio ama le sue creature, come vuole incontrarle e stabilire con loro una relazione di comunione sponsale. Qui è scritto «miei comandamenti», non nel senso di un possesso padronale, ma che i comandamenti/Parola di Dio Gesù li ha ascoltati, interiorizzati, approfonditi e vissuti Lui per primo.
Da qui si comprende perché in Gv 14,15 l’amore (e qui si parla di amore gratuito, fedele, non di un sentimento passeggero) è una scelta che precede la custodia della Parola (si custodisce una cosa e/o una persona che si ama…), e nello stesso tempo in Gv 14,21 è una scelta che segue, che scaturisce dalla custodia della Parola. Come a dire: siamo capaci di amare perché Dio ci ha amato e ci ama per primo (Gv 13,1.34; 1Gv 4,10.19); è l’amore di Dio per noi — per noi che spesso siamo infedeli, incoerenti, idolatri… — che ci rende capaci di amare Lui e gli altri che stanno accanto. L’espansione di Gv 14,21 «Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui» non va intesa come il premio che il Padre e il Figlio danno a chi li ama; come se Gesù dicesse: “se tu mi ami, il Padre ed io ti ameremo; se invece tu non mi ami, noi non ti ameremo”. No, sarebbe come proiettare in Dio i nostri “giochi” e “ricatti psicologici”… Il «chi mi ama» è preceduta dal «dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine» (Gv 13,1), dal «come io vi ho amati» (Gv 13,34).
3. All’interno dell’inclusione dei vv. 15 e 14, i vv. 16-20 parlano dello Spirito e della venuta del Figlio.
Lo Spirito è detto “Paraclito” (“Consolatore”), che significa “colui che è chiamato a stare accanto” a noi per orientare, ispirare il cammino della nostra vita. È detto anche “Spirito della verità”, poiché ci comunica la fedeltà (“verità” è sinonimo di “fedeltà”) del Padre e del Figlio.
Riguardo al Figlio è detto che non ci lascia orfani, ma che viene (il verbo è al presente) presso di noi (Gv 14,18).
Dunque vi è una relazione molto stretta tra la Parola di Dio (i comandamenti), lo Spirito e il Figlio: quando la Parola di Dio comunica al credente la forza dello Spirito e la presenza del Figlio che viene qui ed ora. Si tratta della sacramentalità della Parola di Dio, Parola efficace che dona lo Spirito e la vita, come altrove è scritto nel vangelo di Giovanni (Gv 6,63) e come troviamo un po’ più avanti nello stesso vangelo: «Se uno mi ama, custodirà la mia parola, e il Padre mio lo amerà, e noi verremo presso di lui e faremo la dimora presso di lui» (Gv 14,23).
Come vivere allora il tempo dell’assenza fisica del Signore? Custodendo i suoi comandamenti, cioè la sua Parola, che è sacramento della sua Presenza in mezzo a noi. È poca cosa? Forse sì, per chi ha una visione pragmatica e utilitaristica della vita cristiana, molto prossima alla funzione di “religione civile”.
Al contrario, è proprio la Parola di Dio, accolta, vissuta e annunciata nella sua efficacia sacramentale, che costruisce la Chiesa come popolo di Dio in cammino nella storia (prima lettura: At 8,5-8.14-17; salmo responsoriale: Sal 66) e gli dona la capacità di rendere ragione della speranza che lo abita, cioè Cristo Signore, senza arroganza e supponenza, ma con mitezza e rispetto (seconda lettura: 1Pt 3,15-18).
Non è poca cosa: è prendere sul serio la vita cristiana.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
ASCENSIONE DEL SIGNORE – A
1. Con la festa dell’Ascensione del Signore e la Pentecoste si conclude l’itinerario mistagogico del tempo pasquale. Celebrare la festa dell’Ascensione significa celebrare l’intero e indivisibile evento pasquale del Signore: morte, resurrezione, ascensione, pentecoste. Ognuno mette in risalto un aspetto dell’evento pasquale, lo guarda tutt’intero da una prospettiva.
2. Le letture bibliche di questa domenica mettono ben in risalto l’evento pasquale dell’Ascensione, annullando ogni possibile visione o interpretazione maldestra dell’evento. Senza un’accurata meditazione di queste letture noi saremmo portati a vedere l’Ascensione del Signore come la scalata al trono di un Monarca che finalmente può prendersi la rivincita e dominare i suoi sudditi e il mondo intero. E nei suoi sudditi, che siamo noi, guardando il Monarca, scatterebbe l’emulazione, il desiderio di diventare almeno dei piccoli monarca e così poter dominare almeno una porzione di mondo.
In realtà, il Signore che ascende al cielo, cioè al Padre, è colui che prima è «disceso quaggiù sulla terra» (Ef 4,9): non è un Monarca, è il nostro fratello che ha condiviso la fragilità e l’incertezza della nostra condizione umana. La pagina di Mt 28,16-20, e in particolare il v. 20 («Ecco, io sono con voi…»), ci rimanda alla pagina di Mt 1,23 dove a Gesù viene dato il nome di «Emmanuele, che significa Dio-con-noi»: è la frase che fa da inclusione a tutto il vangelo di Matteo, che lo contiene tutto, perché esprime al meglio il progetto che Dio Padre ha su Gesù: che diventi per noi il Figlio e il Fratello; guardando Lui, interiorizzando il suo stile di vita e lasciandoci guidare dal suo Spirito di Messia e Fratello Risorto (Mt 28,10), diventiamo anche noi figli e fratelli come Lui. Ecco: il Signore ascende al Padre perché noi, immersi nella complessa realtà di questo mondo, diventiamo figli e fratelli, impariamo a vivere come figli e fratelli. I fratelli cristiani della Chiesa orientale direbbero la stessa idea con una espressione diversa: “divinizzazione dell’uomo”.
Quindi nessuna visione di monarchia teocratica, bensì la proposta di una vera fraternità.
3. Ma c’è un particolare che non va trascurato. In Mt 28,17 è scritto: «Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi e dubitavano». Non si dice (come spesso viene tradotto) che «alcuni però dubitavano», ma che «dubitavano», cioè tutti. È interessante. Il cristianesimo è una fede religiosa onesta: ti dice le cose così come stanno, non ti nasconde nulla. E le cose stanno così: nei vangeli si afferma senza remore che i discepoli dubitavano, perché il dubbio non è costitutivo della fede cristiana, è intrinseco alla fede cristiana («credo, aiutami nella mia incredulità», Mc 9,24).
Il dubbio — altra cosa dal negare, dal rinnegare o dal non riconoscere — ti pone in ricerca, ti mette in cammino, ti fa affrontare la fatica del discernimento quotidiano per scegliere ciò che è bene e lasciare ciò che è male, ti dà la forza di ricominciare ogni giorno, di affidarti ad un altro per scoprire nelle pieghe della storia la presenza del Regno di Dio: «Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?». Ma egli rispose: Non spetta a voi conoscere i tempi cronologici e i tempi propizi che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che discenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra» (prima lettura: At 1,1-11).
4. Ebbene, ai discepoli tutti che dubitano, proprio a loro il Signore affida la missione. Perché? Perché — ecco un altro aspetto della festa dell’Ascensione — il centro della missione è Lui, e non loro e noi; il capo della Chiesa è Lui (“capo” nel senso della “sorgente” della vita e della verità), e non loro e noi; il Signore della Storia (Signore non come un monarca ma come fratello) è Lui, e non loro e noi (salmo responsoriale: Sal 47; seconda lettura: Ef 1,17-23). L’Ascensione del Signore se da una parte afferma la nostra divinizzazione come figli e fratelli in Lui, dall’altra ci decentra da ogni nostra pretesa di avere sempre certezze, di essere al centro del mondo e di riconquistarlo imponendo con la forza la verità. Il Signore sa che ogni qualvolta che ci poniamo al centro del mondo (“tutto attorno a me”), facciamo danno a noi stessi e agli altri, diventiamo arroganti e disumani. Invece, la fede articolata al dubbio, la fede che si affida a Lui e che si lascia accompagnare da Lui («Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»), ci pone in ascolto dell’altro, ci apre alla compassione e alla saggia comprensione dell’altro.
Ed anche per questo i termini della missione (Mt 28,19) esprimono la centralità effettiva (e non onoraria) del Signore:
— «fate discepole tutte le nazioni»: discepoli del Signore, non discepoli nostri…
— «battezzandole/immergendole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo»: immersi nella vita divina della Trinità, in quella comunione di vita dei Tre, fondamento e immagine della fraternità ecclesiale;
— «insegnando a custodire tutto ciò che vi ho comandato»: custodire, cioè vivere e approfondire giorno dopo giorno lo stile di vita di Gesù, Figlio di Dio e nostro Fratello.
Che la festa dell’Ascensione del Signore ci aiuti a riscoprire la bellezza della vita cristiana.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
BATTESIMO DEL SIGNORE – A
L’immersione del Figlio nella storia umana
1. Con il Battesimo del Signore, assieme all’Epifania e alle Nozze di Cana, la liturgia della Chiesa celebra la “manifestazione del Signore”: Cristo Gesù si manifesta ~Re-Pastore nella piccolezza (Epifania), Figlio amato del Padre (Battesimo), Sposo dell’umanità (Nozze di Cana).
2. La pagina evangelica del Battesimo del Signore (Mt 3,13-17) è evento ricapitolativo dell’esistenza di Gesù che manifesta il volto sorprendente di Dio, il quale nella carne umana di Gesù si abbassa fino ad immergersi nel storia umana debole, fragile e spesso fallimentare.
Tutti gli elementi della pagina evangelica ci orientano in questa direzione:
— «Gesù viene dalla Galilea…» (Mt 3,13): la sua venuta è un avvicinarsi, un farsi vicino a noi, in particolare ai falliti della storia. D’altronde egli viene dalla “Galilea delle genti”, cioè dai margini della storia umana, perché la Galilea era una regione disprezzata, una “regione a rischio” di contagio religioso-culturale poiché confinante con i popoli pagani (per questo era chiamata con disprezzo “Galilea delle genti”).
— «conviene che adempiamo ogni giustizia» (Mt 3,15): per la Bibbia (A. e NT) la giustizia è l’attenzione al povero, al debole, al fragile, all’indifeso. Là dove c’è un povero, un indifeso, un emarginato, un disprezzato, là c’è Dio che in Cristo Gesù si fa suo fratello, si pone al suo fianco e a sua difesa (Mt 25,40),
— «Battezzato, Gesù subito risalì dall’acqua» (Mt 3,16): “battezzare” significa “immergere”, “battesimo” significa “immersione”, e l’acqua qui non rappresenta la purificazione (già il Battista l’aveva testimoniato: il battesimo di Gesù non è per la purificazione e la conversione, ma in Spirito Santo e fuoco: Mt 3,11 ), bensì il mondo, la storia umana, la vita quotidiana ora calma, ora agitata, complessa e variegata. Dunque Gesù si immerge nella storia umana, non ha schifo di farsi fratello e compagno di viaggio dell’umanità, e in particolare di quella umanità peccatrice, di quei falliti che hanno perso ogni speranza, che non trovano più nessuno che tendi loro una mano per tirarli fuori dal loro fallimento. Sì, Gesù si immerge, raggiunge tutti quelli che hanno “toccato il fondo” per farli risalire, per dare loro un respiro di vita, un senso per ritornare a vivere e a sperare. Come annuncia Pietro: Gesù di Nazareth (e Nazareth è sobborgo della “Galilea delle genti”, sobborgo insignificante: Gv 1,46) «passò beneficando e risanando tutti quelli che stavano sotto il potere del divisore, perché Dio era con lui» (seconda lettura: At 10,34-38). Si realizza qui la profezia di Isaia riguardo alla missione del Servo di Jhwh: «non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta… » (prima lettura: Is 42,1-4.6-7).
Certo, nell’evento del Battesimo del Signore contempliamo il suo mistero pasquale: con la sua morte egli ci raggiunge tutti nella nostra morte (esistenziale e spirituale) per tirarci fuori dai nostri fallimenti e donarci un nuovo Spirito di vita nuova («egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco», Mt 3,12). Tutto questo l’apostolo Pietro poi lo esprimerà con l’immagine della “discesa agli inferi del Signore” (1Pt 3,18-19; Mt 27,50-52), immagine entrata nel nostro credo come verità di fede e “scritta” nell’oriente cristiano come icona della Risurrezione.
— Assieme al Figlio tutta la Trinità è coinvolta in questa “immersione” (Mt 3,16-17): infatti, si “aprono i cieli”, è il grembo del Padre che si apre a noi, “scende” sul Figlio lo Spirito di Dio, la “voce” del Padre esce dal suo silenzio, ci raggiunge dovunque noi siamo e ci parla con voce/parola potente ed efficace (salmo responsoriale: Sal 29).
3. Finalmente nella carne umana di Gesù il Padre vede realizzarsi il suo sogno, i suoi desideri e progetti: Lui, l’Altissimo, il Trascendente, avere una creatura con cui stabilire una relazione dialogica, fraterna e di vera comunione. Per questo Dio “si compiace” (Mt 3,17): in Gesù di Nazareth vede il Figlio amato, capace di avere una relazione filiale autentica con Lui e una relazione fraterna autentica con tutte le creature umane, e in particolare con i falliti della storia.
Nel Figlio amato, il Padre vede anche tutti noi, immersi per mezzo del nostro battesimo nel mistero pasquale del Signore (Rm 6,3-7), chiamati a conformarci all’immagine del Figlio suo (Rm 8,29).
Mi si permetta una breve nota di attualità. Suscita grande tristezza vedere l’“assordante” silenzio dei nostri vescovi (in particolare conferenza episcopale italiana e presidenza caritas italiana) di fronte al rifiuto di alcune regioni italiane di smaltire parte dei rifiuti della Campania, come pure di fronte al rifiuto di alcuni sindaci di accogliere a scuola i figli degli immigrati che vivono una situazione irregolare di soggiorno. C’è da chiedersi se in fondo c’è molta differenza tra questi due rifiuti e i rifiuti della Campania…
Il tanto sbandierato richiamo alle nostre “radici cristiane”, è in realtà solo una moda del momento e una pura strumentalizzazione politica: non ha nulla a che vedere con Cristo che si è immerso fino in fondo nella nostra storia fatta anche di “scarti umani” che oggi alcuni, che si vantano pure di essere cristiani, non considera più come fratelli in umanità.
Che il Signore converti il loro e il nostro cuore.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
DOMENICA DELLA PASSIONE DEL SIGNORE– A
Seguire il Signore mite e pacifico
1. Con la Domenica della Passione del Signore siamo invitati a seguire Gesù come Signore mite e facitore di pace. È una verità che viene detta nell’annuncio dell’evangelo della Passione e nel gesto di portare le palme e i rami di olivo. L’evangelo della Passione è l’annuncio dell’amore appassionato di Dio per questo mondo. Le palme sono simbolo dell’uomo giusto (Sal 92,13); i rami di olivo, dai cui frutti si ricava l’olio, dal quale si fa il crisma per le unzioni crismali (Es 30,25), simbolo dello Spirito (1Sam 16,13; 2Cor 1,21-22; 1Gv 2,20.27), il cui frutto è l’amore, dal quale scaturiscono scelte di pace, di benevolenza e di mitezza (Gal 5,22), Spirito capace di penetrare in ogni fessura, di lenire le “ammaccature”, di togliere ogni “ruggine” e di “lubrificare” gli ingranaggi delle nostre relazioni “bloccate”…
2. L’evangelo dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme che cavalca un’asina mentre è proclamato dalla folla come Figlio di Davide e come colui che viene nel nome del Signore (Mt 21,1-11), è un chiaro annuncio di fede della mitezza e della prassi di pace che Gesù ha scelto come segni distintivi del suo essere Figlio di Dio e Messia inviato di Dio. Egli non entra trionfalmente nella città di Gerusalemme su di un cavallo (animale da guerra; oggi sarebbe il carro-armato), come invece usavano gli imperatori e i grandi condottieri quando entravano nelle città per visitare i loro sudditi, ma cavalca l’asina, un animale pacifico e da trasporto, un animale che era la cavalcatura degli antichi re d’Israele (1Re 38-40), i quali tra i compiti loro assegnati vi era quello di assicurare al popolo la pace e la giustizia (Sal 72).
Per questo l’evangelista Matteo, che già di Gesù aveva affermato essere «mite e umile di cuore» (Mt 11,29), attualizzando così in Lui la beatitudine dei poveri, dei miti e degli operatori di pace (Mt 5,3.5.9), ora attualizza ancora in Gesù la profezia di Zac 9,9 il quale annunzia la visita del Messia. È bene leggere per intero questa profezia rivolta a Gerusalemme, “città della pace” (questo uno dei probabili significati del suo nome), fino a Zac 9,10: «Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annunzierà la pace alle genti, il suo dominio sarà da mare a mare e dal fiume ai confini della terra».
3. Nell’annuncio del vangelo della Passione secondo Matteo ritornerà ancora in modo chiara ed esplicita l’identità mite e pacifica del Messia Gesù, quando, al momento dell’arresto, «uno di quelli che erano con Gesù messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: “Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli? Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire? ”. In quello stesso momento Gesù disse alla folla: “Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti”. Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono» (Mt 26,51-56).
Così pure nel vangelo della Passione secondo Giovanni, che ascolteremo venerdì santo (Gv 18,1-19,42), dinnanzi a Pilato Gesù dice: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù» (Gv 19,36). L’espressione «di questo mondo» dice che il suo regno non ha origine da questo mondo, non segue le sue logiche mondane di violenza, di guerra e di potere.
In Gesù, allora, si realizza la profezia del Messia di Giustizia e Pace, di colui che viene nel nome del Signore per rispondere alla violenza non con altra violenza ma con il dono di sé, non annientando l’altro ma esponendo la propria vita per il bene dell’altro, per la sua umanizzazione e salvezza. Questa è la logica, la sapienza di Dio (Rm 12,17-21) che Gesù ha vissuto e testimoniato fino in fondo.
4. Certo, per noi cristiani, spesso omologati alla cultura della morte, della violenza e della “guerra giusta e sacrostanta”, ci è difficile accettare questa scelta di Gesù. La releghiamo nel regno delle scelte irrazionali e poco realiste, se non addirittura delle scelte rinunciatarie per paura e codardia. Avremmo voluto un Gesù guerriero brandire la spada contro i suoi nemici, annientarli con la sua forza divina — di fatto nella storia spesso così l’abbiamo rappresentato, fino a fare della Croce il vessillo della nostre “guerre sante”, e questo accade ancora oggi.
Come i discepoli di allora, anche noi oggi preferiamo abbandonare Gesù come mite e operatore di pace, e rifugiarci nelle nostre logiche di violenza dove domina la legge del più forte.
Eppure, se il vangelo ha il coraggio profetico di annunciare chiaramente questo aspetto dell’identità di Gesù, lo fa perché questa è l’unica scelta evangelica e razionale (!!!) per costruire un mondo più umano di giustizia e di pace. E noi, proprio a motivo del nome di “cristiano” che portiamo e di cui — a volte a sproposito — ci vantiamo, dovremmo sentirci interpellati in prima persona su questa scelta, e convertirci a progetti concreti di vera giustizia e di vera pace.
Così l’apostolo Pietro scrive alle comunità cristiane un po’ turbate dalle persecuzioni subite a motivo dell’evangelo:
«Siate tutti concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, animati da affetto fraterno, misericordiosi, umili; non rendete male per male, né ingiuria per ingiuria, ma, al contrario, rispondete benedicendo; poiché a questo siete stati chiamati per avere in eredità la benedizione. Infatti: Chi vuole amare la vita e vedere giorni felici, trattenga la sua lingua dal male e le sue labbra da parole d’inganno; eviti il male e faccia il bene, cerchi la pace e la segua, perché gli occhi del Signore sono sopra i giusti e le sue orecchie sono attente alle loro preghiere; ma il volto del Signore è contro coloro che fanno il male.
E chi vi potrà fare del male, se sarete ferventi nel bene? E se anche doveste soffrire per la giustizia, beati voi! Non vi sgomentate per paura di loro, né vi turbate, ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché nel momento stesso in cui si parla male di voi rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. È meglio infatti, se così vuole Dio, soffrire operando il bene che facendo il male» (1Pt 3,8-17).
Il Signore Risorto, che non si vergognò di manifestarsi a noi come fratello chiamandoci suoi fratelli (veglia pasquale: vangelo della risurrezione: Mt 28,1-10; anche Eb 2,12), ci doni il suo Spirito di profezia affinché sappiamo vivere la sua Pasqua rispondendo al male con il bene, all’ingiustizia con la solidarietà, all’indifferenza con l’attenzione e la cura verso i più deboli.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
PENTECOSTE – A
1. Con la festa di Pentecoste si chiudono i cinquanta giorni della mistagogia del tempo pasquale. “Pentecoste” significa “cinquantesimo”. Ma non indica un tempo cronologico, bensì un tempo mistagogico, cioè un tempo necessario per poter assimilare, un po’ alla volta anno dopo anno, la ricchezza inesauribile del mistero pasquale del Signore. Fare memoria-attualizzazione del mistero pasquale — e la Pentecoste, ovvero il dono dello Spirito Santo, è il dono che ci viene dato nella pasqua del Signore — chiede a noi esseri umani credenti un congruo tempo di assimilazione, di presa di coscienza, di maturazione. Ecco perché a cinquanta giorni dalla Pasqua celebriamo il dono della Pasqua: il dono dello Spirito Santo.
2. Originariamente la festa ebraica di Pentecoste (“Shavu’ot”) era una festa agricola della mietitura e nel contempo una festa storica.
Come festa agricola della mietitura (Es 23,16) si contavano dal giorno di Pasqua sette settimane, cioè cinquanta giorni, e al compimento del cinquantesimo giorno si celebravano i doni della terra come doni del Signore perché sua «è la terra e quanto contiene» (Sal 24,1), Egli fa «crescere il fieno per gli armenti e l’erba al servizio dell’uomo, perché tragga alimento dalla terra» (Sal 104,14), e per questo si offrivano a Lui le primizie (Lv 23,15-22; Nm 28,26-31).
Come festa storica la Pentecoste ebraica celebrava (e celebra tutt’ora) al compimento del cinquantesimo giorno il dono al Sinai della Torah scritta e orale (La “Torah scritta” è da intendersi i primi cinque libri della Bibbia e in senso più largo tutta la S. Scrittura; la “Torah orale” è da intendersi tutta la tradizione interpretativa ebraica che si fa risalire a Mosè e al Sinai), e quindi l’Alleanza, la relazione di comunione sponsale che Dio instaura con il suo popolo reso libero dalla schiavitù di Egitto (Es 19-24). Dio libera il suo popolo dall’Egitto (cifra simbolica di ogni forma di schiavitù) per fargli dono della Torah e dell’Alleanza.
Con la distruzione del Secondo Tempio sotto la dominazione romana (70 d.C.) la festa ebraica di Pentecoste perde il suo significato agricolo e accentua quello storico di festa del dono della Torah. Durante la festa si legge il libro di Rut e questo per vari motivi:
— perché il racconto di Rut è situato nel tempo della mietitura;
— perché il racconto di Rut termina con la genealogia orientata verso Davide, da cui verrà il Messia;
— perché, secondo la tradizione, Davide sarebbe nato e morto il giorno di Pentecoste;
— perché il libro di Rut, la moabita (proprio una straniera!), è una autentica testimonianza della Torah vissuta in ciò che è fondamentale per un credente: la piccolezza/umiltà, la bontà e l’amore.
Rut, la straniera, che ha adottato Israele come suo popolo e il Dio d’Israele come il suo Dio (Rt 1,16-17), diventa il modello di ogni credente — ebreo e pagano convertito alla fede ebraica — che si pone all’ombra della presenza di Dio (Rt 2,12).
Dal secolo XVI gli ebrei credenti la vigilia di Pentecoste la trascorrono vegliando di notte o nella sinagoga o nelle proprie case in compagnia di amici per mangiare insieme alcuni cibi particolari e leggere e studiare insieme la Bibbia.
3. La festa cristiana della Pentecoste ha certamente le sue radici nella festa ebraica. Anch’essa è compimento della Pasqua, della Pasqua del Signore Crocifisso Risorto («La sera di quello stesso giorno…»: Gv 20,19) e si celebra al compimento del cinquantesimo giorno: «Mentre si stava compiendo il giorno di Pentecoste, erano tutti uniti nello stesso luogo» (At 2,1).
Per i cristiani il compimento della Pasqua è il dono dello Spirito Santo. Non un dono passeggero, provvisorio, ma una Presenza stabile donata a tutti i cristiani, nessuno escluso; infatti nella pagina degli Atti è scritto che le “lingue di fuoco” «si posarono su ciascuno di loro» (At 2,3).
Questa Presenza stabile dello Spirito è allo stesso tempo una presenza non statica, ma creatrice e creativa. Infatti:
— ci aiuta a comprendere le S. Scritture, ad attualizzare e a viverle nella vita quotidiana (Gv 16,13-15);
— ci aiuta nella fatica di discernere ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è fallimentare (il peccato) per l’uomo e ciò che non lo è, e quindi a perdonare i fallimenti/peccati personali e sociali/strutturali affinché si abbia il coraggio creativo di ricominciare in modo diverso… (Gv 20,22-23);
— ci dona quei carismi da mettere e portare insieme (questo è il significato originario di “utilità comune” in 1Cor 12,7) per far crescere qualitativamente la vita umana e di fede del popolo di Dio (seconda lettura: 1Cor 12,3-7.12-13);
— ci dona la capacità di incarnare, di inculturare il vangelo e narrare le «grandi opere di Dio» nelle varie culture dei popoli, nei vari contesti sociali e culturali delle nostre città e territori (prima lettura: At 2,1-11).
Se per la fede biblica lo Spirito è il Vento (At 2,2) il Soffio e il Respiro di Dio e di Cristo (salmo responsoriale: Sal 104; Gv 20,22), a noi cristiani è data la grande responsabilità di essere nel mondo i portatori del Respiro Dio e di Cristo. Sì, Dio e il Cristo Risorto rischiano sulla nostra libertà e contano molto sulla nostra responsabilità, affidandoci il compito — ognuno attraverso la vocazione e il carisma ricevuti — di dare un Respiro nuovo e diverso a questo mondo.
Sta a noi discernere, lasciandoci guidare dallo Spirito che viene come “padre dei poveri” e “luce dei cuori” (sequenza), se attraverso le nostre scelte sappiamo dare a questo mondo il Respiro di Dio o, al contrario, se lo soffochiamo con la nostra aridità, meschinità e stoltezza.
«Vieni, Santo Spirito.
Senza la tua forza
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa».
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
SANTISSIMA TRINITÀ – A
1. Con la domenica dedicata alla SS. Trinità inizia il tempo ordinario dell’anno liturgico, in realtà con questa festa e con quella della domenica successiva, dedicata al “SS. Corpo e Sangue di Cristo”, si prolunga ancora per un po’ il tempo pasquale; queste domeniche sono quasi una cerniera tra il tempo pasquale e il tempo ordinario.
Le letture bibliche sono state selezionate per illuminare il Mistero del Dio cristiano che è Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. Ogni lettura ne coglie un aspetto. Forse è opportuno chiarire che qui quando si dice “Mistero”, non si intende una realtà Inaccessibile e Incomprensibile, bensì, secondo il significato biblico, un Disegno, un Progetto che ha una sua profondità e ricchezza inesauribili (Ef 1,9; Col 2,1-3). Il Mistero della Trinità è la Presenza di Dio Padre, Figlio e Spirito che comunica a noi il suo Disegno che è il dono della relazione. Padre, Figlio e Spirito Santo si dice che sono Persone perché vivono tra loro una relazione di comunione intima e profonda (“persona” vuol dire “essere-in-relazione”), e tale relazione la comunicano a tutte le creature.
2. La pagina del vangelo (Gv 3,16-18) è un brano del dialogo che Gesù ha con Nicodemo, un maestro d’Israele, il quale va da Lui di notte per parlargli. La notte di Nicodemo è la sua notte esistenziale: è la notte di chi è in ricerca, di chi cerca una Luce, di chi si pone domande che riguardano il senso della vita. Nicodemo si sente dire che per saper vedere in profondità la presenza del Regno di Dio nelle pieghe sconnesse della storia, bisogna «rinascere dall’alto», cioè da Dio e dal suo Spirito; e si rinasce affidandosi (= credere) al Figlio e ponendosi in relazione con Lui.
Perché? Perché è il Figlio che ci mostra il volto del Padre; è lo stile di vita del Figlio — ovvero ciò che lui dice e fa, le sue scelte e il suo modo di relazionarsi con Dio e con gli altri — che ci narra del Padre, che ci spiega il Disegno del Padre (Gv 1,19). I verbi di Gv 3,16-18 — amare, dare/donare, credere, salvare — sono verbi dicono relazione.
E allora, se il Figlio è il dono del Padre offerto a questo mondo che il Padre stesso ama (Gv 3,16) e che vuole salvarlo (Gv 3,17), e se il Figlio è colui che dice e fa ciò che ascolta dal Padre e dona lo Spirito senza misura, e se il Padre è colui che parla e opera attraverso il Figlio (Gv 3,34-35; 5,19-20.30; 7,16-18; 8,28-29; 12,49; 14,10), questo vuol dire che la Trinità, non è una cifra aritmetica (“tre in uno”) o un disegno geometrico (triangolo-cerchio) incomprensibile, ma un Progetto di vita, una Relazione di comunione e di amore. Questo è in fondo ciò che del Padre ci ha narrato il Figlio.
3. Espressioni che dicono relazione sono anche quelle che qualificano la presenza di Dio nella prima lettura selezionata dal libro dell’Esodo (Es 34,4-6.8-9).
— Misericordioso: evoca il “grembo materno” di Dio che con la sua compassione rigenera alla vita. Pietoso: evoca il benevolo chinarsi di Dio sulle sue creature.
— Ricco di grazia: evoca la tenerezza di Dio, ovvero il suo amore verso l’altro, non possessivo e fusionale, ma gratuito e disinteressato.
— Fedeltà: evoca la stabilità di Dio alle sue promesse; egli è uno a cui ti puoi affidare.
— Che il Signore cammini in mezzo a noi: evoca la Presenza amorevole di Dio Padre e Madre che sa camminare al passo dell’uomo, altre volte precederlo, altre volte spingerlo, a seconda delle situazioni concrete della vita.
Così Dio si presenza al suo popolo: con la ferma intenzione di riprendere la relazione di Alleanza che era stata interrotta dal popolo con il peccato di idolatria della fabbricazione del “Toro d’oro” (Es 32), immagine di un Dio Potente per nulla relazionale…
4. La seconda lettura (2Cor 13,11-13) è tratta dalla parte finale della lettera di Paolo che riguarda i saluti alla comunità di Corinto. Non sono saluti formali. Esprimono, invece, come la comunità cristiana è chiamata a modellare le sue relazioni interpersonali ed ecclesiali sulla Trinità. «La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo, siano con tutti voi» (2Cor 11,13), parole che spesso sentiamo pronunciare dal presbitero che presiede la liturgia eucaristica.
I cristiani sono qui chiamati “santi”, cioè partecipano della santità di Dio, che è il dono della sua vita trinitaria. Ecco perché la comunità è esortata a vivere nella pace, a salutarsi reciprocamente con il bacio santo.
Che cosa vuol dire modellare le relazioni ecclesiali sulla Trinità? Vuol dire che la comunità cristiana, se tale vuole essere, cioè cristiana, non può costituirsi come una Monarchia o come un’Azienda, dove c’è uno che comanda e a cui si delega ogni voce e responsabilità, e tutti gli altri muti, obbediscono ed eseguono. La comunità cristiana, proprio perché cristiana, è una Fraternità nel Signore, dove ogni giorno si affronta la fatica del dialogo, del confronto, della corresponsabilità, della condivisione.
Per come le cose vanno oggi nelle nostre comunità ecclesiali, abbiamo ancora tanta strada da fare affinché avvenga la conversione da Azienda fondata sul capo a Fraternità fondata nel Signore.
Che Dio Trinità perdoni la nostra “dura cervice” e plasmi le nostre relazioni a sua immagine e somiglianza. Così potremo lodare in verità il suo Nome (salmo responsoriale: Dan 3) e celebrare il SS. Corpo e Sangue di Cristo.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
I DOMENICA DI AVVENTO – A
Nella novità del Signore che viene
1. Siamo all’inizio dell’anno liturgico e agli inizi del cammino del tempo di Avvento. Siamo chiamati a prendere sempre più coscienza che la vita cristiana è attesa perseverante e vigilante del Signore che viene. “Avvento”, infatti, traduce “Parusia”, che significa “Presenza che viene”. Il Signore Gesù è già venuto nella carne, secondo le promesse annunciate ad Israele, condividendo il cammino della nostra esistenza umana debole e fragile. Ora Egli viene nel nostro oggi come Signore Risorto nello Spirito. Ed è una venuta imprevedibile e portatrice di novità.
2. La pagina evangelica di questa domenica (Mt 24,37-47), tratta dal discorso escatologico (una ripresa del tema delle ultime domeniche dell’anno liturgico), annuncia innanzitutto l’attualità della venuta del Signore (Mt 24,37-41): come ai “giorni di Noè”, così ai “nostri giorni” ci fa visita il Signore. Ai nostri giorni si vive la vita quotidiana, la vita normale di tutti i giorni badando ognuno al suo. Anche se la malvagità degli uomini è grande sulla terra (Gen 6,5), anche se la terra è corrotta e piena di violenza (Gen 6,12.13), ognuno normalmente pensa ai suoi affari, peraltro legittimi e buoni. Si pensa al proprio sostentamento, al proprio lavoro, a crearsi una famiglia, a darsi un futuro nella vita — certamente tutte cose buone e doverose —, ma sono giorni vissuti nel chiuso del proprio personale quotidiano e nell’indifferenza generale di quanto accade intorno e poco più lontano. Assolutizziamo e idolatriamo i nostri in nostri giorni con i nostri legittimi e buoni interessi.
E allora, viene il Signore, e, come ai giorni di Noè, a qualcuno ordina di costruire un’arca come proposta di salvezza per questo mondo. Nel momento in cui la si comincia a costruire, i nostri giorni vengono relativizzati e dischiusi dall’attenzione eccessiva al proprio personale quotidiano e aperti ad uno sguardo più largo, ad un orizzonte che prende tutta la terra. E allora, come ai giorni di Noè, viene il Signore e ci si comincia ad accorgere che la malvagità degli uomini è grande sulla terra, che la terra è corrotta e piena di violenza (Gen 6,5.12.13), che alcuni mangiano e altri soffrono la fame perché sono stati impoveriti da quei pochi che mangiano più di tutti gli altri, che alcuni si sposano e altri pur volendolo non hanno le minime risorse per farlo perché condannati al precariato a vita, che esportiamo armi godendo noi i benefici economici e gli altri gli effetti intelligenti “immediati e collaterali”, ecc.
Ecco, il Signore che viene, ordinandoci di costruire l’arca, ci spinge ad uscire dall’indifferenza, a conoscere in che mondo viviamo e a dare un Senso ai nostri giorni, un Senso che salvi noi e questo mondo dall’andazzo comune. Costruire l’arca significa iniziare a costruire un mondo diverso, una rete di relazioni più umane e più fraterne, fondate sulla Pace, quella vera, come quella annunciata dal profeta Isaia: «Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra. Casa di Giacobbe, vieni camminiamo nella luce del Signore» (prima lettura: Is 2,1-5; salmo responsoriale: Sal 122).
3. Non solo i nostri giorni sono chiusi nell’indifferenza dei propri buoni (a volte no) affari, ma anche le nostre case (Mat 24,42-47), ovvero le nostre relazioni familiari, come pure quelle sociali ed ecclesiali (“casa” è anche la concreta comunità ecclesiale cui apparteniamo).
E il Signore viene anche qui, nelle nostre case “blindate” nel nostro iper-individualismo. E viene “come un ladro”, facendo un foro nella parete, ovvero aprendo, a nostra insaputa, uno spiraglio, un varco, un cammino. Certo porta un certo scompiglio nella nostra casa, ma, se siamo vigilanti e non ipnotizzati da altri discorsi e comportamenti (seconda lettura: Rm 13,11-14), ci accorgeremo che questo scompiglio è salutare: ci ruba l’iper-individualismo, del quale siamo tanto gelosi, e ci apre a relazioni nuove, più fraterne e responsabili verso i familiari della nostra casa., del vicinato, del territorio, della comunità ecclesiale…
Anche se la liturgia non lo propone, sarebbe bene leggersi i versetti che seguono (Mt 24,48-51), perché danno l’idea di come si trasforma una casa o una comunità ecclesiale dominate dall’iper-individualismo a cui normalmente si associa l’arroganza del potere. Qui la casa, per volontà del Signore che viene, è destinata al fallimento. Fallimento necessario, perché principio di salvezza per un futuro diverso.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
II DOMENICA DI AVVENTO – A
La conversione che opera in noi il Signore Veniente
1. Di solito viviamo l’Avvento in funzione di una conversione etica che impegna l’attivismo delle persone e delle nostre comunità, attraverso alcune scelte concrete a favore dei poveri del nostro territorio e dei paesi del Sud del mondo. L’Avvento certo non esclude questo impegno. Ma sarebbe molto riduttivo concentrarsi solo su questa dimensione etica della conversione. Significherebbe celebrare semplicemente il Signore che è venuto duemila anni fa, e non il Signore Risorto che viene oggi nel suo Spirito e che interpella e fa discernimento oggi nella nostra esistenza. Significherebbe vivere l’Avvento come preparazione per festeggiare il compleanno della nascita di Gesù, ovvero la celebrazione del ricordo di un bel avvenimento del passato che intenerisce e commuove.
L’Avvento, invece, è bene ribadirlo, è attesa del Signore Risorto che viene oggi nel suo Spirito. E il Natale ci aiuta a comprendere che il Signore Risorto viene oggi nel suo Spirito attraverso i segni della piccolezza e del dono, e non dell’arroganza, della violenza e del potere.
2. Noi che oggi ascoltiamo, leggiamo e meditiamo il vangelo di questa domenica (Mt 3,1-12; ma questo vale anche per ogni pagina della S. Scrittura), non possiamo prescindere da questa realtà della nostra fede, vale a dire: la nostra conversione è preceduta dalla venuta del Signore che ci parla e ci attira a sé; la conversione, prima di essere opera nostra, è opera del Signore che viene. Perché convertirsi, biblicamente, significa, innanzitutto, “volgersi verso il Signore”. Se c’è questo “voltarsi”, ci sarà anche il cambiamento del nostro stile di vita e il nostro impegno etico verso gli altri. Bisogna, allora, imparare a guardare l’Avvento (e poi il Natale) prima di tutto dalla parte del Signore Veniente.
Per questo qui nel vangelo si parla di deserto, di voce che grida, di vie del Signore, di Spirito Santo e fuoco.
Il deserto è il deserto della nostra vita: certo, è luogo difficile, pericoloso, a volte arido e invivibile; ma è anche il luogo dove il Signore parla alla sua sposa amata, al suo popolo, l’attira a sé sulle sue vie, la rende feconda di opere di giustizia e di amore (Os 2,16-25).
L’opera che il Signore Veniente realizza nel deserto della nostra vita è un’opera di semplificazione della nostra esistenza: Egli, per mezzo della sua “scure” che taglia i rami secchi e del suo Spirito che brucia la pula — ovvero tutto ciò che non ha consistenza e che è soltanto apparenza, finzione… —, ci riplasma con il fuoco del suo Spirito e ci riconduce all’essenzialità della fede e della vita, alle cose che veramente contano.
3. La liturgia accanto al vangelo accosta la pagina di Is 11,1-10, dove si annuncia che nel deserto della vita, reso tale dall’invasione disastrosa dell’Assiria, nazione occupante in Giuda, il Signore fa spuntare un “germoglio” tenero, piccolo, fragile, ma capace di far rifiorire la vita. È la presenza del Messia Veniente, ricolmo dei doni dello Spirito. Chi si lascia guidare da Lui, Re e Pastore (salmo responsoriale: Sal 72), sperimenterà quello che la mentalità comune ritiene pura e stolta utopia e che invece don Tonino Bello, proprio rifacendosi a questa pagina della S. Scrittura, chiamava la “convivialità delle differenze”: realtà diverse e opposte (lupo-agnello, pantera-capretto, vitello-leoncello… bambino-serpenti) capaci di stare insieme, di progettare insieme e di lavorare insieme. È questa anche l’esortazione che sentiamo rivolgere dall’apostolo Paolo alla comunità cristiana di Roma: «Accoglietevi gli uni gli altri come Cristo accolse voi, per la gloria di Dio» (seconda lettura: Rm 15,4-9).
Ecco l’opera di conversione del Signore Veniente. Lasciamoci “lavorare” da Lui, dal fuoco del suo Spirito, e così le nostre opere di conversione a favore dei poveri saranno più autentiche.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME
III DOMENICA DI AVVENTO – A
Ascoltare e vedere le opere del Messia Veniente
1. Nella terza Domenica di Avvento siamo invitati a gioire. Infatti, la pagina biblica della prima lettura si apre con «si rallegrino…», e per questo la tradizione cristiana chiama questa domenica “Laetare”, Rallegrati, Gioisci!. Non si tratta di una gioia soggettiva e “sentimentale”, cioè che affiora da uno stato d’animo personale momentaneo, da una situazione particolare personalmente molto gratificante. È, invece, una gioia che nasce, matura e si consolida all’interno di una realtà che scopriamo essere vitale per la nostra esistenza cristiana.
2. Alla luce di questa esortazione a rallegrarsi, la pagina del vangelo (Mt 11,2-11) ci dice che bisogna gioire per le opere del Messia/Cristo Veniente oggi nel suo Spirito. Sì, come nella sinagoga di Nazareth Gesù riconobbe nella pagina di Is 61,1-2 la sua missione messianica di profeta consacrato e inviato dallo Spirito del Signore, missione che realizza le opere creative e liberanti dello Spirito del Signore (Lc 4,16-21), così adesso, nel suo itinerario missionario per le città (Mt 11,1), interpellato dal profeta Giovanni Battista, afferma che quelle stesse opere rivelano proprio il Messia/Cristo Veniente (Mt 11,4-5).
3. La particolarità della pagina evangelica sta nel fatto che Giovanni Battista è in carcere (Mt 11,2): una situazione drammatica di immobilità e di inattività forzate, di fragilità e di stenti, di oscurità materiale ed esistenziale, di scoraggiamento e di non senso… Possiamo immaginare, senza allontanarci troppo dalla realtà, considerando la condizione carceraria del tempo, che questa fu la situazione oggettiva di Giovanni Battista: un uomo incatenato e ridotto a larva umana, costretto all’inattività profetica e destinato all’esecuzione capitale (Mt 14,1-12).
Ridotto a questa condizione è normale che il profeta Giovanni Battista si interroghi se il Messia Veniente che lui ha annunziato è proprio Gesù, o se dobbiamo attenderne un altro. La domanda di Giovanni Battista nasce dal dramma della sua situazione oggettiva, e non dal fatto che, come spesso un po’ superficialmente si dice, egli aveva un’idea del Messia un po’ troppo giustiziera e violenta. Basti confrontare quello che afferma il Battista con quello che affermerà Gesù (Mt 3,7 con Mt 12,34; 23,13; Mt 3,10 con Mt 7,19; 21,18-19. 40-44; 22,13; Mt 3,11-12 con Mt 5,23.30; 10,34-35; 11,20-24; 14,40-42; 23,13; 24,50-51; 25,30.46) per rendersi conto che vi è una sintonia di fondo tra i due, e non a caso Gesù tesse il suo elogio riconoscendolo «più che un profeta» (Mt 11,9).
Alla particolarità del dramma del carcere, se ne deve aggiungere un’altra: sorprende che tra le opere del Messia che qui vengono menzionate — i ciechi alzano lo sguardo, gli storpi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi ascoltano, i morti risorgono, i poveri sono evangelizzati (Mt 11,5) —, opere che si rifanno a ciò che annunzia Isaia 35,5 (prima lettura di questa domenica) e 61,1, manca proprio quella della «scarcerazione dei prigionieri» che è scritta in Is 61,1. L’omissione mi sembra intenzionale; perché qui non si tratta di “miracoli”, bensì della fatica che sperimenta chi quotidianamente si prende cura per ridare un po’ di dignità umana e spirituale a chi l’ha persa; sono opere dello Spirito del Messia, opere creative e liberanti, ma non per questo meno faticose.
Ebbene, nel carcere il profeta Giovanni Battista deve imparare a gioire (come un tempo nel grembo di Elisabetta sua madre: Lc 1,44) delle opere del Messia Veniente. Sono opere che lui, a motivo della sua condizione di carcerato, non può ascoltare e vedere. Avrà bisogno di testimoni che gli aprano gli “orizzonti del cuore” (la “macrothymia/pazienza” della seconda lettura: Gc 5,7-10), narrandogli, non di “miracoli” o di “visioni”, scorciatoie che illudono, ma le opere liberanti del Messia che nella fatica del quotidiano hanno realmente ascoltato e visto (Mt 11,4). Qui sta la grandezza di Giovanni: egli è profeta non solo perché annuncia, ma anche perché impara ad ascoltare la Parola e la vita; egli evangelizza ma ha bisogno di essere evangelizzato dalla testimonianza di altri, anche dei suoi discepoli
4. La condizione carceraria di Giovanni Battista, per analogia, assomiglia un po’ anche alla nostra. Quello che per Giovanni è carcere, per noi è “deserto”, “terra arida”, “steppa”, “smarrimento del cuore”, “mani fiacche”, “ginocchia vacillanti” (prima lettura: Is 35,1-6.8.10). Abbiamo bisogno anche noi che il Messia Veniente nello Spirito ci invii oggi dei testimoni — e ce ne sono — che narrino come Lui opera in mezzo a noi in modo nascosto ma efficace, liberante e creativo. Se li sapremo accogliere e ascoltare, allora anche per noi fiorirà il deserto e si aprirà una Via Santa appianata.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
IV DOMENICA DI AVVENTO – A
Il sogno di Dio
1. Siamo vicini al Natale, e nell’attesa del Signore Veniente la liturgia ci fa un po’ entrare nel “sogno” di Dio. Sì, il “sogno” di Giuseppe ci rivela il “sogno” di Dio per l’umanità (Mt 1,18-24).
2. Così come ce lo presenta l’evangelista Matteo, Giuseppe è un grande sognatore, ma un sognatore ad “occhi aperti”, uno che coltiva dei desideri, degli ideali di vita. Infatti si dice che Giuseppe era giusto (Mt 1,19), cioè — come si evince dal Sal 1 — era un credente ben radicato nella Legge del Signore, assiduo nell’ascolto della sua Parola e coerente nell’agire, non secondo il consiglio degli empi, ma in conformità alla Parola ascoltata e meditata giorno e notte. Ciò che ascolta dalla Parola, il giusto cerca di viverlo nella complessità della vita quotidiana, confidando nel fatto che «il Signore veglia nel cammino dei giusti» (Sal 1,6).
E riguardo al suo agire quotidiano vi è una peculiarità che caratterizza il giusto — lo si evince dal Sal 112 che ne traccia un profilo riassuntivo — : egli è «buono, misericordioso e giusto… pietoso che dà in prestito… dona largamente ai poveri» (Sal 112,4.5.9); anche il salmo responsoriale (Sal 24) evidenzia alcuni atteggiamenti del giusto: «chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non pronunzia menzogna».
Dunque, il giusto, proprio perché sta davanti a Dio («Chi salirà il monte del Signore, chi starà nel suo luogo santo?», Sal 24,3) e cerca di essere coerente con la Sua volontà («teme il Signore e trova grande gioia nei suoi comandamenti», Sal 112,1), è una persona compassionevole e attenta agli altri, è uno che ha il coraggio di prendersi cura dell’altro e in particolare del più debole, del più esposto alle avversità della vita e alla perfidia degli empi.
Ebbene, Giuseppe è un uomo giusto perché, fedele alla Parola del Signore, coltiva questo ideale di giustizia. Il suo “sogno” è il desiderio di poter vivere in un mondo in cui uomini e donne non si disprezzino, ma si aiutino reciprocamente; ognuno si prenda cura dell’altro, ognuno diventi custode dell’altro. Possiamo senz’altro dire che Giuseppe “sogna” un mondo in cui uomini e donne vivano come fratelli e sorelle in umanità e nella fede. È l’ideale di una fraternità non “psichica”, ma ben radicata nel Signore e nella sua Parola.
Per questo, posto di fronte ad una situazione problematica che riguarda Maria, la sua promessa sposa, è cioè che tramite lei Dio sta generando un’opera nuova e creativa, come soltanto Lui sa fare nella potenza del suo Spirito, Giuseppe rinuncia al diritto di denunciare pubblicamente il fatto, perché scatterebbe per Maria l’accusa di adulterio e la condanna alla lapidazione. No, Giuseppe è uno che ama veramente Maria, perciò pensa di sciogliere in segreto il suo legame con lei.
3. I pensieri di Giuseppe (Mt 1,20) sono certamente combattuti per la decisione che dovrà prendere, perché significa in qualche modo dover rinunciare al suo “sogno”… Da uomo giusto Giuseppe cerca di confrontare i suoi pensieri con la sapienza dei pensieri di Dio (Sal 139; 1Cor 2,16); è come se dicesse col salmista: «davanti a te i pensieri del mio cuore, Signore, mia rupe e mio redentore» (Sal 19,5)..
Ed ecco il fatto nuovo e inatteso (Mt 1,20-23): Dio fa comprendere a Giuseppe che il suo “sogno” è il “sogno” di Dio, e che solo Lui può generare una storia nuova, un mondo nuovo di fraternità. E infatti colui che viene a nascere per mezzo di Maria sua sposa è chiamato con due nomi: Gesù, cioè “Dio salva” (questo il significato del nome), ed Emmanuele, cioè “Dio-con-noi” (questo il significato del nome).
Chiamare Gesù — ovvero colui che viene a salvarci dai fallimenti delle nostre relazioni con Dio e con gli altri — anche con il nome di Emmanuele, “Dio-con-noi”, significa chiamarlo Fratello.
Solo un Dio che si fa nostro Fratello in umanità e nella fede, che da Risorto non si vergogna di chiamarci fratelli (Mt 28,10; Eb 2,11-12) e che continua ad essere «con noi tutti i giorni» fino al compimento della storia (Mt 28,20), solo un Dio così può generare una nuova storia di fraternità.
E infatti, Gesù, realizzazione del segno profetico dell’Emmanuele (prima lettura: Is 7,10-14), proclamerà l’evangelo delle Beatitudini che è la “Magna Charta” dei cristiani chiamati a vivere relazioni di vera fraternità (Mt 5-7; cf. 5,22-24; 6,9); dirà che suoi fratelli e sorelle sono coloro che fanno la volontà del Padre suo (Mt 12,50); che dove due o tre sono riuniti nel suo Nome — “Gesù”, “Dio-con-noi” — egli è presente in mezzo a loro (Mt 18,20); che tutti i suoi discepoli, tutti i cristiani sono fratelli per vocazione (Mt 4,18; Mt 23,8); che ogni volta si mostra attenzione e cura verso uno dei suoi «fratelli più piccoli», cioè verso chi si trova in situazione di bisogno o di emarginazione, è un gesto di attenzione fatto nei Suoi confronti (Mt 25,40).
4. Confermato e consolato dalla Parola, Giuseppe, l’uomo giusto, “si sveglia” (Mt 1,24; verbo di risurrezione), cioè rinasce nel Signore e agisce in obbedienza alla sua Parola (seconda lettura: Rm 1,1-7) «prendendo con sé la sua sposa», ovvero accogliendola e custodendola come umanità portatrice della novità del Dio Veniente che in Gesù si fa “Dio-con-noi”, nostro fratello e compagno di viaggio.
Come Giuseppe, anche noi siamo chiamati in questo nostro mondo, dominato dall’iperindividualismo, dall’egoismo e dal razzismo emergente in questi giorni (per ora) a livello locale (per caso in Italia stiamo ritornando ai tempi quando Martin Luter King “sognava” l’abolizione delle leggi razziali contro i negri [oggi per noi gli immigrati]?), ad accogliere Gesù “Dio-con-noi” e a lasciarci trasformare da Lui per continuare a “sognare” quelle relazioni autentiche di fraternità che fanno riscoprire il senso della vita e l’appartenenza all’unica famiglia umana.
5. La celebrazione del Natale del Signore (Lc 2,1-14; Mt 2,1-12) ci dice che il “Dio-con-noi” trova ospitalità e accoglienza non presso coloro (come Cesare Augusto ed Erode) che si sentono i dominatori di questo mondo e che con astuzia pensano di prevalere sulle coscienze, ma nei poveri (i pastori), che imparano a discernere il segno umile del «bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» come presenza del Signore che viene nel segno della piccolezza (le fasce) e del dono gratuito di sé (la mangiatoia), e che per questo «ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo» (Messa della notte, seconda lettura: Tt 2,11-14).
Oppure è accolto da coloro (i magi) la cui sapienza non è chiusa in una sorta di autocelebrazione di sé, ma è aperta alla Luce pasquale di Colui che è «la stella radiosa del mattino» (Ap 22,16; 2Pt 1,19) che nel buio della notte illumina e trasfigura l’esistenza e la storia umana donandole una prospettiva di vera comunione (Gv 1,1-18).
Per questo i magi sapienti, riconoscendo che la sapienza divina si fa presente nella “piccola chiesa”, qui raffigurata dal «bambino con Maria sua Madre», che non si è omologata allo stile e agli apparati di Erode, adorano il Signore Risorto manifestatosi nel segno della piccolezza (bambino), e come risposta alla sua Parola sapiente gli offrono i doni pasquali dell’oro, dell’incenso e della mirra.
Gli offrono l’oro: perché riconoscono in Lui il Re Pastore e il suo annuncio del Regno di Dio, che è Regno di pace, di fraternità e di amore.
Gli offrono l’incenso: perché lo riconoscono “Dio-con-noi”, presenza viva ed efficace nella storia.
Gli offrono la mirra: perché comprendono che tutta la sua vita, fino all’evento pasquale della Croce, è vissuta nella logica sapiente del dono di sé.
Oro, incenso e mirra, sono doni che vengono offerti dai loro scrigni, cioè dal tesoro della loro esistenza. I magi sapienti hanno compreso che la fede celebrata e professata è anche fede vissuta. Questa fu la loro esperienza nella piccola comunità di Betlemme, il più piccolo capoluogo di Giuda. E da qui riparte il cammino della loro vita, percorrendo non la strada di Erode, ma quella alternativa di Cristo Signore.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
XXVII DOMENICA – C
Essere servi che non cercano l’utile proprio
1. La pagina evangelica di questa domenica (Lc 17,5-10) è in continuità con quella di domenica scorsa, ovvero con la parabola del ricco e del povero Lazzaro (Lc 16,19-31). Qui avviene il ribaltamento della situazione: il ricco vive la morte come il fallimento della propria esistenza chiusa in sé, nella propria autosufficienza e nella propria autoreferenzialità; ma il fallimento è per lui una grazia, poiché da questa condizione di fallito egli comincia a relazionarsi con Dio, attraverso Abramo, il padre della fede, a relazionarsi con il povero Lazzaro, del quale prima sapeva l’esistenza, anzi addirituttura ora lo chiama per nome; impara, il ricco, a preoccuparsi dei suoi fratelli, impara ad ascoltare Dio, attraverso la sua Parola (Mosè e il Profeti) e impara ad ascoltare gli altri. Ha dovuto sperimentare tutta la drammaticità del fallimento personale per guardare la vita da un’altra prospettiva, cioè dalla prospettiva del Dio di Abramo, e iniziare un cammino di conversione e di fede autentica.
2. Anche la pagina evangelica di Lc 17,5-10 presenta un ribaltamento di situazione e di prospettiva. Conviene però partire dalla prima lettura proposta dalla liturgia: Ab 1,2-3; 2,2-4. Il profeta Abacuc inizia con un lamento, invocando l’intervento di Dio per la situazione di violenza e di degrado del popolo che rischia l’esilio in Babilonia. Il lamento si chiude con una “visione” — cioè con il punto di vista di Dio sulla situazione — che il profeta, costituito sentinella, deve ascoltare e scrivere, e con l’affermazione dello stesso profeta, quasi a commento della “visione”: “Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede”, affermazione che sarà ripresa da Paolo Apostolo nelle sue lettere (Rm 1,17; Gal 3,11; anche Eb 10,38).
3. Come il profeta Abacuc, anche gli apostoli della pagina evangelica rivolgono al Signore una invocazione: “Aumenta la nostra fede”, cioè, fa’ che cresca la nostra relazione di fiducia in Te, il nostro appoggiarci e fondarci in Te diventi più solido e stabile, la nostra comunione interpersonale con Te diventi più profonda e matura.
Ma se da una parte noi chiediamo al Signore che aumenti la nostra fede in Lui, Lui, rischiando di perdere la faccia, si fida di noi e si affida alla nostra responsabilità. Il Signore non ha la bacchetta magica per portare avanti la sua opera e per cambiare le situazioni di violenza e di ingiustizia in questo mondo: Egli può solo fidarsi dei suoi profeti e dei suoi apostoli, cioè di noi credenti, e affidare a noi, alla nostra piccola fede che ha seminato in noi, la sua opera per “sdradicare il gelso e trapiantarlo nel mare”, ovvero per riabaltare le situazioni.
E qui c’è uno dei tanti paradossi della vita cristiana duri per noi a digerire: chi veramente potrà portare avanti con responsabilità l’opera del Signore in questo mondo? chi veramente sarà un autentico apostolo evangelizzatore in questo mondo? chi potrà, con la forza del vangelo, ribaltare le innumerevoli situazioni di ingiustia e di degrado spirituale, civile e morale in questo mondo? Colui che non si appartiene più, ma sa di appartenere soltanto al Signore (come lo “schiavo”), e proprio per questo sa di essere uno “schiavo inutile”, ovvero uno che non cerca l’utile proprio, ma ciò che piace al Signore e il bene di tutti.
4. Sentiamo anche come rivolta a noi l’esortazione che l’apostolo Paolo rivolge al vescovo Timoteo /seconda lettura: 2Tm 1,6-8.13-14), affinché non ci vergogniamo della testimonianza da rendere al vangelo del Signore in situazioni dove c’è da rinunciare all’utile proprio e all’immagine di efficienza personale senza spirito profetico.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
XXVIII DOMENICA – C
Imparare a rendere grazie e riscoprire il senso della gratuità
1. La pagina del evangelo di questa domenica (Lc 17,11-19) segue immediatamente quella di domenica scorsa (Lc 17.5-10), la quale mostrava — ribaltando certe logiche mondane e pseudo-religiose — che la qualità del credente si esprime nel diventare “servi inutili”: non persone e/o comunità che non servono a nulla, bensì che non cercano l’utile proprio nella relazione con Dio (fede) e nelle relazioni con gli altri, ma cercano il bene di tutti e di piacere a Dio, come visse il Servo e Signore Gesù: «Ciascuno di noi cerchi di compiacere il prossimo nel bene, per edificarlo. Cristo, infatti, non cercò di piacere a se stesso» (Rm 15,2-3).
La pagina di Lc 17,11-19, oltre che inserirsi nel contesto del cammino di Gesù verso Gerusalemme (Lc 17,11), città della Fedeltà e della Pace, cammino iniziato in modo più deciso e spedito già in Lc 9,51, mostra con grande efficacia, attraverso la figura del lebbroso samaritano, che cosa significa essere “servi che non cercano l’utile proprio”.
2. Questo lebbroso assieme agli altri nove forma una comunità umana e di fede (“dieci” era considerato il numero minimo per formare in sinagoga un’assemblea liturgica); ma è una comunità che si fa disfacendo a brandelli (proprio come la lebbra) perché non è più capace di una relazione autentica con Dio e con il contesto umano, sociale ed ecclesiale in cui vive. È una comunità che sta sperimentando il fallimento della propria esistenza.
Ebbene, come è accaduto per il ricco della parabola di Lc 16,19ss, così questa comunità dal profondo del suo fallimento, ormai senza aver più nulla da pretendere e da difendere, grida la sua invocazione al Signore che passa. Lo chiama per nome, Gesù (che significa “Dio salva”), e invoca da Lui un gesto salvifico di misericordia, affinché, Lui che è il “capo”, Lui che “sta in alto” — così qui viene qualificato, e non come maestro —, si abbassi, si curvi su di loro («abbi pietà di noi»).
Gesù li vede, cioè li guarda con amore e misericordia, e da autentico ebreo credente, li invia dai sacerdoti, affinché, come dispone la Torah in Lv 14, siano essi a discernere se veramente sono stati purificati e sanati dalla lebbra.
3. E qui accade l’evento decisivo (Lc 17,14b-16; nel testo il v. 14b inizia proprio così: «e avvenne»): mentre camminano, tutti sono purificati (dal Signore), ma uno solo, un samaritano, uno straniero, uno “generato altrove”, vedendosi sanato, torna indietro (verbo che indica la conversione), loda Dio a gran voce (espressione tipicamente liturgica), si getta ai piedi di Gesù e lo ringrazia. Fermiamoci su questi due ultimi atteggiamenti.
Il primo letteralmente si legge così: «cadde sul volto ai suoi piedi» (cioè quelli di Gesù). I “piedi di Gesù” sono il simbolo della sua presenza umano-divina che attraversa la nostra terra, i sentieri polverosi della nostra umanità mortale debole e fragile, umanità che Lui stesso ha pienamente assunto (Gv 1,14). Il samaritano purificato e sanato vuol rendersi conforme a Gesù, vuole assimilare il suo stesso stile di vita. Il suo gesto è un po’ simile a quello del generale siriano Nàaman il quale si carica della terra d’Israele, quanta ne potevano portare due muli, per offrire olocausti e sacrifici solo al Dio d’Israele (prima lettura: 2Re 5,14-17). La terra d’Israele è la terra promessa donata da Dio ai padri d’Israele (Dt 1,8); è la terra che Dio ha dato in eredità per lodare il Signore e vivere in conformità alla sua Parola (Sal 136,21-22; Dt 4,1-9). Gesù, il nuovo Adamo “polveroso” (Lc 3,38; 1Cor 15,45), si è fatto “terra d’Israele”, anzi “terra di tutti i popoli”, affinché anche noi, resi conformi a Lui, impariamo a vivere su questa nostra terra secondo il suo vangelo.
Il secondo atteggiamento del samaritano è molto significativo: rende grazie al Signore Gesù. Egli fa eucaristia: riconosce che quanto è avvenuto in lui è opera dell’amore fedele, incondizionato e gratuito del Signore (Rm 5,6); per questo prende coscienza che la sua vita deve diventare un dono gratuito per il Signore e per i fratelli, segno e testimonianza nella storia degli uomini della Gratuità di Dio. La precisazione da parte di Luca che costui è un samaritano è intenzionale, perché c’era un’inimicizia ormai secolare tra giudei e samaritani (Lc 9,52-53), poiché questi nel 328 a. C. si erano costruiti sul monte Garizim un tempio al Dio d’Israele in opposizione al tempio di Gerusalemme (Gv 4,20), e per questo erano odiati e considerati scismatici dai giudei. Ecco, l’esperienza di guarigione del samaritano non riguarda tanto la sua condizione di salute fisica, quanto quella interiore; è la rinascita dell’uomo nuovo, dell’uomo interiore risorto in Cristo («alzati e va’»: Lc 17,19; seconda lettura: 2Tm 2,8-13); è una guarigione che cambia il suo modo di relazionarsi con Dio e con gli altri nell’ottica del dono e della gratuità. Mentre gli altri nove vivono l’esperienza di guarigione nell’ottica dell’utile proprio: l’incontro con il Signore li ha guariti fisicamente, e questo per loro è stato più che sufficiente; non si sono posti il problema che è necessario innanzitutto il risanamento dell’esistenza interiore; per questo non sono tornati indietro a lodare e ringraziare il Signore. Continuano a vivere come “servi a cui interessa l’utile proprio”. Anche qui è illuminante la prima lettura: il profeta Eliseo non accetta il dono di Nàaman, perché il profeta sa che l’opera di Dio è gratuita e ciò che si è ricevuto gratuitamente solo gratuitamente può essere ridonato (Mt 10,8; At 8,20).
4. In questi tempi di iper-individualismo, dove ognuno pensa solo a se stesso e ai propri interessi, e dove tutto è monetizzato, il Signore ci educhi a rendere grazie e a riscoprire il senso della gratuità.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
XXIX DOMENICA – C
Un’esistenza che si fa preghiera
1. La pagina del vangelo di questa domenica (Lc 18,1-8) segue dopo il breve discorso della venuta del Figlio dell’uomo Crocifisso e Risorto e del suo Regno, venuta che chiede vigilanza e un attento discernimento degli eventi della vita quotidiana poiché si rivela in modo inatteso (Lc 17,30-37). Ebbene, non c’è vigilanza e discernimento senza preghiera, ovvero senza quell’ascolto e dialogo con il Signore, senza quell’apertura della nostra esistenza al suo respiro e ai suoi progetti.
2. La parabola evangelica è detta proprio per educarci «sulla necessità di pregare sempre e non scoraggiarsi» (Lc 18,1), non farsi vincere dal tedio e dal non senso della vita specialmente quando siamo alle prese con le difficoltà della vita che sembrano non farci intravedere una via di uscita.
La parabola mette in risalto innanzitutto il coraggio e l’insistenza di uno dei soggetti più socialmente deboli del tempo di Gesù: la vedova; come ce ne sono anche oggi madri-coraggio, le quali, a causa di governanti ingiusti, arroganti e violenti, hanno perso tutto, marito e figli; ma queste madri-coraggio non si sono arrese, anzi, tenacemente continuano a lottare per chiedere giustizia ai governi (più o meno) democratici e alle loro rispettive autorità giudiziarie. Ogni tanto si trova un giudice un poco più onesto degli altri che prende a cuore la loro causa.
La vedova della parabola evangelica rinuncia a farsi giustizia da sé, e si affida alla giustizia di un giudice che, guarda caso, non teme Dio e non rispetta l’uomo; per cui questo giudice allunga i tempi della causa perché non vuole affrontare il problema della vedova; forse non gli interessa nemmeno, trattandosi di un soggetto debole e senza diritti, Solo l’insistenza coraggiosa della vedova lo obbliga a fare giustizia, pur di levarsela d’intorno.
3. È interessante che la narrazione della parabola pone l’accento sull’insistenza della vedova per poi parlarci di Dio difensore delle vedove (Sal 68,6; Es 22,21-23) che fa loro giustizia senza farli attendere più di tanto. L’insistenza della vedova che giorno e notte grida a Dio la giustizia è preghiera, perché? Perché la vedova — che qui rappresenta gli eletti, ovvero tutti i credenti, tutti coloro che Dio ha gratuitamente scelto per amore — ha rinunciato a farsi giustizia da sé e si è affidata alla giustizia di Dio, la quale non segue i criteri di quella umana (che pure sono buoni), ma segue un criterio tutto Suo: vincere il male con il bene (Rm 12,21). Dio è Giusto perché è il custode della nostra vita (salmo responsoriale: Sal 121) che disinnesca la violenza dalle nostre mani, e in particolare dalle mani degli eletti, dei credenti che si affidano a Lui, volgerle verso azioni di bene.
Affidandosi alla giustizia di Dio, tutta l’esistenza del credente/vedova diventa preghiera (Sal 119,175), perché ha compreso che se si affidasse alla giustizia umana o, peggio ancora, si facesse giustizia con le proprie mani, commetterebbe un grave danno a sé e agli altri, senza peraltro risolvere nulla, ma accrescendo violenza su violenza, ingiustizia su ingiustizia. Invece, affidandosi alla giustizia di Dio, il credente/vedova impara a vincere il male ricevuto con il bene, a non rispondere alla violenza con altra violenza ma con “gesti divini” di attenzione, di gratuità e di cura.
Certo, per invocare la giustizia di Dio, accoglierla e tradurla in gesti concreti di vita, ci vuole fede, cioè una relazione di comunione interpersonale profonda con il Signore che viene (Lc 18,8) e un ascolto attento della sua Parola che ci forma alla giustizia e ad agire nel bene (seconda lettura: 2Tm3,14-4,2).
Solo così tutta la vita diventa preghiera e la preghiera vita, come quella di Mosè; e solo così, come Mosè, si vincono le battaglie della vita (prima lettura: Es 17,8-13).
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
XXX DOMENICA – C
Oranti stando accanto all’altro
1. La pagina del vangelo di questa domenica (Lc 18,9-14) continua la riflessione sapienziale sull’accoglienza del Regno di Dio attraverso la preghiera dei credenti che deve diventare vita. Qui con un’altra parabola evangelica, quella del fariseo e del pubblicano, si mette in risalto l’azione di Dio che ci giustifica gratuitamente, cioè che ci rende giusti: obbedienti alla sua Parola e accoglienti dell’altro, del diverso da noi.
2. La parabola ci parla di due personaggi: del fariseo e del pubblicano.
Di solito il fariseo viene sempre considerato negativamente. Noi spesso, seguendo certi luoghi comuni, lo associamo in maniera assoluta a “ipocrita”, come se tutti i farisei, nessuno escluso, fossero ipocriti. In realtà “fariseo” significa “separato”, e nella Bibbia la “separazione” ha a che fare con la santità di Dio e dei credenti in Lui, i quali sono chiamati ad essere santi, a partecipare della Sua santità perché Lui è il Santo (Lv 11,44; 1Pt 1,15; 2,9), Lui è colui che ci comunica la vita, quel flusso vitale che ci permette di essere in comunione con Lui e con le altre creature umane. La “separazione” che è interna alla santità non ha nulla a che vedere con quelle forme di separazione religiose e/o sociali di tipo sacrale, tendenti a formare gruppi di credenti più perfetti di altri, o movimenti o gruppi elitari o caste di privilegiati. La santità del Dio di Abramo e di Gesù Cristo crea relazioni di comunione, perché Dio è Comunione. La “separazione” interna alla santità, invece, concerne la presa di distanza da ogni forma di mentalità idolatrica che adultera il nostro rapporto con il Dio tre volte Santo e disumanizza il mondo.
I Farisei,dunque, erano persone che volevano vivere questo ideale di santità. Essi erano prevalentemente dei credenti laici, uomini di preghiera, che conducevano una vita semplice e frugale. Politicamente erano ostili alla dominazione romana della Palestina del tempo. Con il loro stile di vita e con la loro azione concreta si proponevano di:
— far prendere coscienza della vocazione sacerdotale di tutto il popolo di Dio (e non solo della “classe sacerdotale”);
— educare tutto il popolo di Dio all’ascolto e alla pratica di tutti i precetti della Torah (i primi cinque libri della Bibbia che è la Torah scritta), perché è con la pratica della Torah che si santifica Dio e lo si rende presente nel mondo; riconoscevano valore normativo anche alla Torah orale, cioè alla tradizione dei padri;
— evidenziare che la pratica dei precetti della Torah non deve essere semplicemente esteriore, ma coinvolgere l’interiorità, deve essere fatta con consapevolezza, con tutta l’intenzione del cuore. È proprio su questo aspetto che il movimento dei Farisei ha un po’ degenerato, quando una parte dei suoi membri ha iniziato a dare importanza alle opere per se stesse, a prescindere dall’intenzione con la quale vengono compiute. C’è da dire che su questo erano critici molti degli stessi farisei, e non solo Gesù, il quale aveva simpatia per i Farisei, a motivo anche del fatto che credevano nella risurrezione; e poi, sempre su questo punto, critico lo sarà anche l’apostolo Paolo, il quale era un fariseo (Fil 3,5; At 23,6).
L’altro personaggio della parabola evangelica è il pubblicano. Costui aveva in appalto la riscossione delle tasse civili dell’imperatore romano per conto delle amministrazioni locali; in genere non si accontentavano di riscuotere solo il dovuto, ma ne approfittavano per sé con azioni di usura. Per tutto questo erano considerati dei peccatori.
3. La parabola evangelica è narrata da Gesù «per alcuni che erano persuasi in se stessi di essere giusti e che disprezzavano tutti gli altri» (Lc 18,9). La parabola, allora, narra del fariseo e del pubblicano che salgono al Tempio per pregare davanti a Dio. C’è da dire che non solo la preghiera del pubblicano è corretta, perché riconosce il fallimento/peccato della propria vita di fronte a Dio e ai fratelli (Sal 51); è corretta pure quella del fariseo, il quale sta in piedi: posizione corretta per la preghiera, perché è la posizione del figlio di fronte a Dio Padre; ringrazia Dio, cioè fa eucaristia riconoscendo l’azione di Dio nella sua vita e riconoscendo i suoi comportamenti essere conformi alla Parola di Dio, a differenza dei ladri, degli ingiusti, degli adulteri e del pubblicano presente lì a pregare con lui. È la preghiera dell’orante dei Salmi 1; 15; 26, 119,97-100.113-115. È lo stesso atteggiamento dell’apostolo Paolo che ormai alla fine della sua vita, dove ha combattuto la “bella battaglia”, ha conservato la fede, e ora si attende dal Signore la “corona di giustizia” (seconda lettura: 2Tm 4,6-8.16-18).
Quindi il fariseo e il pubblicano entrambi si rivolgono a Dio in modo corretto. E se si fa attenzione, noteremo che anche nella nostra celebrazione eucaristica troviamo sia l’atteggiamento del pubblicano che quello del fariseo: infatti, siamo chiamati a riconoscere il nostro fallimento/peccato davanti a Dio e ai fratelli, e poi, dopo l’ascolto della Parola, siamo chiamati a ringraziare Dio per mezzo di Cristo nello Spirito con la grande preghiera eucaristica che si proclama stando in piedi. Non solo, nella celebrazione eucaristica è prevista la colletta per i poveri. E non si dimentichi che ci si prepara alla celebrazione eucaristica con il digiuno.
4. E allora, dove sta il problema?
Dobbiamo soffermarci su Lc 18,14. La prima parte di questo versetto nelle nostre Bibbie la troviamo tradotta così: «Io vi dico: questi scese a casa sua giustificato, a differenza dell’altro…». Una simile traduzione fa intendere che fu giustificato il pubblicano e non il fariseo, ovvero fu più meritevole davanti a Dio la preghiera del pubblicano che si riconosce peccatore e non quella del fariseo. Questa interpretazione fa leva sulla teologia del merito, certamente anche dal punto di vista letterario può essere una interpretazione possibile.
Ma è letteralmente possibile un’altra traduzione: «Io vi dico: questi scese a casa sua giustificato accanto all’altro…». Qui scompare la teologia del merito e ci si apre alla teologia della grazia, come tutto il Nuovo Testamento insegna. Noi non siamo giustificati, cioè salvati, resi giusti da Dio in Cristo Gesù per i nostri meriti: ovvero perché ci riconosciamo peccatori e per ciò stesso meritevoli della giustificazione; oppure per le nostre opere di bene, per la quantità e la qualità delle nostre preghiere, ecc.
No, noi siamo resi giusti in Cristo Gesù gratuitamente, a motivo dell’amore gratuito e fedele che Dio ha manifestato in Cristo Gesù. Così, ad esempio, scrive Paolo: «Mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi, perché mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio, per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita» (Rm 5,6-10). La giustificazione, la salvezza precede («mentre eravamo ancora peccatori…») la nostra conversione e le nostre opere, perché è grazia di Dio, è Suo dono gratuito. E se noi siamo capaci di conversione e di opere buone, non è per i nostri meriti, ma perché siamo stati sorpresi, sconvolti, toccati, spinti dall’amore gratuito e incondizionato di Dio in Cristo Gesù.
E non va dimenticato che essere giustificati significa diventare giusti secondo la giustizia di Dio, il quale è giusto perché «non è parziale con nessuno contro il povero», anzi, perché si prende cura del debole e del povero (prima lettura: Sir 35,12-14.16-18; salmo responsoriale: Sal 34).
Ebbene, se il fariseo e il pubblicano salgono al Tempio separatamente, alla fine della preghiera escono dal Tempio l’uno accanto all’altro. La preghiera ha reso giusto il cuore di entrambi: il cuore del fariseo, perché ora può accogliere l’altro, il diverso da lui, il fallito, il debole; il cuore del pubblicano, perché ora non sfrutta più gli altri. Entrambi Dio li ha gratuitamente giustificati rendendoli piccoli, umili («chi si esalta, sarà [da Dio] umiliato e chi si umilia sarà [da Dio] esaltato») e per questo capaci di uscire dalla preghiera come fratelli.
5. Per accogliere il Regno di Dio che viene e che sta in mezzo a noi è importante pregare, ma è altresì importante verificare come si esce dalla preghiera e si scende nella vita quotidiana: se sempre con la stessa mentalità e lo stesso stile di vita, oppure se resi giusti, non dalle nostre giustificazioni, ma dalla grazia di Dio in Cristo Gesù. La differenza è sostanziale.
Che la nostra preghiera, sia quella personale che quella comunitaria ed ecclesiale, faccia la verità nella nostra vita, affinché tutta la nostra vita diventi preghiera accanto all’altro, e in particolare ai deboli e ai falliti della storia.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
XXI DOMENICA – C
Chiamati all’esistenza per essere ospitali e condividere
1-Dopo la parabola del fariseo e del pubblicano, la liturgia di questa domenica ci fa meditare una pagina evangelica abbastanza conosciuta che riguarda un pubblicano, anzi un capo della corporazione dei pubblicani: Zaccheo (Lc 19,1-10), il quale, sottolinea il testo, era ricco.
Il contesto più ampio in cui si colloca la pagina evangelica è quello — è stato già altre volte accennato — della venuta del Regno nella persona del Cristo Veniente, del Cristo che passa e attraversa tutte le situazioni della nostra vitae quello più immediato. Questo contesto comprende la sezione del vangelo di Luca che va da 17,20 fino a 21,38. In queste pagine — alcune le abbiamo ascoltate nelle domeniche precedenti — ci viene mostrato che il Regno di Dio che viene nel Cristo Veniente, non viene attraverso “effetti speciali” o eventi spettacolari (Lc 17.21.23), bensì attraverso il cambiamento di vita delle persone e/o comunità che lo accolgono: la vedova/popolo credente pregando con insistenza si rimette alla giustizia del Signore, il quale vince il male con il bene, e così deve fare anch’ella; il fariseo e il pubblicano escono dalla preghiera giustificati l’uno accanto all’altro, entrambi con il cuore cambiato.
Poi le pagine evangeliche che seguono concentrano l’attenzione sul ricco, ovvero sulla persona autosufficiente e autoreferenziale, chiusa in se stessa e nel proprio egoismo, che pensa di valere più per quello che ha che per quello che è. Per il ricco (credente) accogliere il Regno nel Cristo Veniente (Lc 18;25) significa lasciare — non nel senso di abbandonare, ma di impostare in modo diverso le relazioni — «casa o moglie o fratelli o genitori o figli» (Lc 18,29), ovvero diventare povero della povertà di Cristo (2Cor 8,9; Fil 2,7).
Certo tutto questo mette in discussione i nostri stili di vita (Lc 18,26.2), specialmente i nostri stili di vita di cristiani dell’Occidente opulento; e mette in discussione il modo abituale di far fruttificare i doni che abbiamo ricevuto (Lc 19,11-27). A ben vedere questo linguaggio del vangelo ci sembra oscuro e incomprensibile (Lc 18,35-37). Anzi, sa dell’impossibile per noi (Lc 18,26-27).
2. Ed ecco l’incontro di Gesù con Zaccheo (Lc 19,1-10), il capo della corporazione dei pubblicani o esattori delle tasse, nonché spesso usurai e strozzini, che si trova a Gerico (Lc 18,35; 19,1).
C’è da dire che sulla città di Gerico grava da secoli la maledizione che ne vieta la ricostruzione. Perché? Perché Gerico è la città-simbolo della convivenza più disumana che ci possa essere sulla terra. Gerico è infatti una città chiusa in se stessa e inospitale (Gs 6,1), proprio il contrario di quello che dovrebbe essere una città, e specialmente una città che al tempo di Giosuè era situata all’ingresso della terra promessa. E questa sua disumanità ha continuato a perdurare, quando, al tempo del re Acab e del profeta Elia, un certo Chiel di Betel ricostruì Gerico sul sangue sacrificale dei propri figli (1Re 16,34; Gs 6,26); come a dire una città (ma la città è anche simbolo di civiltà!) che si edifica e prospera sull’olocausto dei propri giovani mandati come vittime sacrificali allo sbaraglio, ieri come oggi (droga, mafia, caporalato, cultura dell’effimero e del non-senso, pseudo missione di pace, precariato…).
3. Possiamo dire che Gerico, Zaccheo il ricc (Lc 19,2) e quei “tutti” che mormorano contro Gesù (Lc 19,7) formano un tutt’uno: sono l’espressione eloquente della città inospitale ed opulenta, bastante a se stessa.
E c’è anche un particolare interessante riguardo a Zaccheo: egli coltiva il desiderio (buono) di vedere chi è Gesù (Lc 19,3), di vedere il suo volto, di conoscerne la sua identità; sente, lui, il ricco, che qualcosa non va nella sua esistenza, che qualcosa traballa, che è instabile. Però Zaccheo compie un itinerario sbagliato: sale in alto per vedere il Cristo Veniente; espressione tipica del suo stile di vita, del suo modo di essere e di abitare questo mondo, della sua personalità umanamente immatura («poiché era piccolo di statura»): stare al di sopra degli altri…
Anche il nostro Occidente opulente e inospitale, sente che qualcosa dentro di se vacilla, e pensa di riscattarsi menando vanto delle sue “radici cristiane”, senza che i più, peraltro, le abbiamo mai conosciute per esperienza, o forse solo per sentito dire…
4. Nell’incontro con il Cristo Veniente — se è vero incontro e non finzione (seconda lettura: 2Ts 1,11-2.2, ma sarebbe meglio leggere fino al v. 4) — inizia il cambiamento di vita: Zaccheo deve scendere subito (Lc 19,5). L’itinerario gli viene ribaltato: non deve salire, ma scendere, ovvero, non solo deve stare al livello degli altri, ma, molto di più, deve morire alla propria immaturità di “piccolo uomo iniquo”, alla propria inospitalità, opulenza e avidità, alla propria autosufficienza e autoreferenzialità.
Solo così potrà “vedere” il Volto di Gesù, di quel Gesù — è importante notarlo — che lo chiama per nome stando dal basso: «Gesù alzò lo sguardo e gli disse: Zaccheo, scendi subito…» (Lc 19,5). Dal basso, dalla sua condizione di Figlio e di Fratello, Gesù chiama Zaccheo (e con lui tutta Gerico, e il nostro Occidente) ad una esistenza umana degna di questo nome, perché il Dio, di cui Gesù è Figlio, è un Dio amante della vita e non della morte, è un Dio che non disprezza nessuno (prima lettura: Sap 1,22-12.2; salmo responsoriale: Sal 145) e vuole che nessuno vada perduto (Lc 19,10; Gv 6,39; 10,28). «La gloria di Dio è l’uomo vivente» (ritornello del salmo responsoriale preso da S. Ireneo).
E così Zaccheo diventa uomo amante della vita: diventa ospitale e, di conseguenza, capace di essere povero della povertà di Cristo, vale a dire capace di condividere, di essere solidale e di restituire il maltolto.
Sono scelte che Zaccheo fa «stando in piedi» (Lc 19,8) davanti al Cristo Veniente: è il segno della sua risurrezione personale, della sua nuova umanità e della sua stabilità in Cristo. Zaccheo sta crescendo «alla misura della statura della pienezza di Cristo» (Ef 4,13).
5. Preghiamo con insistenza, affinché le nostre comunità cristiane, invece di menar vanto delle “radici cristiane” dell’Occidente, si lascino interpellare dal Cristo Veniente che anche oggi chiama dal basso, dai tanti impoveriti vittime dell’ingiustizia che percorrono le nostre città, e si aprano all’ospitalità e all’accoglienza, sappiano condividere i beni e rinunciare ai privilegi di casta.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
XXXII DOMENICA – C
Avere un Senso per vivere e per morire
1. Questa domenica la liturgia concentra l’attenzione sulla realtà della risurrezione dai morti (Lc 20,27-38), realtà che non riguarda soltanto la nostra vita oltre la morte, nell’al di là, quando saremo al cospetto di Dio, riguarda anche la nostra vita nell’al di qua, il nostro modo di abitare questo mondo.
2. La pagina evangelica — situata nel contesto in cui Gesù entra in Gerusalemme acclamato dalla folla e visita il Tempio, dove caccia i cambiavalute, annunzia la Parola e sostiene un dialogo polemico con i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani (Lc 19,28-20,47) — ci presenta una corporazione, una vera e propria casta di privilegiati, quella dei sadducei.
Costoro, connessi alla corrente di Sadoq, sacerdote dell’epoca di Salomone (1Re 2,35), erano sacerdoti appartenenti in maggioranza al ceto aristocratico, i quali godevano della simpatia dell’aristocrazia laica. Essi riconoscevano come normativa soltanto la Torah scritta (i primi cinque libri della Bibbia), non credevano nella risurrezione dai morti e collaboravano con il potere politico romano, che allora occupava la Palestina, al fine di continuare a mantenere la gestione del tempio e il controllo delle entrate finanziarie.
Dalle famiglie sacerdotali appartenenti ai sadducei veniva eletto il sommo sacerdote, cioè la suprema autorità della nazione ebraica e capo del Sinedrio (il Consiglio supremo formato da 71 membri, di cui alcuni erano laici appartenenti alle famiglie più ricche e potenti). Nel I secolo dell’era cristiana, dunque, i sadducei furono una corporazione potente e di grande ascendenza in Gerusalemme.
3. Non a caso, allora, sono proprio i sadducei — credenti peraltro molto pragmatici — che interpellano polemicamente Gesù sulla resurrezione dai morti, banalizzandola con l’esempio dei sette fratelli, i quali, seguendo la cosiddetta “legge del levirato” (= “cognato” o “parente prossimo”) istituita da Mosè (Dt 25.5-10), hanno sposato la loro cognata rimasta vedova, senza però averle potuto dare dei figli per garantire una discendenza al primo fratello defunto, perché morti tutti e sei, l’uno dopo l’altro.
Gesù non cade nella banalizzazione e neppure cede al facile pragmatismo che racchiude tutta l’esistenza nel successo del protagonismo umano, per l’abilità e la scaltrezza di saper trarre un utile per sé da ogni situazione.
La risposta di Gesù si colloca in un’altra prospettiva: la risurrezione apre la vita umana al Senso vero dell’esistenza, perché il Dio di cui Gesù è il Figlio, non è il Dio dei morti ma dei vivi, «poiché tutti vivono per lui» (Lc 20,38). La risurrezione dà uno scopo, un fine, un Senso vero e autentico al nostro vivere e al nostro morire; sì, anche al nostro morire, e ancor più se il nostro morire assume la forma tragica e drammatica della violenza subita sotto i ferri della tortura, come fu quella subita dai sette fratelli giudei e dalla loro madre (prima lettura: 2Mac 7,1-2.9-14). L’amore e la fedeltà alla Torah del Signore ha dato ad essi uno scopo per vivere e per affrontare con dignità il supplizio mortale della tortura. La Torah, per chi la vive, è dono di vita sia per l’esistenza terrena, con tutte le sue difficoltà (salmo responsoriale: Sal 17), che per quella oltre la morte: «il re del mondo — afferma il secondo fratello —, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna».
Anche Gesù, colui che ha vissuto più di tutti la fedeltà alla Torah, ha affrontato con dignità il supplizio della morte in croce, affidandosi al Padre, e il Padre l’ha risuscitato dai morti (At 2,32) e l’ha costituito «primogenito di coloro che risuscitano dai morti» (Col 1,18).
«Coloro che risuscitano dai morti» sono coloro che hanno creduto che la resurrezione in Cristo è principio di vita nuova già in questa vita, che tutte le nostre scelte che siamo chiamati a fare in questo mondo, devono essere fatte non spinte dal proprio pragmatismo ed egoismo, non perché viviamo per noi stessi, ma perché “viviamo per il Signore”, perché siamo «figli della risurrezione» e perciò «figli di Dio» (Lc 20,36). È illuminante ciò che scrive l’Apostolo Paolo nel contesto in cui sta esortando la comunità cristiana ad essere poco pragmatica per se stessa e invece ad accogliere l’altro e in particolar modo «il debole nella fede» (Rm 14,1), «uno per il quale Cristo è morto» (Rm 14,15); scrive così: «Nessuno di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore. Per questo, infatti, Cristo è morto ed è ritornato alla vita» (Rm 14,7-9).
4. Che il Signore confermi «in ogni opera e parola di bene» (seconda lettura: 2Ts 2,16-3,5) le comunità cristiane che hanno scoperto il Senso vero della vita, e converta il cuore di quelle che restano installate nel loro pragmatismo di casta furba e privilegiata.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
XXXIII DOMENICA – C
Testimoniare il nuovo di Dio che nasce
1. Le pagine bibliche delle ultime domeniche dell’anno liturgico sono le più scomode per noi cristiani. Esse ripropongono sempre il discorso apocalittico ed escatologico di Gesù, discorso che poi viene ripreso con la prima domenica dell’anno liturgico, la prima di avvento, formando così una grande inclusione che apre e chiude l’anno liturgico, poiché tutto l’anno liturgico — e quindi tutta la vita cristiana — sono scanditi dall’apocalittica e dall’escatologia.
“Apocalittico” viene da “apocalisse” che non significa “distruzione” o “catastrofe”, ma “rivelazione”. Nella Bibbia il discorso apocalittico è un discorso che discerne e rivela l’azione di Dio nella complessa e conflittuale storia degli uomini.
“Escatologia” viene da “eschaton” che significa “fine”, “cose o eventi ultimi”. Nella Bibbia il discorso escatologico è un discorso che riguarda il fine ultimo, la meta, il punto di arrivo — visti dalla parte di Dio — della nostra storia complessa e conflittuale; e nello stesso tempo è un discorso che discerne e valuta — sempre dal punto di vista di Dio — la fine di un mondo, di un’epoca, di una stagione socio-culturale ed ecclesiale. Il discorso escatologico, allora, non riguarda la fine del mondo, ma il fine che orienta questo nostro mondo, e inoltre la fine di un mondo, cioè di un modo di vivere il mondo, di un modo di comprendere la vita e di abitare in questa nostra storia. La pagina di questa domenica (Lc 21,5-19) al v. 9 dice: «ma non sarà subito la fine».
Dunque, niente profezie di futuri eventi miracolistici e/o catastrofici per convertire attraverso la paura e il terrore. Dio non ha bisogno di questo tipo di profezie per convertire la coscienza delle sue creature umane.
2. Il discorso apocalittico-escatologico ha un nucleo centrale che ne costituisce la chiave interpretativa: la venuta del Signore Crocifisso Risorto nell’oggi del nostro tempo e della nostra storia. Nella pagina evangelica di questa domenica il nucleo centrale si trova in Lc 21,27: «Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande». Colui che viene nell’ oggi della nostra storia è il Crocifisso («Figlio dell’uomo») Risorto («potenza e gloria grande»). E viene «su una nube» (in altre pagine del vangelo si dirà che viene “come un ladro”), cioè non attraverso eventi spettacolari o miracolistici o di potere, ma tra i chiaro-oscuri, tra le pieghe della nostra storia, per rinnovarla dal di dentro.
E proprio perché il Signore viene «su una nube», essa è una venuta che la comunità cristiana e ogni cristiano sono chiamati ad attendere e a discernere per tutto l’arco della loro esistenza, e ad invocarla sempre nella preghiera del Padre Nostro («venga il tuo Regno») e in ogni celebrazione eucaristica («Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta»).
3. Dicevo che questa è una pagina scomoda per la comunità cristiana e per ogni cristiano, perché l’attesa del Signore Veniente ci pone in una condizione — ci piaccia o non ci piaccia — di sano relativismo. Poiché il Signore non è soltanto Colui che è venuto, cioè sul quale possiamo costruire la nostra esistenza in base a tutto quello che di Lui già sappiamo, ma è anche il Veniente: cioè la complessità della nostra vita ci riserva sempre delle sorprese, e non sappiamo sempre comprendere quale sia, qui e ora, la Sua volontà, il Suo progetto per noi; per cui la necessità, se non vogliamo essere dei cristiani superficiali, di discernerla giorno dopo giorno alla luce della sua Parola e dei fatti della vita. È questo il sano relativismo che ci viene proprio dall’attesa del Cristo Veniente. Un cristiano, una comunità cristiana che attende il Veniente diventa sempre di più consapevole che non possiede tutta la verità ma che è sempre alla ricerca di essa, e che nulla è assoluto su questa terra: né l’epoca in cui viviamo, né il mondo occidentale cui apparteniamo, né le istituzioni ecclesiali, sociali, culturali, economiche e politiche cui apparteniamo e che ci governano. Nel momento in cui i cristiani e le comunità cristiane assolutizzano queste realtà, esse diventano l’idolo da adorare, prendono il posto del Cristo Veniente, ovvero i cristiani rinunciano a lavorare per rinnovare queste realtà, assieme agli altri uomini di buona volontà, chiudendosi nei loro interessi corporativistici.
4. La pagina evangelica di questa domenica (Lc 21,5-19) ci dice che quando assolutizziamo/idolatriamo un nostro modo di vivere o una nostra istituzione, qualunque essa sia, e fosse anche la più bella (la pagina biblica parla del tempio), in quel momento essa è destinata alla distruzione (Lc 21, 5-6). L’idolatria riduce le nostre realtà ad essere come paglia, e la paglia è destinata ad essere bruciata dal giudizio del Signore che è giudizio di amore per la salvezza dell’uomo (prima lettura: Mal 3,19-20; salmo responsoriale: Sal 98).
Certo, vi saranno sempre numerosi pseudo-profeti, i quali, pur di fare “miracoli”, tenteranno di mantenere in vita l’idolo; ma Gesù dice di non seguirli (Lc 21,8). L’idolo è destinato alla fine, alla distruzione. E al riguardo, il testo ha un particolare interessantissimo: in Lc 21,6 si usa un verbo che significa “distruggere”, “dissolvere”, m anche “alloggiare”, “sostare”, e al sostantivo sia “fine”, “caduta” che “albergo”, “luogo di sosta, di ospitalità”. Il verbo e il sostantivo l’evangelista Luca lo usa altrove nel suo vangelo: quando Gesù va ad alloggiare presso Zaccheo, il peccatore (Lc 19,7), alla nascita di Gesù, il quale non trova posto nell’albergo (Lc 2,7), e per indicare la stanza-alloggio dove si deve preparare la cena pasquale (Lc 22,11). Tutto questo sta ad indicare che la distruzione-morte dell’idolo-istituzione diventato come paglia, anche se drammatica e dolorosa, è in realtà un evento salvifico perché ospita in sé un germe di rinascita di una nuova epoca. Sono come le doglie del parto che annunciano la nascita di una vita nuova. Così il Signore Veniente agisce nella storia.
5. E se nell’accadere di questi eventi i cristiani e le comunità cristiane vengono perseguitati (Lc 21,10-18), questo è il segno che non si sono omologati all’andazzo dei tempi, che non si sono piegati all’idolo-istituzione-diventato-come-paglia, ma, al contrario, con coraggio profetico hanno reso testimonianza (Lc 21,13) al nuovo che Dio sta facendo nascere dalle “macerie” di quest’epoca che muore; è il segno che hanno perseverato rimanendo sottomessi alla Parola del Signore e alla legge dell’incarnazione nella storia (Lc 21,19), lavorando con le proprie mani (seconda lettura: 2Ts 3,17-12) per collaborare responsabilmente alla costruzione di un mondo diverso che il Cristo Veniente sta facendo rifiorire. «Vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi […]. E Colui che sedeva sul trono disse: Ecco io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,1.5); «Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?» (Is 43,19).
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
XXXIV DOMENICA – C
Cristo Re di pace
1. Siamo all’ultima domenica dell’anno liturgico che la Chiesa dedica a Cristo Signore Re dell’universo. Dalle letture bibliche avvertiamo subito che la regalità del Signore non assomiglia neppure lontanamente alla regalità dei re o presidenti o governatori di questo mondo. E anche se a volte questa la si assimila a quella per sacralizzare e giustificare i modi autoritari di esercizio del potere, questo avviene perché la regalità e la signoria di Cristo Gesù ci è dura da interiorizzare e da vivere nei nostri comportamenti quotidiani, dove siamo chiamati all’esercizio del potere, in un modo o in un altro, a seconda del dono della vocazione/ministero che abbiamo ricevuto e del lavoro o professione che dobbiamo esercitare. Penso, ad esempio, al ruolo dei genitori, degli insegnanti, degli educatori, dei medici, degli infermieri, dei parroci e degli operatori pastorali, ecc.
Come viene qualificata la regalità del Signore?
2. La liturgia sceglie come prima lettura 2Sam 5,1-3, una breve pagina che ci parla della consacrazione di Davide come re d’Israele. Per conoscere quale doveva essere l’identità del re d’Israele secondo Dio, dobbiamo leggere almeno il Salmo 72. Qui il re è colui che deve garantire la pace al suo popolo, oltre essere scrupolosamente attento ai poveri e ai miseri. Questa identità, non sempre seguita dai re d’Israele, viene poi attribuita al Messia promesso, discendente di Davide, il quale sarà un re umile che cavalcherà non un cavallo (animale da guerra) ma un asinello, e quindi spezzerà l’arco della guerra e annunzierà la pace (Zac 9,9); anzi, abitato dallo Spirito del Signore, contribuirà a creare un’epoca di pace (Is 11,1-9).
La seconda lettura della liturgia legge la pagina di Col 1,12-20, un inno cristologico, dove si afferma che il Cristo Re dell’universo e Capo della Chiesa — “capo” non solo nel senso che governa, ma anche nel senso che Lui è il principio, il fondamento, la sorgente della vita ecclesiale; quindi solo Lui è il Capo della Chiesa e nessun’altro — ci riappacifica con il sangue della sua croce, sradica la divisione e l’inimicizia tra noi e Dio e tra noi stessi (Ef 2,14-18).
3. Da qui la scelta interessante della liturgia di leggere la pagina drammatica dell’evento della crocifissione del Signore (Lc 23,35-43), dove il motivo della condanna sta proprio nel fatto che si dice che egli ha affermato di essere il Cristo Re (Lc 23,2), il Re dei Giudei (Lc 23,38); non solo, ma anche non cede alla tentazione di fare un miracolo spettacolare salvando se stesso.
Secondo certe nostre logiche ecclesiastico-sacrali e politico-sacrali, per rappresentare Cristo Re era più conveniente scegliere altre pagine del vangelo dove la missione del Signore ha un esito chiaramente più positivo, come ad esempio una pagina di guarigione o dove insegna.
E invece no. Sapientemente la Chiesa, di cui Lui e soltanto Lui è il Capo, ha scelto questa pagina tremendamente scomoda per tutti. Essa, tra le altre verità, annuncia che per il fatto che il Messia Re Giusto è stato processato, condannato e ucciso ingiustamente, egli ha disinnescato per sempre la presunta efficacia della violenza. Il Giusto — così lo confessa il centurione (Lc 23,47) che ha partecipato all’esecuzione della condanna — ucciso ingiustamente dalla violenza cieca degli uomini, ha sbugiardato la violenza stessa, ogni tipo di violenza e di guerra: essa non è capace di risolvere i conflitti, non è portatrice né di pace, né di giustizia.
E attraverso questo smascheramento della violenza, Cristo Re ci ha riappacificati con la vita e con Dio. Con la vita: dando priorità al perdono («oggi sarai con me nel giardino») che ridà il gusto di vivere con gli altri e per gli altri (nel “giardino” dell’Eden vi è l’“albero della vita”: Gen 2,9; Ap 2,7). Con Dio: mostrando nei fatti che Dio non ha mai voluto violenza; anzi che il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, il Dio di Gesù Cristo, il nostro Dio è un Dio vulnerabile: si lascia “ferire” pur di non ferire le sue creature, perché Lui è il Dio fedele, amante della vita, è il Dio che ama tessere una relazione di comunione e di amicizia con le sue creature, fino a “mostrare se stesso” («il velo del tempio si squarciò nel mezzo», Lc 23,45) nel volto sfigurato del Re Giusto condannato ingiustamente.
4. Chiediamo al Signore, Re di Pace, affinché a noi, che a motivo del battesimo siamo resi partecipi della sua regalità, ci sia donata tanta sapienza da prendere le distanze da ogni forma di violenza e di guerra, assumendo la responsabilità di costruire ogni giorno, per quanto dipende da noi, un mondo di pace.
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
EPIFANIA DEL SIGNORE
La manifestazione dell’amore di Dio per gli uomini
''1.'' La solennità dell’Epifania del Signore evidenzia un aspetto del Natale del Signore. Non è la celebrazione di un evento diverso dal Natale. Epifania significa “manifestazione”. Con l’Epifania il Signore si manifesta a tutti i popoli della terra, cioè ai pagani, ai non ebrei, rappresentati dai Magi. Anche il Battesimo del Signore e le Nozze di Cana la Chiesa li celebra come manifestazione del Signore. Infatti nel giorno dell’Epifania l’Inno dei primi vespri della Liturgia delle Ore, dopo aver ricordato i Magi che vanno a Betlemme guidati dalla luce della stella, ricorda il Battesimo del Signore: «Il figlio dell’Altissimo s’immerge nel Giordano, l’Agnello senza macchia lava le nostre colpe», e poi le Nozze di Cana: «Nuovo prodigio a Cana: versan vino le anfore, si arrossano le acque, mutando la natura».
''2.'' Nell’Epifania del Signore la pagina del vangelo (Mt 2,1-12) ci parla del viaggio dei Magi verso Betlemme. I Magi sono dei pagani (o, secondo altra dizione,“Gentili”, “Genti”) che esprimono una loro sapienza, vale a dire un loro modo di vedere la vita, di gestire la realtà, di stare in questo mondo. Essi, dunque, in quanto pagani ci rappresentano, perché anche noi occidentali non siamo di origine ebraica, almeno la maggioranza, ma di cultura pagana, per lo più greco-romana; anche noi abbiamo una nostra sapienza: una nostra visione della vita, un nostro modo di gestire la realtà e di stare in questo mondo.
La sapienza dei Magi è una sapienza non chiusa ma aperta alla ricerca. Essi cercano qualcuno, cercano un Re Sapiente che dia un Senso ulteriore alla loro vita. È tipico del vero sapiente — la sapienza biblica ce lo testimonia; si leggano i libri sapienziali della Bibbia: in particolare Proverbi, Sapienza, Siracide — non accontentarsi della tradizione ricevuta, né degli insegnamenti appresi, né dei risultati raggiunti, ma cercare sempre di più, spingersi in avanti, guardare oltre verso altri orizzonti. Per questo i Magi compiono un viaggio che è in realtà un itinerario di ricerca esistenziale e spirituale, dove l’iniziativa non è soltanto loro ma anche di quella Stella, simbolo della presenza di Dio che con la sua Luce li guida e li attira a sé.
E questa ricerca non è puramente soggettiva, ma si apre al confronto con l’altro, con le S. Scritture che le vengono annunciate a Gerusalemme (Mt 2,5-6): il Messia Re e Pastore nasce in un piccolissima località, non nella reggia di Erode, né nei Palazzi del potere politico e religioso, né in qualche famoso Centro Culturale o Aziendale; se lo si vuole incontrare, Egli è presente e si manifesta là dove stanno i piccoli della terra e della storia.
E così l’itinerario dei Magi approda al luogo dell’epifania-manifestazione del Messia: è qui che la piccolezza del Messia Signore illumina l’esistenza dei Magi e la nostra esistenza. Infatti la Stella staziona là dove è presente il Messia.
Non ci deve sfuggire che la “casa” dove i Magi vedono «il bambino con Maria sua madre» (Mt 2,11) rappresenta la comunità ecclesiale, il popolo di Dio. È importante questo particolare, sia per la stessa comunità ecclesiale sia per i Magi, cioè per tutti coloro che compiono un cammino di ricerca esistenziale e spirituale. Per la comunità ecclesiale: perché cresca nella consapevolezza di non dover manifestare se stessa, le sue belle istituzioni, iniziative e organizzazioni, bensì il Messia Re e Pastore che viene e illumina con la sua piccolezza. Per quelli che sono in ricerca (e un po’ tutti lo siamo): perché l’incontro con il Messia Re e Pastore non è soltanto un evento personale ma anche ecclesiale; il Signore lo si incontra assieme ad altri fratelli e sorelle, fragili come noi, da quali riceviamo sostegno e testimonianza, con i quali condividiamo la stessa fede; e non certamente da quelli come Erode, anche se credenti, ma superbi ed eccentrici nel loro potere.
Dinnanzi al Messia si prostrano per adorarlo, cioè lo riconoscono come il Signore della loro vita e della loro storia, e riconoscendolo il Signore si lasciano illuminare dalla sua Parola e dal suo stile di vita segnato dalla piccolezza.
E dopo l’adorazione «aprirono i loro tesori e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra»: non è soltanto un gesto di riconoscimento della regalità (oro), divinità (incenso) e amore appassionato (mirra) del Messia Signore, ma anche la loro risposta esistenziale al Messia Signore; rispondono con i loro doni ormai trasfigurati dalla Luce del Messia Signore: con il dono della fede purificata “come oro nel crogiuolo”, con il dono della lode “come incenso che sale dinnanzi al suo volto”, con il dono della speranza “che attende e geme per un mondo diverso dove tutti si sentono figli e fratelli”, con il dono della carità come attenzione all’altro, con il dono della sapienza come capacità di saper dare un Senso vero e autentico anche alle piccole cose quotidiane dell’esistenza. Tutto questo, e certamente altro ancora, offrono al Signore. E poiché «là dove è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,21), dentro ogni dono c’è l’offerta di sé, maturata nella consapevolezza che la vita va vissuta nella logica del dono, così come l’ha vissuta il Messia Signore, Re e Pastore che hanno incontrato.
Per questo i Magi ritornano al loro paese percorrendo «una via altra» (Mt 2,12), non quella che porta ad Erode, ma una “via”, cioè un’esistenza diversa, quella, appunto, che hanno visto incontrando il Signore. E così il loro “sogno” di una sapienza più vera, di un mondo più autentico, comincia a diventare realtà, perché è la loro esistenza che sta cambiando…
Egidio Palumbo
Barcellona PG (ME)
^^(da una lectio dell'epifania 2007)^^
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//In seguito alla testimonianza di Sandro, Anna ha ripescato questo articolo, apparso su Vita Carmelitana, che riproponiamo di seguito.//
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!!Il Carmelo in Colombia
[>img[ingrandisci|img/MissioneColombia-min.jpg][img/MissioneColombia.jpg]] La fraternità Carmelitana di Arjona(Colombia) si trova sulla costa nord a 30 km dal Mare dei Caraibi(Cartagena). Il paese ha 55 mila abitanti, suddivisi in due parrocchie. La nostra, San José Obrero, ha circa 25 mila abitanti, sparsi in varie frazioni. La maggior parte della popolazione è di origine afrocaribegna, ed a tal motivo, prevalgono elementi culturali africani. Attualmente vi sono tre religiosi di voti semplici (fra Ruben, fra Danilo e fra Saul), quattro religiosi di voto solenni (P. Lauro, P. Henry, P. Andres e P. Wilson, che sarà ordinato prossimamente sacerdote), una laica consacrata (Oliday), 9 Aspiranti e 17 Postulanti. Inoltre, ci sono quattro religiosi che studiano a Roma e due novizi in Brasile. Cerchiamo di rispondere con la nostra vocazione per essere una fraternità orante in mezzo al popolo, impegnati nella costruzione del regno di Dio e inseriti nella chiesa locale. Nella quotidianità cerchiamo di vivere ed attualizzare il carisma in questa realtà, dove l’esperienza di Dio, la fraternità e l’impegno per la giustizia sono molto sentiti e proponibili. Inoltre, conduciamo una vita semplice e austera, senza tante comodità, sempre attenti ai bisogni - non solo materiali, ma anche spirituali - di coloro che bussano alla nostra porta e chiedono il nostro servizio.
La formazione dei giovani alla vita religiosa carmelitana è in questo momento il nostro compito principale; cerchiamo di rispondere adeguatamente a questo dono che il Signore ci fa; pertanto tutte le nostre iniziative hanno un taglio vocazionale, formativo e missionario, in consonanza con il nostro nascente Carmelo. I primi ragazzi che entrarono nella comunità ad Arjona sono andati in Italia per la loro formazione, ma oggi la realtà è cambiata e grazie a Dio possiamo offrire ai ragazzi la possibilità di formarsi in patria, almeno durante i primi tre anni tra aspirantato e postulantato; per le altre tappe della formazione siamo costretti ad emigrare in diversi paesi: il noviziato si svolge in Brasile, grazie alla accoglienza dei nostri fratelli della Provincia Pernambucana, e lo studio della teologia lo facciamo a Roma abitando presso la nostra casa di studentato “San Pier Tommaso”. Tutte queste esperienze in diversi paesi e la pluralità dei modi di vivere il carisma carmelitano ci arricchiscono e ci fanno sentire il senso di appartenenza a questa grande famiglia che è il Carmelo; nonostante queste esperienze positive, nutriamo comunque la speranza di poter un giorno curare tutte le tappe formative in Colombia per far fiorire e conoscere il Carmelo nella nostra terra.
L’ambito della pastorale è molto vasto, con una parrocchia di circa 25 mila abitanti le esigenze sono tante. La nostra comunità è inserita in un contesto socio-culturale di povertà (a diversi livelli: economica, culturale, sanitaria, spirituale), pertanto il nostro impegno non può essere relegato al semplice piano spirituale. Ogni forma di evangelizzazione presuppone che l’uomo, nella sua integralità, possa crescere e svilupparsi. È per questo che le attività nella missione, pur partendo dalla dimensione spirituale, si ampliano in svariate direzioni. Uno degli aspetti fondamentali per lo sviluppo integrale della persona è offrirgli la possibilità di studiare e di sviluppare le proprie potenzialità intellettuali. La formazione dell’uomo integrale: questo è l’intento della scuola edificata e gestita da noi nel quartiere più povero della missione. Per una quota minima di iscrizione viene offerta a più di 500 bambini e adolescenti la possibilità di studiare in una scuola riconosciuta anche dallo Stato e viene offerto un pasto al giorno, visto che molti bambini non hanno da mangiare a casa. Altro aspetto importante dell’attività missionaria è l’alfabetizzazione degli adulti, che avviene nei vari quartieri. Una persona priva di cultura, che non conosce i propri diritti e la propria dignità è facilmente manipolabile da ogni forma di potere che non ponga al centro del proprio interesse la persona come tale, ma i semplici valori economici. Spesso anche le conoscenze sanitarie sono limitate; un semplice esempio è legato all’acqua; non essendo potabile, richiederebbe di essere bollita; ma ciò non sempre viene fatto ed è per questo che spesso i bimbi(ma anche gli adulti) presentano parassitosi intestinali dannose anche per lo sviluppo.
Lavorare, poi, sulla mentalità è l’aspetto più difficoltoso, ma non impossibile della nostra vocazione. Perciò i giovani occupano un posto privilegiato nella nostra pastorale e nella nostra casa, la parrocchia hanno sempre le porte aperte: chiunque, ma specialmente la gioventù, può entrarvi in qualsiasi momento. Non solo si cerca il convento o il frate per sfogarsi, per vomitare i problemi che ci fanno soffrire, ma anche per stare insieme, condividere esperienze, sognare, divertirsi in modo sano…
Noi non desideriamo altro che essere una piccola goccia in questa terra sofferente e marcata dalla guerra, un segno di speranza in mezzo a un popolo che sa gioire e celebrare la vita nonostante tutto, un farsi fratello con i fratelli e annunciatori della buona novella, del Cristo morto e risorto per noi.
//Comunità carmelitana//
VANGELO
Mt 1, 18-24
Dal Vangelo secondo Matteo
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa "Dio con noi".
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
VANGELO
Mt 11, 2-11
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: "Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via".
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
Vangelo
Mt 17,1-9
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
Parola del Signore
VANGELO
Mt 2, 1-12
Dal Vangelo secondo Matteo
‡ Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo» .
All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia.
Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo» .
Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia.
Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
VANGELO
Mt 24, 37-44
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo.
Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo.
Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato.
Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.
Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà."
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
Vangelo
Mt 26,14- 27,66
//La passione del Signore//
+ Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo
- Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
- Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
- Uno di voi mi tradirà
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
- Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
- Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge
Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: “Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».
Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.
- Cominciò a provare tristezza e angoscia
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».
Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
- Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.
- Vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».
- Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.
- Consegnarono Gesù al governatore Pilato
Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il “Campo del vasaio” per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato “Campo di sangue” fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore».
- Sei tu il re dei Giudei?
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.
Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
- Salve, re dei Giudei!
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
- Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei».
Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
- Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.
- Elì, Elì, lemà sabactàni?
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.
- Giuseppe prese il corpo di Gesù e lo depose nel suo sepolcro nuovo
Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatèa, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria.
- Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete
Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: “Dopo tre giorni risorgerò”. Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: “È risorto dai morti”. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.
Parola del Signore.
Vangelo
Mt 28,16-20
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
VANGELO
Mt 3, 1-12
Dal Vangelo secondo Matteo
In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: "Abbiamo Abramo per padre!". Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
VANGELO
Mt 3, 13-17
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». Ma Gesù gli disse: «Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia». Allora Giovanni acconsentì. Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: «Questi è il //Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto//».
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
VANGELO
Mt 4, 12-23
Dal Vangelo secondo Matteo
‡ Gesù, avendo saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti; il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata.
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.
Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
Vangelo
Mt 4,1-11
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
VANGELO
Mt 5, 1-12
Dal Vangelo secondo Matteo
‡ In quel tempo: vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
// Resolves a Tiddler reference or tiddler title into a tiddler title string, or null if it doesn't exist
resolveTitle = function(t)
{
if (t instanceof Tiddler) t = t.title;
return store.tiddlerExists(t) ? t : null;
}
config.macros.navigation = {};
config.macros.navigation.handler = function(place,macroName,params,wikifier,paramString,tiddler)
{
if (!store.tiddlerExists(tiddler.title))
return false;
var e = createTiddlyElement(place,"span",null,"nav");
e.setAttribute("refresh","macro");
e.setAttribute("macroName",macroName);
e.setAttribute("params",paramString);
e.setAttribute("tiddler",tiddler.title)
this.refresh(e,paramString);
}
config.macros.navigation.refresh = function(place,params)
{
var tiddler = store.getTiddler(place.getAttribute("tiddler"));
removeChildren(place);
var params = place.getAttribute("params").parseParams("tiddlers",null,true);
//alert(store.getTiddlerText(getParam(params,"index",undefined)).parseParams("tiddlers",null,false))
var tiddlers = getParam(params,"tiddlers",undefined);
if (typeof tiddlers == 'string')
tiddlers = tiddlers.readBracketedList();
if (tiddlers == undefined)
alert("no source tiddlers defined for navigation");
var contents = [];
for (var i=0;i<tiddlers.length;i++)
{
var title = resolveTitle(tiddlers[i]);
contents.push(title);
}
var navIndex = contents.indexOf(tiddler.title);
if (navIndex == -1)
return false;
if (contents[navIndex-1])
{
wikify("[[<< Indietro|"+contents[navIndex-1]+"]]",place);
place.lastChild.className += " navPrev";
}
if (contents[navIndex+1])
{
wikify("[[Avanti >>|"+contents[navIndex+1]+"]]",place);
place.lastChild.className += " navNext";
}
var theTable = createTiddlyElement(place,"table",null,"nav");
var theBody = createTiddlyElement(theTable,"tbody");
var theRow = createTiddlyElement(theBody,"tr");
for (var i=0; i<contents.length; i++)
{
var box = createTiddlyElement(theRow,"td",null,"navlinkcell"," ");
box.onclick = onClickTiddlerLink;
box.setAttribute("tiddlyLink",contents[i]);
box.title = (contents[i]);
if (contents[i] ==tiddler.title)
box.className += " activenav";
}
}
setStylesheet(
".navNext {float:right;}\n"+
".navPrev, .navPrevious{float:left;}\n"+
".nav .tiddlyLink {color:#000; background:transparent;border:none;padding:0;margin:0;}\n"+
".nav {padding:0;margin:0;}\n"+
".nav table {margin:0 auto !important; border:0px solid #000;padding:0;border-collapse:separate;}\n"+
".nav table tr{padding:0; margin:0;border-spacing: 1px;}\n"+
".nav table td {padding:4px; border:1px solid #000; border-spacing: 0px;cursor:pointer;cursor:hand}\n"+
".nav .activenav{background:#000 !important;}\n","NavigationPluginStyles");
{{{
version.extensions.newcalendar = { major: 1, minor: 1, revision: 0, date: new Date(2005, 10, 02)};
// --------------------------------------------------------------------
// Calendar
// --------------------------------------------------------------------
config.macros.newcalendar = {holidays: []};
config.macros.newcalendar.options = {
// months as they appear in the newcalendar's title
newcalendarMonths: ["Gennaio", "Febbraio", "Marzo", "Aprile", "Maggio", "Giugno", "Luglio", "Agosto", "Settembre", "Ottobre", "Novembre", "Dicembre"],
// week day titles as they appear on the newcalendar
newcalendarWeekDays: ["Do", "Lu", "Ma", "Me", "Gi", "Ve", "Sa"],
// day week starts from (normally 0-Su or 1-Mo)
newcalendarWeekStart: 1,
newcalendarToday: "Oggi",
newcalendarHoliday: "Festività: ",
newcalendarLongDateFormat: "0DD MMM YYYY",
newcalendarShortDateFormat: "0DD MMM",
newcalendarTag: ["Promemoria"]
};
/***************************************************************************
** Internal functions
***************************************************************************/
config.macros.newcalendar.newcalendarIsHoliday = function(date) {
var cm = config.macros.newcalendar;
var longHoliday = date.formatString(cm.options.newcalendarLongDateFormat);
var shortHoliday = date.formatString(cm.options.newcalendarShortDateFormat);
for(var i = 0; i < cm.holidays.length; i++) {
var holiday = cm.holidays[i].split(":");
if(holiday[0] == longHoliday || holiday[0] == shortHoliday) {
return holiday[1];
}
}
return null;
}
config.macros.newcalendar.onClickOtherDay = function(e) {
var day = this.getAttribute('tiddlylink');
story.displayTiddler(null,day,DEFAULT_EDIT_TEMPLATE);
for(var i=0; i<config.macros.newcalendar.options.newcalendarTag.length; i++){
story.setTiddlerTag(day, config.macros.newcalendar.options.newcalendarTag[i], i);
}
story.focusTiddler(day,"text");
}
config.macros.newcalendar.getPopupText = function(title) {
var popup_entries = store.getTiddlerText(title).split("\n");
var popup = popup_entries[0];
if(popup_entries.length>1) popup += " ...";
return popup;
}
config.macros.newcalendar.findCalendar = function(child) {
var parent;
while (child && child.parentNode) {
parent = child.parentNode;
if (parent.id == "newcalendarWrapper") {
return parent;
}
child = parent;
}
return null;
}
config.macros.newcalendar.selectDate = function(e) {
if (!e) var e = window.event;
var cm = config.macros.newcalendar;
var newcalendar = cm.findCalendar(this);
if (newcalendar) {
var d = this.getAttribute("date");
if (d != null) {
cm.makeCalendar(newcalendar, new Date(new Number(d)));
}
}
e.cancelBubble = true;
if (e.stopPropagation) e.stopPropagation();
return false;
}
config.macros.newcalendar.makeCalendar = function(newcalendar, dt_current) {
var cm = config.macros.newcalendar;
var dt_today = new Date(new Number(newcalendar.getAttribute("today")));
var currentDay = new Date(new Number(newcalendar.getAttribute("currentDay")));
var setControls = newcalendar.getAttribute("setControls");
newcalendar.setAttribute("date", dt_current.valueOf());
while (newcalendar.hasChildNodes())
newcalendar.removeChild(newcalendar.firstChild);
if(setControls==1){
// get same date in the previous year
var dt_prev_year = new Date(dt_current);
dt_prev_year.setFullYear(dt_prev_year.getFullYear() - 1);
if (dt_prev_year.getDate() != dt_current.getDate())
dt_prev_year.setDate(0);
// get same date in the next year
var dt_next_year = new Date(dt_current);
dt_next_year.setFullYear(dt_next_year.getFullYear() + 1);
if (dt_next_year.getDate() != dt_current.getDate())
dt_next_year.setDate(0);
// get same date in the previous month
var dt_prev_month = new Date(dt_current);
dt_prev_month.setMonth(dt_prev_month.getMonth() - 1);
if (dt_prev_month.getDate() != dt_current.getDate())
dt_prev_month.setDate(0);
// get same date in the next month
var dt_next_month = new Date(dt_current);
dt_next_month.setMonth(dt_next_month.getMonth() + 1);
if (dt_next_month.getDate() != dt_current.getDate())
dt_next_month.setDate(0);
}
// get first day to display in the grid for current month
var dt_firstday = new Date(dt_current);
dt_firstday.setDate(1);
dt_firstday.setDate(1 - (7 + dt_firstday.getDay() - cm.options.newcalendarWeekStart) % 7);
var area, header;
var line, cell, i;
// 1 - newcalendar header table
// 2 - print weekdays titles
// 3 - newcalendar days table
newcalendar.cellPadding = 0;
newcalendar.cellSpacing = 0;
area = createTiddlyElement(newcalendar, "tbody");
// 1 - newcalendar header table
header = createTiddlyElement(area,"tr", "newcalendarHeader");
header.cellPadding = 0;
header.cellSpacing = 0;
if(setControls==1){
var headerValues = [
[ "<<", "selectYear", dt_prev_year.valueOf() ],
[ "<", "selectMonth", dt_prev_month.valueOf() ],
[ cm.options.newcalendarMonths[dt_current.getMonth()] + ' ' + dt_current.getFullYear(),
"selectToday", dt_today.valueOf() ],
[ ">", "selectMonth", dt_next_month.valueOf() ],
[ ">>", "selectYear", dt_next_year.valueOf() ]
];
for (i = 0; i < headerValues.length; ++i) {
var link = createTiddlyElement(header,"td", null, null, headerValues[i][0]);
if(i==2) link.colSpan=3;
link.onclick = cm.selectDate;
link.setAttribute("date", headerValues[i][2]);
}
} else {
var link = createTiddlyElement(header,"td", null, null, cm.options.newcalendarMonths[dt_current.getMonth()] + ' ' + dt_current.getFullYear());
link.colSpan=7;
}
// 2 - print weekdays titles
line = createTiddlyElement(area, "tr", "weekNames");
for (var n = 0; n < 7; ++n) {
createTiddlyElement(line, "td", null, null, cm.options.newcalendarWeekDays[(cm.options.newcalendarWeekStart + n)%7]);
}
// 3 - newcalendar days table
var dt_current_day = new Date(dt_firstday);
var day_class;
var title;
var holiday_name;
var popup;
var clickHandler;
while (dt_current_day.getMonth() == dt_current.getMonth() ||
dt_current_day.getMonth() == dt_firstday.getMonth()) {
// print row header
line = createTiddlyElement(area, "tr", "newcalendarLine", null, null);
for (var n_current_wday = 0; n_current_wday < 7; ++n_current_wday) {
title = dt_current_day.formatString(cm.options.newcalendarLongDateFormat);
clickHandler = cm.onClickOtherDay;
popup = null;
holiday_name = cm.newcalendarIsHoliday(dt_current_day);
if (holiday_name != null) {
// holidays
day_class = "holiDay";
popup = cm.options.newcalendarHoliday + holiday_name;
} else if (dt_current_day.getDay() == 0 || dt_current_day.getDay() == 6) {
// weekend days
day_class = "weekDay";
} else {
// print working days of current month
day_class = "workingDay";
}
if(dt_current_day.getMonth() == dt_current.getMonth()){
if (currentDay.valueOf() == dt_current_day.valueOf()) {
// print current date
if (store.tiddlerExists(title)) {
// day has a tiddler associated with it
day_class += " currentscheduledDay";
clickHandler = onClickTiddlerLink;
popup = cm.options.newcalendarToday + ": "+ cm.getPopupText(title);
} else {
day_class += " currentDay";
popup = cm.options.newcalendarToday;
}
}
if (store.tiddlerExists(title) && dt_current_day.valueOf() != dt_today.valueOf()) {
// day has a tiddler associated with it
day_class += " scheduledDay";
clickHandler = onClickTiddlerLink;
popup = cm.getPopupText(title);
}
}
// extra formatting for days of previous or next month
if (dt_current_day.getMonth() != dt_current.getMonth()) {
day_class += " otherMonthDay";
}
var text = dt_current_day.getDate();
var cell = createTiddlyElement(line, "td", null, day_class, text);
cell.onclick=clickHandler;
cell.setAttribute("date", dt_current_day.valueOf());
cell.setAttribute("tiddlyLink", title);
if(popup) cell.setAttribute("title", popup);
dt_current_day.setDate(dt_current_day.getDate()+1);
}
}
}
config.macros.newcalendar.handler = function(place, macroName, params) {
var start_date = new Array();
var date;
var n_rows = 1;
var n_cols = 1;
var n_months = 1;
var setControls = 1;
switch(params.length){
case 0:
date = new Date();
// filter time values off
start_date[0] = new Date(date.getFullYear(), date.getMonth(), date.getDate());
break;
case 1:
for(var i = 0; i < 12; i++){
start_date[i] = new Date(params[0], i, 1);
}
n_rows = 4;
n_cols = 3;
n_months = 12;
break;
case 2:
start_date[0] = new Date(params[0], params[1]-1, 1);
break;
case 3:
n_cols = 3;
n_months = params[2];
for(var i = 0; i < n_months; i++){
start_date[i] = new Date(params[0], params[1]-1+i, 1);
}
n_rows = Math.max(1,Math.ceil(n_months/n_cols));
n_cols = Math.min(n_cols,n_months);
break;
case 4:
n_months = params[2];
n_cols = params[3];
for(var i = 0; i < n_months; i++){
start_date[i] = new Date(params[0], params[1]-1+i, 1);
}
n_rows = Math.max(1,Math.ceil(n_months/n_cols));
n_cols = Math.min(n_cols,n_months);
break;
}
if(n_months>1) setControls = 0;
var currentDay = new Date();
currentDay = new Date(currentDay.getFullYear(), currentDay.getMonth(), currentDay.getDate());
var holder = createTiddlyElement(place, "table", null,"newcalendarHolder");
var holderTable = createTiddlyElement(holder, "tbody");
for(var i = 0; i < n_rows; i++){
var holderLine = createTiddlyElement(holderTable, "tr");
for(var j = 0; j < n_cols; j++){
var holderCell = createTiddlyElement(holderLine, "td");
if(n_cols*i+j+1<=n_months){
var newcalendar = createTiddlyElement(holderCell, "table", "newcalendarWrapper");
newcalendar.setAttribute("name", "newcalendarWrapper");
newcalendar.setAttribute("setControls", setControls);
newcalendar.setAttribute("today", start_date[n_cols*i+j].valueOf());
newcalendar.setAttribute("currentDay", currentDay.valueOf());
config.macros.newcalendar.makeCalendar(newcalendar, start_date[n_cols*i+j]);
}
}
}
}
function refreshCalendars(hint) {
var newcalendars = document.getElementsByName("newcalendarWrapper");
var i, c;
for (i = 0; i < newcalendars.length; ++i) {
c = newcalendars.item(i);
if (c.id == "newcalendarWrapper") {
config.macros.newcalendar.makeCalendar(c, new Date(new Number(c.getAttribute("date"))));
}
}
}
store.addNotification(null, refreshCalendars);
setStylesheet("/***\n!Calendar Styles\n***/\n/*{{{*/\n .viewer .newcalendarHolder {\n margin-left: auto;\n margin-right: auto;\n border: none;\n}\n\n .viewer .newcalendarHolder table {\n border: none;\n margin: 0;\n}\n\n .viewer .newcalendarHolder tr {\n border: none;\n vertical-align: top;\n}\n\n .viewer .newcalendarHolder td {\n border: none;\n vertical-align: top;\n}\n\n .viewer #newcalendarWrapper {\n width: 21em;\n border: 2px solid #4682b4;\n cursor: pointer;\n}\n\n #newcalendarWrapper #newcalendarLine td {\n height: 2.5em;\n}\n\n #newcalendarWrapper tr {\n border:none;\n}\n\n #newcalendarWrapper td {\n text-align: center;\n vertical-align: middle;\n width: 14.28%;\n border:none;\n}\n\n #newcalendarWrapper #newcalendarHeader td{\n color: #ffffff;\n background-color: #4682b4;\n height: 2em;\n}\n\n #newcalendarWrapper #weekNames td {\n color: #ffffff;\n background-color: #87cefa;\n height: 2em;\n}\n\n #newcalendarWrapper .weekDay {\n background-color: #ccff99;\n}\n\n #newcalendarWrapper .holiDay {\n background-color: #9acd32;\n}\n\n #newcalendarWrapper .currentDay {\n border: solid #ff0000 2px;\n font-weight: bold;\n}\n\n #newcalendarWrapper .currentscheduledDay {\n border: solid #ff0000 2px;\n font-weight: bold;\n}\n\n #newcalendarWrapper .workingDay {\n background-color: #ffffff;\n}\n\n #newcalendarWrapper .scheduledDay {\n border: solid orange 2px;\n}\n\n #newcalendarWrapper .otherMonthDay {\n background-color: #999;\n}\n\n/*}}}*/","CalendarStyles");
}}}
<!--{{{-->
<div id="header" class='header'>
<div class='gradient' macro='gradient vert #EF9934 #C86719 '>
<div class='titleLine' >
<span class='searchBar' macro='search'></span>
<span class='siteTitle' refresh='content' tiddler='SiteTitle'></span>
<span class='siteSubtitle' refresh='content' tiddler='SiteSubtitle'></span>
</div>
<div id='topMenu' refresh='content' tiddler='TopMenu'></div>
</div>
</div>
<div id='bodywrapper'>
<div id='mainMenu' refresh='content' tiddler='MainMenu'></div>
<div id='displayArea'>
<div id='messageArea'></div>
<div id='tiddlerDisplay'></div>
</div>
<div id='contentFooter' refresh='content' tiddler='contentFooter'></div>
</div>
/***
|Name|PlayerPlugin|
|Source|http://www.TiddlyTools.com/#PlayerPlugin|
|Version|1.1.3|
|Author|Eric Shulman - ELS Design Studios|
|License|http://www.TiddlyTools.com/#LegalStatements <br>and [[Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.5 License|http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/]]|
|~CoreVersion|2.1|
|Type|plugin|
|Requires||
|Overrides||
|Description|Embed a media player in a tiddler|
!!!!!Usage
<<<
{{{<<player [id=xxx] [type] [URL] [width] [height] [autoplay|true|false] [showcontrols|true|false] [extras]>>}}}
''id=xxx'' is optional, and specifies a unique identifier for each embedded player. note: this is required if you intend to display more than one player at the same time.
''type'' is optional, and is one of the following: ''windows'', ''realone'', ''quicktime'', ''flash'', ''image'' or ''iframe''. If the media type is not specified, the plugin automatically detects Windows, Real, QuickTime, Flash video or JPG/GIF images by matching known file extensions and/or specialized streaming-media transfer protocols (such as RTSP:). For unrecognized media types, the plugin displays an error message.
''URL'' is the location of the media content
''width'' and ''height'' are the dimensions of the video display area (in pixels)
''autoplay'' or ''true'' or ''false'' is optional, and specifies whether the media content should begin playing as soon as it is loaded, or wait for the user to press the "play" button. Default is //not// to autoplay.
''showcontrols'' or ''true'' or ''false'' is optional, and specifies whether the embedded media player should display its built-in control panel (e.g., play, pause, stop, rewind, etc), if any. Default is to display the player controls.
''extras'' are optional //pairs// of parameters that can be passed to the embedded player, using the {{{<param name=xxx value=yyy>}}} HTML syntax.
''If you use [[AttachFilePlugin]] to encode and store a media file within your document, you can play embedded media content by using the title of the //attachment tiddler//'' as a parameter in place of the usual reference to an external URL. When playing an attached media content, you should always explicitly specify the media type parameter, because the name used for the attachment tiddler may not contain a known file extension from which a default media type can be readily determined.
<<<
!!!!!Configuration
<<<
Default player size:
width: <<option txtPlayerDefaultWidth>> height: <<option txtPlayerDefaultHeight>>
<<<
!!!!!Installation
<<<
import (or copy/paste) the following tiddlers into your document:
''PlayerPlugin '' (tagged with <<tag systemConfig>>)
^^documentation and javascript for macro handling^^
<<<
!!!!!Revision History
<<<
''2007.10.15 [1.1.3]'' in loadURL(), add recognition for .PNG (still image), fallback to iframe for unrecognized media types
''2007.08.31 [1.1.2]'' added 'click-through' link for JPG/GIF images
''2007.06.21 [1.1.1]'' changed "hidecontrols" param to "showcontrols" and recognize true/false values in addition to 'showcontrols', added "autoplay" param (also recognize true/false values), allow "auto" as value for type param
''2007.05.22 [1.1.0]'' added support for type=="iframe" (displays src URL in an IFRAME)
''2006.12.06 [1.0.1]'' in handler(), corrected check for config.macros.attach (instead of config.macros.attach.getAttachment) so that player plugin will work when AttachFilePlugin is NOT installed. (Thanks to Phillip Ehses for bug report)
''2006.11.30 [1.0.0]'' support embedded media content using getAttachment() API defined by AttachFilePlugin or AttachFilePluginFormatters. Also added support for 'image' type to render JPG/GIF still images
''2006.02.26 [0.7.0]'' major re-write. handles default params better. create/recreate player objects via loadURL() API for use with interactive forms and scripts.
''2006.01.27 [0.6.0]'' added support for 'extra' macro params to pass through to object parameters
''2006.01.19 [0.5.0]'' Initial ALPHA release
''2005.12.23 [0.0.0]'' Started
<<<
!!!!!Credits
<<<
This feature was developed by EricShulman from [[ELS Design Studios|http:/www.elsdesign.com]].
<<<
!!!!!Code
***/
// // macro definition
//{{{
version.extensions.player = {major: 1, minor: 1, revision: 3, date: new Date(2007,10,15)};
config.macros.player = {};
config.macros.player.html = {};
config.macros.player.handler= function(place,macroName,params) {
var id=null;
if (params[0].substr(0,3)=="id=") id=params.shift().substr(3);
var type="";
var p=params[0].toLowerCase();
if (p=="auto" || p=="windows" || p=="realone" || p=="quicktime" || p=="flash" || p=="image" || p=="iframe")
type=params.shift().toLowerCase();
var url=params.shift(); if (!url || !url.trim().length) url="";
if (url.length && config.macros.attach!=undefined) // if AttachFilePlugin is installed
if ((tid=store.getTiddler(url))!=null && tid.isTagged("attachment")) // if URL is attachment tiddler title
url=config.macros.attach.getAttachment(url); // replace TiddlerTitle with attachment-expanded URL
var width=params.shift();
var height=params.shift();
var autoplay=false;
if (params[0]=='autoplay'||params[0]=='true'||params[0]=='false')
autoplay=(params.shift()!='false');
var show=true;
if (params[0]=='showcontrols'||params[0]=='true'||params[0]=='false')
show=(params.shift()!='false');
var extras="";
while (params[0]!=undefined)
extras+="<param name='"+params.shift()+"' value='"+params.shift()+"'> ";
this.loadURL(place,id,type,url,width,height,autoplay,show,extras);
}
if (config.options.txtPlayerDefaultWidth==undefined) config.options.txtPlayerDefaultWidth="100%";
if (config.options.txtPlayerDefaultHeight==undefined) config.options.txtPlayerDefaultHeight="480"; // can't use "100%"... player height doesn't stretch right :-(
config.macros.player.loadURL=function(place,id,type,url,width,height,autoplay,show,extras) {
if (id==undefined) id="tiddlyPlayer";
if (!width) var width=config.options.txtPlayerDefaultWidth;
if (!height) var height=config.options.txtPlayerDefaultHeight;
if (url && (!type || !type.length || type=="auto")) { // determine type from URL
u=url.toLowerCase();
if ((u.indexOf('mms')!=-1)||(u.indexOf('.asx')!=-1)||(u.indexOf('.wvx')!=-1)||(u.indexOf('.wmv')!=-1)||(u.indexOf('.mp3')!=-1))
var type="windows";
else if ((u.indexOf('rtsp')!=-1)||(u.indexOf('.ram')!=-1)||(u.indexOf('.rpm')!=-1)||(u.indexOf('.rm' )!=-1)||(u.indexOf('.ra' )!=-1))
var type="realone";
else if ((u.indexOf('.mov')!=-1)||(u.indexOf('.qt' )!=-1))
var type="quicktime";
else if ((u.indexOf('.swf')!=-1)||(u.indexOf('.flv')!=-1))
var type="flash";
else if ((u.indexOf('.jpg')!=-1)||(u.indexOf('.gif')!=-1)||(u.indexOf('.png')!=-1))
var type="image";
else if ((u.indexOf('.htm')!=-1)||(u.indexOf('.html')!=-1))
var type="iframe";
}
if (!type || !config.macros.player.html[type]) var type="none";
if (!url) var url="";
if (show===undefined) var show=true;
if (!extras) var extras="";
if (type=="none" && url.trim().length) type="iframe"; // fallback to iframe for unrecognized media types
// adjust parameter values for player-specific embedded HTML
switch (type) {
case "windows":
autoplay=autoplay?"1":"0"; // player-specific param value
show=show?"1":"0"; // player-specific param value
break;
case "realone":
autoplay=autoplay?"true":"false";
show=show?"block":"none";
height-=show?60:0; // leave room for controls
break;
case "quicktime":
autoplay=autoplay?"true":"false";
show=show?"true":"false";
break;
case "image":
show=show?"block":"none";
break;
case "iframe":
show=show?"block":"none";
break;
}
// create containing div for player HTML
// and add or replace player in TW DOM structure
var newplayer = document.createElement("div");
newplayer.playerType=type;
newplayer.setAttribute("id",id+"_div");
var existing = document.getElementById(id+"_div");
if (existing && !place) place=existing.parentNode;
if (!existing)
place.appendChild(newplayer);
else {
if (place==existing.parentNode) place.replaceChild(newplayer,existing)
else { existing.parentNode.removeChild(existing); place.appendChild(newplayer); }
}
var html=config.macros.player.html[type];
html=html.replace(/%i%/mg,id);
html=html.replace(/%w%/mg,width);
html=html.replace(/%h%/mg,height);
html=html.replace(/%u%/mg,url);
html=html.replace(/%a%/mg,autoplay);
html=html.replace(/%s%/mg,show);
html=html.replace(/%x%/mg,extras);
newplayer.innerHTML=html;
}
//}}}
// // Player-specific API functions: isReady(id), isPlaying(id), toggleControls(id), showControls(id,flag)
//{{{
// status values:
// Windows: 0=Undefined, 1=Stopped, 2=Paused, 3=Playing, 4=ScanForward, 5=ScanReverse
// 6=Buffering, 7=Waiting, 8=MediaEnded, 9=Transitioning, 10=Ready, 11=Reconnecting
// RealOne: 0=Stopped, 1=Contacting, 2=Buffering, 3=Playing, 4=Paused, 5=Seeking
// QuickTime: 'Waiting', 'Loading', 'Playable', 'Complete', 'Error:###'
// Flash: 0=Loading, 1=Uninitialized, 2=Loaded, 3=Interactive, 4=Complete
config.macros.player.isReady=function(id)
{
var d=document.getElementById(id+"_div"); if (!d) return false;
var p=document.getElementById(id); if (!p) return false;
if (d.playerType=='windows') return !((p.playState==0)||(p.playState==7)||(p.playState==9)||(p.playState==11));
if (d.playerType=='realone') return (p.GetPlayState()>1);
if (d.playerType=='quicktime') return !((p.getPluginStatus()=='Waiting')||(p.getPluginStatus()=='Loading'));
if (d.playerType=='flash') return (p.ReadyState>2);
return true;
}
config.macros.player.isPlaying=function(id)
{
var d=document.getElementById(id+"_div"); if (!d) return false;
var p=document.getElementById(id); if (!p) return false;
if (d.playerType=='windows') return (p.playState==3);
if (d.playerType=='realone') return (p.GetPlayState()==3);
if (d.playerType=='quicktime') return (p.getPluginStatus()=='Complete');
if (d.playerType=='flash') return (p.ReadyState<4);
return false;
}
config.macros.player.showControls=function(id,flag) {
var d=document.getElementById(id+"_div"); if (!d) return false;
var p=document.getElementById(id); if (!p) return false;
if (d.playerType=='windows') { p.ShowControls=flag; p.ShowStatusBar=flag; }
if (d.playerType=='realone') { alert('show/hide controls not available'); }
if (d.playerType=='quicktime') // if player not ready, retry in one second
{ if (this.isReady(id)) p.setControllerVisible(flag); else setTimeout('config.macros.player.showControls("'+id+'",'+flag+')',1000); }
if (d.playerType=='flash') { alert('show/hide controls not available'); }
}
config.macros.player.toggleControls=function(id) {
var d=document.getElementById(id+"_div"); if (!d) return false;
var p=document.getElementById(id); if (!p) return false;
if (d.playerType=='windows') var flag=!p.ShowControls;
if (d.playerType=='realone') var flag=true; // TBD
if (d.playerType=='quicktime') var flag=!p.getControllerVisible();
if (d.playerType=='flash') var flag=true; // TBD
this.showControls(id,flag);
}
config.macros.player.fullScreen=function(id) {
var d=document.getElementById(id+"_div"); if (!d) return false;
var p=document.getElementById(id); if (!p) return false;
if (d.playerType=='windows') p.DisplaySize=3;
if (d.playerType=='realone') p.SetFullScreen();
if (d.playerType=='quicktime') { alert('full screen not available'); }
if (d.playerType=='flash') { alert('full screen not available'); }
}
//}}}
// // Player HTML
//{{{
// placeholder (no player)
config.macros.player.html.none=' \
<table id="%i%" width="%w%" height="%h%" style="background-color:#111;border:0;margin:0;padding:0;"> \
<tr style="background-color:#111;border:0;margin:0;padding:0;"> \
<td width="%w%" height="%h%" style="background-color:#111;color:#ccc;border:0;margin:0;padding:0;text-align:center;"> \
\
%u% \
\
</td></tr></table>';
//}}}
//{{{
// JPG/GIF/PNG still images
config.macros.player.html.image='\
<a href="%u%" target="_blank"><img width="%w%" height="%h%" style="display:%s%;" src="%u%"></a>';
//}}}
//{{{
// IFRAME web page viewer
config.macros.player.html.iframe='\
<iframe id="%i%" width="%w%" height="%h%" style="display:%s%;" src="%u%"></iframe>';
//}}}
//{{{
// Windows Media Player
// v7.1 ID: classid=CLSID:6BF52A52-394A-11d3-B153-00C04F79FAA6
// v9 ID: classid=CLSID:22d6f312-b0f6-11d0-94ab-0080c74c7e95
config.macros.player.html.windows=' \
<object id="%i%" width="%w%" height="%h%" style="margin:0;padding:0;width:%w%;height:%h%px;" \
classid="CLSID:22d6f312-b0f6-11d0-94ab-0080c74c7e95" \
codebase="http://activex.microsoft.com/activex/controls/mplayer/en/nsmp2inf.cab#Version=6,4,5,715" \
align="baseline" border="0" \
standby="Loading Microsoft Windows Media Player components..." \
type="application/x-oleobject"> \
<param name="FileName" value="%u%"> <param name="ShowControls" value="%s%"> \
<param name="ShowPositionControls" value="1"> <param name="ShowAudioControls" value="1"> \
<param name="ShowTracker" value="1"> <param name="ShowDisplay" value="0"> \
<param name="ShowStatusBar" value="1"> <param name="AutoSize" value="1"> \
<param name="ShowGotoBar" value="0"> <param name="ShowCaptioning" value="0"> \
<param name="AutoStart" value="%a%"> <param name="AnimationAtStart" value="1"> \
<param name="TransparentAtStart" value="0"> <param name="AllowScan" value="1"> \
<param name="EnableContextMenu" value="1"> <param name="ClickToPlay" value="1"> \
<param name="InvokeURLs" value="1"> <param name="DefaultFrame" value="datawindow"> \
%x% \
<embed src="%u%" style="margin:0;padding:0;width:%w%;height:%h%px;" \
align="baseline" border="0" width="%w%" height="%h%" \
type="application/x-mplayer2" \
pluginspage="http://www.microsoft.com/windows/windowsmedia/download/default.asp" \
name="%i%" showcontrols="%s%" showpositioncontrols="1" \
showaudiocontrols="1" showtracker="1" showdisplay="0" \
showstatusbar="%s%" autosize="1" showgotobar="0" showcaptioning="0" \
autostart="%a%" autorewind="0" animationatstart="1" transparentatstart="0" \
allowscan="1" enablecontextmenu="1" clicktoplay="0" invokeurls="1" \
defaultframe="datawindow"> \
</embed> \
</object>';
//}}}
//{{{
// RealNetworks' RealOne Player
config.macros.player.html.realone=' \
<table width="%w%" style="border:0;margin:0;padding:0;"><tr style="border:0;margin:0;padding:0;"><td style="border:0;margin:0;padding:0;"> \
<object id="%i%" width="%w%" height="%h%" style="margin:0;padding:0;" \
CLASSID="clsid:CFCDAA03-8BE4-11cf-B84B-0020AFBBCCFA"> \
<PARAM NAME="CONSOLE" VALUE="player"> \
<PARAM NAME="CONTROLS" VALUE="ImageWindow"> \
<PARAM NAME="AUTOSTART" Value="%a%"> \
<PARAM NAME="MAINTAINASPECT" Value="true"> \
<PARAM NAME="NOLOGO" Value="true"> \
<PARAM name="BACKGROUNDCOLOR" VALUE="#333333"> \
<PARAM NAME="SRC" VALUE="%u%"> \
%x% \
<EMBED width="%w%" height="%h%" controls="ImageWindow" type="audio/x-pn-realaudio-plugin" style="margin:0;padding:0;" \
name="%i%" \
src="%u%" \
console=player \
maintainaspect=true \
nologo=true \
backgroundcolor=#333333 \
autostart=%a%> \
</OBJECT> \
</td></tr><tr style="border:0;margin:0;padding:0;"><td style="border:0;margin:0;padding:0;"> \
<object id="%i%_controls" width="%w%" height="60" style="margin:0;padding:0;display:%s%" \
CLASSID="clsid:CFCDAA03-8BE4-11cf-B84B-0020AFBBCCFA"> \
<PARAM NAME="CONSOLE" VALUE="player"> \
<PARAM NAME="CONTROLS" VALUE="All"> \
<PARAM NAME="NOJAVA" Value="true"> \
<PARAM NAME="MAINTAINASPECT" Value="true"> \
<PARAM NAME="NOLOGO" Value="true"> \
<PARAM name="BACKGROUNDCOLOR" VALUE="#333333"> \
<PARAM NAME="SRC" VALUE="%u%"> \
%x% \
<EMBED WIDTH="%w%" HEIGHT="60" NOJAVA="true" type="audio/x-pn-realaudio-plugin" style="margin:0;padding:0;display:%s%" \
controls="All" \
name="%i%_controls" \
src="%u%" \
console=player \
maintainaspect=true \
nologo=true \
backgroundcolor=#333333> \
</OBJECT> \
</td></tr></table>';
//}}}
//{{{
// QuickTime Player
config.macros.player.html.quicktime=' \
<OBJECT ID="%i%" WIDTH="%w%" HEIGHT="%h%" style="margin:0;padding:0;" \
CLASSID="clsid:02BF25D5-8C17-4B23-BC80-D3488ABDDC6B" \
CODEBASE="http://www.apple.com/qtactivex/qtplugin.cab"> \
<PARAM name="SRC" VALUE="%u%"> \
<PARAM name="AUTOPLAY" VALUE="%a%"> \
<PARAM name="CONTROLLER" VALUE="%s%"> \
<PARAM name="BGCOLOR" VALUE="#333333"> \
<PARAM name="SCALE" VALUE="aspect"> \
<PARAM name="SAVEEMBEDTAGS" VALUE="true"> \
%x% \
<EMBED name="%i%" WIDTH="%w%" HEIGHT="%h%" style="margin:0;padding:0;" \
SRC="%u%" \
AUTOPLAY="%a%" \
SCALE="aspect" \
CONTROLLER="%s%" \
BGCOLOR="#333333" \
EnableJavaSript="true" \
PLUGINSPAGE="http://www.apple.com/quicktime/download/"> \
</EMBED> \
</OBJECT>';
//}}}
//{{{
// Flash Player
config.macros.player.html.flash='\
<object id="%i%" width="%w%" height="%h%" style="margin:0;padding:0;" \
classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" \
codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,29,0"> \
<param name="movie" value="%u%"> \
<param name="quality" value="high"> \
<param name="SCALE" value="exactfit"> \
<param name="bgcolor" value="333333"> \
%x% \
<embed name="%i%" src="%u%" style="margin:0;padding:0;" \
height="%h%" width="%w%" quality="high" \
pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" \
type="application/x-shockwave-flash" scale="exactfit"> \
</embed> \
</object>';
//}}}
Icona
icona1
icona2
icona3
icona3a
icona3b
icona3c
icona3d
icona3fine
//{{{
TiddlyWiki.prototype.removeNotification = function(title,fn) {
for (var i=0;i<this.namedNotifications.length;i++)
if((this.namedNotifications[i].name == title) && (this.namedNotifications[i].notify == fn))
this.namedNotifications.splice(i,1);
}
//checks to see if a tiddler exists in store or as a shadow.
TiddlyWiki.prototype.isTiddler= function (title)
{return store.tiddlerExists(title) || store.isShadowTiddler(title)}
// Refresh all tiddlers in the Story
Story.prototype.lewcidrefreshAllTiddlers = function()
{
var place = document.getElementById(this.container);
var e = place.firstChild;
if(!e) return;
this.refreshTiddler(e.getAttribute("tiddler"),null,true);
while((e = e.nextSibling) != null)
this.refreshTiddler(e.getAttribute("tiddler"),null,true);
}
config.presentationPlugin ={
};
config.presentationPlugin.defaults = [
{name: "StyleSheet", notify: refreshStyles},
{name: "PageTemplate", notify: refreshPageTemplate}
];
window.presentationMode='';
function applyPresentationMode (oldMode,Mode)
{
presentationMode = Mode;
var defaults = config.presentationPlugin.defaults;
var oldStyleElement = document.getElementById(oldMode+"StyleSheet");
if (oldStyleElement)
{
oldStyleElement.parentNode.removeChild(oldStyleElement);
}
for (var i=0; i<defaults.length; i++)
{
var def = defaults[i]["name"];
var newMode = store.isTiddler(Mode + def)? Mode + def : def;
store.removeNotification(oldMode + def, defaults[i]["notify"]);
store.addNotification(newMode,defaults[i]["notify"]);
store.notify(newMode); //just one do blanket notify instead?
}
story.lewcidrefreshAllTiddlers();
}
config.macros.author={};
config.macros.author.handler= function (place,macroName,params,wikifier,paramString,tiddler) {
var e = createTiddlyElement(place,"div");
e.setAttribute("refresh","macro");
e.setAttribute("macroName","author");
e.setAttribute("params",paramString);
this.refresh(e,paramString);
}
config.macros.author.refresh = function(place,params){
if (window.lewcideditmode== false)
return false;
removeChildren(place);
var oldMode = window.presentationMode;
var newMode = (oldMode == "Author")?"":"Author";
var label = (oldMode == "Author")? "Presentation Mode":"Author Mode";
var tooltip = label;
createTiddlyButton(place,label,tooltip,function() {
applyPresentationMode(oldMode,newMode);
});
};
Story.prototype.chooseTemplateForTiddler_old_presentation = Story.prototype.chooseTemplateForTiddler;
Story.prototype.chooseTemplateForTiddler = function(title,template)
{
if (!template)
template = DEFAULT_VIEW_TEMPLATE;
var mode = presentationMode;
if (template == DEFAULT_VIEW_TEMPLATE)
{
if (store.isTiddler(mode+"ViewTemplate"))
return mode+"ViewTemplate";
}
else if (template == DEFAULT_EDIT_TEMPLATE)
{
if (store.isTiddler(mode+"EditTemplate"))
return mode+"EditTemplate";
}
return this.chooseTemplateForTiddler_old_presentation(title,template);
}
window.lewcideditmode = false;
config.paramifiers.author = {
onstart: function(v) {
if (v!="true")
return false;
applyPresentationMode("","Author");
window.lewcideditmode = true;
if (config.options.chkSinglePageMode)
config.options.chkSinglePageMode = false;
refreshDisplay();
}
};
//}}}
!Programmazione annuale della FLC
!!fraternità di Bari
!!anno 2007-2008
I nostri incontri, aperti a chiunque voglia partecipare, avranno cadenza mensile e si alterneranno tra una catechesi formativa sulla Parola nella Regola Carmelitana, e un incontro di Lectio Divina, sul Vangelo della domenica seguente.
Gli incontri si svolgeranno il Venerdì alle ore 20:00, secondo il seguente calendario:
|!data|!tema|
|16 novembre 2007|catechesi: Presentazione della Regola|
|bgcolor(#a0ffa0):17 novembre 2007|bgcolor(#a0ffa0):Assemblea provinciale – relazione di Bruono Secondin c/o la comunità di Foggia|
|14(([!](l'incotro è spostato a sabato 15))) dicembre 2007|Lectio divina su Mt 11, 2-11|
|18 gennaio 2008|catechesi: La Parola nella Regola|
|bgcolor(#ffdead):3 febbraio 2008|bgcolor(#ffdead):Convivenza c/o il monastero delle monache carmelitane di Ostuni|
|22(([!](l'incotro è spostato a sabato 23))) febbraio 2008|Lectio Divina su Gv 4, 5-42|
|14(([!](l'incotro è spostato a venerdì 28))) marzo 2008|catechesi: "...meditando giorno e notte la Legge del Signore" (RC 10,2)|
|18 aprile 2008|Lectio Divina su Gv 14,1-12|
|16 maggio 2008|catechesi: “Il vostro agire si compia nella Parola” (RC 19,7)|
|bgcolor(#ffdead):31 maggio – 2 giugno 2008|bgcolor(#ffdead):Convivenza c/o il convento carmelitano di Torre S. Susanna|
Sussidi:
*La Regola Carmelitana e alcuni commenti.
*Carlos Mesters, Far ardere il cuore. Introduzione alla lettura orante della Parola, Edizioni Messaggero Padova.
*Provincia Napoletana dei Carmelitani, L’ascolto orante della Parola, in Ravviva la Bellezza del Carmelo, Bari, pp. 135-144.
*Innocenzo Gargano, Iniziazione alla “lectio divina”, Edizioni Devoniane Bologna.
*Bruno Forte, La Parola per vivere. La S. Scrittura e la Bellezza di Dio, Paoline.
I Responsabili locali della FLC
Eugenio e Lilli Martiradonna
!Programmazione annuale della FLC
!!fraternità di Mesagne
!!anno 2007-2008
Come FLC ci incontreremo mensilmente in parrocchia, per leggere, meditare e pregare con la Regola Carmelitana.
Parteciperemo, il mercoledì, all’ascolto della Parola .
A livello comunitario ci è stato chiesto di preparare il ritiro di Avvento e quello di Quaresima.
(Vi comunicheremo, in seguito, il tema scelto).
Gli incontri si svolgeranno prevalentemente di venerdì alle ore 20,00 e seguiranno questo schema:
|!data|!tema|
|16 novembre 2007|La Regola del Carmelo: progetto comune proprio dei carmelitani Rc 1-3|
|2 dicembre 2007|Ritiro d’Avvento|
|18 gennaio 2008|La Regola del Carmelo: impegno di vita comunitaria Rc 5-6|
|17 febbraio 2008|Ritiro di Quaresima|
|14 marzo 2008|La Regola del Carmelo: meditazione, lode, condivisione, correzione fraterna Rc 15|
|17 aprile 2008|La Regola del Carmelo: lettura orante della Bibbia Rc 18-19|
|16 maggio 2008|La Regola del Carmelo: accoglienza e servizio verso i poveri Rc 24|
Sussidi:
*La Regola carmelitana e alcuni commenti.
*Carlos Mesters: “Intorno alla fonte”.
*Bruno Forte: “La Parola per vivere”
Il responsabile locale della FLC
Alessandro Castronuovo
!Programmazione annuale della FLC
!!fraternità di Bari
!!anno 2008-2009
Anche quest'anno i nostri incontri saranno aperti a chiunque voglia partecipare, avranno cadenza mensile e si alterneranno tra una catechesi formativa sulla figura di San Giovanni della Croce, e un incontro di Lectio Divina, su alcune pagine paoline, particolarmente significative per la nostra Regola.
Gli incontri si svolgeranno il Venerdì alle ore 20:00, secondo il seguente calendario:
|!data|!tema|!Presiede|
|24 ottobre 2008|Biografia di San Giovanni della Croce - Presentazione della //Notte Oscura//|Nino|
|14 novembre 2008|Lectio: ''2Cor 10,1-18'' - Obsequium Jesu Christi (//Regola// 2,3a)|Magda|
|12 dicembre 2008|''Canto dell'Anima: Notte Oscura'' - Letura e commento Libro1 cap. 8.11.14; Libro 2 cap. 4.5.14|Nino|
|9 gennaio 2008|Lectio: ''Ef 6,10-22'' - Le armi spirituali (//Regola// 18,1-19,7)|Lilli|
|bgcolor(#ffdead):1 febbraio 2009|bgcolor(#ffdead):''Convivenza invernale'' c/o il monastero delle monache carmelitane di Ostuni|Egidio|
|13 febbraio 2009|''Canto dell'Anima: Notte Gioiosa'' - Lettura e commento Libro 2 cap. 9.10.16.25|Salvatore|
|13 marzo 2009|Lectio: ''2Ts 3,6-15'' - Lavorare in silenzio (//Regola// 20,1-21,12)|Antonella|
|17(([!](l'incotro è spostato a sabato 18))) aprile 2009|''Canto dell'Anima: Notte d'Amore'' (I Parte) - Lettura e commento Libro 1 cap. 11-13|Eugenio|
|15 maggio 2009|Lectio: ''Rm 13,1-10'' - L'amore compimento della Legge (//Regola// 10.17.24)|Anna|
|bgcolor(#a0ffa0):16-17(([!](Il pellegrinaggio è annullato per mancanza di adesioni))) maggio 2009|bgcolor(#a0ffa0):--Pellegrinaggio Paolino - San Paolo Fuori le Mura -ROMA--|bgcolor(#a0ffa0):P. Provinciale|
|12 giugno 2009|''Canto dell'Anima: Notte d'Amore'' (II Parte) - Lettura e commento Libro 1 cap. 11-13|Antonio|
|bgcolor(#ffdead):4-6 settembre 2009|bgcolor(#ffdead):''Assemblea annuale'' c/o Oasi dei Trulli di Martina Franca|Egidio|
(//legenda:// lo sfondo rosa indica gli appuntamenti comuni provinciali; lo sfondo verde gli avvenimenti speciali.)
Sussidi oltre a quelli già segnalati l'anno scorso:
*FRATERNITÀ CARMELITANA DELLA PROVINCIA NAPOLETANA, //L'apostolo Paolo Maestro e Modello//, Bari 1998.
*Il testo completo de //La Notte Oscura// - una buona traduzione messa a disposizione da Nino, la potete scaricare [[qui|doc/Formazione/NotteOscura.rtf]].
*F. Ruiz, //San Giovanni della Croce, mistico e maestro,// Edizioni Devoniane Bologna.
*Luigi ~Borriello-Giovanna della Croce, //Conoscere Dio è la vocazione dell’uomo. Linee di antropologia mistica in S. Giovanni della Croce,// Paoline.
*//CANTICO SPIRITUALE DI GIOVANNI DELLA CROCE,// San Paolo Editore, 2004 (buona bibliografia - consigliato da Nino).
*Eulogio Pacho, O.C.D., //SUI SENTIERI DELL'AMORE CON SAN GIOVANNI DELLA CROCE. BRANI SCELTI/ San Paolo editore, 1990 (buona antologia - consigliato da Nino).
I Responsabili locali della FLC
Eugenio e Lilli Martir